Ad un certo punto
volendoti dimenticare,
di punto in bianco,
come se l'amore si potesse cancellare,
andai altrove a cercare.
Cosa? Non lo so neanch'io,
forse qualcuna che ti somigliasse
probabilmente qualcuna che ti ricordasse.
Sicuramente un'anima che mi suscitasse
le stesse emozioni,
vivide sensazioni.
Perché mi facevi sentire vivo,
pago della mia esistenza.
Ogni mancanza da te era colmata.
Panacea di tutti i mali, mia adorata!
Ma poi capii: l'amore non si può cercare
e quello che mi facesti provare
era frutto di un'alchimia,
misteriosa magia.
Allora devo attendere
di rimanere vittima
di un ugual incantesimo,
l'ennesimo.
Aspetto di incontrare
una dolce fata,
come te, che sembravi emersa
da una foresta incantata.
Ma poiché solo pensarti
mi faceva stare bene,
mi convinsi che dimenticarti
non avrebbe alleviato le mie pene.
Ottava toscana ABABABCC.
Attendiamo il duemilaventicinque
augurando con più forte fiducia
che gioia e buona sorte sian propinque;
intanto come sempre il mondo brucia,
chi ha qualche potere mal delinque
né pare alcuno strappo si ricucia;
crescono le distanze ma brindiamo
festosi in karaoke ove stoniamo.
14/12/2024
Quasi fossi una frittata,
Mi soffermo per un po' a guardarti,
Nel tuo intimo vado a scrutarti.
Porti avanti imperterrita il tuo lavoro,
Segnare il tempo a peso d'oro,
La sabbia scende lentamente,
Scandisci i minuti della gente.
Per nessun porti alcuna pieta',
Sfrutti ignara la forza di gravità,
Sul tuo fondo scivola ogni granello,
Generando tristezza nel mio tinello.
Per un attimo il tuo flusso vorrei fermare,
Come un Dio tutto immobilizzare,
Ma tu intanto hai già fatto un altro giro,
Ti capovolgo invano senza respiro.
Ho escogitato pero' una soluzione,
Vorrei svelarti la mia intenzione,
Senza far a nessun del male,
Ho deciso di metterla orizzontale.
Sorreggo il capo con la mano,
mentre il pensiero si immerge nel passato,
tra carni consumate dal lento morso del tempo.
La vita non invecchia,
è l’uomo che si spegne, piegato,
ogni anno un’ombra che grava sul corpo,
ogni respiro un peso sul cuore.
La tristezza scivola come fumo tra le vene,
si insinua tra i pensieri,
logora e sfianca,
anche l’amore diventa un peso silenzioso.
L’anima, prigioniera del silenzio,
respira a stento, soffoca,
attende il vuoto del tempo,
muore lentamente,
mentre la vita scorre come un fiume eterno
che ignora il nostro logorio.
Ecco che si spegne
anche l'ultima luce,
si chiudono le imposte,
si serrano le porte.
Qui non ci abita più nessuno.
Non lo sapevi forse?
La signora Dora ha esalato
l'ultimo suo respiro.
Da non crederci proprio.
Che sol ieri la vidi
sulla loggia
a stendere il bucato.
Anche quest'uscio si chiude,
l'ennesimo del rione,
che si fa sempre più silenzioso
e desolato. Presto non ci abiterà
che qualche gatto randagio
e qualche spirito in pena.
La finestra della signora Dora
dirimpetto alla mia si trova.
Ora è sempre chiusa,
da essa non esce più l'odore
del caffè al mattino,
del ragù della domenica.
Ancor mi sembra di sentire
il suo televisore acceso
predicare il santo rosario o
il suo telefono squillare solerte.
Ma è solo un'impressione,
l'illusione dell'abitudine
che rende difficile
assimilare l'idea.
Poi ricordo il suo feretro
abbandonare l'adorata dimora...
La via si fa deserta e triste
e il paesino é sempre più vuoto,
un'altra casa si chiude in se stessa,
col suo carico di ricordi e di profumi,
che rimangono custoditi segreti
come in un prezioso scrigno.
Mi piace
quando mi chiami amore
e pronunci il mio nome.
Grida alla folla che ami
e le iene nel dubbio spariranno.
Tutto di me voglio lasciarti,
il giorno e i pensieri non detti.
Tutti… così
nel tempo
sapranno e ricorderanno
che ti ho amata
nella luce del buoi,
mio bellissimo grande amore.
Della fatal quïete sei l’imago
sì cara e carezzevole mia sera
che poësia mi fai cercar presago
dell’ultima frontiera mia chimera.
Per me che sono giunto alla quiescenza
ambasciatrice sei della mia notte
immagin d’imminente re-quiescenza,
combinate che n’ho di crude e cotte,
requie eterna e pure quotidiana,
tu sonno che sei scimmia della morte (*)
onirica metafora balzana
per chi abbia esaurito le sue scorte,
per un’anima beata oppur in pena
o che cerca salvifiche amnesie,
che dimora vorrebbe aver terrena
vivendo sol dei sogni le follie.
Prima che il nulla eterno si presenti
m’addormo con l’inconscio frequentato,
visioni e conversari evanescenti,
fantasie d’un inferno immeritato,
poi provo un paradiso a immaginarmi
ove quasi sarei birbante orante,
e infin al purgatorio collocarmi
sperando non sia come quel di Dante,
ch’io non voglio spurgarmi in sofferenza
sperando in celestial beatitudine
ma assumere una purga senza urgenza
su sedile bucato in solitudine
ripensando ai tanti miei peccati,
con un foglio di carta e penna a sfera,
o un computer per essere aggiornati,
a scriver poësïa giornaliera.
(*) “O, sleep thou ape of death…” W. Shakespeare: Cymbeline, act II, scene II.
Sei la stella
la più bella
che ora brilla
nel cielo immenso
sei la notte
sei il giorno
sei l'amore di noi.
Come il vento
sei arrivata
e in un attimo
te ne sei andata.
Ora sei lassù
con gli Angeli
e sarai tu
a tenerci a galla
in questi giorni
lunghi e freddi.
Sarai la stella
che brilla per noi
sarai la notte
che cercherà il giorno
sarai l'amore
per sempre... Di noi.
Chi l’ha detto
che non possa?
Certo
non confonde, né offende
non ritiene utile lo scontro.
Sa della carenza d’acqua
e la riconosce e la lascia
a parlare col vuoto
ha ben altro, più alto scopo
cui dover adempiere.
Mentre dallo scambio
del giorno con la notte, debita
mantiene la distanza:
innanzitutto
la sicurezza.
Quando la mente
col cuor si fonde
affonda i colpi ad aria avversa
- mai sotto la cintura -
e del superficiale scopre
i peccati di fondo.
Sfoggia i pensieri migliori
e tra le idee scova
il giusto connubio
dal fato voluto
per entusiasmo che cresce
e ragione che non si pente.





