di alberi sonnolenti e sempreverdi.
S'imbiancano i sogni,
rimangono gelati
a tanta freddezza climatica.
Nella casa
il tepore
di un ciocco di legno che arde nel camino.
Come sarà il mio destino
da oggi all'eternità?
Risveglio dolce al mattino
con un bacio della mia amata.
Ora so dove sei andata.
A darmi amore e solo amore.
Respiro che cresce di piacere
al sol pensiero del tuo unico odore
Con la guerra si perde
con la guerra si muore
di fame e di sete
la sete di dominio vive
la follia umana imperversa
la mente umana perversa
“si svuotino gli arsenali
si colmino i granai”
stragi infami di bimbi innocenti
bombe lanciate su ospedali
barbarie, terrore e morte
“l’Italia ripudia la guerra”
SALAM esplode la pace
SHALOM proiettili di pace
MIR un ponte per la pace
PAX disarmo in armonia.
di un giorno stabilito
i veterani si affannavano
sulle tavole imbandite
accolti ad ogni invito,
scartavano la merce
dietro un antro di velluto
portami tra i silenzi
dei tuoi versi meridiani,
pensavo mentre bevevo
da coppe umide e ammuffite
ho un asse terrestre
resistente alla torsione
membrane e nuove nevi
prosciugate dalle vene
e cento corvi morti che
strisciano sui muri
tra spigoli di ossa
e lapidi di vele.
si innalza un albero
Le sue fronde
abbracciano il cielo
sui rami
telati d'argento
ogni luce tremola
scintille di stelle
in un respiro magico
colmo di prodigio
Si narra
che le notti di Natale
si stringono
attorno a questo albero
i sogni di bimbi
come frutti maturi
e l'amore come linfa
scorre dentro alle radici
in un manto di rispetto
L'albero di Natale
sereno e fatato
l'albero immortale
simbolo eterno
un faro di speranza
in un eco infinito
La poesia
lavata e stirata
… inamidata
per essere ammirata
in quel suo ricercare
d’incantare il vento
è di un evo ormai lontano
andato.
È rimasta nel credere
di una Marchesa
nobilmente adagiata ai margini
della realtà e del tempo
tra la vanità dei luoghi
e le arti dei modi
artifizi
e consonanti mobili
per l’incremento dei poveri
nel convincere del contrario.
Evoluzioni ipocrite
che nel frattempo
ancora
non sono morte.
Cuore grigio in attesa.
S'avvicina col sole
la sera, poi si eclissa
con un'aria di resa.
Nei colori sgarcianti
ci si accende di forma,
ma nel nero notturno
siamo schegge vaganti.
Pezzi di vetro scuro
senza luce riflessa.
Solo insano pensiero
che si schianta sul muro.
La notte è confusione
tra chi sono e chi siamo.
Desideri e confini
danzano l'illusione.
Ballata mezzana XyY aBCAbCCYY.
Torno a sedermi zoppicando lento
nel buio della stanza
in cui s’è persa l’ultima speranza.
Sono brutta persona,
me lo ricordo quando m’aggredisci
perché per colpa mia ti metti a urlare
e mentre vuota testa mia rintrona
ricordo che inveisci
per poter ogni volta far notare
che non fu giusto fosse lui ad andare
laddove ognuno va con riluttanza
che di tornar non c’è più circostanza.
Chiudo la porta e con il cuore spento
lacrime in abbondanza
tanto son solo nella buia stanza.
E sogno di fuggire
dopo aver pianto lacrime nascoste
nel cuore d’un inverno senza fine
per quelle colpe che continuo a dire
furon brutte batoste
ch’han seminato vita mia di spine
del fallimento andando oltre il confine
precipitando senza sorveglianza
in un profondo baratro ad oltranza.
Ma col mio passo troppo incerto e lento
mai metterò distanza
dal gelo che silente empie la stanza.
07/12/2024
comme fa ll'onna cu 'o scoglio.
'A quant'aggio piantat'e rradice,
n'aggio cresciute 'e germoglie!
Mme so' attaccata a 'stu cuorpo,
comme si fosse nu bbello vestito;
Ll'aggio allargato, astritto, arrepezzato;
ma s'è nu tanteniello sbiadito.
Mme so' nnammurata 'e 'sta luna,
ca mme fa tanto suspirà:
quann'a veco accussì bbella, tonna,
ncuorpo mme sento scuità.
Ncopp'â terra tanti semmente,
cu 'o tiempo aggio piantato.
Cu ttant'ammore e ppacienzia,
quanti campe aggio semmenato,
'Stu rilorgio ca porto mpietto,
ticchettea e nun trova arricietto.
Cuntarrà 'e siconde, 'e minute, ll'ore,
nfin'a ll'urdemo parpeto 'e core,
So' na fugliulella attaccata ô ramo,
ca chissà quanno se stacca...
pur'io aggi' 'a lassà 'sta terra,
ma 'o sulo penziero mme fiacca.
Quann'arrivarrà 'o mumento,
sfuglianno na margherita,
saglienno saglienno, saglienno...
salutasse pe ssempe 'sta vita.
Comme vulesse però ca nvolo...
mm'acchiappasse n'angiulillo
e antrasatta nu ricciulillo jonno
mme spuntasse dint'ê capille.
Leggiera e vvulanno vulanno...
mme spuntassero pure 'e sscelle...
e na luce forte m'abbagliasse
e ncielo...nascesse n'ata stella.
Terzine di settenari a rime incatenate ad anello ABA BCB CDC DED EAE.
La storia chi la scrive?
Soltanto il vincitore,
sempre se sopravvive
a sciagura e dolore
che spazzerà la Terra
nel bellico clangore
di quella terza guerra
che infame si avvicina
ed in più punti sferra
la sua forza assassina
mentre l’O.N.U. persino
viene spinta in cantina.
È sempre più vicino
tra sterili invettive
del Sapiens il declino.
07/12/2024
Recentissima rielaborazione di un testo scritto a 17 anni. Seguito ideale di “Zingara musa randagia” pubblicato il 13.11.24.
Purezza e redenzione in povertà
d’ogni orpello di questo falso mondo
in cui mi sento ancora alienità
vorrei trovar nel ventre tuo profondo,
d’amor pagano zingara battista,
immergermi vorrei nei tuoi umori
per farti dei miei demoni esorcista
e farmi allestir scena a nuovi amori,
dal peccato catartica salvezza
–peccato è non aver ancor peccato–,
che vivo con frustrante timidezza,
stesso copione sempre recitato,
mutevole secondo le stagioni
secondo i nuovi volti conosciuti
promesse d’amorose trasgressioni,
desideri inseguiti ed incompiuti,
ogni volta una fata inconcludente
dalla bacchetta magica stregata
che trasforma in un sogno evanescente
la zingara che cerco in quella fata.
Che con i suoi simili nulla a che fare,
Non è il latte che sai gustare,
Dal seno materno impari a succhiare.
Non è il letto dove vai a dormire,
Dove riposi e l'amore ti fa gioire.
Non è il neanche lotto dove i numeri vai a giocare,
Sperando che ricco potrai diventare.
Il lutto è un cerchio dove è facile entrare;
Uno volta dentro non sai più che fare,
Ognuno ci si muove a propria discrezione,
Ma in un cerchio si sa non v ' è direzione.
Ci si rimane ahimè per tutta la vita,
Fino a quando non sarà anch'essa finita,
Poi a Natale il cerchio diventa una sfera,
È sulla superficie interna batti da mattina a sera.








