Non ricordo
era un sottobosco che non vedrà nessuno
Con aureole di schiamazzi e lucciole
Non mi riprendo
il suolo coperto di felci fango e miracoli
con cadenze disastrose di cecilie rintanate
Non lo so davvero più
guarda le impronte sbiadite dei cacciatori
sono così vecchie che possiamo urlare Tutti fuori!
Io non ricordo
una coperta verde un po' smagliata
ci passava il sole a svegliarci troppo presto
Io non mi riprendo
dai cinghiali che balzano via per la paura
da cercatori distratti che non vedono
funghi come rughe su una faccia che ha ormai pianto
Io non mi vedo
anche il lupo stanco se ne va a letto
delle urla la sua luna se n'è fregata
Adesso ti sento
sei un fruscio che striscia
un cinguettare bestemmie sull'aurora
una gamba liscia rovinata in un prunaio
e forse ricorderò un posto dimentic
Sulle ali del pensiero ti percorro
come Nike ti passeggio
e come un passero ti sovrasto!
O Naxos
moderno espediente in lotti
di un regale passato,
qui sullo Schisò mio Etna
hai emesso le tue gesta
e Cariddi ci spinse loro!
Eccoli
gli straccioni di Calcide e i cantanti di Cuma,
di pezze e democrazia
sembran vestiti
ma la magnificenza ci stan portando.
Le Grazie
animarono la chora tutto intorno,
Poseidon la inebriava
con i suoi cocktail alla spuma di mare
ma Dioniso geloso
di rosso nettare la inondava!
Danze e canti,
grecani sirtaki e siciliane tarantelle
in fenicie stoffe porporeggianti
a festa.
Questa è la Naxos della greca Trinacria
della nostra identità colonna portante,
noi poveri stolti la dimentichiamo,
la offendiamo,
sull’Apollo Archegete mangiamo
fra i suoi avi balliamo
e tra i suoi templi giochiamo.
Ora
si scambiano le parti
nell’antica baia
di gialla sabbia dorata!
Gli uni sbarcano sudati ed esaltati
finalmente il miracolo
toccano terra,
“la terra”,
la loro casa!
Gli altri oziano al sole
sudati e incremati,
finalmente il niente,
si gettano via in mare
vorrebbero andare,
la noia li spinge
ma il dubbio li estingue!
si prende il diritto
di fare il suo lavoro.
mantiene il ritmo costante
regolarizza il battito
sopra l'orgasmo virtuale,
gestisce la vita
ben oltre il suo livello.
ricopre il cielo a chi il ghiaccio lo porta dentro,
ricopre le vene di profumo
che a pieni polmoni
non riuscivi a respirare.
la scioglie chi ha perso ogni banconota,
con la fiamma puntata
sotto il cucchiaio e il peso del cielo.
nascondendosi nel proprio dolore
ignorando quel che han vissuto
dentro una porta chiusa
che non vede spiragli di luce
ma soltanto sofferenze?
Come sono i loro sentimenti
ad un bivio dalla terra screpolata
con in mano un pugno di sale
e melodiche melodie, per consolarsi
per non piangere, quando la luna
tramonterà ed il mare salirà?
Caos
tra i siculi versi del mare,
profumi di pesche acerbe!
Tin tin tin,
risuona la paterna zappetta
coltiva la mia terra,
chora zanclea.
Tin tin tin,
che meraviglia
è finito Maggio,
son pazzo
qui
sul mio antichissimo
terrazzo,
dall’età del ferro
è stato eretto
profuma di antiche erbe
materia
di umana esistenza,
vetusti richiami
che dal mare son venuti.
Ora dall’Europa
si appresteranno
a solcar
queste valli,
espediendi antichi
come Otto Geleng e Goethe,
di moderne vie
dai modi
un po’ british!
Una cena
al profumo
di verdure fritte,
essenze
di spezie antiche
rigenerate
in terrazze che odorano
di un atavico
aroma di melanzane.
Studi matti e disperatissimi
volli testare
ma mi accorsi che
come Socrate la percorsi,
non sapevo!
Illustri colleghi
mi han preceduto
in ereditarie ricognizioni,
io figlio di questa terra
non sapevo!
Che riempivan
la vista al cuore
di teatri infiniti
che si congiungon
tra loro!
Etna,
Ionio e mandorli in fiore!
Che in Europa
sembran miraggi,
ma in essa
son figli.
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Voglio vestire di rosso le domeniche mattina,
con un guanto nella mano sinistra guantata
e cento centesimi decorati con delfini di fiume
voglio vestire di elemosina dolce
una zingarella.
Seduta sul gradino
vede il mondo che non ha,
chiuso
in due puntine di vernice che passano.
Ho la testa confusa
c’è troppa flemma tra le ammaliatrici ,
non ho più tempo per giocare;
sono uno spettro che aspira mala noia .
Io sono un romantico !
Voglio l’ispirazione ,il corteggio ,
il palpeggio di una matura musa ;
voglio la femmina procace ,complice e mi bea .
Tu che mi pugnali alle spalle
squarci l’anima mia!
Dai troppo pathos al cuore mio ;
lo trafiggi e lo colori col verde fiele.
Sei tu la dea che pulsi la vita
vieni a me e ti mostri fiera ,
sensuali le emozioni;
dammi , la potenza passionale .
Gli occhi tuoi guardano il cielo !
Par di vedere l’abbandono,
reagisco per non morire ;
per non oscurare la giada dell‘amore …
Ora che sono vivo perderò il sonno !
Farò veglia alla mia solitudine ,
con la nostalgia ti terrò nel cuore ;
con la mia anima vorrò sognare .
Chi sei tu dunque universo senza fondo
perché mi fai girare ?
Mi lasci mi prendi ,mi porti dove vuoi
fai di me l’ amante solitario.
Avvicinati alla mia ombra ,sarò reale
mi chiedo chi sono io ?
Sarò corpo e aria nebbiosa ,
tu l’eros e pathos …
la freschezza avvinta che guizza sulle rose .
Mi conoscevo da poco
quando ho incontrato te
ero un uomo svogliato, contorto
che non pensava all’amore
poi l’amore cos’è…?
e mi davo sempre del torto
quando ascoltavo dentro di me
e non c’era mai quel posto
mai posto per quell’amore, poi.. che…
facevo al cuore un risvolto
giusto nell’angolo per ricordar che
ci sarebbe stata un giorno
qualcuna che lo avrebbe piegato
dicendomi che…
"ti conoscevi da poco
quando hai incontrato me
ora dentro ti brucerà un fuoco"
perché quel fuoco poi
…lo hai acceso…
te
il ricordo di quella casa,
quel letto, brucia ancora dentro me.
Sento freddo
mi mancano le tue mani, il tuo odore,
le tue labbra.
Una stretta al petto quando vai via,
il vuoto ,
chiudo gli occhi, ti vedo, ti sento.
Un forte legame, la passione,
una lacrima solca il viso,
mi sento morire al pensiero di non vederti.
Ho bisogno di te,
ho freddo,
la tua assenza lascia un vuoto.
quell'ironia, quella leggera pazzia...
Mi manchi
perché al mercato scegliere i piatti
non e' più lo stesso senza di te,
mi manca
quel si, senza se, senza ma
solo perché ci va,
mi manca la tua generosità
ed allora eccomi qua
a scrivere che...
mi manchi tanto papà.
Ho visto un battello sul lago
Solcare le onde tranquillo
Fra monti che come uno spillo
Pungevano il cielo un po’ vago.
L’azzurro dell’acqua rinchiusa
Fra sponde ed alture boscose
Lo spinge alle ville famose
Di tanta ricchezza diffusa.
Solcando quell’iride illustre
Sorride felice alla vita
Ignaro che invece è finita
Nel poco la corsa lacustre.
Sta chiuso nell’aurea illusione
Di un lungo saper navigare
E non sa delle acque del mare
Aperte d’immensa estensione.
Non sa e non rimane deluso
Perché di quel mare non sa,
Ma noi che vediamo più in la
Crediamo di uscire dal chiuso
Di sbarre chiamate regresso
Vivendo da illusi che stiamo
Volando ed invece soffriamo
Reclusi ed ostaggi del sesso.
tutto ciò che è, sarà ed era già stato.
Il viaggio fu lungo
e quel ripetersi incessante,
dove inizio e fine si confondono,
non dava sollievo.
L’Eterno ritorno
del ricordo,
vuoto astratto,
mancanza di senso
che si ripete anche qui e ora.
Ecco l’abisso nel quale l’uomo è rilegato.
troverai i tuoi lati nascosti
che non sapevi di avere
scoprendoli alla prima avvisaglia
pericolosa, in tumultuosi scompigli
segreti, di rompicapi che induriscono
le arterie, e fanno raggelare il sangue
confondendosi parti essenziali dell'amore
unici nell'avvolgere, un ghiaccio assiderato
Fa luce nei pensieri
il mio canto alla luna
mentre arriva un'altra notte
che ammorbidisce il mio silenzio
con il suo chiarore
Un altro sogno cade
inciampa contro il giorno
contando ogni respiro
e ogni frullar dei ricordi
assecondando il volgere reale
che rallenta il suo tempo ogni notte
E non vi è più tempo ameno
che la sabbia non possa cancellare
e brucia ancora dentro il tuo volto
mascherato tra le rose e la tua assenza
Aspetto ancora
che tu venga a prendermi per mano
e a portarmi via dalla pioggia d'estate
da questa luna che mi tiene prigioniero
alterando e mutando le tue tracce
con il livore degli attimi











