("La bocca non è stanca se non sa di vacca" - detto popolaresco lombardo)
Il coperchietto è andato perduto,
e tu metterai di certo delle violette
in quell'ovale di vetro rimasto
da cui il parroco prendeva piano il formaggio
col cucchiaino
che poesia feconda,
con il capo e con la coda,
che poesia pezzata,
ne verrà fuori una romanza
tanto gracile
quanto il tremore
dell'autore.

« Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo. » Cit. Mahatma Gandhi
Oggi la terra è molto stanca, troppa disciplina spirituale,
troppa austerità e silenzio, troppo digiuno e ascetismo.
E poi, io mi commuovo a pensarti piegata sul tuo charka,
intessendo al tuo dhoti il mio non-possesso, la mia ahimsa.
Come un Vangelo mi hai letto, per osservarvi la tua verità,
e come una forma di lotta sociale hai amato il mio sogno;
eccoli qui: il rispetto, l’affetto, la voglia di consolazione e pace.
Sono in noi, al di sopra della mia illusione, e al di là della tua paura.
«Io e te siamo una sola cosa: non posso farti male senza ferirmi.»
Sempre di più si assottigliano i desideri
in un guscio di mandorlo vanno a soffocare,
fanno eco tra i turbinosi suoni ;
nei silenzi s’assordano e non hanno aria.
Ma poi all’improvviso arrivi tu
tutto è musica!
Si apre il nostro palcoscenico fiorito
dalla nostra comparsa incomincia l’opera.
Arrivi ed è un colpo di scena !
Mi parli tra le righe del tuo dolore …
Non ho più bisogno dell’udito ;
leggo te concertata dalle note .
Ed io non demordo ,son cocciuto …
ho capito che in te c’è qualcosa di meraviglioso ,
di magico o forse misterioso ;
mi faccio avanti ponendoti la mia stima .
Arrivi in un’epoca senza fili
ove le voci son diventate mute ,
le rose son foto senza odori ;
si mostrano soltanto tra i soffocati gemiti .
Ma io leggo di te e persisto !
Leggo le tue parole scritte in versi ,
mi appari vera ,non sei fumo …
Sento la tua voglia fondersi alla mia ;
una tua lacrima mi bacia il cuore .
osservo mucche e cavalli
che pascolano nei recinti.
Lunghe strisce di maggesi e tigli
si stagliano veementi
alle pendici dei poggi.
Campi in moderata salita,
punteggiati da splendide querce solitarie,
sospendono l’ombroso volume
su distese di grano.
Fiori selvatici risplendono,
con la luminosità delle gemme,
in prati verdeggianti
e l’usignolo inonda il sentiero
con le sue frastornanti note.
meravigliosa
sensazione di leggerezza.
Profumi di vento e di sole,
di pensieri delicati ,
di soffioni fragili,
di movenze dolci
e di leggere vesti.
Porti le chiome disciolte
di una sirena
attira la luna e insegue
la spuma bianca del mare.

sbriciola velleità di potenza
sepolte e rase al suolo
impalcature fittizie...
Difendersi dal rovinoso assedio
trattenere il suo passo veloce
sfuggire al fiato sul collo
al saccheggio d'ogni bellezza.
No, non v’è difesa.
Il tempo
consuma indifferente i giorni.
Esiste un miracolo che distilli la vita
incontrando la morte
sarà perduta la forma
non la sostanza?..
Ciclamini che il mare distanzia,
petunie di luce in riflessi concentrici.
Amplessi di nubi
sul mio volto candido.
Baci rarefatti e insoliti
dipinti col fiato sui vetri.
Come brezza
rinasco alla vita
tra vele strappate alla corrente,
su tralicci di spine e mandaranci,
oltre il velo anonimo degli anni trascorsi.
Rapita
sciolgo l'incanto.
bende che il sangue indora,
anime in un solo palpito,
frenesie di spiriti in pena.
Son vento leggero e disinvolto
che abbaglia, logora
l'ora del piacere, il ritmo del silenzio.
E più non veggo
che un solo tormento.
Poeta, le sue liriche sono meravigliose,
quanto alle mie
sono sassolini infiniti che s'attaccano ai piedi bagnati,
spesso punge la spina
il riccio di mare
che non sono riuscito a salvare
anellino di sirena
cadde durante la quinta onda
del primo abbraccio.
Mi sa proprio che non sopravviveremo
Anche provando a rigare dritto
Rigando pure i vetri dei portaritratti
Tanto non ci salverà una foto
Io sono nonostante tutto
Non di certo quello che mi sarei aspettato
Allora lanciami la vita come un mazzo di chiavi
Fammi divertire sulla croce
Anche quando balla sotto lo specchietto
Non mi ridare indietro i miei regali
Ammettilo non sai nemmeno dove li hai lasciati
Non ti restituirò però i miei errori
Io mi tengo i miei soli ad insolarmi
di una grande quercia
un piccolo raggio di sole
abbraccia un cespuglio
di forsizia fiorita,
riversi fanno capolino lucertole timorose,
due creaturine svolazzano sui fitti cespugli,
echeggia il frinire dei grilli,
due passi e la luce del sole è benefica,
all'improvviso mi scrollo da dosso
l'inverno
con le ali di una farfalla.
È tutto sterile!
Questa mia voglia di emergere
questo tuo silenzio, lo sguardo immobile
parole non dette che tagliano ferite
nascoste lacrime che puliscono coscienze.
È tutto chiuso, come la mente chiusa
nel nostro mondo infecondo, sterilizzato.
Il guscio si è inumidito.
Non posso più nascondere
la mia voglia di volare:
mi sono cresciute le ali!
Mi ritrovo lasciata a morire
- Mi hai ucciso i sogni, sai?
con un sogno.
Incosciente vai avanti con gli occhi ciechi
portando occhiali di cavallo o di ignoranza.
Cosa mi trattiene ancora qui?
Trovo paure
Paura dell’alba, del tramonto, del girotondo
e scrivo sclerato, sgambato, senza senso, puttanato.
Si vive?
Sentendo l’odore che mi manca
di primavera, di sognato, di innamorato.
Eppure...
tra uno sguardo e l’altro
quando anche il cielo
si fermava a trasudare
gocce di rugiada
è stato tempo di tracce
lasciate su labbra porpora
quando pure le mani
afferravano polvere
lasciata dal mare
è stato tempo
in cui mazzi di profumi
lasciavano spazio
a pelli sempre più vicine
ed incantate
ed ora è tornato
il tempo di vestirsi di nulla
profumandosi d’estate
drappeggiando anche
nuovi respiri
ed ora è tornato
il tempo di abbracciare il ricordo
stringendo sorrisi
e parole da dirsi
ancora
Mare di note ritmi e tempi, su onde di pentagrammi
giovani, ingialliti o spenti
Accompagna l’aria e la cambia nel suo viaggiare
accarezza la natura, nel suo volteggiare
Gabbiani affamati
cantano dietro il peschereccio
mentre sulle vele, fischia il Libeccio
La musica porge quella spalla
che non poche volte, ci tiene a galla
Filtra nella testa ed ammorbidisce il cuore
e le parole che ne escono
la trasformano in canzone d’amore
Lei non muore e ci sostiene, finchè c’è del sangue nelle vene
Spesso non la consideriamo e non l’amiamo
perché dal nostro mondo, ci tiene lontano
Se stiamo attenti e siam fiduciosi, la musica ci chiama con gesti affettuosi
Lo fa solamente per ricordare, che qualche volta è bello
andarla a cercare
In fondo la musica, come altre cose, ci fa vedere solo le rose
Se poi nel toccare, sentiamo le spine
ogni altra nostra voglia, giunge alla fine
Apriamo il nostro vivere, anche a questo piacere
di cose belle ne potremo trovare
Dolce sentire e soave ascoltare
con questa musica impareremo a volare

Proverò a ricominciare
da dove son partito.
Farò un viaggio con i ricordi
senza farmi troppo male.
Un bel tuffo nel passato
delle storie più belle.
Per distrarre i pensieri
troppo spesso confusi.
Aprirò la finestra
per far prendere aria
al mio cuore deluso.
Proverò…
Non sarà facile
ma ci dovrò riuscire.
A far sparire la nebbia
di questo triste mattino.








