L'amore non ha sempre vissuto ai tempi del colera.

Una mattina, nell' '82, risuonava la canzone dell'aeroplano

che forse piaceva a qualche ufficiale, ovviamente in incognito.

Qualcuno era lì per dovere, alcuni per obbligo giovanile,

altri perché non rinunciavano all'idea di buttarsi in picchiata

e sentirsi i re del mondo.

 

Alcuni sapevano che i paracadute leggeri,

pur portando ad un atterraggio morbido sui talloni,

non sarebbero serviti in una qualsiasi guerra;

alcuni sapevano che le linee di ponte

se non atterrano velocemente

vengono mitragliate dalle controffensive.

Sapevano che servivano delle ali di piombo

e l'atterraggio era sempre violento

e c'erano quelli che ogni tanto si troncavano una gamba.

 

I cadetti passavano ore a pulire i cessi,

prendere sacchi di merda in faccia dai veterani

e si ritrovavano insudiciate le uniformi

e guai a loro se avessero avuto il coraggio di ribellarsi.

A sera le scarpe allineate ai piedi del letto,

le lenzuola pulite e qualcuno passava a chiudere alle dieci.

 

Per questo un lancio a capofitto era la libertà;

a mille metri nessuno diceva loro cosa fare,

quale posizione assumere, quali gesti, cosa indossare;

nessuno li schiaffeggiava nel sonno

e nessuno che ordinasse loro di pulire la merda.

C'era solo un pacco d'aria e l'attesa di un impatto.

Chissà se si sarebbe spiegato il paracadute.

 

A quei tempi scrivevano ancora sulla carta.

C'erano quelli che via lettera si dichiaravano a qualche ragazza

e dovevano attendere tre settimane la risposta a un "ti amo".

Doveva essere quella la vera prova di resistenza dei militari.

Oggi in due minuti c'è il tempo di fare, disfare, rifare, dire, ricredersi,

amare, scordarsi, crescere, regredire.

Ma a quei tempi anche solo per annullare un sentimento

dovevi avere la fortuna di trovare gli uffici postali aperti.

 

E aspettare le risposte alle lettere d'amore

era come lanciarsi e aspettare l'impatto col suolo

o l'apertura di un vecchio paracadute.

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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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Commenti  

nabrunindu
+2 # nabrunindu 13-07-2014 20:44
io li vedevo i paracadutisti lanciarsi in quel di Pisa, ma io ero solo un semplice assaltatore nel CAR di Siena, ma per il resto concordo su tutto, sopratutto sulle lettere scritte con amore e sull'attesa della risposta dopo settimane, ma la consegna della posta era la felicità. io ho fatto il militare un pò prima dell'82, ma era la stessa cosa, ricordo che il giorno più bello della mia vita è stato quello del congedo, con il lasciapassare sotto le mostrine sono uscito dalla porta carraia, ed ero libero, libero dopo l'ultimo silenzio fuori ordinanza e affrontavo la libertà e la gioventù.grazie Nicola.
Silvana Montarello*
+2 # Silvana Montarello* 14-07-2014 07:32
Be che dire ! ! stupenda bravissimo una descrizione perfetta forse hai vissuto queste esperienze quindi li hai provati sulla tua pelle, dico " forse " comunque bellissima. :-)
Nicola Matteucci
+1 # Nicola Matteucci 14-07-2014 15:21
Essendo nato nel '94 non ho mai ricevuto la cartolina rosa, mi sono basato sulle esperienze raccontate da mio padre. Grazie comunque!

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