Un uomo non accetta mai una fine.
Vive coi cadaveri convinto che riaprano gli occhi,
con giocattoli senza più veli di sogno,
tostapane rotti che quando avrà tempo farà aggiustare;
vive con vecchi appunti in scatoloni
convinto che un giorno gli torneranno utili.
Vive con le vecchie foto perché domani, forse,
un ritorno acuirà l'urgenza di strapparle;
vive con le vecchie pagelle per ricordarsi che era bravo,
anche se ora è un sasso che non si distingue fra i sassi.
Un uomo vive con i morti nel cuore.
Nel disseppellirli ci rimette la dignità;
vive cercando d'immaginare che i film
abbiano un seguito con una vendetta.
Vive convinto che il sole sia eterno
e lascia le uova in frigo convinto che non marciranno.
Vive convinto che il progresso scaccerà la morte,
come chi scalcia una lattina sulla strada
un passo più avanti mentre cammina
ed è convinto che non avrà fine
questa fine definitiva della Storia.
Non srotola lo spago per scoprirne il nocciolo scheletrico
e nemmeno la carta igienica gli giocherà un brutto tiro.
Prima di morire, amletico, alza gli occhi al cielo
e lancia un cenno d'intesa ad alture sconfinate.
Guarda il portafogli: potrà pagarsi un altro biglietto
per la stessa giostra e, lavorando ancora e ancora,
avrà soldi e forze per giri infiniti.
Crede. Crede che a niente ci sia una fine.
Se non lo credesse sarebbe finito.

Commenti