l'abbandono.
L'anima è un convento,
dove i ricordi in postulato
pregano il noviziato
senza alcun tradimento.
Annegano distratte le stelle
e la luna come pelle
veste il giorno
del non ritorno.
Salpa il sorriso
di una vita,
mentre la mera sorte invita
a cantar con lacrime sul viso
...la sua gloria
su un'altra storia.
non è provocato dal mondo
il cuore potrebbe gioire
restituirci l'avvalente
armonia, che si forma
addolcendo l'interiore
di quell'essere malvagio
rinchiuso in noi, lui
che non desidera venir fuori
ma fermarsi lì, e sbarrarci
la strada, abbassando le sbarre
e non tirarle più sù
neppure se imploriamo pietà
fino all'ultima nostra ora
ma ogni volta che vi guardava
il rumore dei suoi pensieri ne increspava le acque.
E' il principio di indeterminazione di Heisenberg,
sentenziò un vecchio dai capelli bianchi ed arruffati
che passò di lì un giorno,
divertito dalla scena.
Lui, però, non si arrese:
pensò più in silenzio,
smorzò, nella disperazione, le sue abitudini,
non ascoltò più i suoi dolori,
azzitti le sue speranze,
le silenziò, intangibili al tatto
ma la luna gli si negava.
Così un giorno decise di calarsi nel pozzo,
per raggiungere la luna nel silenzio dei suoi sogni
finì per annegare nella sua solitudine
basta affacciasse alla finestra
dà appena appena 'no sguardo
su sto ber monno così bastardo.
Nun s'ariccontamo st'enorme fregnaccia
puro oggi la civiltà è solo 'na parolaccia.
er passato se sà è stata tutta 'na sventuea
oggi però che l'omo cià la cultura?
Ma l'omo dacché è nato nun cià mai pace
e che te fanno allora co 'na trovata sagace?
pe risorve sto problema basta cambià parola
così aritrova pace l'anima e s'ariconsola.
Nun parlamo pià de guere e de barbarie
mò se chiameno missioni umanitarie,
prima le bombe faceveno straggi d'innocenti
mò sta tranquillo sò bombe intelliggenti.
Ma che sei matto a parlà de rivoluzzione?
ce vò la carta bollata e l'autorizzazzione
e si rubba 'n poroaccio che la fame je rosica li fianchi
dall'arto c'è chi pò fallo: sò li colletti bianchi,
così er primo viè additato come ladrone
pe' 'r potente er reato viè addorcito: concussione.
Vabbè avemo caipto alla fine de sta storia
che tutto sto monno è 'na baldoria
e nun basta appiccicà 'na parola gradita
pe' mette le pezze a sta civiltà fallita!
vestito di lacrime
e dolore
al tempo ha dato
ricordi di stagioni
e pause
come piuma
caduta dalla bellezza
e volata
all’immenso
si è aperto
e inginocchiato
stella amata
in eterna armonia
e dolcezza
eco mai riflesso
abbastanza dentro
anima e cuor
chiede al giorno
di allineare amore e dolore
ancora una volta
sfiorando l'argine della libidine
io mi masturbavo il cuore
travolto dalla tempesta
di sguardi e carezze
tenerezze
ai confini di un’alba dolciastra.
E tu nuotavi libera
respiravi vento e marea
tra la saliva e il silenzio
sulle dita fluiva
un ruscello d’umore e d’amore;
con le mani impastate
mi toccavi la schiena
ed era unguento
che sanava le ferite del tempo
cancellava parole
frastagliate come le rocce
sulla carne appassita.
Eravamo uno nell’altra
quando nell’attimo di un momento
passarono in sequenza nella mia testa
immagini nefaste e blasfeme
godevo come un animale
un servo nel ventre del suo padrone.
Quando varcammo il limite
ci sorprendemmo nudi
e tra i denti
brandelli d’anima ancora sanguinanti
eravamo persi in una vertigine di sensi
svenuti al piacere
e inginocchiati al peccato.
Il mondo chiuso fuori, sapeva
non osava bussare
per non turbare la quiete
di due cellule impazzite.
Quando varcammo il limite
d’orgasmi e vertigine
ci ritrovammo soli nella voragine
di un’aurora dipinta di rosa.
Rinato da te stesso e chi se ne accorge?
Il pugno di adesso è uguale a prima
ma quando qualcuno risorge
non è in un momento, ma in un panorama!
E questa volta sarà complicato
guardarsi in faccia e rivedere tutto,
chi è rimasto e chi è andato,
ma questo è il momento perfetto.
E questa volta sarà tutto come prima:
è in questa consapevolezza il cambiamento totale;
purché si noti che è smussata la cima,
purché si sappia che una cima è sleale.
decanto la confusione,
la paura, il pianto,
l'illusione....
Decanto la carezza della sera,
il silenzio delle attese,
il cigolare del volo degli uccelli.
Decanto il rumore sordo delle stelle,
il solletico delle nuvole,
il tambureggiare della pioggia sui vetri,
i dardi infuocati duri ed imprevisti.
Decanto il pianto delle spighe di grano,
il tramonto dei papaveri delicati e fragili,
l'estate dorata e torrida
il mio autunno mite e primavera dell'nverno!
Decanto la vita e la rincorro tra vicoli e vallate
e da poeta ti dono i miei versi
e ti avvolgo l'umore del cuore!
Cammini accarezzato
dal pensiero del vento
che cammina con te
nell'immobile di un tempo
ignoto, all'animo tuo
al cieco fiato, che pesa
a portarlo sulla schiena
rattristata
Vorresti liberartene
abbandonando la nave
ed acciuffare cieli migliori
per sentirti migliore
che si attacca al cuore
quando le rondini volano via
ed il sole salutando muore?
E' un sorriso disperso sulle onde,
un ricordo dei tempi felici
che dietro gli occhi si nasconde,
una pianta senza più radici.
Canto che viene dal profondo,
eco di un amore mai nato,
figlio di un sentiero vagabondo,
desiderio di un respiro affannato,
conchiglia dispersa sul bagnasciuga,
memorie di un'origine dimenticata,
succhia la mente come sanguisuga,
fuoco che arde l'anima affamata.
è un respiro
che mette radici...
scrive stagioni
disegnando rami
in un cielo avido di compagnia
..la vita
è un'alchimia
di intarsi
che soffia
colori , profumi
...e come la sinfonia muta
del batter d'ali di una farfalla
incanta i nostri sensi .
delle case
piroettano briose
le ultime rondini.
Nei bricchi della valle,
esce dai meandri
il sole di settembre
ancora forte
e taglia la terra scura,
tra le viti a filari,
come un riverbero di grillaia.
E pennella di giallo
le foglie degli aceri
…e mette il rosso
agli ippocastani.
Odori familiari
aromi e sapori.
Vendemmie e fienagioni
che si spandono nell’aria
come flutti rutilanti
sulla linea tenue delle colline.
e mi ritrovo
ti cerco
e non ho paura
ti ascolto
e non mi perdo
tutto hai visto
tutto puoi vedere
nessun colore
nessun vestito
ti può sfuggire
hai letto le mie labbra
hai trafitto il mio sguardo
accarezzando vizi
e pure le virtù
nulla ti può sfuggir
specchio d’argento
raccontami di sogni e dolori
di amori e tristi realtà
amico fedele
prenditi cura
della mia anima
e del mio cuor
dal mare al vento
dal profumo al sapore
mi hai seguito
nell’urlo e nella gioia
ed ancora lo fai
il tempo racconti
ed io non posso sfuggir
stagione dopo stagione
luna dopo luna
ancora qui a rimirar
specchio d’argento
raccontami di sogni e dolori
di amori e tristi realtà
amico fedele
prenditi cura
della mia anima
e del mio cuor
il mio segreto
da te custodito
anche nei frammenti
sopravviverà





