un cuore che vola
come l'alba rimane in gola
e spero tal gioia diventi un vezzo
non ha prezzo
l'averti incontrato
e intanto che ti guardavo
il tuo respiro mi serrava dentro
l'averti ora tra noi
non ha prezzo
l'esser Nonno mi onora
e come piuma al vento t'accarezzo
rapidamente sparisce.
Al suo posto
nuvole sempre più minacciose.
Piove...ininterrottamente, la paura sale
cosi come i torrenti e i fiumi.
Segnali stradali improvvisamente
coperti dall'acqua.
La natura
si ribella urla.
Portandosi via cassonetti,
motorini, macchine.
Qualche volta anche le nostre amate abitazioni
costruite con tanti sacrifici e sudori.
Devastando tutto
spazzando via la vita delle persone.
o il sospirar vicini
oppure il tocco d'un alito
sentito a pelle,
sarà l'incontro volontario
delle dita
che per intuito s'intreccian
quale nodo
o quel refolo
che sbuffa malandrino
fra i capelli,
o meglio ancor la luna
che imbastisce sogni e ricama luce
Saran le labbra che si senton sole,
non so cos'è ne lo sapremo mai,
ma anore mio,
questa notte restiamo avvinti al sogno
tu ed io.
Certe parole sfogliano
i petali del vento
e fanno rumore.
Certe parole sciolgono
i fiocchi della neve
e danno sapore.
Confondono la luce
come l'ombra delle nuvole,
solleticano il tramonto
e si adagiano sul mare.
Intrecciano radici
e profumano di pane
e se anche fuori nevica
scoppiettano felici
come il fuoco di un camino
che fuma e scalda il cuore.
delle tue lievi asimmetrie,
emblemi teneri
dell'umanità che ti pervade,
o degli angoli prospettici
deviati dai tuoi sospiri,
proprio per questo ti amerò,
ti amerò
per un piccolo sguardo di scogliera,
per un sorriso furtivo
rubato a una stella lontana,
ti lascerò correre
libera nelle tue immani praterie,
libera dal gioco insopportabile
dei frattali.
Non ho paura della solitudine
del vuoto, voragini dell’anima
e dello Spirito
Non ho paura perché mi nascondo
dalla luce del cielo
che vuole illuminarmi
che vuole eliminarmi
e mi conosce nell’intrinseche debolezze
tentazioni, dubbi e incertezze
di un uomo che vaga nella corrente
per abbeverarsi, cercarsi inutilmente
E allora chiamatemi vigliacco
quando mi vedete scappare
davanti a una montagna di ghiaccio
a un amore o all’immenso
da quello che non tocco
da quello che sogno e che penso
Chiamatemi bastardo
quando mi vedete sniffare calore
e con la lingua tra le cosce di lei
assaporare la vita
che mi pugnala alle spalle
Chiamatemi verme
carogna o codardo
quando mi vedete rotolare inerme
sulla sabbia di mille maree
Quando mi accorgo di essere niente
e mi travolge la luna di questa notte infinita
vi si trova un castelletto di vite rossa
dove hanno avuto un cuore il fattore,
il pozzo,
il coltello morbido dei funghi
e la salamandra pezzata.
Tentarono le mie nuvole un compromesso,
ma a volare furono soltanto becchi arcuati
all'insù nei rami a cocci punteggiati di sangue,
e il seme
alla sera
del coriandolo.
)/images/Artwork/AN103LLth.jpg)
i primi freddi
e le piogge,
ma il paesaggio non rinverdisce
e rimane identico
nel suo squallore bianco-grigiastro.
Nuvoloni generaleschi
effettuano grandi manovre
attorno al monte Crocella
e pattugliano il cielo del Molise,
bombardando i villaggi
con gavettoni meteorologici.
Il cielo si fende
e rovescia cateratte di luce
sulla campagna appesantita dall’acqua,
trasformando, in uno specchio,
ogni pozzanghera.
La luce netta e improvvisa
smalta di riflessi cerulei
l’erba delle prode
e i fili piegati dalla sferza del temporale
pettinano l’acqua fangosa
dei fossi gonfi.
La sera poi,
come un pezzo di pane,
il borgo viene divorato
dalla nebbia.
E il campanile della chiesa,
come una matita di pietra,
disegna nuvole con la sua punta.
E tra i suoi sassi smagriti,
di tanto in tanto,
s’ avvolge la sciarpa scura
del crepuscolo,
punteggiata del nero
volo di corvi.
La corsa della vita porta all’agonia
La lotta per capirsi allontana dalla dolcezza
Come si fa a reggere un fardello così grande
Incompresa nel vortice del tempo
Sento il cuore battere solo per l’affanno
Sento le mani sudare solo per la fatica
Sento lui così lontanamente vicino
Incompresa dalle persone normali
Incomprensibili pensieri
Chiudo gli occhi
derisi, cosi ci si sente.
Voglia di essere come gli altri
forse meglio.
Cosi si sprofonda
nell’abisso.
Alla ricerca della personalità
che non è nostra non ci appartiene.
Cosi si muore dentro
giorno dopo giorno.
Piano piano il cervello smette di pensare
di ragionare.
L’impulso di correre a svuotare lo stomaco
sempre più spesso fino allo sfinimento.
La devastazione
prende il sopravvento.
Il disagio sembra attenuato
forse non ci si sente più diversi.
Non siamo più grassi
ci vediamo più belli.
Ma...
morti dentro.
TRATTA DA UNA STORIA VERA, PER UNA RAGAZZA CHE STA LOTTANDO PER USCIRE DA QUESTO TERRIBILE INCUBO.
Aneli stretti in un'oasi fra le braccia.
Segue un'idea sempre più impronunciabile
che sputa aria condensata:
la veloce transizione trasversale di Randy
che non intralcia l'incrocio.
Scorrono cieli e prati
ai fianchi grassi dell'uomo
che non sa più dove cercare.
Qualcuno è rimasto fermo sulla seggiovia.
Tribbolio di un radar nel deserto;
la speranza, quella blatta,
occupa sfuggente ogni angolo della casa
e la signora, quasi sconsolata, resta seduta al centro
ruotando solo le pupille immacolate.
Il dolce svanire altrove.
In un incontro tenuto segreto
con la miserabilità.
Sfiorata la barba, solleticata,
il vento fa la spia al padrone.
E Randy non si sta nascondendo:
voleva vedere per l'ultima volta
il luogo dove molto tempo fa mi salvò.
Parlami ancora di te
dei tuoi sogni nascosti e
e del deserto che avanza.
Ora vai,
ora ritorni
come i bulbi dei fiori,
come l'essenza dell'aria,
come le nuvole del cielo.
Profumi nell'Autunno
stilli rugiada,
avvolgi di bruma,
profumi la bocca
non più il cuore.
Arrivederci, o magari addio!
Mi libro ora nel vasto cielo
della dimenticanza.
Cosa scrive chi scrive?
Dove scrive?
Sulla terra
avida di ricordi
e colma di fantasmi?
Sulle acque ondose
di sensazioni indescrivibili?
Sulla sabbia
vuota di memoria?
Sulle distese immobili
dei dubbi?
Bacerò il vento
con labbra di fuoco
e ti raggiungerò
nelle orbite stanche
dei tuoi giorni morti.








