Spiaccicato dalla pressa esistenziale
Di metallo pesante, nera
Acciaio interstellare su galassia cromata
Antiruggine anestetica
Fibra atomica.
Mangio veleno ogni giorno
Senza accorgermene
Come te. E sento il
Tanfo inutile delle tue parole
Dolci, filosofa improvvisata
Su facebook dei miei coglioni.
Ping pong galattico
Sei la pressa che mi frantuma
Sei la rabbia che mi consuma
Ping
Pong
soffocate senz'aria
fiamme libere ma invisibili
sgorgano
gettano ancore
nel mare di passione
che il mutar del giorno
modella e fluttua
seguendo il sole
con frizzante spirito
immutato impegno
e lento navigar
capolinea di raccolte parole
sfacciati pensieri
e sterminati poemi
che sei incipriata a dovere
di clavicembali a tracolla
nell'eco totale di un vago etereo: ¿Cómo se llama?...
Tacciamo entrambi, adesso,
sulla bocca spezzata da un filo di primule
e, se viviamo, è senza vita,
io a pensare, ed è un non pensare,
alla risposta.

riverberando onde piane,
poi, s'estroflettono,
s’affrettano,
mi permettono
di dilatare preoccupazioni,
spregiudicate da file d'illustri Professori
che fatturano sogni in contanti,
accecano speranze
sparando fasci (coerenti) di luce nei bulbi oculari
illudendo le mie pupille,
OCTizzano i miei ricoveri,
fluoroangiografizzano zafferanèe pipì,
sezionando retine anchilosate,
zoomano su microscopiche montagne vitree,
preterintenzionando utopie
di riesumare
colori al buio indivisibili,
tonalità nuovamente sature,
visioni notturne senza abbaglianti,
rettificando virgole che serpeggiano,
occhi intirizziti che s’arrendono
ad infiniti occhiolini
che s’alternano,
spernacchiano all’inglese
terminologie cliniche
che fanno tanto chic,
ricercando terapie
vagamente idiosincratiche,
degenerativamente
(decisamente) antipatiche
che indosso, ormai
con tanto charme
da renderla
quasi (paradossalmente)
una condanna
simpatica.
Nota dell'autore:
...corioretinopatia sierosa centrale (CSCR).
e delle sue frange di schiuma,
della brezza marina
dolce lirica del vento,
della salsedine
essenza aspra che m'inebria e
dell'immenso risveglio del sole
che fiacca di giallo oro
cielo, mare e terra.
In solitudine cammino la riva
e il crepuscolo mi sorprende
con le nuvole che ovattano l'infinito.
E sotto un cielo di stelle
affondo pacifica le mie mani
e ti respiro rosa dei venti,
ti respiro aria di mare
fragile, fuggevole
ed immensa..
"cosi stamattina alle 6,00"
le voci dell’autunno.
I boschi cambiano colore
e iniziano a prendere la ruggine,
striandosi di giallo,
blu, viola e rosso rame.
Con rumore
di poche foglie trascinate,
tra i faggi arrossati,
cala, a tratti, verso valle
il vento soffice della Carrafella.
Sibila sui poggi aridi,
sfiora le orecchie
con morbide carezze,
e in quel venticello zufolante
sì avvertono le prime
avvisaglie dell’inverno.
Amo l’autunno
più d’ ogni altra stagione.
Adoro i suoi colori
e i suoi odori.
Apprezzo il fatto
che si torna a vivere all’interno,
che si rientra nel raccoglimento,
come in una riservata clausura.
Il biondo rinuncia agli occhi azzurri
col suo corso serale da barman
e un pizzico di testa rimasto per intendere e volere
Dov'è davvero tutto sbagliato
meglio metterci in regola
sbagliarci anche noi
e le ore per una boccata a galla
nel bene o nel male ci sono
Il biondo sbuffa
con tutte le ragioni del mondo
e tutto il torto dell'universo
Almeno lui si è liberato
a suo modo magari
dallo sciogliersi delle farfalle nel prato
Il biondo si ferma
e mi trattiene per non so quanto
Discorsi che saltano il pranzo come un ostacolo
con l'andamento pareggiante
di una gamba sbiadita
Il biondo non si fa principe
e sciatto recrimina i jeans abbassati
Sfiora la mancanza di un saluto alla fine del discorso
Ha voglia di non so cosa
più o meno sarà un'altra fuga
Il biondo mi sorprende
non si è mai chiuso in casa
per schiantarsi ha scelto un muro umano
sono affamato di ricette nuove,
annoiato dai fantasmi,
e l'acqua che vorrei bere
dovrebbe avere il verde aspro degli innocenti di un'altra stella,
frutticini caduti dai grembiuli d'originarie canzoni -
o il tuo albeggiare spento di gemma,
qualcosa da scegliere per forza
e che mi porti più lontano.
affascinato da notturni
chiari e psichedelici
mi incammino
e cerco
sguardi assai silenziosi
disegnano il tempo
in languidi strascichi
di chi ancora
non ha dimenticato
da un’isola ad un’altra
abbandonato al blu
tento di sedurre
luna e stelle
in gioco di emozioni
ancora acqua
ancora terra
ancora vento
devo solo arrivarci
e toccarli
quando l'orologio
tuonò il suo rombo
di tempo e di acqua,
rotolando col suo carico
di lune sopra
le mie veglie forzate.
Ero impreparato
quando mi colse
la tranquillità
della terra e dei suoi frutti.
Ero troppo intento
a sciogliere la mente
dai lacci delle mie vite:
continuò l'eco dell'universo
a smentirmi ancora,
volta per volta.
si vedono i tetti.
Dalla stanza di Maria
si vede la neve
e,
sul letto di Maria,
il suo corpo che urla...
Ed è il corpo di Maria
straziato,
trafitto,
offeso...
Ed è Maria
che chiede aiuto,
è Maria che chiede pace,
è Maria
che chiede il buio...
E il buio arriverà, Maria
e senza paura
ci andrai incontro
e troverai Lui
che ti aspetta...
E smetterai di urlare
e smetterai di dire basta
e uscirai su quei tetti
e camminerai su quella neve
senza che niente
ti porti più dolore...
Uscirai da quel corpo
che guarderai
per un’ultima volta...
E darai uno sguardo a noi
dall’alto dei tetti
e la neve non sarà più
fredda...
Zia







