come la conoscevi
tu. Un meriglio
di misteri apparivano
remoti mentre invece
erano sempre presenti
Non ti lasciavano mai
ormeggiati su quella barca
che si teneva tutto dentro
ed in silenzio ascoltava
nascondendosi nel buio
con la nebbia che saliva
e piangeva pentita
per non aver parlato
Che giornata sventurata!
Pensavo di incontrare una fata
ma era solo una strega mascherata,
volevo farle una bella serenata
ma la prima nota l'ho steccata.
Volevo scrivere tutta la nottata
ma pure la luna si è oscurata.
Da bambino sognavo una vita incantata
eccomi, scornato, che suono la ritirata.
Ricordavo con cura quella data
ma il calendario se l'è mangiata,
e quando col cuore l'ho fotografata
bè l'immagine è venuta tutta sfocata.
Eravamo seduti ad una bella tavolata
ma la cena lo sai? si è bruciata.
Pensavo fosse dolce e delicata
ma il suo sguardo è una pugnalata,
le mie lacrime scendono a cascata,
la mia felicità chi se l'è rubata?
Ho capito non è proprio giornata,
sono entrato dalla porta sbagliata.
,
Stasera ti scosti, forse non hai molta voglia,
ripensi al coraggio di chi adesso si spoglia.
Ripensi alle stanze che vanno a gonfie vele,
ti domandi se solo lì si distragga il male.
Quello che hai adesso non domanderò,
forse meglio che ti lasci un po' stare;
il silenzio è l'unica certezza che ho,
era l'ultima offerta di poterti toccare.
Si spengono le luci senza soluzione,
ognuno è da solo dalla stessa parte.
Le tende si muovono al ritmo del tuo tremore,
gelide feritoie sbattono le porte.
So lo sbadiglio del vento in una piazza pulita,
i pochi abitanti di uno sgabuzzino chiuso;
non vuoi più guardare una gonna sgualcita,
chi butta mai i simboli di un abuso?
Ti senti un mostro se hai provato piacere,
ma il piacere è un bandito senza comando.
Ride fra le perle rubate a alle signore,
naviga in putridi mari cantando.
Ti rannicchi per custodire ciò che è rimasto,
dimmi se fa freddo senza corazza,
il giorno forse tornerà presto,
l'alba uscirà di casa come una pazza.
Stasera ti sposti, piangi in dormiveglia,
ci pensi che il mostro ha pure famiglia?
Ci pensi alle danze di mosche nelle ragnatele?
Ti domandi se erano danze o il destino fatale.
che sono pentito?
Che mi sono fatto calpestare dal tempo
che ho succhiato il nettare dalla luna
abbeverandomi dalla luce delle stelle?
Cosa vuoi sentire dalla mia bocca
che mi sono fatto rapire
egoisticamente
corpo e mente
dal vento e dalle carezze
di angeli camuffati da fate?
Il più delle volte
ho rischiato di affogare
nelle pozzanghere formate
dalla pioggia delle mie malinconie
e molte volte ho cercato di fuggire
per cercare il punto d’unione
del corpo e dello spirito
in quel posto infinito
dove nidifica il silenzio.
La poesia mi ha afferrato dal collo
mi ha calpestato e insultato
e poi come unguento
mi ha sanato le ferite
fino a farmi sanguinare sostanza.
Adesso che sono un uomo
ho lasciato il cuore sepolto
in qualche parte nascosto
nella buca delle mie certezze.
Tu cercalo
e bacialo in silenzio
io da questo balcone fiorito
ti guardo e mi commuovo
vivo il momento
come l'eterno soffire;
poi lascialo marcire
nella terra che non ha riconoscenza.
quelle rughe increspate come le onde
quel bianco diventato ormai itteroso, giallo,
come il riflesso di una luce fioca
sull' acqua calma
quei capillari mezzi rotti
simili ai raggi del primo sole
sopracciglia poco curate
come poco cura le nuvole il vento
quei tuoi occhi così stanchi
ma così immensamente veri
specchio di una cosa che senza forza
non vi è possibile arrivare ad ammirare,
l' alba.
solitario grigio di pensiero calvo
dissennati passeggiano
mentre parallelepipedi stonati
volteggiano
nelle strade semivuote
descrivendo ruote
di fuoco atavico.
Io disperso
tra le tue diagonali,
voglie e manie,
seguo percorsi
paralleli alla schizofrenia.
Il segmento più breve
tra i pensieri di due amanti
è il ritorno
verso la casa
dopo l'esodo invernale
che gela i sentimenti e le parole.
La stupidità non ha valori.
L'ignoranza non è un verbo,
ignorare va di moda.
Creder d'esser superiori,
dicendo che ti è stato insegnato,
puoi insultare, dare calci
o perfino spezzare la vita
di un bel fiore che una madre
ha pasciuto con amore.
L'ignoranza della mente
lei la schiava tu il padrone.
Ed è triste dover dire
c'è chi sa e non vuol parlare.
La violenza, l'omertà,
l'indifferenza...
Non son moda ma ignoranza
e fan perdere il valore
di un bel fiore
che voleva tanto amore...
e non alberi blu o marroni con una grossa matita,
andare a segmenti in perimetro spezzettato
per poche foglie
e nel contempo intravedere un'ombra di sangue
scivolare da un pinnacolo sgualcito,
giostra gondola cavalluccio fermi di parole
proprio come a vivere illusioni.

Ti sento addosso
come una coperta d'inverno
come un'ape sul fiore
come una rosa tra le dita
ti sento dentro al mio vivido viso
mentre calpesti il buio della notte
e come il grano maturo a luglio
travolgi ogni mio senso
sei la storia infinita
che alimenta goccia dopo goccia
il campo di battaglia dell'anima
ed io come sempre sconfitto
mi perdo nei tuoi raggi di sole
con il cuore colmo d'amore
(Cosa ci faccio qui?)
Ho domandato alle radici sotterranee
e alle fronde ondeggianti dei platani;
ho interrogato le onde degli oceani
e le multicolori colonie dei coralli.
Sono salito sulle cime dei monti
e ho guardato nel buio profondo dei crepaci;
ho considerato le sguaiate risate delle iene
e i melodiosi canti mattutini dei passeri.
Ho pure indagato il pianto vitale dei neonati
e le urla senza speranza dei moribondi.
Non ho trovato nessuna risposta.
Ho guardato allora dentro di me,
fra le diramazioni neurali del mio cervello
e le innumerevoli curve delle mie arterie;
ho valutato il contorto cammino
che congiunge la mia sapida lingua
all'estremità maleodorante del colon.
Ho rivangato l'erotica sensibilità delle mie dita
e la bramosia possessiva delle mie labbra.
Ho anche contato gli esitanti battiti del mio cuore
e misurato la salsedine acida delle mie lacrime.
Non ho trovato nessuna risposta.
Allora ho spinto l'indagine oltre i confini del pianeta,
laddove il colore non esiste e c'è carenza d'antimateria.
Ho vagato fra ondate gravitazionali e flussi magnetici,
scansato comete puntuali e lambito attraenti buchi neri.
Mi sono perso fra i quasar e le pulsar,
fra stelle appena nate e galassie già morenti.
Ho inseguito sciami di neutrini
e incrociato tracce d’energia oscura.
Infine ho raggiunto l'orlo in espansione del nostro universo,
dopo aver sfiorato la scintilla originale che l'ha creato.
Non ho trovato nessuna risposta,
perché non ve n'è alcuna per chi vuole sapere
ciò che non è dato di sapere.
Poiché, se c'è un Dio, Egli non è soggetto a razionali motivazioni,
e se un Dio non c'è, allora alla casualità non vi sono spiegazioni.
Nello scrigno sei tu il gioiello
la tua perla brilla!
Sgrana palpiti canori
tra i raggi stendi i larghi veli.
È il canto del sole !
E tu in qualche angolo del mondo esisti :
vesti bizzarre maschere ,
sulla sabbia ,vicina ad albe chiare.
Sei nel bulbo d’ogni fiore!
Nel dubbio di una scena stimoli voglie,
lì, il gioioso giorno libra ,
appari radiosa tra i sacri lari ;
sei tu dunque la dea del focolare .
È nel prezioso canto la tua voce
il suono del mio vento ottieni,
sulle tue labbra c’è l’aria che respiro.
È nell’assurdo che spendo la mia vita;
io il rude ,voglio la dolce fata!
Voglio il sol che ride,
voglio te ….
la tempesta nei miei risvegli.
Ciao !
Dove sei?
che portava l’azzurro
il mare che donava
serenità blu
il fiore che cresceva
silenzioso nel giardino
la luna che pur lontana
illuminava e schiariva
il caldo che copriva spalle
nei giorni umidi
la strada da seguire
e percorrere
per questo non smetterò mai
di ringraziarVi
ci rivediamo
quando anch’io
sarò aria e terra
leggerezza e pace
e vi stringerò
ancora una volta
A due disgrazie di distanza,
nel concavo di un vecchio cassetto
ho trovato il tuo papillon, quello démodé;
e ho respirato attraverso la sua trama,
la speziata eco di quelle tre parole
che tu non mi hai mai detto.
Ed era già sinistramente famoso,
quel tuo segreto angolo di vita.
Un’estate troppo breve,
un’ossessione mai consumata,
un colore che è stato capace di vibrare
e di annichilire i contorni della mia conoscenza.
Ma adesso ci siamo, è la maturità questa,
la libertà di cui io mi sentivo il vate
che si abbandona all’eternità,
al suo ultimo viaggio:
alla pace che infine sovviene
con la rassicurante vista del tiretto.












