Ho un foglio bianco
tra le dita
e un pensiero
annodato al cuore.
Scrivo di te
e il fiato si appende ai vetri
mia è la voce del fiume,
mia è la voce del mare.
Forse è solo fantasia!
Fantasia che indugia abbandono
non avrà più voce,
sarà muta e soffice
come la neve!
e precipitata in fretta
nella notte dei perché.
Livori di fughe
da una strada disumana,
ematomi disegnati
con la geometrica precisione
dei macellai in divisa o in toga,
macchiati da infami
presunzioni d'innocenza.
L'unica innocenza
è quella dei tuoi occhi,
sperduti tra i gironi dell'inferno terrestre.
Ma il tuo sguardo
sarà quello della luna,
del sole e di tutti gli astri
coperti di vergogna,
sguardo delle anime libere
che nessuna morte o gabbia
potrà mai oscurare.
Vorrebbe confessare
il tormento che si porta
appresso, rivestendo
stradine più buie
evitandole quando
la terra borbotta
inventandosi la notte
preferita, e respirarla
con umide labbra
in piena libertà
pensando che non temono
un'insolita onda
nell'amore negato
In settembre al mattino ed al tramonto,
col sole alto ed anche verso sera,
due uccellini apron l’ali al mondo;
siamo in autunno, ma pare primavera.
Quei colibrì chiamati Gaia ed Elsa,
ai lor fattori abbelliscono l’ostello
col dolce viso e pur con lo stornello;
per i canuti avi la novella è eccelsa.
Germinati, così, i due attesi fiori,
delle giovani mamme dal soave aspetto
gioiscono gli occhi e i loro cuori,
mentre il tempo consolida l’affetto.
La Vita mi distacca e lascia spazio
a chi già, novello, mi si alterna.
Di gioie e di affanni io sono sazio,
il sole or cede il passo alla lanterna.
in occasione della nascita, quasi contemporanea, delle nipotine Elsa e Gaia: la prima, figlia di Giorgio e Vega, a Valencia e la seconda, figlia di Marcello e Marilena, a Milano.
entrasti dalla fessura della persiana
a cavallo del raggio della luna
avevi occhi infiniti e
capelli d'oro lunghi sulle spalle
vestita di seta bianca
hai camminato verso di me
ed io fermo
ho contemplato il tuo
amarmi
all'alba non ti ho vista
se non in quel ricordo
perpetuo della notte passata
Francesca
l’odore d’umidità
e la sera
non si mangia più
sotto il pergolato.
Quasi tutti inariditi i fiori,
upupe e rigogoli stanno partendo.
E le vigne alternano
uno spento verde gasolio
al giallo ocra.
I gelsi sono tuttora verdi,
come pure i susini e i carpini.
Giorni uggiosi,
sensibilmente più corti.
Il cielo, al mattino,
è ancora quasi notturno
e grava con i suoi
grigi plumbei
sulla pianura.
Nella valle gli alberi s’interrompono
e un ramo di lago dal costone,
superando la linea d’ombra,
sembra fiammeggiare dolcemente
come sarmento
in un fuoco rovente.
La luce vaporosa dell’alba
ha perso il riflesso estivo
della caligine
e danza, irrequieta,
sul bordo della collina.
Nell’aria
profumi di mosti
e di menta.
Non c’è combustione in questa fiamma,
anche se l’amaranto pallido della mia dichiarazione
rivela la sua natura fisica, come un plasma freddo.
Già dal gelido buco della caverna di Zhoukoudian,
mentre per primo controllavo il fuoco, circa 400.000 anni fa,
non fuoriuscivano calore e biossido, ma tanto, troppo amore.
Così, ancora oggi, mi muovo e mi torco in forma di aurora:
e sono una saetta, la folgore, sono il tuono e sono il lampo,
sono il fulmine, sono il segno evidente dell’antimateria.
Inclini all’eterno, predisposti al per sempre,
bruciamo in una dimensione che quasi non si vede;
e costretti sulle ginocchia, rassegnati allo scambio termico,
lampeggeremo perpetuamente, più o meno ogni dieci secondi.
C’è un suono simile a un sibilo, ad un fischio lontano,
che porta il pensiero da un orizzonte all’altro,
dal giallo verdognolo al rosso sangue:
è l’eco del mio primo “ti amo”.
Lo senti ancora, piccola mia?
Come un lampo
hai sposato la mia notte
e sei giunto boato!
Ora scalza
muovo i passi dentro al mio cuore
e ad una conchiglia
darò tutto il frastuono del mare,
le correnti dei venti
e la rugiada delle margherite.
Rimangono parole scivolate
nel silenzio del mattino
fluttuanti e leggere.
*
Mi mancherai lo so,
mi mancherai!
lungo la strada,
il suo muto sguardo
verso direzioni
sconisciute ai passanti.
Lessi la sua storia
di strati che vanno
verso il mare,
la calcedine,
verso la dissolvenza
di occhi, di cuori,
di croci e di attimi
fissati nell'universo
che si contorce
come un feto in espansione.
Per oggi calmiamo gli ardori
Dettati da forti passioni
Dai dubbi su nostre impressioni
Oppure dai nostri dolori,
Dai voli con la fantasia
Da lacrime colme d’amore
Da scritti aspettati per ore
Invocando la nostra poesia.
Per oggi un pensiero sincero
Volgiamo in silenzio al passato
A tutto quel bene che è stato
Il nostro ricordo più vero.
Preghiamo umilmente per loro
Che ci hanno donato la vita
Per tutta la folla infinita
Dei piccoli angeli d’oro
Preghiamo per tutti i defunti
Che tutto l’amore ci han dato
E un grazie diciamo accorato
Se adesso fin qui siamo giunti
Ero fermo fuori dalla serra
in un convulso viavai di ramaglia,
ebbene, col tipico muto silenzio di mantello
quello, ad essermi già conosciuto!
Freschezza di realtà di un giorno lontano
cavalcando le foglie cadute -
ebbene, uno o due nomi fecero confusione
a turno, sulle mie labbra.
delle mani e del passo
nel solco d’umane paure.
Siete vivi dentro il mio cuore
pulsando sangue ed emozione
nel ritmo di un’anima sempre più sola.
Vi piango in silenzio
piegandomi al tempo
che vuole oscurare le vostre parole.
Ed io non commemoro un corpo appassito
non m’inginocchio alle ossa
non prego una tomba rinchiusa nel marmo
non alimento formiche coi fiori e col pianto.
Io vi tengo vivi ogni giorno
vi ho sepolto dentro il mio corpo
e per ognuno di voi ho acceso un lumino
grande quanto una stella
se riuscite a guardarmi negli occhi
potete vedere mille e più luci
che fanno breccia in questa notte immaginata
mi aspetta e mi chiama
sfidando il mio coraggio;
sogghigna all’alba la strega
ed io non ho speranza.
trapunta di stelle,
nè ricamo di voci.
Aveva amato il mare
i passi fragili
gli attimi increspati
e annodate le vele al suo petto .
Ora è pioggia continua che cade,
è ombra che copre
è cornice a questo spicchio di luna.
E' sera ai miei occhi!







