Alcuni dicono che certa gente alzi i polveroni
solo perché nella polvere può saccheggiare indisturbata.
Ti saccheggia sul serio, ti deruba.
La polvere copre i bassorilievi sui vasi
e la spedizione archeologica finisce lì.
10 luglio 2012, è finita.
Sono finite tutte le mortificazioni,
gli snobbismi, gli abusi, le menzogne.
Domani non saprai cosa fare, con chi uscire,
come fregare il tempo; tutto sarà vuoto.
Ti perderai i compleanni di quelle vecchie compagnie,
sarai sola a Natale e a capodanno.
Ti sei spostata dal baratro della fogna
e alla fine l'hai alzato tu il polverone
e in quel casino te ne sei andata.
Alcuni dicono che la vendetta vada servita su vassoi freddi
e poi la mettono nel forno a microonde il giorno dopo.
Io ho fatto così a mio tempo: alcuni battevano colpi a vuoto,
altri piangevano colpiti nell'intimo,
uno doveva stare zitto perché sapevo dove teneva i ballini.
Tutto quel marcio li aveva resi delle bestie
e stavo diventando una bestia anch'io.
Dopotutto la tua coscienza è ancora incazzata con te
perché tutto questo l'hai fatto solo ora.
All'inizio non si erano ancora montati sui marciapiedi,
ma la città li aveva messi gli uni contro gli altri.
E' ancora un circolo vizioso in cui tutti se le dicono
e poi si scambiano la merce come figurine.
Ci ridi sopra, tanto non hai un cazzo da fare adesso.
Alla fine il sorriso dei poveri è fatto di botox.
Non avevi più intenzione di tradirti, snaturarti,
dovevi recuperarti da qualche parte.
Avresti viaggiato volentieri ma non si chiudevano le valigie.
Ora, stranamente, si chiudono.
Lo zero è un numero incontaminato nella combinazione
e ci puoi infilare dentro di tutto.
Avevi venduto te stessa per un costume
ma, fortunatamente, era ancora in garanzia
e così l'hai ridato indietro.
Ora ti appartieni. Hai raccolto da terra la dignità,
te ne sei andata perché al posto dei bracciali
indossavi mille ragioni. Ti sei data al valore
e per una volta sei sfuggita alla torre di controllo.
Ora voli, anche se alla cieca.
Sei decollata alzando un polverone.
Ora ci possono atterrare altri cretini su quella pista.
Se fosse semplice odiarti
cosi come si odia il mare d'inverno,
mutare come una bianca schiuma
e agitarti con le parole del vento,
tacere l'assenza di un raggio di sole
e allontanare le carezze
infrangendoti contro gli scogli .
In un eterno istante
sigillare le mie labbra
e scrollarti di dosso
cosi, come si scrolla la polvere del tempo
e le sue emozioni.
Dovremmo essere in grado
di toccare il cielo
e accarezzare ogni pallido sole
per abbracciarlo e farlo splendere
cosi tanto da spegnere ogni violenza
dovremmo essere
Madre e Padre
e cantori dei valori umani
progenie amabile della concordia
e cullare ogni filo d’erba
dovremmo smarrirci
in ogni sguardo
sia esso bianco, nero o giallo
essere neve che accarezza
non pioggia che percuote
dovremmo muoverci
tra le immagini
ruotando tra i colori dell’arcobaleno
urlando al vento amore e pace
giacché ogni uomo è nostro fratello
Sottomesso a quale fede
Invochi il perdono e la salvezza?
Chi sancisce il peccato e la vergogna?
Chi delinea la libertà del tuo pensiero?
Chi consola la tua uguaglianza al rango?
Chi sovrasta la vanità del tuo sesso?
Il tuo simile forse?
O la negligenza del tuo canto?
una dolcezza dentro il cuore
è come se suonassero violini
e come se la luna si avvicini
attratta dal calore del suo sole,
nell’anima ti scoppia lo splendore
e vai verso orizzonti indefiniti
perché ti senti libero e felice
avvolto dal suo tiepido calore.
Sul punto dove convergono
per combinarsi ancora in mare,
le linee storte del profilo del cielo
e quelle al limite del tuo orizzonte
(la casa dove dorme la poesia),
nascono figli stravaganti e liberi;
piccoli segni incomprensibili.
Parole: mattoni del linguaggio
che da solo ti ha imprigionata,
costretta in un labirinto stregato.
Io sono nato li, dove il pensiero
si insinua per cercar respiro;
o per morire afono, non detto.
La mia vita è nero appiccicoso
su sfondo color cellulosa:
rivi di inchiostri che seccano.
E se sarà su un foglio blu
o sulla punta della lingua,
è cosa sottile per te
come il tratto
della penna.
io sono quel che ho preso
dai giorni e dalle stanze
dal vino e dalle rose
Qualche viso forse lo ricordo ancora
qualche brindisi lo faccio ancora con un bicchiere troppo pieno
se tornassi in tutti i posti del mio cuore
quante volte potrei dire
a chi mi ha dato un po´ di sé
tu sei parte di me...
ed io per te...?
Ci sono infiniti modi
per amare:
il più difficile è odiare.
Così mio dolce amore
cercherò di volare
oltre l’indifferenza
di queste nubi autunnali
per incontrarti solitaria nei vicoli bui
della tua disperazione,
con la compassione di un santo
ti caverò i tuoi occhi
ormai assenti dalla mia vita,
ti inciderò il cuore
con frasi di amante distratto,
taglierò le tue mani
sfuggenti alle mie carezze
e dissolverò il tuo io
nelle fiamme
di una passione
che brucia eterna.
o fratello lontano.
Tu combatti da prode,
non pensando alla frode
di chi resta a godere,
pur restando a sedere,
sole e frescura
della bella natura.
Tu hai reso un servigio
per evitare un litigio.
Ma i ladri che fanno?
All'estero vanno...
non per lavoro,
ma a celare il tesoro,
che tu hai sudato
per volere del fato.
La delinquenza dilaga,
la droga è una maga,
che uccide da anni
sul fiore degli anni.
La giustizia è morta,
l'Italia è una torta
divisi in partiti,
che son disuniti.
Il giovane suda,
chiedendo un lavoro,
suo sol rincoro
il bacio di Giuda.
La corruzione è onnipresente,
i valori sono morti e sepolti,
l'indegnità è la virtù emergente
in questa società piena di stolti.
Irresponsabili siamo
ed, incoscienti, insozziamo
con luride gesta
dell'Italia la vesta.
Ti erigo una statua,
fratello e signore,
mio segno di mutua
ricompensa d'amore.
È sempre più brutta ogni giorno di più
Non fa più guardare giornali o tivù
Che senti nell’anima come finita
La gioia di vivere sempre tradita
Da furbi assassini che stanno lassù
Ove il mondo non guardano come quaggiù
Si vive e si muore in eterna sconfitta.
La vita si sta consumando nel nulla
Tristissima vuota nel mare dell’io
Perché dalla grotta dov’era la culla
Vogliamo estraniarci seguendo un pendio
Che porta alla strada divelta e fasulla
Lontano da ciò ch’è l’amore di Dio.
e ogni fessura visibile
ferisce la carne dell’anima.
In sintonia con la sonnolenza
la brezza incerta della sera
mi porta suoni sbiaditi.
Il tedio che patisco
s’adatta come un abito
che non graffia la ferita
e l’ubriacatura del non essere
riscalda la superficie stagnante dei sensi
come una sorta di torpore assolato.
Nella fluida futilità dell’esistenza
sentieri del sogno incantato
mi conducono in verdeggianti radure.
E poi ci sono i ricordi
che assaporo ...
quelli fermi sulla bocca ,
quelli che lasciano dolcezza,
quelli che non dimentico.
Hanno il colore delle nuove foglie,
delle rose rosse e in quel profumo
trattengo la carezza.
Rivedo le mie trecce
sciolte dal sale
mentre il mare mi allontana.
Assaporo gli occhi
di mia madre
e il pianto d'una Primavera arresa
al suo sorriso.
Appesa una preghiera
ancora mi parla di lei...
Che n'è stato della tassa sulla candela?
Mi ritrovo fra queste eterne lucine
(allora c'erano davvero degli scatoloni!)
e i negozi aperti, la nuova pizzeria scoperta.
C'è il vestito nuovo sottovuoto
da indossare sulla torretta rossa
mentre mi sfido a contare le macchine gialle.
Da molto non vedevo la città.
Sotto l'arco non si patisce il freddo.
E' una forma di pinguedine anche questa:
ma non ingrassa più il ramen dei distributori.
La fame dorme beata a pancia piena.
Passa la voglia di andare a quella cena
realizzandoli davvero altrove stavolta.
Quel poveretto non pagherà quella candela
che si consumerà prima del verdetto morale.
il primo fiore
l’aria profumava
colorando il cielo d’azzurro.
Primavera di ricordi
di un caldo pomeriggio di marzo,
fu lì che io diedi a lei
il primo bacio.
I nuovi fiori
stavan già nascendo,
le farfalle ci osservarono
innamorate…
« I got to keep movin', blues falling down like hail. And the day keeps on worryin' me... there's a hell hound on my trail. » Cit. Robert Johnson
È da una prospettiva strana e scomoda
che si può vedere il Meschacebè,
il padre delle acque, poveretto,
che alla fine giunge al mare.
Ma è da qui, si sa, che si può udire
l’inganno della fine della vita,
in un intervallo di quinta diminuita,
nel paradosso del tritono,
nella ascesa e nella discesa,
nei 3800 chilometri di magia nera
che portano il fiume al delta.
E sono blue notes, queste vostre,
che prima scompaiono per poi riapparire:
sono la voce di un pianto straziante,
sono la disperazione della notte
e la tristezza che trionfa sulla fede.
Così, voi che avete detto addio alla goffaggine,
voi che avete davvero conosciuto il Diavolo
e che siete stati mirabili e oscuri,
mostrate anche a me l’ombra di Ike,
l’espressività che lascia allibiti!
Aiutatemi a vendere l’anima,
aiutatemi a suonare poesia stonata
come nessun altro al mondo,
come un’orchestra intera:
perché io sì, so essere struggente.
E decisamente bluesy.






