Sono solo stanotte col mio io
Dentro me, solo con me, intorno a me,
Senza chiedermi un minimo di se
O di un ma che mi avvolga nell’oblio;
Sono solo nella stanza del dolore
Dentro un cuore che rifiuta la speranza
Di capire come mai la costanza
Non ha senso e si trastulla nel torpore,
Sono solo nella notte autunnale
Con i rami tutti spogli e scheletriti
Che rimpiangono tristissimi ed afflitti
Fluorescenze del periodo natale,
Sono solo col mio io disperato
Che non ha capito nulla della vita
Di feconda gioia vera distribuita
Alle genti universali del creato,
E mi trovo tristemente sempre solo
Senza amore, senza fervida passione
Come un passero che perde l’occasione
Di spiccare finalmente il primo volo.
Dentro me, solo con me, intorno a me,
Senza chiedermi un minimo di se
O di un ma che mi avvolga nell’oblio;
Sono solo nella stanza del dolore
Dentro un cuore che rifiuta la speranza
Di capire come mai la costanza
Non ha senso e si trastulla nel torpore,
Sono solo nella notte autunnale
Con i rami tutti spogli e scheletriti
Che rimpiangono tristissimi ed afflitti
Fluorescenze del periodo natale,
Sono solo col mio io disperato
Che non ha capito nulla della vita
Di feconda gioia vera distribuita
Alle genti universali del creato,
E mi trovo tristemente sempre solo
Senza amore, senza fervida passione
Come un passero che perde l’occasione
Di spiccare finalmente il primo volo.
13 commenti
Non si può nella vita più sbagliare
Come uomini o donne nella carne
Non si può perché poi bisogna dare
Spiegazioni a chi invece deve darne
E a turno siamo giudici severi
Inflessibili e giusti quando a farne
Sono gli altri con le spese nei sentieri
Che percorrono le strade dissestate
Della vita e dei giorni sempre neri;
Siamo povere esistenze disgraziate
Che non valgono un centesimo di niente
Inondate capovolte ed allagate
Da un rigagnolo che alfine mai non mente
Ma cerchiamo come capro espiatorio
Un qualcuno che sembrava intelligente
Da ammazzare condannare al purgatorio
O all’inferno senza tema di smentita
Senza prima passare all’oratorio.
Lo vogliamo scorticare con le dita
Senza un minimo di sana tolleranza
E vogliamo la natura concepita
Come un bimbo che fa nanna in una stanza
Senza lacrime e neanche senza un dono
Come fosse nelle nasse la mattanza
Come tutti che da belve sopra un trono
Giudichiamo senza cuore tutti gli altri
Perché ormai siamo ingrati del perdono.
Come uomini o donne nella carne
Non si può perché poi bisogna dare
Spiegazioni a chi invece deve darne
E a turno siamo giudici severi
Inflessibili e giusti quando a farne
Sono gli altri con le spese nei sentieri
Che percorrono le strade dissestate
Della vita e dei giorni sempre neri;
Siamo povere esistenze disgraziate
Che non valgono un centesimo di niente
Inondate capovolte ed allagate
Da un rigagnolo che alfine mai non mente
Ma cerchiamo come capro espiatorio
Un qualcuno che sembrava intelligente
Da ammazzare condannare al purgatorio
O all’inferno senza tema di smentita
Senza prima passare all’oratorio.
Lo vogliamo scorticare con le dita
Senza un minimo di sana tolleranza
E vogliamo la natura concepita
Come un bimbo che fa nanna in una stanza
Senza lacrime e neanche senza un dono
Come fosse nelle nasse la mattanza
Come tutti che da belve sopra un trono
Giudichiamo senza cuore tutti gli altri
Perché ormai siamo ingrati del perdono.
Ho scelto il silenzio
e riempito la mente di ricordi
di quelle voci a me care
dei volti che mi sorridono
dipinti sui muri
e insabbiati nei cassetti
Ho scelto di fermarmi
di non scalare più montagne
fatte di tremule parole
di sentire ancora freddo
e farmi riscaldare
dalle vostre braccia
Ho scelto per un attimo
di correre con la fantasia
mutare le storie dei sogni in realtà
ricamando sulla speranza
che un dì stringerete le mie mani
come facevate da bambini
e riempito la mente di ricordi
di quelle voci a me care
dei volti che mi sorridono
dipinti sui muri
e insabbiati nei cassetti
Ho scelto di fermarmi
di non scalare più montagne
fatte di tremule parole
di sentire ancora freddo
e farmi riscaldare
dalle vostre braccia
Ho scelto per un attimo
di correre con la fantasia
mutare le storie dei sogni in realtà
ricamando sulla speranza
che un dì stringerete le mie mani
come facevate da bambini
«Quando vidi i fanti della Brigata Sassari ebbi l'impulso di inginocchiarmi. La Nazione ha contratto un debito di riconoscenza per i sacrifici ed il valore dei Sardi in guerra, e questo debito pagherà». Cit.
Ahhh la peculiarità! Sardegna mia;
certo Tu ne sei il bell’esempio.
Tu sei come il cono tronco del nuraghe,
da dove si può ancora sorridere dei miei affanni.
Tu sei come una berrìtta lunga e nera, lo sai?
Come quella mastruca di pelle di agnello,
che è la tua vestigia, quella del ribelle.
Sei come il canto della Sibilla tu,
che parla solo ai suoi figli:
del Giorno del Giudizio,
della Ricompensa.
E cosa posso mai fare io,
da questo mio misero anfratto?
da questo borgo che piange nel mare?
se non essere il nord magnetico della bussola.
Non hanno tempo, qui dalle mie parti,
di accompagnare i miei sogni
col suono delle launeddas:
ed io mi annoio a domare onde e pensieri,
ad immaginar la tua forma
al di là de La Corse.
Voglio anch’io andar per feste,
voglio anch’io l’abbardente e il villacidro,
le tue variegate espressioni musicali
e le tue singolarità campestri:
così da poter restar vivo,
come la pietra,
nella memoria storica
di una patria che si può amare.
Ho un foglio bianco tra le mani
e centinaia sono i pensieri
che si spogliano al silenzio del mattino.
Ma è l'Autunno a scrivere i miei versi
d'inchiostro indelebile e senza rimorsi.
Cosi scrivo di te... e mi commuove
quel brandello di cielo azzurro
che spicca beffardo dai vetri
anche se fuori piove, mi ricorda:
che "dopo la pioggia c'è sempre il sole!"
D'attesa e preghiera
sono stati gli ultimi giorni
accanto al lacrimar dei vetri
dall'azzurro nascosto
per poter rivedere, quanto fuori
schiarire
ripartire
nei soliti paesaggi abituati alla vita
inzuppati d'autunno
avi di altri
Spiove
una naufraga farfalla
trova riparo sulla bouganville legnosa
intrecciata al balcone
dove con gli occhi al cielo
ho sospirato
e terminato
il vedere.
sono stati gli ultimi giorni
accanto al lacrimar dei vetri
dall'azzurro nascosto
per poter rivedere, quanto fuori
schiarire
ripartire
nei soliti paesaggi abituati alla vita
inzuppati d'autunno
avi di altri
Spiove
una naufraga farfalla
trova riparo sulla bouganville legnosa
intrecciata al balcone
dove con gli occhi al cielo
ho sospirato
e terminato
il vedere.
Sei tornata,
come torna a fine maggio
la rondine
e muta il paesaggio.
E come squarcia il sole
le nubi
e scioglie le grigiastre nevi,
così su di me agisce
amore
e rompe della cupa tristezza
i veli.
Ripartirai,
come segue l'intimo desio
la rondine
e con largo cerchio dice addio.
E quando con ratto volo scompare
all'orizzonte
che denso di nubi già mi sovrasta
il cuore
in me certezza nasce ch'affrontare
dovrò da solo il fato
e senza amore!
come torna a fine maggio
la rondine
e muta il paesaggio.
E come squarcia il sole
le nubi
e scioglie le grigiastre nevi,
così su di me agisce
amore
e rompe della cupa tristezza
i veli.
Ripartirai,
come segue l'intimo desio
la rondine
e con largo cerchio dice addio.
E quando con ratto volo scompare
all'orizzonte
che denso di nubi già mi sovrasta
il cuore
in me certezza nasce ch'affrontare
dovrò da solo il fato
e senza amore!
Molto è già molto,
ma è in verità una sola p o e s i a
quella di una sconosciuta
sedicesima nuvola
che non ho contato per davvero
un presagio di piova diretta all'ovest
attimo degli attimi
e composizione senza ipocrisia, di vapore
che mi allatta senza amore
di grigio sono il suo piccolo,
un albero questa madre
ondulante
verso il buio.
Oggi sono così,
ne carne ne pesce
ne sole ne luna
ne grigio ne azzurro
ne monte ne abisso.
Mi sento un prefisso
che ha perso il suo numero,
un’alga dispersa
in alta montagna,
non sono in campagna
non sono in un bosco
non sono in un chiostro
intento a pregare,
non so cosa fare
son perso nel nulla
mi sento una culla
a cui manca il bambino.
Così dal mattino
son qui ad aspettare
che passi o che venga
qualcosa da fare,
mi sento sperduto
perché le tue braccia
non mi hanno voluto.
ne carne ne pesce
ne sole ne luna
ne grigio ne azzurro
ne monte ne abisso.
Mi sento un prefisso
che ha perso il suo numero,
un’alga dispersa
in alta montagna,
non sono in campagna
non sono in un bosco
non sono in un chiostro
intento a pregare,
non so cosa fare
son perso nel nulla
mi sento una culla
a cui manca il bambino.
Così dal mattino
son qui ad aspettare
che passi o che venga
qualcosa da fare,
mi sento sperduto
perché le tue braccia
non mi hanno voluto.
Sono stato nel mondo
sono stato nella fantasia
dentro la vita
sono stato negli occhi
sono stato nelle labbra
dentro il pensiero
ho visto il cielo
ho visto il mare
dentro di me
ho visto l’orizzonte
ho visto l’arcobaleno
dentro l’anima
nello specchio
senza maschera
mi sono riflesso
ho raccolto frammenti
e cocci di ogni colore
me ne sono vestito
ho raccolto vento
e sole estivo
mi sono riscaldato
nello specchio
senza maschera
mi sono riflesso
sono stato nella fantasia
dentro la vita
sono stato negli occhi
sono stato nelle labbra
dentro il pensiero
ho visto il cielo
ho visto il mare
dentro di me
ho visto l’orizzonte
ho visto l’arcobaleno
dentro l’anima
nello specchio
senza maschera
mi sono riflesso
ho raccolto frammenti
e cocci di ogni colore
me ne sono vestito
ho raccolto vento
e sole estivo
mi sono riscaldato
nello specchio
senza maschera
mi sono riflesso
« Senza la musica, la vita sarebbe un errore » Cit. Friedrich Nietzsche
Con quel qualcosa di “perfetto”, solo tu,
puoi organizzare le mie parole
nel corso del tempo e nello spazio,
sistemando il suono della vita
fra i miei silenzi:
la tristezza nella felicità,
la ragione nel romanticismo,
e la tua malinconia nel mio stupore.
Ma il mio occhio di uomo che scruta,
mi dice che non può esistere
una figura senza sfondo,
e che anche quando questo non c'è,
alla fine lui si crea lo stesso.
Così, come per le cicale,
che vivono e muoiono cantando,
perché la musica non può mai
dimenticar se stessa,
anche noi artisti-non-artisti
siamo, senza saperlo, fatti di rumore:
l’espressione di un pensiero
realizzato e completo.
La negazione della solitudine,
che si nasconde nel soffio
di un alfabeto
dolcissimo.
DOVE MI PORTASTI
NON C'ERANO NUVOLE, STELLE O VIOLE
MA STRADE DI CIOCCOLATA, CILIEGIE E MORE
CHE ARRIVARONO AI PIEDI DEL CORCOVADO
CON ONDE DI ZUCCHERO E MANGO
SORVOLATE DA COLIBRI' AFFAMATI
GIA' NEL BOLLORE, TRASCINATO DALLA NOTTE
SU CORIANDOLI CALPESTATI DA BALLI CRESCENTI
SENZA SOSTA
SVENUTI SUL MANTO DI POLVERE D'ORO
SIAMO RIMASTI, A FARCI BAGNARE I CAPELLI
ANCORA AVVOLTI DA FESTONI DI FRUTTA E BIGNE'
AL RISVEGLIO, NEL TENTARE
HO RIEMPITO LE MIE BORSE A PIU' NON POSSO
RIMANDANDO OGNI PENSIERO
ALLA FINE DELLA FESTA, DELL'ALTRO MONDO.
NON C'ERANO NUVOLE, STELLE O VIOLE
MA STRADE DI CIOCCOLATA, CILIEGIE E MORE
CHE ARRIVARONO AI PIEDI DEL CORCOVADO
CON ONDE DI ZUCCHERO E MANGO
SORVOLATE DA COLIBRI' AFFAMATI
GIA' NEL BOLLORE, TRASCINATO DALLA NOTTE
SU CORIANDOLI CALPESTATI DA BALLI CRESCENTI
SENZA SOSTA
SVENUTI SUL MANTO DI POLVERE D'ORO
SIAMO RIMASTI, A FARCI BAGNARE I CAPELLI
ANCORA AVVOLTI DA FESTONI DI FRUTTA E BIGNE'
AL RISVEGLIO, NEL TENTARE
HO RIEMPITO LE MIE BORSE A PIU' NON POSSO
RIMANDANDO OGNI PENSIERO
ALLA FINE DELLA FESTA, DELL'ALTRO MONDO.
Gli occhi seguono lo sguardo
e il perdersi del giorno
fugando l'ultima luce
colta improvvisa dal crepuscolo.
Mi chiedo dove sei?
Nel riverbero di quale versi,
nel silenzio muto di quali parole,
a quali altri venti e altre aurore
affidi ora la tua voce!
"Ti amerò senza far rumore
come di notte la rugiada
sui fiori".







