Dal morboso canto amore attingo ,
parole mute vanto …
Col sogno mio inseguo l’impossibile ;
seguo te anima che in me vivi .
Ho sfoggiato tutta la mia petulanza
e ne ho cercato la ragione :
non c’è spiegazione , non c’è via di scampo ;
c’è solo splendore e meraviglia .
Tutto resta ibernato tra i ghiacciai !
Un fuoco arde e mai si spegne ,
traccia un senso illogico
ove l’impulso chiama ;
traccia un evento ,un bisogno.
Sei il mio amore impossibile !
La tenerezza fragile in un cuore indomito .
Mi basta sentirti tra i sibili del vento ;
su foglie d’autunno il pieno rigoglio .
Sono la tua preda !
Tu la mia perla muovi ogni cosa ,
nel candore dell’alba , misteriosa e bella ;
muovi me e amore traggo .
L’anno nuovo mi sorride !
Sono dolci le tue visioni candide ,
ho davanti la tua immagine e sorridi ;
mi dici ciao , tu sei la mia fantasia .
E frodo quello che non possiedo ,
come un agnello belo sui prati proibiti ,
divento angelo , il tuo servitore ;
il tenerissimo fiore che tu annusi .
Miserevole è il fato !
Mette in evidenza pretese capricciose ,
non hanno chiodi e ne catene ;
hanno solo i fiocchi bianchi dell’amore .
Hanno te , il pregio del cuor virile.
stesse stanze,
ma abbandonate
da occhi di sabbia.
Mi han lasciato qui
a riscrivere il mio viaggio,
nell'incerto "sarò",
nello sfuggente "vorrei"
del mio desiderio.
Vieni,
siediti qui accanto,
prendi la mia mano
e accompagna la mia penna.
Ho sempre pensato che ci abitasse una famiglia di contadini, guardavo quella casetta e pensavo... faranno il formaggio, la ricotta.
Tante volte ho pensato di andare a chiedere se mi facevano entrare, per assaggiare la ricotta.
Mi riportava indietro nel tempo, a quando la facevo con mia madre.
Non ho mai avuto il coraggio di avvicinarmi.
Un giorno grigio d’inverno, non ho visto il fumo uscire dai comignoli, mi son posta mille domande, mi mancavano le risposte.
Ho atteso fino al pomeriggio inoltrato, nella speranza che quei comignoli ricominciassero a emettere quell’ormai famigliare fumo bianco ma niente...
Decido di andare su in collina a vedere chi abita, a passo sostenuto arrivo su con il fiatone, vedo le luci accese, mi avvicino alla finestra, dentro delle persone con il viso cupo, triste, mi faccio coraggio busso ...
Viene ad aprirmi una ragazza giovane, con gli occhi rossi e gonfi di lacrime, saluto con una filo di voce buona sera...
Gli spiego con poche parole che ero preoccupata, visto che i comignoli non erano attivi, la ragazza inizia a piangere, mi fa segno di entrare, mi fa conoscere la madre e i suoi zii...
Comincia a parlarmi di un vecchietto, molto attaccato alla sua casa, ci aveva abitato per oltre 50 anni.
Aveva cresciuto insieme alla moglie i suoi figli, non voleva sentire parlare di lasciare quella casa in collina, la sua vita era la dentro.
Le lacrime scendono a fiumi, mi guarda e mi dice... era il mio nonnino...adesso sarà con la compagna di tutta la sua vita la nonna ...è mancata esattamente un anno fa lo stesso giorno che è mancato il mio nonnino.
"Tanto lo sappiamo com'è:
è un coglione, uno montato"
"E se avesse detto la verità?"
"Ma di che diavolo stai parlando?
Abbiamo fatto tutto il possibile"
E ora stritoliamo l'aria
in un pugno chiuso in piedi sopra il tavolo
Fare il punto della situazione
quando le situazioni non sono più le stesse
forse non è stata una buona idea
"E' come noi, fidati"
Ma intanto ci sto perdendo tempo
e il tempo nominale per i dettagli
è di qualche secondo
mentre in gran segreto
lo faccio diventare l'infinito
m'inchino ai tuoi lunari sorrisi
sussurri dei silenzi improvvisi
pane paco di un cuore nomade
l'affilato tuo tempo mi pervade
con l'odore di pelle e fiordalisi
e la poesia che sull'albero incisi
cade ai tuoi piedi come la fede
sei cosi bella da offrire magoni
come il vento che soffia a fatica
come deserto appeso ai balconi
e unicamente la tua voce amica
fa fremere le mie certe ragioni
e viva riempie l'aria di musica
la freschezza del tuo sorriso
di strada,
respiro il vento
delle tue domande
cadute nel lago,
nel lago inquieto
delle tue partenze,
mentre ti inebri di pioggia
dietro i vetri di sogni esiliati.
Respiro il tuo desiderio
di indossare ali cristalline
per fingerti farfalla
in fuga da questi mondi.
un musicale accompagnamento,
sotto la cupoletta piramidale di plexiglass,
lì, assemblate a formare una bambolina graffiata sul naso
da una viola del pensiero
che non voleva essere troppo pensata -
lì, lì, dove quasi si cade nel fosso
per capire da che parte si sta andando.
Ebbene queste righine insignificanti avranno
il potere di ritornare nel nulla
dal quale vengono tutti i fiori -
anch'io mi lascerò portare in braccio da loro
sconosciuto e trionfante,
con una marcia funebre di clarinetti meccanici,
il viola tendente all'azzurro,
in sottofondo.

Come il navigante, che solcò i mari
e tra le tempeste dominò i perigli,
che furon tanti e spesso a lui ignari,
ma un dì annegò, non avendo appigli;
così, son io, che tra delusioni vissi,
ma non mi persi tra i lor viluppi.
Oggi, stanco e con gli occhi fissi,
attendo con nostalgia gli sviluppi.
Un tentacolo pur piccolo mi strozza,
ormai il fiero destino mi sovrasta,
io mi dimeno, ma non ho più forza
e della mia vita il fumo sol mi resta.
Di che Natale moriremo
spina, stella, veleno
Quale Dio scenderà sulla terra
luce, cuore, sostanza
Ho visto Angeli strisciare nella melma
Santi elemosinare una carezza
Ho visto città addobbate a festa
e lacrime condensate
sui vetri della mia finestra
Ho sentito spari di campane
urla di bambini sulle strade
malati di gioia e d'amore
e vecchi seduti ad aspettare
il Do minore, l'alba, il candore
E' forse questa la magia del Natale?
E' questa l'atmosfera
il caldo, la gioia, la nenia?
Se oggi il cielo si colorerà di rosa
questo nero che offusca il mio cuore
volerà oltre l'immaginario
e sarà un altro scenario
dipinto nell'anima di chi crede ancora.










