Guarda i miei occhi
senza tempo.
Come l'amore
gridato
al mondo,
perche' dentro di essi
ti perderai
e allora
vorrai amarmi
e sentire
la tenerezza
la passione.
Guardami adesso
ascolta le mie parole,
in loro vedrai
cio' che ogni uomo desidera.
Il piacere
il brivido.
Anche se lontano
le mie mani ti sfioreranno.
La lontananza tua amica
adesso,
io,
saro' per sempre con te.
Amico di un tempo cosi' recente,
vissuto con tutta l'intesita' di un passato.
Ti voglio bene
Non esiste il paradiso
ma,
esiste il cielo.
Perche' non volare con la fantasia
e viaggiare
in questo azzurro mondo.
Non ho varcato la soglia
non esiste barriera.
Ho camminato
accarezzando le nuvole,
stanca
mi sono seduta
davanti al libro del destino,
dove solo pochi
possono guadare.
Pagine bianche
accenni di inchiostro,
ruvide tracce
di chi e' passato per quella strada.
Pagine senza parole.
E' questo il cielo.
Un libro bianco
dove le parole ci sono
senza bisogno di scriverle.
Tra poco finisce anche questo tempo
con qualche coda di ruggine e bellezza
Qualcuno già saluta con la mano alzata
salendo sul treno che sa di ritorno
ma fischia l’oltre e il dopo
Corrono perfino gli alberi, tutti bianchi
con le folate dello stesso verso
Tu conosci un segreto e come si dissolve ?
No, i segreti girano come curve
ci fanno sorridere nel buio
E il cielo è pieno di segni quando è nudo
intoccabile angelo che alita
dietro la nuca
metto la maiuscola iniziale oppure no,
no, no, deve esprimere
un frettoloso passaggio di cipria stellare
difficile da vedere a occhio nudo,
non si sa se un viaggio,
in direzioni di severità, o con gesto di semina.
Siamo del vino versato sulla tovaglia
da un pianetastro disattento
o solo un fruscio, l'ultimo tratto lo
strascico-fradiciume di una casualità, la
vita che gira l'angolo di un vicolo verde, -
oh sì sembrava un'ebbrezza,
che va a chiudersi in una porticina.
tele sui dei piedistalli
alcune iniziate e lasciate a metà,
come i tuoi giorni
altre imbrattate, come i tuoi ricordi
Tante finite
in fondo a destra
la firma strana, scherzo
dell'anima,
come tutti gli artisti.
Tu sei diverso,
freddo, scostante, isolato
come un eremita
volgi lo sguardo
al vuoto.
Non hai cuore
dici che te lo ha
strappato la vita,
le sofferenze
ti hanno indurito.
Le tue opere
trasmettono l’agonia
della tua vita
che tutto d’un tratto
diviene di dominio pubblico.
Gli artisti
sono cosi,
destinati
a rimanere soli
per una breve eternità.
E' arrivato il giorno
davanti a me
il tuo viso di donna
pieno di ombre
eppure cosi' vivo.
Avrei voluto che il calore
sciogliese il gelo
del tuo cuore,
stringerti
e non farti sentire piu'sola.
Il tuo essere donna
quella gioia nascosta
sempre pronta a rivivere.
Le tue ombre
amica mia
sono una sconfitta,
per chi come me
impotente
ti guarda
e vede il tuo viso
appassire senza carezze, amore...
Come il tuo dolce cuore merita
e che questa ingrata vita ti priva.
Sei il germe della vita
dolce tenero fiore
di un'amica.
con gli occhi pieni di nostalgia
dietro ad un lume acceso.
Sai di crepuscolo e d'inchiostro
sigillato su un foglio infinito
a Dicembre.
Ti tengo cosi,
steso come si tiene il cielo,
rubando le stelle
posso intuire i tuoi pensieri
e raccogliere i bagliori
distratti e caduti
dove cade la neve.
le persone hanno gli abiti tirati sù
per cogliere i primi raggi
Donne pallide in viso
con gli ombrellini
bambini che giocano a riva
con enormi castelli di sabbia
un po'instabili
e la fatalità del momento
come se questi istanti
non potranno avere seguito
Il mare ancora scuro
un Sole a squarciare le nubi
dipinge ciò che accade
L'armonia pervade gli animi
la gioia per la nuova stagione
nell'idilio di colori e profumi
L'onda riversa
le sue perle
conchiglie pesci
ragazzini
con le gambe bianche
tentano di catturarli
l'acqua è ancora fredda
i loro tentativi sono goffi
le mamme sorridono
tutto risponde
alle aspettative
dei partecipanti
Cani che corrono giocosi
le signore stanno attente
che i loro figli non esagerino
tutto è così tranquillizzante
un lungo rifiatare
dopo gli affanni dell'inverno.
«Se gli architetti che hanno costruito Genova avessero avuto spazio, se avessero potuto abbandonarsi alla fantasia e senza ostacoli ai loro capricci, non avrebbero potuto trovare le infinite risorse e la multipla varietà di motivi, di disegni e disposizioni ai quali la facciata dei loro palazzi deve un'originalità di carattere, e che introduce in ogni anfratto l'inatteso della grandezza.»
(cit. Louis Enault)
Oggi che piove, vecchia mia,
e che l’odore del tuo mare
si fonde con quello dei fiumi,
forse potrei dormire anch’io:
fino a pomeriggio inoltrato,
soggiogato dalle vibrazioni
proprie del poeta di razza.
In balia come sempre
del tuo respiro
e della tua complessità,
potrei persino essere io
l’uomo che pensa e che riposa:
con l’orecchio a ridosso delle mura,
nel susseguirsi di botteghe buie e sporche,
nel vociare di osterie e magazzini,
di vele e catrame,
e con l’occhio rivolto ai ragazzi
dalle magliette a righe.
Sono loro i miei piccoli acrobati,
che come tante stradine intricate
in declivio su tetti di ardesia,
rimandano il cuore
al cupo silenzio del giorno dopo,
alla quiete del post disfatta.
Ma se fossi nato prima,
durante “El siglo de los Genoveses”,
potrei essere stato anche io, come te,
superbo per uomini e mura,
con i miei carruggi e le mie spianate,
i miei sagrati, le mie ville e i miei palazzi.
Se così fosse stato,
avrei incendiato la casa del Boia,
e poi cosparso le strade
di petali e fiori
per dare asilo alla povera gente.
Sono loro in realtà
il nero serpentinite, il bianco quarzo
e il rosso diaspro,
sono loro l’unico risseu carrabile,
gli unici ciottoli di cui si può
andare orgogliosi:
le mura del Malapaga
in prossimità dell’asilo notturno,
dell’opera pia del Massoero,
tra le macerie di ieri
e le troppe lapidi
di oggi.
Genova, amore,
tu mi appari
solo in sogno.
come sacerdote assiro,
emetto pensieri cuneiformi
che legano l'anima
ai tuoi modi gentili
mentre sorseggi nel giorno
l'ultimo thè
seduto sul trono della solitudine.
Cerimoniali sotteranei
di cuori anonimi.
Punto e a capo:
non mi resta
che una virgola di luce
nelle viscere di una notizia
che non inquieta nessuno.
Nelle mie impronte tracce di te.
Ogni tuo sguardo, ogni tua carezza,
ogni tua offesa, mi dà nuova forma.
Io non sono più io, eppure mi riconosco:
son di noi l'immagine composita.
Io non sono più io, eppure sono integro:
son di noi l'insieme degli elementi.
Io non sono più io, eppure ho vecchie radici:
son di noi il seme germogliato.
Nessuno di noi si dica solo,
non guardando le proprie mani.
Ciascuno di noi si dica unico,
si liberi dal desiderio
di fondersi negli altri.
--
In my hands marks of you
In my fingerprints traces of you
each glance, each caress of you,
each offence, gives me new shape.
I am not me any longer, and yet I recognize myself:
I am the image of us together.
I am not me any longer, and yet I am one:
I am the set of our elements.
I am not me any longer, and yet I have old roots:
I am our bud that has germinated.
no one of us can say he is alone,
at least not looking at his hands.
each one of us is unique
just needs to free oneself
from the desire
to melt into the others.
Senza fretta, piego il capo
e mentre si alza la tempesta
un raggio di sole
riesce ad attraversare la finestra
inondando di luce la stanza
dove ogni cosa è inermefuori dal mondo.
E sento levarsi la voglia di piangere
mentre sempre più cattivo
l’odore di muffa attacca i sensi
e si impadronisce dei pensieri
allontanando il sorgere del sole.
Niente ruota più intorno
la realtà continua a scorrere
sfuggente, astratta e come un parassita
aspetta il notturno sbocciare
per intrecciarsi, con il buio dell’anima mia.
Dietro… i ricordi.
Davanti… nessuna speranza.
Ora… l’attesa che più mi spaventa
che come un fiore appassisce
lontano dal tuo cuore.








