Dove hai lasciato i frantumi
delle tue ali
in volo dal cuore alle parole?
Per chi o cosa
accendi il sole
nella tua stanza?
Una quieta risposta
è sempre in fondo
a ogni tua domanda,
mentre ti rifugi
dietro ogni angolo dubbioso.
Questa vita segue
il percorso di una linea,
certa, stabile:
la rotta dei sospiri
celati in ogni verso.
Non mi spaventa la tristezza dei salici
o la pioggia che scende esile a marzo
lasciando scivolare giù verso gli occhi
e sul cuore addolorato miseri tormenti
non mi spaventa il sapore di salsedine
che sulla pelle sa di effimera incertezza
e fa piegare le ginocchia in preghiere
che mai saranno udite dall'astuta morte
mi spaventa la notte col suo nero cielo
che avvolge e distrugge tutti i pensieri
derubando le parole smarrite nel vento
e lacerando i petali alle rose sbocciate
mi spaventa il vuoto della solitudine
il gusto di un bacio che non sa d'amore
o serrare le palpebre e non sentire più
il tuo cuore che illumina la mia Poesia
Nel forte rapido maestoso vento
Non nelle false spiritose facce
Sta la mia pace.
Sta la mia pace nell’azzurro mare
Sta su nei monti e nel mio cantare
Sta al mio paese illuminato a giorno
Quando ritorno.
Quando ritorno alla mia terra prima
Emozionato mentre s’avvicina
Quando la guardo e in essa sta la gente
Semplicemente.
Semplicemente canta e la natura
Tutta gioisce di quell’aria pura
Lì m'innamoro e in essa mi consolo
Se resto solo.
Se resto solo e non so più che fare
Se andare avanti oppure rinunciare
Dare un addio forte e profondo
Lasciare il mondo.
Lasciare il mondo baciare la morte
Abbandonare questa triste sorte
Perché anche in essa scura e capace
Sta la mia pace.
celi le tue voglie
la paura
ti rende fragile.
Acquattato
il tuo desiderio aspetta.
Il tempo passa,
le stagioni volano.
L'amore perduto
mai vissuto,
anelato,
sognato
ormai cosi' lontano.
Guerriero senza scudo
perso nel rimpianto
di una battaglia
mai combattuta,
sei solo.
Le tue labbra
ferite dal desiderio
vivono per sempre
il ricordo
di un bacio mai avuto
e penso che il mio cielo
è il tuo stesso cielo
che sfuma, scolora e intona
nello stesso istante e
dallo stesso tessuto d'ombra
e che lento avvolge
i miei più delicati pensieri.
In un guizzo scivoli via
mi spogli l'anima e
rivesti di brivido il mio cuore.
coi cirri sparsi in quel mercato del sabato,
pensa: È solo un senso fatale.
La lampo prima giù e poi su,
forse stanno tagliando un albero.
E il cane scodinzola:
ultimamente non l'aveva più fatto.
Avrebbe puntato ben altro contro il groppone
o contro il suo amico anni fa.
Il pensiero si sparge come le felci;
cade l'uccello, si mischia al fogliame.
Il tronco marcio, il berretto in mano.
L'aria rantola i peccati sentiti altrove
e per un solo complimento
quei cirri sono arrossiti.
Che borbottare nero, come di pezzi di carbone,
in orbite indecifrabili
di mucchi di limatura
eppure un tempo l'affondare era di radici
di aranci,
le dita affusolate delle città vive o mai cantate
e salire e scendere era il pensiero dei ponti -
con gli asini carichi di spezie.

Tace la luna
preda della notte silente,
mentre le stelle danzano
sinfonie del vento
ad un passo dal tuo
sentire senza
mai arrivare.
Aprimi come un foglio
leggi tra le pagine dell’anima,
lega il mio orgoglio
nel precipizio dell’inganno
verso quel domani
che sta morendo
senza l’azzurro
che ha riempito
questo mio triste cielo.
Oltre i confini del tempo
cerco il tuo riflesso
privo di ragione .
E tutto viene dal niente,
e niente rimane senza te.
a quelle nuvole
che vedo libere viaggiare oggi nel cielo
leggere e soffici giocano con il vento
e si abbracciano con il mare.
Somiglia ad un gatto quella lassù,
no è una giraffa,
guarda ...una grande foresta!
Ed è dolce il distacco,
la fantasia.
Avvolgermi vorrei
nel blù cobalto
ma volteggio come un fiocco di neve
nel candido manto.
della tristezza.
Ho pianto lacrime
che cadendo
diventano cristalli.
Ho sorriso nel vedere
al di la' del buio
la gioia di vivere.
Ti ho chiamato speranza.
Un gioco la vita
a volte triste,
a volte ricca di gioia.
Esistere
Amare,
cio' per cui siamo nati.
Ti chiamero' speranza
anche quando non avro' piu' lacrime,
e sarai tu
a darmi la forza,
rinnovando ogni giorno
la mia gioia di vivere.
Madre della fantasia
in questa realta'.
Mi sento un ladro …
Uno che toglie il respiro a chi già muore ,
tolgo la fiamma a chi si scalda ;
la cenere negli occhi la trattiene .
Rubo il tuo amore !
Rubo la vita al mio destino ,
per fame amo ;
pesco la miserevole chimera .
Rubo aria , l’anima tua pura !
La tremebonda notte
ove la più bella scena ti si addice ;
ghermisce e gaia la gioia del mio cuore .
È incompiuto il mio melodramma !
Spero sempre ad un tuo risveglio ,
ad una tua fuga ,
da me , a baciare le mie labbra ;
Sulle tue ,bramose e belle ,
son ricolme di rugiada .
Lo rubo perché ti amo !
Perché già scorre nei fiumi ,
tra le arterie del desiderio ;
nelle viscere del grande mare .
E s’infittisce sempre più la bruma !
Come la nostra trama i fili la struttura ,
nel connubio dell’essenza
nasce la nostra fragile romanza .
Non ha epoca l’attesa !
Sarà la nostra bramosia a renderci unici ,
a sviscerare la bellezza dell’amore ;
in ogni tempo in ogni luogo ,
ovunque noi siamo , ci saremo .
la notte mi opprime
e quando viene sera
spengo gli occhi
e chiudo le persiane
lascio fuori l’altro mio io
a urlare come un cane
affamato d’amore.
Io vivo di giorno
alla luce del sole
lo so, sono poeta inusuale
la luce è la mia ispirazione
il buio invece mi uccide
e il sogno mi apre le viscere
scheggiando il mio cuore;
mi porta al ricordo del padre
sudore e bestemmie
alle carezze di una madre
tra le labbra il mio nome;
mi porta a sperare
cancellando i tramonti.
Io voglio essere figlio
di un’alba scomposta
perdermi nella luce apparente
nei fulmini e nel chiarore
di questo lungo aspettare.
Quanti ricordi
ci appartengono
quante storie vere
si mettono da parte
misurando il tempo
che brevemente
si consuma inumidendo
nostalgici occhi
fra righe ed ipocrisie
Quanti si lusingano
di riprendersi, raggiungere
il porto più vicino e accantonarlo
quando non gli va, per raggiungerne
uno superlativo, che indossa
una maschera falsa?
e lì resta intrappolato
in una rete di piante rampicanti,
radici attecchite nel profondo
Tutto il mio essere odora di stanchezza,
vorrei sdraiarmi sotto un salice piangente
addormentarmi all'ombra
della sua folta fronda, vivere nel sonno
sogni sereni come quando ero bambina
Quella bambina è ormai donna
dai canuti capelli, rughe solcano il suo viso,
ognuna di esse è una storia a se
Vissuto ha giorni lunghi ormai sfioriti come rose
che petali più non hanno ma solo spine
appuntite e pungenti ma ferite
non ricamano più sulla mia pelle
Eppure so, lo sento il sole che fa capolino
tra il grigio che mi circonda,
eppure rifioriranno un dì quelle rose rosso amore,
la stanchezza svanirà piano piano
un ascia magica mozzerà
le radici di quelle piante soffocanti
Che sia una magia o il voler di Dio
ma una piccola goccia di speranza
rimasta è nel cuore, da una goccia
puo' nascere un lago
Con le unghie mi aggrapperò
a quella speranza, nuoterò in quella goccia
per arrivare ad un nuovo mare
per osservare un nuovo cielo
più azzurri che mai ….











