« Tu, ottimo uomo, poiché sei ateniese, cittadino della Polis più grande e più famosa per sapienza e potenza, non ti vergogni di occuparti delle ricchezze, per guadagnarne il più possibile, e della fama e dell'onore, e invece non ti occupi e non ti dai pensiero della saggezza, della verità, e della tua anima, perché diventi il più possibile buona? »
(Apologia di Socrate)
Eccoci qua,
ancora una volta a casa,
nel tiepido chiuso di una stretta
che quando era sciolta e slacciata
lasciava nell’aria il sapore della cicuta.
Ti volevo salvare io, se la terra tremava,
e volevo condurti a cavallo del nespolo,
per lasciarti seguire la scia del mio sogno
e sperare con me in una pesca migliore.
Ma c’era solo miseria al di là dell’onda,
e se sia stata una sorte maligna
o la salda presa dell’ostrica,
io allora non potevo
avvertirlo;
Per me
si trattava soltanto
dell’insidia del gambero:
e meno male che c’eri tu lì,
a ricordo della mia piccolezza,
perché dopo aver visto l’ignoto,
nient’altro che te potevo
realmente bramare.
« È giunto ormai il tempo di andare, o giudici, io per morire, voi per continuare a vivere. Chi di noi vada verso una sorte migliore, è oscuro a tutti, tranne che al Dio. »
(Apologia di Socrate)

Commenti
Dirti bravissimo è davvero poco ..
Piaciuta la poesia , molto profonda e scritta egregiamente .
Non è facile costringere un contenuto dentro una forma, ma quando ci si riesce è come aver dato alla parola una casa tutta sua
Charlie