quando ridipingi l'orizzonte
di rosso acceso
e fai risplendere le nuvole
sfilacciate e disperse
in libertà.
Una libertà instancabile,
intima e arrendevole.
Il battito è disilluso
aspetto il giorno,
imploro il profumo intenso
d'un mandorlo in fiore.
E rincorro i sentieri
il passaggio irrequieto della notte
che diventa luce,
sulle mie guance
una calda promessa di sole.
Intorno a me
Il silenzio è fragile
tra me e l'infinito
c'è ancora una sottile malinconia
che tappezza i pensieri.
Non mi scompiglierà
apro le finestre e
cedo il passo ai colori,
l'aria che respiro
mi respira!
attraversa la gola del pensiero
al destare del suo fantasma
che tengo qui vicino
evitando le grida
per il suo mancare
occupando la parte
che come reliquia
non spolvero da tempo
in attesa di riannodare
le nostre parole
le nostre mani
Mi piace vivere
e sognare,
guardare l'orizzonte
immaginando il mare.
Mi piace questa terra
che da dei buoni frutti
e dormo
sognando che non ci sia
la guerra.
Mi piace respirare
l'aria pura
di queste belle montagne
veder la neve dileguarsi col sole
per poi divenire un fiume
che va finire a mare.
Mi piace questo vestito
lo tengo caro
perché è un vecchio ricordo.
E' un classico d'essere Italiano,
antico sognatore e compiacente,
un favoloso mascalzone
col cuore però assai grande
anche se tante volte
si fa fregare facilmente.
L’onda bacia impetuosa lo scoglio
e trine di spuma tinte d’arcobaleno
salgono a cercare il cielo.
Piovono negli anfratti
gocce iridescenti,
chiara è la grotta
di luce azzurrina.
Ancora l’onda si scaglia
a stremare la pietra
che piange da rughe vetuste.
Mari lontani conobbe l’onda,
da loro nacque
e quivi muore
I fili sottili della vita mi tengono
sospeso tra Terra e Cielo,
ordendo la trama, sognando
il sogno, attraverso i due mondi
volerò.
Con te come musa, Madre, creo
la sostanza dei miei sogni,
lasciando che l'artista che è in me
forgi con rispetto la mia vita.
Modello l'argilla delle esperienze
in una sacra Ciotola di Medicina,
catturando l'essenza del vivere
che canta nel profondo dell'anima.
I segreti della Creazione, Madre,
mi hanno insegnato a distruggere
le catene che mi legavano
limitando l'espressione della mia gioia.
Mi hai insegnato il travaglio che
dà la vita alle visioni interiori e le
libera come frecce d'argento che
riaccendono il fuoco della Creazione.
Nel paese sopra la collina
un grido irrompe nella notte
è di dolore,...
disperazione per una vita
che non c'è più.
Un piccolo fiore si è spento
e mai potrà godere dei colori
della vita .
Una notte di dolore
ha spaccato il cuore
lacrime ninterminabili
per un fiore che voleva vivere
per guardare il mondo
ma una notte di dolore
ha cancellato i suoi sogni.
(l'altra sera è morto un ragazzo di 20 anni di incidente non ho potuto fare a meno di scrivere due righe per lui e anche per altri giovani che sono morti come lui, nel fiore della vita)
a nuove dimensioni
da vecchi orologi a pendolo,
testimoni avidi
di secoli e storie mai concluse,
di nullità enormi
riposte nei ticchettii...
Con tutto quell'intenso vociare
nei cortili,
nei passaggi dell'anima,
prima che le ombre
dilaghino in tutte le cose...
prima che tutte le cose
dilaghino in un urlo vuoto!
Prima del vuoto osservo ancora per un attimo
il tuo sorriso e il tuo grembo,
smisurato vaso colmo
di sogni caduti da un romanzo rosa.
manca un petalo di rosa
alla tua corona oh regina
delle regine altera Sephòra
fosti impaziente ricordi?
dalla mia matita ti disegnasti
che non era ancora mattina
nove nuvole più una s'inseguivano
come conigli selvatici e tu dietro
a rincorrere ridendo la coda del tempo
io vivo nel mio tutto e poco e niente |
Il mio sogno
è riscoprire
l'autenticità
del mio Paese,
della mia gente
e darne visibilità
Leggere tra le pietre,
nei solchi più nascosti,
risalire i sentieri di un vissuto
che, comunque, mi appartiene
e farne venire fuori la vera essenza
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Vorrei avere
le braccia lunghe e forti
per abbracciare e stringere
a me
tutti i ragazzi
e i giovani del mondo.
Soffocarli non potrei,
ma, strapparli vorrei
alla morte
che sulla strada gli si offre.
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Io ho un sogno …
un grande sogno d’amore:
dei miei avi raccogliere il sudore,
quel sudore versato sulle zolle secche e dure
ora crepate dall’arsura e dall’abbandono
e che, ancora, sanno di mani incallite
dalla fatica
e di schiene curve sotto filari di vite.
Frescura e riparo offriva il casolare:
anch'esso
rudere, adesso,
da stoppie sepolto
e da rovi avvolto.
Un sogno,
un grande sogno ho nel cuore:
alla collina spenta ridare la vita
prima che estraneo ne allunghi la mano.
Un grido mi sale dal di dentro
e, poi, fuori mi muore.
Non c’è, però, alcuno che senta
che raccolga il mio dolore.
per vivere,
la voce di una donna,
soave,
la voce di una donna
come un sogno,
le note del sublime per la vita,
i sospiri del suo essere,
la dolce realtà del nostro vivere,
come il canto cristallino
della nuova primavera,
la voce di una donna
come incanto del mattino
mentre canta
al suo bambino
la sua dolce ninna nanna.
Senza colore potrei dire,
non c'era memmeno un vero bianco,
ma un albore fantastico piuttosto,
come di piedi messi piano dalla punta nel fiume gelido,
per sbaglio, oppure apposta, credendo fosse una stanca
ricompensa quella carezza che ci amerà
dei pesci.

Una scossa elettrica
un odore inconfondibile,
il tocco della tua pelle
e vita e amore.
Un tocco scatena
l’eccitazione,
la timidezza
lascia spazio all’amore.
Le bocche calde frugano,
cercando il desiderio,
si trovano,
si sfiorano.
Toccandosi
con ardore,
danno vita
ad una notte d’amore.
Troppo a lungo
attesa,
la mia,
la tua pelle.
Si unisce
intrecciandosi
in una
sola cosa.









