Ed ora
                                                                                                                  sprofondando
                                                                                                        nelle sabbie dei tuoi sguardi
                                                                                              di viola innamorata, agito tutto me stesso
                                                                                  per non soffocare abbandonato, scavando per liberarmi
                                                                per poter uscire come freccia, per farmi notare, seppur diverso, d'altro colore
                                                      sempre attaccato alle tue vesti, come il cucciolo bavoso, festoso per il ritrovar del padrone
                                     per riavere tutto quello che le arsure del tuo cuore avevano bruciato, quasi estinto e che solo l'acqua dei pianti
                        di primavera, mitigando gli unici ricordi visibili, bruciature dolorose, hanno lavato per l'ultima volta nei nostri giorni accaldati


 




 
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Profilo Autore: Valerio Foglia*   Sostenitore del Club Poetico dal 28-02-2024

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La pioggia bianca
Come un monosillabo
solo pensato
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Profilo Autore: Rita Stanzione*   Sostenitrice del Club Poetico dal 18-07-2015

Questo autore ha pubblicato 786 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

A parole si fanno belli

palidini di valori

A parole sono innocenti

fabbricanti di dolori

Ambivalenti

giochi di diplomazia

davanti amici

 poi ti insultano

quando vai via

Rincorrono il potere

stanno con te se conviene

codardi dall'anima vuota

che tanto vale vendere

disponibili a tutto

pur di non perdere .
 

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Profilo Autore: simone corrieri  

Questo autore ha pubblicato 70 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Dopo la pioggia
un sorriso sa di vento 
e quel ricordo rimasto ancora 
in piedi concerta la scena.

L'ombra risale 
ed io la traccio con le dita
la riconosco,
la sfioro,
la disperdo,
ora so dove va a morire
 la malinconia.

Intravedo
un granello di luce,
l'aroma del caffè
sulle labbra
e fuori gonfio di vento
si dipana  tra i campi
l'ultimo giorno
di Marzo.



 
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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

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Violette coraggiose! - Hai detto subito

così dopo averle viste ficcate

come un novello piccolo imbuto di latta nel muretto -

e poi da lì han cominciato a frignare

le mie cicale

tra gli alberi secchi

a ricercare spruzzati in gola

trofei di simboli.




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Profilo Autore: Alberto Automa  

Questo autore ha pubblicato 1011 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

I campanili paralleli
della Chiesa Matrice dell'Immacolata
sovrastano, quasi sentinelle,
il borgo che,
racchiuso in sé,
come dita serrate a pugno
nel palmo della mano
cede al riposo.
Lentamente,
il chiarore del giorno
sfuma nel fuoco del tramonto
e le ombre della sera,
silenziosamente,
scivolano in un abbraccio totale
che sa di quiete.





























































    

















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Profilo Autore: Giovanna Vecchio  

Questo autore ha pubblicato 66 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

 

Ti sei addormentata per sempre,

o regina dei poveri,

sull'immenso cuscino

dei tuoi malati e derelitti.

Il mondo ti piange, madre Teresa,

ti piange e di te rimpiange

l'anima nobile ed onesta,

l'anima che per gli afflitti

fu sempre la Veronica,

l'anima che oggi passa la soglia,

che ancor per noi è speme

e che fu per te certezza.

Sì grande dono

già ti fece in terra

quel grande Dio

che di te si compiacque

e ti fu guida

nell'opra suprema di bontà,

che nei secoli avrà tanta risonanza.

O madre santa, Teresa di Calcutta,

tu hai unito in unico vessillo

i credenti e dei miscredenti

hai turbato forse le lor menti,

rendendo così cattolica la fede

dei cristiani, induisti e musulmani.

O madre santa,

la ricchezza del tuo spirito

dell'universo già tocca le galassie

e di là riverbera

su questa terra misera

la fulgida luce della fede.

Mentre ti osanno, o madre,

io penso all'Uomo in croce,

alla bontà del Frate Poverello,

nonchè al Mahatma Gandhi

ed,infine, a Padre Pio.

Oggi non c'é uomo, o madre,

che non ha mesto il cuore,

ma é anche felice di pensare

che un picciol corpo se ne va,

ma la sua grande anima rimane.

Madre Teresa, il tuo natural trapasso

spinge a vivere e a donare amore

ad ogni creatura sulla terra.

Oggi sei accolta in paradiso,

dove tu vai per dire grazie a Dio,

di cui fosti fervida foriera

di fede, di speranza e carità.

Rimarrai nel ricordo delle genti,

come l'odore del profumato gelsomino;

su di te non ci sarà una pietra,

ma nei secoli sarai luce eterna.

Addio, madre Teresa, addio!
Tu sei come il Messia,

hai già raggiunto l'immortalità.

 

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Profilo Autore: Gino Ragusa Di Romano  

Questo autore ha pubblicato 82 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

E mi chiedesti se il sole rideva
alla vita quando la rosa s'apriva
al raggio intonando canti al vivente
o quando l'aria s'accoccolava adagio
nel cuore del vento
per divenire vertigine in volo.

E mi chiedesti se la luna annuiva
quando la notte mi rapiva i sogni
sotto chimere vibranti di cielo
in nidi pigolanti e disperati
appollaiati gli incubi al grido morbido e cavo.

E mi chiedesti se la poesia sapeva
ascoltare in silenzio il tempo del pianto
o l'amore maturato in radici d'ali
e se le voci spaccavano la vigna antica
scavando memorie in concerto d'ore.

E mi chiedesti se nell'infinito
o in ultimo volo d'eternità
da nutrire sotto ceneri di valzer
nudi al fragile dialogo d'anima
i pensieri s'abbracciavano al buio
come luna a specchio in mare aperto.

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Profilo Autore: Rosaria Chiariello  

Questo autore ha pubblicato 442 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

 

“Perciò il Signore riversò una pioggia da sé, non pioggia d'acqua o di rugiada ma di zolfo e di fuoco, zolfo sul fetore della lussuria, fuoco sull'ardore della libidine, affinché la pena fosse il contrappasso della colpa.”
 

In quale girone non saprei,
solo sopravvivo per quel filo di aria
che passa attraverso le effe del violino;
e dall’incredibile mondo della cassa armonica
io non posso altro che ammirare la tua delizia
Meno male che sei priva di imperfezioni tu,
e che la tua personalità è intarsio in osso
su legno antico, l’acero dei Balcani,
la sperimentazione che si fa
arrendevole maturità.
Meno male, amore mio,
perché perlomeno siamo vicini,
legati insieme da mano d’artista,
da una musica soave e ipnotica
che ci sa lasciare ammaliati:
quando vuole lei, però,
intanto che io grido
senza emettere
lieve bisbiglio,
e mi affretto
ad entrare
nella mia
ultima
orbita.

 

 

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Profilo Autore: Charlie  

Questo autore ha pubblicato 664 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
 

il gallo ci sveglia
con le solite,
suntuose affermazioni:

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Profilo Autore: Salvatore Fittipaldi  

Questo autore ha pubblicato 29 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Nel mio bicchiere verso spesso un liquore,

un pregiato elisir che ha un nome solo,

che al cuore dà gioia e mai tanto duolo,

che alle menti depresse toglie il torpore.

Quand'io nacqui una bottiglia fu aperta

da mio padre, che con voce un po' incerta,

ma sorridente, con mia madre brindò

e con gli occhi al cielo tosto esclamò:

" Alla salute di questo piccolo fiore! ".

Allorchè crebbi e maggiorenne divenni,

così mi disse con mestizia nel cuore:

" Se la tua vita fosse avara e tentenni,

bevi, o figlio, di questo dolce liquore,

della stessa sarà più tenue l'agrore ".

Io non volevo gustare quel miele,

ma un triste giorno il dolor m'assalì

e con esso in bocca il disgusto del fiele.

Allor frugai e una bottiglia apparì

di liquido piena, ma solo a metà.

Tosto l'apersi e con cura versai,

indi le labbra al bicchiere appoggiai

e ne bevvi un poco con ansietà.

Attentamente gustai la bevanda:

divino quel nettare aveva il sapore.

Mi diede gioia e tanto fervore

quella sostanza di nobile pianta.

Bevvi d'un fiato e poi bevvi ancora

non più nel calice versando il liquore,

ma la bottiglia, tracannando, svuotai.

Or bevo spesso e non smetto mai.

Vivo da ebbro, ma non sento dolore

e nei miei giorni più avari, talora,

innalzo il mio calice con devozione

al vecchio elisir, che ha nome Illusione.


 

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Profilo Autore: Gino Ragusa Di Romano  

Questo autore ha pubblicato 82 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Epilogo di te
che salutando sei andata
oltre quella porta
verso di me
hai voluto restare in silenzio
nella notte profonda
tra cristalli blu e 
vulcani spenti
epilogo di te
inizio di noi.
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Profilo Autore: fgl  

Questo autore ha pubblicato 269 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Risultati immagini per sensibilità

La tua sensibilità
è gracile come una foglia,
quando c'è un po di vento
o un forte temporale
non riesce a rimanere
attaccata al suo albero
e cade,
facendosi calpestare,
oppure sparisce chissà dove.
La tua sensibilità
vorresti tanto fosse capita
non derisa e mai calpestata.
Il forte vento della notte
ha fatto piangere il tuo cuore,
la luna anche stasera 
non s'è accesa.
La tua sensibilità 
è pura come l'aria che respiri
ed ogni respiro dell'aria
è un mare di parole
che tu dici...
Ma il vento le soffia via così forte
facendole volare lontano
spariscono in un istante
così chi dovrebbe ascoltarle,capirle,
non potrà più sentirle.
 

 
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Profilo Autore: RAFFAELLO CONCA  

Questo autore ha pubblicato 720 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

            tutto procede, come da precedenti:
oberato di niente, ho fatto il pieno di vuoto
e sono rimasto in vacatio mentis, latente,
completamente assente, tra imprevisti ed eventuali,
tutto il giorno e tutta la notte:
               sono rimasto, per quel che basta,
felice e contento, a scrutare il firmamento:

seduto a cavalcioni dei bastioni di un castello incantato:

 

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Profilo Autore: Salvatore Fittipaldi  

Questo autore ha pubblicato 29 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Leggere i tuoi occhi
è aprire un libro di storia.
Quali pensieri attraversano
ancora la tua mente
e quanti ricordi stringi
in fondo al cuore
insieme a gioie e dolore?
Figura snella,
sempre vestita
da pacchiana
per rigoroso rispetto
del tuo tempo;
curvata dalla fatica,
dagli anni indebolita,
ma non arrugginita.
La tempra forte,
lo sguardo fiero,
la volontà decisa,
di un altro tempo.
Tempo …
di desideri taciuti,
soddisfazioni gustate
in silenzio o negate
e sacrifici.
Tanti sacrifici.
Sono cento anni i tuoi,
non una parentesi,
ma uno scrigno di vita.
Come eravate eroiche le donne
nel tuo tempo:
discrete, disponibili, rassegnate;
rispettose delle regole e dei doveri;
padrone del religioso senso
della famiglia,
dei figli,
della casa,
del vicinato.
Sarebbe bello sederti accanto,
ascoltare
i tuoi racconti,
partecipare
agli altri i tuoi vissuti:
storie del tuo tempo
e di questo tempo.
Scrivere di te:
la vera Storia di una Vita.

(Nonna Caterina non è mia nonna; è la Sig.ra Caterina Vallone alla quale ho dedicato con affetto e rispetto questa poesia, scritta su pergamena, e consegnata il 10/02/2003 nel corso dei festeggiamenti per i suoi 100 anni)

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Profilo Autore: Giovanna Vecchio  

Questo autore ha pubblicato 66 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
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