Una dura settimana alle spalle lasciata,
Il risveglio fatto con lentezza,
Ci si alza pieni di stanchezza.
In casa uno stato di entropia è sovrano,
Il soqquadro regna sul divano,
Scarpe e ciabatte sparse dappertutto,
Anche il cane giace in terra distrutto.
Un raggio di sole sconosciuto ai di' feriali,
Illumina la cucina e i suoi commensali,
Assonnato sbadiglio come un leone,
Mi accingo a far una sana colazione.
Biscotti inzuppati nella tazza personale,
Arricchiscono questo momento domenicale,
Su quello stesso tavolo tra qualche ora,
Una lasagna conoscerà la sua ultima dimora.
Sonetto di endecasillabi sdruccioli a maiore in rime alternate.
I buchi tra i ricordi più s'affollano
e i numeri nei calcoli traballano,
i muscoli più lenti ormai decollano
gli umori senza logica si sballano.
I sogni che nel nero caracollano,
pensieri senza un senso s'accavallano…
timori che di dosso non si scrollano
ed urla nella mente si rimpallano.
Le lacrime copiose e occulte stillano,
dagli occhi nitidezza mi divellono,
nel cielo quindi stelle non ne brillano…
Polmoni con fatica inane espellono
i gas che dal mio corpo stanco spillano
mentre organi tra loro si repellono.
10/02/2025
Il vento spazza un ramo spezzato,
abile ma labile si invola la gazza,
spiazza una rosa coperta di neve,
impazza il pianeta senza difese
tra le ali colorate di una farfalla,
tra i petali vellutati di una viola,
negli occhi di un bimbo indifeso
delicata e tenue nasce l’emozione
fragile il profumo delle fragole,
gocce di pioggia ferite tra le tegole,
evapora una lacrima sul viso,
rinasce il sorriso tra le labbra.
su una parete di cielo scuro
la bocca più stretta
di come era al mattino
si stingeva di rosso
il tramonto sopra
il manto erboso e
forse, come sudario
di erba dal profumo
di biancospino esalava.
Cornici di faggi scheggiati
intorno a far da avamposti
per ricordi bruciati,
incendio di idee messe
al rogo, potenti furono
i colpi di porte sbattute
dal vento.
E i cardini allora cedettero
e niente fu più come prima.
Ancor presenti in me le tante assenze,
quant’è affollata questa solitudine
e rumorosa ancor la moltitudine
che popola le mie reminiscenze.
E quanto assenti sono le presenze
ch’annichilisco nella consuetudine,
d’incontri senz’amore improntitudine,
pochi arrivi, altrettante le partenze.
Deluso da ingannevoli esperienze
tra noia e sofferente irrequietudine,
fu colpevole e sorda ingratitudine
chiuder l’anima a nuove appartenenze
chiuder le orecchie ai trepidi richiami
chiudere gli occhi ai fuochi dei falò
chiuder la mente a stabili legami,
agli amor che la vita occasionò.
E ancor non è stagion di spogli rami,
di rimpianti del tempo che passò.
Cerchi di occhi che volano in cielo leggeri,
non che ti tocchi, ma sembrano fieri.
Ora che gli archi puntano ai cuori dei premi,
so che li ignori, ma sembrano tetri.
Questo è quanto e non ti fa senso,
ma nella testa lo senti e cerchi un consenso.
Questo è un manto di cui ti volgi spesso,
ma nella coscienza lo perdi, è senza rimedio.
Chi lo sa e chi non l'ha capito,
chi l'ha sentito e non l'ha custodito,
quando coricandosi avrà appoggiato l'udito,
un cerchio nel cielo si vedrà smarrito.
Non leggo i necrologi sui giornali
ma di recente ho letto sopra un muro
di un caro amico lontano nel ricordo
che, lo confesso, affisso su quel muro,
all’improvviso mi tornò vicino.
.
Sul manifesto, firmato dalla moglie,
gli amici e tutta la genia della famiglia:
si compiange il caro estinto,
tanto rimpianto, per sempre,
con tanto amore, al caro Gino,
il buon marito, lo splendido padre,
fulgido esempio, gran lavoratore.
.
Poi camminando
ridevo dentro di me per quei grassetti.
Per fortuna mi dicevo, la morte esalta,
cela mancanze, i danni e poi cancella.
.
Ma nel caso del Gino, il vecchio Corsi
si stava veramente esagerando.
.
Allora ho scritto l'epitaffio giusto:
qui giace il Corsi grande puttaniere,
disoccupato cronico, grande bevitore,
mantenuto nei vizi dalla moglie,
amante dei cavalli e delle carte,
generoso con gli amici, con le donne,
mai con i figli che non credeva suoi.
.
Nessun pensiero diverso da se stesso.
.
Nella sua vita ha perso un patrimonio,
lasciato da sua madre, gran signora
un po’ bagascia forse. Intelligente,
attenta a come si sfrutta la bellezza
con ogni uomo anche se ammogliato
che, sanno tutti, non era solo uno,
ma visto che si parla di una morta:
saggia, brava mamma, religiosa, buona.
.
Il Caro Gino,
l’uomo più indebitato del quartiere:
pago dopo, diceva, paga la Bruna!
E sua moglie pagava tornando dal lavoro.
.
Caro il mio Corsi, ci si fermava a bere,
che grandi sbornie, poi si scommetteva.
Te lo ricordi quel cavallo grigio?
E quella tipa amica di tua moglie
che è stata la tua amante per trent’anni?
.
Certo la vita te la sei goduta,
l’hai presa sempre per il verso giusto,
“tanto si muore tutti senza tasche”
la tua filosofia da quattro soldi.
.
Eppure,
leggendo su quel muro il manifesto
la dedica che ti fanno tutti in coro,
l’amore di tua moglie e dei suoi figli,
devo per forza essere d’accordo
e convenire che sei stato un giusto.
.
Se uno come te, un perdigiorno,
diventa un uomo esemplare,
un quasi santo,
degno di esser citato ai quattro venti,
hai fatto bene ad essere te stesso.
.
Magari non sarai in Paradiso!
Ti dedicheranno un bel Viale
dove la gente porta a spasso i cani
o forse una Piazza dietro un’osteria.
Entro in silenzio senza un lamento
ma una bocca che tace cela sgomento.
Cuce piano parole allentate
per poi tirarle indietro prima di esser mostrate.
Quindi la mano mi accorre in aiuto
che afferra la paura con un fare sicuro.
La impugna e la trascina come una biro
“Sono Alessandro, il piacere è mio”.
fissate dall’inchiostro più azzurro,
le fantasie in dissolvenza abietta
di già il passo cedono ai rimpianti,
a certi tuffi all’indietro
che fanno schizzi in acque differenti
magar nei mari calmi prediletti
o nei mossi, tenuti un po’ in disparte.
Gli errori ormai sedimentati
rispondono agli appelli di coscienza.
Distanti dal maturare dei miei anni,
son qui a portare il computo dei danni.
Se non commessi oppur corretti,
avrei fatto dei giri più frequenti
su quella giostra che io chiamo vita
dov’è che regolare il cuore batte.
Senza dar nulla di scontato,
se più di quanto amato avessi amato
la mia famiglia nel calore avuto,
sarei oggi un uomo io migliore.
Sorpresa fu mediterraneo volto
venirmi incontro per scoccar scintille
d’amore offerto da una donna vera.
Rimase l’ira per una donna falsa...
Per le virtù non spreco molti versi.
Son come vecchie fonti dove all’acqua
si va a fare i bagni di coraggio
per presentarci noi anime linde.
Ancora molto va cercato
tra i tasselli sparsi ma non persi,
per completare mosaici difformi
nei quali la mia vita si racconta.
avevo sempre pensato ad un nostro domani
mi dicevi sempre:
non si sa mai ,tutto è possibile.
Tutto è possibile ti rispondevo,
basta avere pazienza e mi vedevo accanto a te,
mano nella mano,
senza doverci nascondere,
senza contare i minuti,
senza averli con la premura,
senza aspettare mesi.
Tutto è possibile
basta solo sperare, e la speranza diventa realtà:
io e te uniti per sempre,
posso solo dire : peccato,
non poter godere ancora per molto
per la nostra felicità.











