Érato ch’eri Musa mia d’amore
ci sei ancora o m’hai abbandonato?
Ti cerco in queste ultime dimore
ove vivo non più da te ispirato.
E perché non si spenga il mio fervore,
a rovistare vado nel passato
muse carnali ai tempi del furore,
memore ancor di tutto quant’è stato,
ché non son più poeta incantatore
ma già sedotto ed or disincantato,
e incerto se d’amante o trovatore
è il vento che profondo m’ha cercato.
Oggi il mio vento è solo ambiguo sogno
ch'accompagna le mie fragilità
ché già solo a parlarne mi vergogno
vivendo una remota estraneità,
e non potendo avere quanto agogno
m’infingo una virtuale realtà.
Porta le persone in qualunque posto,
Conosce la città alla perfezione,
Spesso si parcheggia in stazione.
Issa valigie in gran quantità,
Accompagnando gente di ogni età,
Sempre attento lo vedi al volante,
Viaggia da solo senza un aiutante.
In giro con una meta non sua se ne va,
Il destino non sa dove lo porterà,
Con un occhio sempre allo specchietto,
Osserva il passeggero con sospetto.
Scruta ogni incrocio con attenzione,
Fatale potrebbe esser una distrazione,
Senza la sua auto sarebbe spacciato,
Alla stregua di un vero e proprio disoccupato.
pezzi di geografia
produce guerre senza nemici.
è pus che germoglia.
è costruttore di disappunti.
le sua bombe non divulgano la pace
ci deve essere un prima
che finanzi la ragione.
il suo orgoglio è soccorso
alle magagne.
precipitato nel lusso
si salverà ad uno spuntone
di elemosina.
Occhi vispi come il mondo,
sono un micio, son giocondo!
Mangio tanti pesciolini,
sono amico dei bambini,
corro corro sopra il tetto,
mi nascondo sotto al letto.
Passo il tempo buono buono
a dormir col mio orsacchiotto,
sono bianco come neve
oppure biondo come il miele,
faccio fusa a più non posso,
rubo al cane pure l’osso!
E se un giorno il triste destino,
crudele aguzzino, farà incrociare
i nostri sentieri una volta ancora
intrecciando la nostra storia,
in quell'occasione
ti abbraccerei piano
sussurrandoti all'orecchio
che sì, t'amo!
E di te non posso farne a meno,
linfa vitale e letale veleno.
Se in un giorno di sole
dovessi incontrarti
non troverei le parole
per dichiarati
il mio immenso amore.
Se la vita ci regalerà
un altro momento insieme
non lo farò scorrere invano,
ti prenderei per mano
conducendoti nei vuoti della mia anima
che solo di te ha sete e ora ansima
annegando nei flutti della solitudine.
La tua presenza era una dolce abitudine,
e ora che hai deciso di partire
la tua mancanza pesa come un'incudine.
Ma il fato a volte é strano
ci porta lontano,
per farci rincontrare
con più ardore,
per farci capire
che questa mancanza
e il dolore che avanza
altro non é che amore.
che s'avvolge in una corsa di onde,
un tentativo d'esser lieto e saggio
per accedere al tuo cristallino riflesso.
Non chiedo amore, non futili parole,
tu avara e intransigente non dai amore,
eri la luce nascosta in un cono d'ombra
appagante ma disposta a dare dolore.
Ti vedo fumosa, evanescente, un ricordo.
Lamette di cera
tra salassi di soda
Sostituti d'imposta
lacrimanti di grappa
Ho inchiodato calzini
in musei frastornati
Preso a pugni funghetti
col cappello d'alpino
Sempre caro mi fu
questo collo di pelo
circonciso e felice
tra parenti serpenti
assetati di brina
Ho impanato pianole
con i tasti appuntiti
rileggendo almanacchi
tra ranocchie coi tacchi
durante i bivacchi
di notte nei sacchi
...ma ora son molto stanco
andrò a cena col branco...
il ricordo, con le
tue mani sopra
sigilli di parole
a lacerare qualche
suono disteso
su foglie e radici
tra i boschi
dei tuoi occhi.
Mi avvidi di te arrivare
stringevi nastri
di paure soffocate,
cingendoti il viso
di lacrime dissi che
non ne sarei mai
uscita indenne.
In quei giorni a me
desti il sacrificio,
per salvarmi almeno
la ferita.
Con animo sgombro
affidai risate e silenzi
dolorosi che tu
ruotasti a valzer
di occhi lucidi
e rose bianche
di quei giorni,
e venni ogni volta
a te col cuore
vòlto dalla tua parte.










