Terzine di endecasillabi canonici a rime incatenate.
Vale in categorie grammaticali
ragionar d’inflessioni per i verbi
nei modi d’importanze assai speciali
presenti negli idiomi meno acerbi
tra i quali abbiam l’onore di contare
l’italiano (non servono riserbi).
Disponiamo in completo coniugare
del modo, d’arroganza certo privo,
adatto per pensare e dubitare,
subordinar qualcosa di oggettivo
al dubbio, ad ipòtesi e speranze
con eleganza grazie al congiuntivo
nemico schietto d’ordini e arroganze,
un modo certo inviso a ogni fascismo
che imperativo chiama a sue baldanze
di fianco anche al futuro in fanatismo
tenendo il congiuntivo assai lontano
in quanto ogni pensiero a imperialismo
gradito è quanto pulci dentro l’ano…
e il congiuntivo spinge a ben pensare
veïcolando in mo’ lapalissiano
che nulla per scontato si può dare
nel formular le nostre varie idee
senza che le possiamo dimostrare.
Ed or che la Cultura c’ha le apnee,
soggetta agli urlatori strangolanti,
c’è il rischio che alle prossime maree
il congiuntivo perda contro i tanti
convinti d’aver sempre la ragione
perché sanno gridar da militanti
in cori forti d’amplificazione
sospinti da chi parla solo a spanne
giocando coi cervelli in confusione
lanciando addirittura le condanne
contro chi studia e non resta cattivo¹
di guru analfabeti e ninne nanne
con cui stanno spegnendo il congiuntivo.
¹: prigioniero.
04/02/2025
http://youtu.be/g1hHtGUwTBc?si=i_AYV_pIWHWNMHR4
LYRICS: SKANDHA MUSIC: SUNO
Posso andare
intorno al mondo
tra gli squali
e gli albatros
silenzioso
per sentire
il suono dei vascelli
all’imbrunire
Ma ogni cosa non è altro che un inchino
al tuo essere
al tuo essere divino
Posso lasciare che i serpenti
salgano sulla la mia schiena
o gettarmi nell’oceano della città
sopra un dorso di balena
ma ogni cosa non è altro che un inchino
al tuo essere
al tuo essere
divino
E farmi in quattro farmi in mille
lavorare
continuamente,
recitare mantra
irradiare suoni al mondo
che non sente
ma ogni cosa non è
altro che un inchino
al tuo essere divino
Il cuor sobbalza a gonfie vele
fra pensieri e sorrisi
sapendo che un giorno, a breve
sarai con me nel letto accanto
e bacerai le labbra ferme.
Il corpo e' indeciso e forse
di amor non vuol piu' sentir e ne delle sue pene.
pratica inesatta di mandar giù groppi.
tocca alle preghiere scomodare il forse
vestire la croce e rimpatriare l'anima.
nulla che assicuri di uscire indenni dalle ripetute nascite.
tu sei prigioniero dei risvegli
e della pigra carrozzeria di carne. Chiaro?!!
sorseggia la notte,piuttosto
e prova a vedertela con l'ossatura di una vergine.
magari allena i tuoi occhi
al travaso degli oceani.
dicono che hai affisso le tue esequie di inchiostro
allo sbadiglio del tempo. Vero?
inutile diaspora di un cuore
povero di accaduti.
Il bullo firma
il suo estuario di violenza,
torchia col buio della ragione
la vita indifesa dell’altro
e lo sporca di soprusi
e lo sporca di vergogna
e lo intrappola nel silenzio
e lo intrappola nella paura.
Il bullo precipita nell’odio,
vince a scacchi con l’arroganza,
ma è solo un germoglio ammalato
gettato in un cuore accecato
che spera d’essere aiutato
a ridipingere d’amore
sé stesso e l’altro.
La diversità abbraccia il mondo.
È trama d’orgoglio
che ordisce l’incontro con l’altro,
orlo d’anima, prezioso come gemma,
spogliato dal battito stupido del pregiudizio,
sguardo d’umanità
disegnato sul petto del rispetto.
La diversità
è il colore della bellezza
che vive per il mondo,
una cicatrice di magia
posata sul tempo d’ogni vissuto.
mi manchi
nella metró e in mezzo ai quadri.
Nei vestiti che cambio ogni giorno,
nella mia barba che ti piace così,
nel letto in cui la notte ti sogno
mi manchi.
Nel prurito che mi sta divorando,
mi manchi
nel tempo che spreco pensando a te.
Nelle parole che non ti dirò mai,
nel terrore che ho di perderti ancora,
nell'ansia di rivederti un giorno,
mi manchi
tra queste righe che non leggerai.
Haiku 5-7-5 ispirati da un haiku sullo stesso tema dell’autore Kalotins.
Dalla miseria
deriva l’ignoranza
e torna indietro.
Dall’ignoranza
deriva la miseria
e torna indietro.
Indifferenza,
di cuore e mente assenza
senza coscienza.
Indifferenti
di fronte ad altrui stenti
poco accoglienti
04/02/2025
metto ad ardere un ceppo di mia legna,
a quel ceffo che incombe mi avvicino,
quel volto cui la vita ognun consegna.
Stesso è l’ardor che fin da ragazzino
di passion questa vita ancor m’impregna
e l’intimo sentir rende divino
quel poetico amor ch’entro me regna.
Ma sento avvicinarsi la mia notte
e il fuoco del pensier divien più fioco,
disorientato tra illusive rotte.
Non più orizzonti fiammeggianti invoco,
c’è solo un buio che la vita inghiotte
mentre il tempo mi sfugge a poco a poco.







