Lo sguardo di una donna
spezza congiunzioni di cielo
in arabeschi di stagioni,
il mare le scrive dentro
il bacio dei suoi intimi pensieri
ed il mattino giace in una rosa
come uno scampolo di cuore
ad imperlar cicatrici d’amore.
E lascerà un fazzoletto di luna
accasarsi con le rughe del tempo,
spartirà il canto della sua dolcezza
in un solstizio di speranze,
lo sguardo di una donna
bussa ai tramonti del mondo
accendendo la poesia di un sogno.
quando l’asse di felicità vacilla,
rinforzerò gli ormeggi di mitezza
e aspetterò che rincasi primavera.
Avrò cura di immergerti nei profumi
che nel profeta autunno avrai versato
tra le schiume di marmo e fiori finti
a sostenere i tuoi glutei stanchi.
Avrò cura di asciugarti nei molli drappi
comprati quest’estate dai mercanti,
di cospargerti di ciprie e caldi unguenti
accatastati ai piedi dell’età che scansi.
Al banco del tempo assassino acquisterò
gli stracci per arginare la pioggia sui vetri.
Aprirò gli occhi sui tormentati giardini
che invecchieranno senza mai lagnarsi.
Avrò cura di allargare la trapunta a scacchi,
di seguirne con le dita il primo colore
e di frenare, respirando, all’inizio del secondo
per fare poi un giro nuovo, come la vita.
*
Stesura 2002
Febbraio dipinto d’inverno
si accoccola nei ricordi,
nei cuor di bimbi felici,
in un gioioso uragano di colori.
“Voglio andare sulla luna!”
disse l’astronauta,
“ed io trovar mille tesori”
replicò il pirata!
Clown, fatine e principesse,
fantasmi, streghe e cavalieri,
fra organze e mascherine,
danze, frappe, e buffi scherzi,
ecco sfilare per le strade
uno sgargiante carnevale!
Così di me farò fantasma:
ombra del sole a mezzogiorno,
nera in notte senza contorno,
soffio informe che non si plasma.
Sarò vuoto nell'infinito,
assenza nuda in falsa strada,
goccia in pioggia prima che cada,
urlo d'amore mai brandito.
Sarà vento il mio sol sostegno:
non voglio occhi né mani finte.
Siedo al buio dietro le quinte,
starò fuori d'ogni disegno.
Senza lacrime né sorrisi,
serro tutto dentro al cemento:
schegge di cor sul pavimento.
Sotterro muta i sogni uccisi.
Quartine di endecasillabi a maiore in rime alternate.
A meno d’un chilometro da te
seduto sulla solita panchina,
dopo aver preso tardi il mio caffè
che avevo quei controlli stamattina,
ormai semplice scusa per venire
sperando di trovarmi ad incontrarti
ma resto muto a non far trasparire
che sono qui: non voglio disturbarti!
In questo parco certo non ci vieni
e chissà in che faccende affaccendata
sperando sian momenti tuoi sereni
di cui sia fatta questa tua giornata.
Io m’accontento d’esser più vicino
invece che nel solito villaggio;
se ci incontriamo… colpa del destino!
Tra un po’ mi muovo a nord, forza e coraggio!
Bastano meno di dieci minuti
metto il mio dito sopra il campanello,
il tempo di scambiarci due saluti.
Ma no, resto qui al parco, il tempo è bello.
E ho tempo per sognarti ad occhi aperti
che prima del tramonto non ho impegni,
mentre uccellini e cuore fan concerti
restiamo in separati e chiusi regni.
Scrivo pensando a te due scarabocchi
mentre sconfitto aspetto venga sera
celando le mie lacrime negli occhi
mentre m’avvio per prender la corriera.
21/02/2025
Il tuo sguardo è lontano
ma nel tempo è vicino,
e nasconde un arcano
che ha voluto il destino.
Di me tanto hai carpito,
tu che sei la mia Musa
e già bene hai capito
quel che celo in cambusa.
Reco un lungo vissuto
trasformato in parole
di un poeta canuto,
un narciso tra viole,
che vuol esser raccolto
ché specchiarsi non può,
perché quel ch'era un volto
altra sorte incontrò.
Ora il volto è mutato
e allo specchio rifiuta
per pudor quel ch’è stato
di quell’anima or muta.
Ma quell’alma traspare
dalla maschera nuova
e nel sol poëtare
la sua pace ritrova.
Dentro essa si performa,
In corsie essa e' divisa,
Di sudore invisibile intrisa.
Donne e uomini in costume,
Gareggiano veloci come piume,
Una cuffia colorata portan in testa,
Ci si allena anche il di' di festa.
L'istruttore sbraita a bordo vasca,
Operoso mai con le mani in tasca,
Da' preziose e veloci indicazioni,
Utili a vincere le competizioni.
Apprezzo tanto queste persone,
Alla ricerca di una gran prestazione,
Ma preferisco di gran lungo il mare,
Dove con i pesci si può nuotare.
Per vincer questo tempo avaro,
dolce amore ti vedo primavera,
tuoi i colori di cristalli agli occhi,
mio il rosso di petali a cornice
per un viso che mi rassicura.
Profumi di ricordi da costruire,
delle tue mani godono, i fiori,
in quell'attesa d'essere irrorati
da un bacio che darà il mare,
depurato di burrasca e sale.
occhio lucido
sguardo da sicario
in questo malato arcipelago
di satiri e donnine leggere
si tira avanti sul filo delle percentuali
tipico di persone
piccole
col cervello a basso costo
e nel frattempo che si aspetta di morire
ti tocca annusare facce
e corpi
dell'odore
dell'erba
appena tagliata
e la bocca, oscena cicatrice
si allarga in un ohoo..ohoo..di stupore
e tu arrivi persino ad invidiare
la smorfia
di un cane
che caga nel tuo giardino.
Quando la notte s'immerge nel giorno
ma il dì titubante non strappa il velo,
comincia discesa senza ritorno:
cedimento illogico a bruciapelo.
Pupille vuote non vedon colore,
mani sudate e respiro di sabbia
tra falsi appigli, rimbomba il terrore.
Il cuore impazzisce nella sua gabbia.
Non pensi ma senti: tutto è perduto!
Paralizzato, schiacciato da un peso,
nodo alla gola, sospiro taciuto.
Par di sentirti da morte ormai steso
mentre il respiro ritorna compiuto,
tra lacrime, vivi, lento e sospeso.








