Nell’ora degli agognati silenzi
un’aquila rasava il grigio attorno
squarciando nubi indifferenti al volo,
cercando forse qualche luce nuova.
L’ho vista bene dal più alto picco
di quella travagliata introspezione
nel mezzo di preghiere e di speranze
per il mio mondo che volevo terso.
D’un tratto poi sparì di là dal cielo
e dietro sé granelle d’aria mossa
firmavano ricamo ‘sì fugace
da rammentarmi il tempo che volava.
Smorzai la delusion della scomparsa
volgendo gli occhi ad un sorriso vero
rubato ad un fanciullo che giocava
con un pallone azzurro, bianco e verde.
Che l’una avesse ciò che ricercava
e l’altro osasse di bloccare gli anni,
fu desio, comparso all’improvviso
siccome fa il delfino quando emerge
se ha voglia di mostrarsi ancor più bello.
No, io non credo
si esista senza creato, senza
lo straccio di un futuro.
L'intelligenza parla chiaro
anche se spesso annaspa ancora
e la vita
anche se spesso troppo accorcia
e il cuore
anche se spesso il contatto manca.
Logici fili, spezzati
nel freddo pungente
dove astratto, l'amore
all’inconsistenza è costretto
e riduce all'usare
il socializzare, così
senza pensare
e non ci si cerca, anzi
evita pure lo sguardo di assisterci
ed il calore, intransigente
si assenta. Lo abbiamo ferito
trattato a sassate
e, senza curarlo mai, indotto
a perenne … credo calante.
Poeta sono ignudo, sol vestito
di mie grige o policrome parole
che raccontano un’anima che duole
senza svelarne trama né l’ordito.
Avatar senza un volto definito,
luci ed ombre talora senza sole,
un narciso cresciuto tra le viole
variopinto fragrante od appassito.
Versi lanciati in ciel che han per bersaglio
lettori ignoti ignari sul percorso,
talora un canto in vol, talora un raglio,
ognun col suo poetico discorso,
sperando che non sia solo un abbaglio
aver raggiunto cuori che ho rincorso.
Doppia quartina a rime incrociate e doppia terzina a rime alternate di ottonari cantilenanti (praticamente siamo nel campo dei sonetti minori).
Son tornati i Lupercali,
mi rammentan che l'amore
ha per me lezzoso afrore
dell'origine dei mali.
Solitudini abissali
han nel cuore ambasciatore
che s'assurge a promotore
di silenzi magistrali.
Da lontano le campane
che scandiscono i miei tempi
si rincorrono puttane
coi batocchi duri ed empi
a narrar che com'un cane
solo sto vangando in scempi.
14/02/2025
Una dura settimana alle spalle lasciata,
Il risveglio fatto con lentezza,
Ci si alza pieni di stanchezza.
In casa uno stato di entropia è sovrano,
Il soqquadro regna sul divano,
Scarpe e ciabatte sparse dappertutto,
Anche il cane giace in terra distrutto.
Un raggio di sole sconosciuto ai di' feriali,
Illumina la cucina e i suoi commensali,
Assonnato sbadiglio come un leone,
Mi accingo a far una sana colazione.
Biscotti inzuppati nella tazza personale,
Arricchiscono questo momento domenicale,
Su quello stesso tavolo tra qualche ora,
Una lasagna conoscerà la sua ultima dimora.
Sonetto di endecasillabi sdruccioli a maiore in rime alternate.
I buchi tra i ricordi più s'affollano
e i numeri nei calcoli traballano,
i muscoli più lenti ormai decollano
gli umori senza logica si sballano.
I sogni che nel nero caracollano,
pensieri senza un senso s'accavallano…
timori che di dosso non si scrollano
ed urla nella mente si rimpallano.
Le lacrime copiose e occulte stillano,
dagli occhi nitidezza mi divellono,
nel cielo quindi stelle non ne brillano…
Polmoni con fatica inane espellono
i gas che dal mio corpo stanco spillano
mentre organi tra loro si repellono.
10/02/2025
Il vento spazza un ramo spezzato,
abile ma labile si invola la gazza,
spiazza una rosa coperta di neve,
impazza il pianeta senza difese
tra le ali colorate di una farfalla,
tra i petali vellutati di una viola,
negli occhi di un bimbo indifeso
delicata e tenue nasce l’emozione
fragile il profumo delle fragole,
gocce di pioggia ferite tra le tegole,
evapora una lacrima sul viso,
rinasce il sorriso tra le labbra.
su una parete di cielo scuro
la bocca più stretta
di come era al mattino
si stingeva di rosso
il tramonto sopra
il manto erboso e
forse, come sudario
di erba dal profumo
di biancospino esalava.
Cornici di faggi scheggiati
intorno a far da avamposti
per ricordi bruciati,
incendio di idee messe
al rogo, potenti furono
i colpi di porte sbattute
dal vento.
E i cardini allora cedettero
e niente fu più come prima.









