Dedicata a colei che d’amor mi prese
Allorché, ormai in disuso, mi parea
codesto sentimento,
colorar potesse argentee chiome.
Avrei voluto sol rivisitare
antichi bagliori relegati
In anfratti della mente o seppelliti,
quando attuale ti ripresentasti.
Vestivi solo petali di rose,
grazie nascoste, appena immaginate,
parlavi di speranze e desideri,
svaniti all’ombra della delusione.
Le tue dolci parole, le tue poesie
frutti non eran che di un coacervo
di amori, di passioni mai sopiti.
Io t’ascoltavo restandone colpito.
Pian piano imparai ad amarti,
volea scoprire tali sentimenti
che nel tuo animo erano nascosti,
tali da suscitare godimenti.
Mi dissi : “Chissà se mi accetterà !”,
tu mi degnasti della tua attenzione
l’amor ormai si sa non è illusione
e a noi per sempre guarderà.
un peso solo immaginato
una forma solo sognata
stanno lì vuote d'anima
piene di fantasia
create nel limbo delle tendenze
creatrici di illusioni in pendant
attendono la curiosità
bramano per un dolce reclutamento
come soldatesse sanno
quale sarà il loro compito
e...
non si sgarra
giammai
forse molte andranno in pensione
senza aver mai lavorato
nella scarpiera si sta comode comode
con tantissime amiche
a fantasticare...
a sperare di dare un corpo
un dì
ad una fantastica idea di stile
Ed è tutto normale
vedere come i giorni
passano veloci
non danno un po’ di tregua
a questa vita
che non è infinita.
Ed è tutto normale
tutto è stato scritto
un pugno nello stomaco
e fa tanto male
hai perso pure adesso
l’ultimo treno
che ti portava via lontano.
Lontano da tutti
soprattutto da te stesso
e mentre questi giorni
volano veloci
ti chiedi quante stelle son passate
a illuminare amori
mai finiti.
Han scritto pagine infinite
di come era difficile potersi innamorare
ed è tutto normale
come adesso
che sogni di star bene
e che non vuoi stancare
un pugno nello stomaco
che non puoi dimenticare
anche se fai finta
che va tutto bene.
E tutto era normale
come è stato scritto
nei giorni dell’azzurro meridiano
che ti portava via lontano
da tutti
e soprattutto da te stesso…
Viaggiavo come un relitto nel mare in tempesta.
nessun'isola all'orizzonte
nessuna nave che incrociasse la mia rotta.
La salsedine mi dilaniava la carne
gli occhi ridotti a due fessure e le labbra screpolate
e sanguinanti.
Dio, non immaginavo fosse così difficile morire.
Non potevo sapere che il mio corpo,
con inaudito accanimento, potesse
lottare così strenuamente per vivere.
Ma non sarebbe durata a lungo l'agonia.
Già, in lontananza, mi parve di scorgere dei volti.
O erano semplicemente nubi
venute a ghermirmi.
Fradicio era il cuscino quando
mi svegliai d'improvviso.
Tumultuoso il mio cuore quando
mi girai sul fianco.
E tu eri li.
Tu, la mia isola deserta
Tu, la mia nave venuta in soccorso
Tu, che mi hai ridato la vita.
albeggia
meccanico montaggio
fertili voci volano
a cavallo d'odori
vuoi una capa d'aglio?
NO!!!
tramonto
prima del vespro
i frutti son sfruttati
quasi ad entrare
nel purgatorio
delle donazioni
vuoi una capa d'aglio?
NO!!!
per terra
languono
incompiute
speranze
vuoi una capa d'aglio?
SI!!!
domani è un altro giorno
Nel tuo bicchiere di vino
bianco, io venni a togliere un afido
dolce, stanco,
che anch'io sono un moscerino
innocente che muore al primo tocco.
Ancora ti vigilo invano
come il balocco di una spina
ingiallita, tale e quale la chiesa di Sankt Nikolai appuntita tra le vele -
eternamente un colore mi leggi che va a dormire
con delle fragole annacquate sulla copertina.
Quando eri una bambina capricciosa
che sfidava la portanza del vento
(come la forma di un aquilone),
io non sapevo che farmene
dei tuoi due angoli diedri
e di quel lungo filo
che ti poteva
salvare.
Però
ti volevo
parlare di me
e dell’inutilità
di lanciarsi
in audaci
voli subsonici.
Quando ero piccolo
come un aeroplanino di carta
(in balia dell’imbardata e dello stallo),
tu non lo vedevi quale rischio mi assumevo:
e neppure potrai capirlo oggi, da grande,
che se non fosse stato
per la brama di raggiungerti,
mai e poi mai avrei assaggiato
(nel mio transito verso il giogo)
quel breve sorso di libertà,
quell’unico raro brivido
che nessuno può
ignorare.
....ed io invece voglio pensarti. Non mi passa per la testa di dover far nient'altro. Mi piace trovare situazioni nuove in cui pensarti ma anche rielaborare quelle passate. L'importante è tenerti sempre con me, riuscire magari a non farti stancare di me. Allora ho messo un computer nel mio cuore che stimola i miei neuroni a pensarti, ma forse ho fatto una spesa inutile. Ti vedo comunque dovunque. Bella, sorridente, accigliata, adirata e sei sui muri, sul mio libro preferito, sullo schermo del televisore, sul cuscino del mio letto e non voglio far altro che pensarti !
Disteso sul mio letto di braci,
osservo l'inferno attraverso le persiane.
Quale dio potrebbe mai volere questo sfacelo?
Zombie moderni,
i cervelli liquefatti dalla calura,
vagano per le vie come ebeti.
Senza pietà squartano anime,
inebriandosi dell'odore del sangue,
vittime e carnefici.
Ognuno col proprio trofeo,
da immortalare con un selfie,
da postare per amici fasulli.
Gente falsa che non parla...insinua.
Gente falsa che non conversa...spettegola.
Gente falsa che non chiede...esige.
Persone povere di spirito,
che non camminano nella vita,
strisciano.
Disteso sul mio letto di braci,
allungo una mano e chiudo le persiane.








