Tavolozza di colori naturali,
la campagna toscana non ha euguali.
Sul verde contrastan i campi di grano oro
per le colline d'estate il più bel decoro.
Fruscian gli ulivi verdi e argento,
smossi con eleganza dal forte vento.
Al sole caldo crescono forti
di gemme verdi i rami ricoperti.
Maestoso invece è il bel cipresso,
A guardia silente di strade bianche gesso;
sembra una lancia di antichi guerrieri
piantata lì, a monito dei forestieri.
Per non parlar degli antichi paesi
che tra il presente e il passato sono sospesi.
Delle torri dei castelli sono incoronati
In cima alle colline come pietre incastonati.
Non dimentichiamoci della Val d'Orcia
Dove il sole accende il verde come una torcia.
Riluce splendente come giada cinese,
ha perle di rugiada tra l'erba sospese.
Il cielo toscano di colori ne ha mille
si tinge d'estate di rosse scintille
sbiadisce d'inverno d'un celeste nevoso
a primavera mostra le nuvole vanitoso.
La Toscana é un quadro pieno di colori
con questo incantesimo conquista tutti i cuori,
sia dei viaggiatori che vengono a trovarci
ma soprattutto, di chi ha la fortuna di abitarci.
la campagna toscana non ha euguali.
Sul verde contrastan i campi di grano oro
per le colline d'estate il più bel decoro.
Fruscian gli ulivi verdi e argento,
smossi con eleganza dal forte vento.
Al sole caldo crescono forti
di gemme verdi i rami ricoperti.
Maestoso invece è il bel cipresso,
A guardia silente di strade bianche gesso;
sembra una lancia di antichi guerrieri
piantata lì, a monito dei forestieri.
Per non parlar degli antichi paesi
che tra il presente e il passato sono sospesi.
Delle torri dei castelli sono incoronati
In cima alle colline come pietre incastonati.
Non dimentichiamoci della Val d'Orcia
Dove il sole accende il verde come una torcia.
Riluce splendente come giada cinese,
ha perle di rugiada tra l'erba sospese.
Il cielo toscano di colori ne ha mille
si tinge d'estate di rosse scintille
sbiadisce d'inverno d'un celeste nevoso
a primavera mostra le nuvole vanitoso.
La Toscana é un quadro pieno di colori
con questo incantesimo conquista tutti i cuori,
sia dei viaggiatori che vengono a trovarci
ma soprattutto, di chi ha la fortuna di abitarci.
Provai ad imprimere nella mia mente
ogni angolo di questa casa,
sputato e indecente per il buio
del quale non chiedevo spiegazioni al padrone.
Lasciai che l'idea si facesse sempre più distorta
in modo che si facesse spazio lungo il mio corpo,
lungo quelle fibre nervose che sapeva dilaniare.
Constatai che sobbalzare nel sonno
non era abbastanza per fuggire l'incubo
e ogni presentimento era illusione del suono,
delle immagini, della pelle d'oca contro gli spifferi.
Ero nato ed ero indomabile.
Ero all'ombra degli stereotipi,
delle loro perversioni;
ero nella sordità della speranza
e la speranza si spezzava le unghie
tentando di affondarle nella mia pelle.
Era il correttore dei correttori:
c'era una mano invisibile a modellare l'aria nella stanza
e quella mano mi fece capire
cosa significa soffocare in presenza di troppo ossigeno.
ogni angolo di questa casa,
sputato e indecente per il buio
del quale non chiedevo spiegazioni al padrone.
Lasciai che l'idea si facesse sempre più distorta
in modo che si facesse spazio lungo il mio corpo,
lungo quelle fibre nervose che sapeva dilaniare.
Constatai che sobbalzare nel sonno
non era abbastanza per fuggire l'incubo
e ogni presentimento era illusione del suono,
delle immagini, della pelle d'oca contro gli spifferi.
Ero nato ed ero indomabile.
Ero all'ombra degli stereotipi,
delle loro perversioni;
ero nella sordità della speranza
e la speranza si spezzava le unghie
tentando di affondarle nella mia pelle.
Era il correttore dei correttori:
c'era una mano invisibile a modellare l'aria nella stanza
e quella mano mi fece capire
cosa significa soffocare in presenza di troppo ossigeno.
Svegli l' aurora del
pensiero vola rimbalza,
si culla in quella
nuvola che s'alza,
piroetta, danza con
il vento impetuoso
sussurra, aleggia il
cuore palpitando,
fremente, nel cielo
raggiante, bagliore
spendore lucente,
scintille cantano
soavi nel sogno
dell'anima ingiallita,
offuscata, dal
tepore della stella
addormentata.

Si accendono i reattori nucleari
per garantire quella folle freneticità
che ci morde il cuore,
tempeste solari fanno girotondo
sui grattacieli delle multinazionali impazzite,
miliardi di gradi
negli incontri di particelle subatomiche
che sfiorano il nulla,
e il fuoco,
il fuoco lieve che scorre
nelle vene di astronauti
in eterni pellegrinaggi,
in cerca di nuovo volti della vita.
Codici antropomorfi
sigillati dalle tempeste di sabbia
di paesi aridi e infuocati.
Il calore è attrito:
attrito di sguardi diagonali
che non si incontreranno mai,
attrito di urla e bestemmie
contro le nubi pesanti di questo tempo,
attrito di un futuro e un passato
che si rincorrono senza sosta,
attrito di fumo
di un etermo presente.
per garantire quella folle freneticità
che ci morde il cuore,
tempeste solari fanno girotondo
sui grattacieli delle multinazionali impazzite,
miliardi di gradi
negli incontri di particelle subatomiche
che sfiorano il nulla,
e il fuoco,
il fuoco lieve che scorre
nelle vene di astronauti
in eterni pellegrinaggi,
in cerca di nuovo volti della vita.
Codici antropomorfi
sigillati dalle tempeste di sabbia
di paesi aridi e infuocati.
Il calore è attrito:
attrito di sguardi diagonali
che non si incontreranno mai,
attrito di urla e bestemmie
contro le nubi pesanti di questo tempo,
attrito di un futuro e un passato
che si rincorrono senza sosta,
attrito di fumo
di un etermo presente.
Anche la luna impallidisce al tuo bel viso,
occhi glaciali bagnati d’argento,
al tuo solo vagar le muse del parnaso cantano in festa;
sei bella come la notte
che accarezza delicatamente il mio giaciglio.
Ti prego,
possiedimi anche se ho il tuo stesso corpo,
possiedimi anche se ho le tue stesse paure
e fammi morire
perchè è tutto ciò che mi resta
in questo preponderante oceano di silenzi.
Lo scalpellio dell'onda seduce l'anima al canto
l'orizzonte terso al confine
del pulsare acqueo d'immenso.
E' ventre famelico nell'uomo il sogno
l'aldilà dell'ultimo scoglio.
Il corpo vuoto del cielo abbraccia il suono
il richiamo dal cosmico gesto
Profondo l'immemore sorso d'assente caro
Mio il ti amo d'intimo verso.
Cos'è questo silenzio
anche gli alberi
hanno smesso di fare rumore
e le piccole vite
che fino a ieri
volavano cinguettando festose
oggi non ci sono più
hanno cambiato direzione
lasciando un vuoto infinito
nel cielo...
Cos'è non lo ricordi neanche più
quella dolce parola
e quel viso colorito
ti guardava intensamente
il giorno di quell'ultimo bacio.
Tic...Tac...Tic..Tac
scorre sempre senza aspettare
il tempo si sa, è costante naturale.
Solo per noi uomini spesso non va
purtroppo o meno male , alla stessa velocità.
Corre in Ferrari quando siamo felici
ridiamo e scherziamo con famiglia e amici;
scivola lento e proprio non vuol passare
quando siamo tristi e la vita ci dà da fare.
I bambini non vedono l'ora che passi,
sono esuberanti, non vogliono annoiarsi!
Gli anziani invece con un filo di malinconia
salutano il Signor Tempo che se ne corre via.
Ma se ci pensiamo con grande verità,
il tempo non è vero che corre in qua e là.
Costante e tranquillo naviga nel suo mare,
da nessun uomo si fa certo disturbare.
Il Tempo forza misteriosa
che regola il ritmo di ogni cosa,
ma la funzione più importante che lui ha
è quello di donare valore alla realtà.
scorre sempre senza aspettare
il tempo si sa, è costante naturale.
Solo per noi uomini spesso non va
purtroppo o meno male , alla stessa velocità.
Corre in Ferrari quando siamo felici
ridiamo e scherziamo con famiglia e amici;
scivola lento e proprio non vuol passare
quando siamo tristi e la vita ci dà da fare.
I bambini non vedono l'ora che passi,
sono esuberanti, non vogliono annoiarsi!
Gli anziani invece con un filo di malinconia
salutano il Signor Tempo che se ne corre via.
Ma se ci pensiamo con grande verità,
il tempo non è vero che corre in qua e là.
Costante e tranquillo naviga nel suo mare,
da nessun uomo si fa certo disturbare.
Il Tempo forza misteriosa
che regola il ritmo di ogni cosa,
ma la funzione più importante che lui ha
è quello di donare valore alla realtà.
Ascolta!...
Il silenzio dell’alba,
il canto del mare
a due passi da noi.
Solo profumo di carezze,
sospiri di baci,
mentre la notte ci saluta.
Ascolta!...
Unico rumore la passione
che unisce i corpi
vestiti di parole d’amore,
magia e desiderio.
Senti quanto amore urla,
assapora la voglia di non lasciarti mai.
… Ssss… ascolta,
questo amore ci parla…
Il silenzio dell’alba,
il canto del mare
a due passi da noi.
Solo profumo di carezze,
sospiri di baci,
mentre la notte ci saluta.
Ascolta!...
Unico rumore la passione
che unisce i corpi
vestiti di parole d’amore,
magia e desiderio.
Senti quanto amore urla,
assapora la voglia di non lasciarti mai.
… Ssss… ascolta,
questo amore ci parla…
Ecco le anime in pena della notte,
i buoni al sole si son fatti lupi;
i falsi dei comandano le botte:
fumoso sballo, ringhi e balli cupi!
Pare che gli specchi spronino bave,
argentee belve su furbe indifese;
quel rumore è tutt'altro che soave,
una bocca ci caccia come offese.
E pare un sodomita il calvo incitante,
che ora ammaestra i volteggianti etilici,
nel gotto uno zingaro rampante:
-Bevo! Bevo!- Sono in alto i calici.
Rosso gomitolo per la trombetta,
torce, tini di vetro, violenza e urla.
L'informe mulatto vuole vendetta:
minaccia e ride grasso: -E' una burla!-
Il demone Buttadentro ci spinge,
son sfere e lumi di gente perduta;
in terra savana, stanco il cuor piange,
non ha visto i fianchi della sua entrata!
Noi, baldi ingenui alla soglia di un chiasma,
traghettati per poco nell'afasìa!
Chi è ancora cosciente emette un melasma
e nella ruina finisce con l'arpia.
Nasce un vago pensiero in quello sciame;
nell'oasi sbuffano spiriti maligni
che persa ogni lode e persa la fame
non sanno dove siano i miei compagni.
D'improvviso si apre l'Eden Lucchese,
zampilla manna la Cerere vinta;
si alza funesta una torma d'offese:
la mamma dei pisani è sempre incinta.
Ma lì almeno non vi è anima persa,
sorprende gli incavi l'aria piovana;
il nero copre la luna perversa
ed ogni parola tace e poi frana.
Non vedi il tempo ma vedi la sete
e si è rotta la sfera di cristallo,
vecchi eresiarchi alle casse infuocate
vedono per poco donne imbiancate.
A notte fonda ecco i rimpianti:
son veli velati che urlano piano
perché è in cielo la fine degli amanti,
in uno squarcio che allunga una mano.
Per te la sagoma che non è ombra:
l'orrore sale, e lo sguardo è opaco;
ma il vecchio lampione ogni dubbio sgombra:
è il vecchio falsario cinto d'orbaco:
i buoni al sole si son fatti lupi;
i falsi dei comandano le botte:
fumoso sballo, ringhi e balli cupi!
Pare che gli specchi spronino bave,
argentee belve su furbe indifese;
quel rumore è tutt'altro che soave,
una bocca ci caccia come offese.
E pare un sodomita il calvo incitante,
che ora ammaestra i volteggianti etilici,
nel gotto uno zingaro rampante:
-Bevo! Bevo!- Sono in alto i calici.
Rosso gomitolo per la trombetta,
torce, tini di vetro, violenza e urla.
L'informe mulatto vuole vendetta:
minaccia e ride grasso: -E' una burla!-
Il demone Buttadentro ci spinge,
son sfere e lumi di gente perduta;
in terra savana, stanco il cuor piange,
non ha visto i fianchi della sua entrata!
Noi, baldi ingenui alla soglia di un chiasma,
traghettati per poco nell'afasìa!
Chi è ancora cosciente emette un melasma
e nella ruina finisce con l'arpia.
Nasce un vago pensiero in quello sciame;
nell'oasi sbuffano spiriti maligni
che persa ogni lode e persa la fame
non sanno dove siano i miei compagni.
D'improvviso si apre l'Eden Lucchese,
zampilla manna la Cerere vinta;
si alza funesta una torma d'offese:
la mamma dei pisani è sempre incinta.
Ma lì almeno non vi è anima persa,
sorprende gli incavi l'aria piovana;
il nero copre la luna perversa
ed ogni parola tace e poi frana.
Non vedi il tempo ma vedi la sete
e si è rotta la sfera di cristallo,
vecchi eresiarchi alle casse infuocate
vedono per poco donne imbiancate.
A notte fonda ecco i rimpianti:
son veli velati che urlano piano
perché è in cielo la fine degli amanti,
in uno squarcio che allunga una mano.
Per te la sagoma che non è ombra:
l'orrore sale, e lo sguardo è opaco;
ma il vecchio lampione ogni dubbio sgombra:
è il vecchio falsario cinto d'orbaco:
-Qui per punizione mi hanno lasciato,
perché ho soggiogato la vita stessa,
forse il Paradiso non mi è mancato
ché grazie a me quaggiù l'aria è la stessa.
E se ascolti la fame che hai dentro,
sentirai il gorgoglio che fa il demonio;
non abbiamo un nome ma siamo al centro
per far completare il falso binomio!-
Così la luce scopre i volti villani,
è questa la sua amara funzione.
Siam mostri senza aspetti disumani,
viziosi soprattutto di ragione.
perché ho soggiogato la vita stessa,
forse il Paradiso non mi è mancato
ché grazie a me quaggiù l'aria è la stessa.
E se ascolti la fame che hai dentro,
sentirai il gorgoglio che fa il demonio;
non abbiamo un nome ma siamo al centro
per far completare il falso binomio!-
Così la luce scopre i volti villani,
è questa la sua amara funzione.
Siam mostri senza aspetti disumani,
viziosi soprattutto di ragione.
S’alza dal letto, con fare leggero, per non disturbare il mio sonno di guerriero stanco. S’avvicina al tavolo e, prendendo il pacchetto delle sigarette, ne sfila due. Dopo averne accesa una, torna nell’alcova che ci ha accolti, senza far rumore. Si sdraia vicino a me ed inizia a fumare avidamente. Faccio finta di dormire nonostante ampie volute di fumo si siano frapposte fra il suo seno nudo ed il mio volto. Con gli occhi socchiusi mi soffermo ad osservarla. Ora che sono caduti tutti i pudori è ancor più bella ed ancor più mia. Gli occhi perduti nel vuoto, sembra cercare un punto di concentrazione nel cielo lontano che pian piano s’illumina. Essa stessa pare illuminarsi, ma rimane pensierosa quasi volesse frapporre un velo a protezione della luce che la ricopre. Faccio passare qualche istante per non turbare i suoi pensieri. Perché abbia prontezza della situazione in cui si è svegliata stamattina. Tuttavia mi accorgo di vivere il suo stesso stato. Penso. Pensieri importanti mi dico. Penso a lei, a noi, a questo letto magari sporco di qualche traccia organica. Fare l’amore per la prima volta con la donna che credi di amare, non è un semplice prendersi di corpi che hanno bisogno di sublimare e sancire una ancor giovine storia d’amore. Non per me. Ne per lei, credo. Tantomeno è un’estenuante ricerca di un piacere fisico particolare, troppo umano, troppo terreno. Cosa, allora, impone quasi, questo desiderio ? Forse la voglia di possedere da parte dell’uomo o di essere posseduta da parte della donna, dettate dalle più ancestrali leggi della natura ? Torno un attimo dietro, alla sera precedente, quando la presi fra le braccia e demmo inizio alle più intime effusioni. Bene. Non vi fu attimo, un solo attimo che non cercassi di trasmetterle qualcosa. Non desiderio fisico ma emozioni, parole che potessero giungerle per spiegarle di quale amore l’amassi. La bocca, le mani, le braccia, qualsiasi parte dei nostri corpi erano intenti a trasmettere quello che credevamo non si potesse riversare nell’altro solo con le parole, la ragione. L’intensità del nostro amore. Cosa difficilissima a far capire. Ricordo ancora, e non scorderò, lo scambio intenso di affettuosità, lo stringersi e cercarsi affannosamente non dettati da necessità sessuali. Spero di esserci riuscito a farlo, a renderle l’idea. Spero che il suo possesso le abbia fatto capire quanto è il mio amore. Ci sarà tempo per l’amor profano, una volta fatta chiarezza tra noi. Apro gli occhi e lei sta ancora con lo sguardo perduto nel vuoto ma non è più pensierosa. E’ distesa e serena. Mi sorride e m’infila una sigaretta fra le labbra, accendendola. Faccio una tirata e la getto via. L’attraggo a me e…scusate, ma ho tanto da trasmetterle, sarò tanto occupato per un po’ !
Vorrei aprirmi il petto
a prender questo cuore tra le mani
in un meriggio di confine tra inverno e primavera
lasciarlo là a riscaldarsi un pò.
Su una spiaggia di seta vergine mai calpestata
a un passo dalla battigia
dove il resto dell’onda si perde, si asciuga
sotto merletti ricamati da candide nuvole
tra bianchi gigli di mare e pezzi di legna
restituiti alla terra e là
dimenticati.
E della natura il più puro dei silenzi
stendere un velo leggero
strappato solo
dall’urlo di un solitario gabbiano.
Le tue labbra son terse
come cristalli di rugiada,
che il mattino sprigiona ingenuamente.
I tuoi occhi sono ardenti
come la gelida pioggia,
che l’inverno mantien viva con prorompenza.
Le tue mani son intricate
come rovi arzigogolati,
che le spine non permettono di disgiungere.
I tuoi capelli son sinuosi
come fili di seta,
che il filugello ha avvolto con cura immonda.









