Seduto qui alla scrivania.
Seduto, seduto, seduto E...
Trattengo le mie feci. E mi piace.
E so benissimo di non aver superato la fase anale,
ma lo chiedo lo stesso allo psicologo del forum
perché mi piace sentirmelo dire.
Togli anche due o tre
degli stadi ericksoniani
e nasco per una specie di negazione.
Ho dovuto anche rimediare al fallo delle donne di casa.
Adesso amo il latex.
E in tutto questo si sono fatte le 3,00.
A parlare a ciclo continuo di me.
Io, Me, e tutte le identità che non ne fanno una.
Caos. Letto. Incostanza.
Mi ripeto che morirò
nell'ultimo dei diecimila sogni notturni
o che sarà un saltare in altre vite.
Sdraiato, sdraiato, sdraiato E...
Seduto, seduto, seduto E...
Trattengo le mie feci. E mi piace.
E so benissimo di non aver superato la fase anale,
ma lo chiedo lo stesso allo psicologo del forum
perché mi piace sentirmelo dire.
Togli anche due o tre
degli stadi ericksoniani
e nasco per una specie di negazione.
Ho dovuto anche rimediare al fallo delle donne di casa.
Adesso amo il latex.
E in tutto questo si sono fatte le 3,00.
A parlare a ciclo continuo di me.
Io, Me, e tutte le identità che non ne fanno una.
Caos. Letto. Incostanza.
Mi ripeto che morirò
nell'ultimo dei diecimila sogni notturni
o che sarà un saltare in altre vite.
Sdraiato, sdraiato, sdraiato E...
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Familiare precipizio il bordo vinco
fingendo limiti lungo l’arco della fuga
I dubbi appaiono tramutati in scelte
di comodo ad illusione prospettica
oltre la promessa ridisegnando confini.
Non ricucio strappi con ragione e sentimento
architetto la resa nell’inseguire lo smarrito senso
finendo nel fuoco su una pagina di cera.
Resta il divorato agonizzante del vivere morendo
nutrire pensieri d’immenso con ali di pane
trascinando fantocci a specchio di cielo
neonati a codice, lungo rive d’arenata follia
sequenze visive poetiche di misera redenzione.
Viaggio l’ironica fame, la narcisistica speme
sulle pendici del Golgota a fatica di Sisifo
intima tensione d’una bimba rimasta sola.
Vano porre il freno a risorsa nostalgica
patetico, ridicolo greto fragile
l’accidentale esistenza si consegna all’arte
Scherzando con la vita ai danni del destino
bisogna pur annegare l’oblio infine
con l’anima scarnificata fin nelle vene
incagliata su uno scoglio di versi.
Oh, Cocò… Cocò… Cocò!
Eh, tu ci fai innamorare
e più belle poi sembrare.
…Accipicchia se mi piace,
ma… coi soldi farò pace?...
Ah, Cocò… Cocò… Cocò!
Mi lusinghi, mi c’incanto
e capisco… dopo, quanto!
Mò mi guardo, tu sorridi,
io ti guardo, non sorrido
ma mi sento soddisfatta.
… Ecco, è fatta!...
Oh, Cocò… Cocò… Cocò
già mi hai fatto innamorar!
Eh, tu ci fai innamorare
e più belle poi sembrare.
…Accipicchia se mi piace,
ma… coi soldi farò pace?...
Ah, Cocò… Cocò… Cocò!
Mi lusinghi, mi c’incanto
e capisco… dopo, quanto!
Mò mi guardo, tu sorridi,
io ti guardo, non sorrido
ma mi sento soddisfatta.
… Ecco, è fatta!...
Oh, Cocò… Cocò… Cocò
già mi hai fatto innamorar!
S'inebria la mente e si velano gli occhi
in nuance colorate di malinconie
che m'accarezzano.
Il peso della rana vagabonda
piega la rotondità verde delle grandi foglie
nell’immobilità dell’acque.
Quante sfumature ha l’amore?
Quanto durerà la vita di quel bel fiore
sotto l’acerbo sole rigato da nebbie?
Tutto ora si scolora,
tutto muore lentamente
tra pensieri silenziosi che
sfogliano i ricordi come petali di rose,
rose, che disperate
s'aggrappano, sui muri graffiati
di case abbandonate,
in cerca di quell'ultimo raggio di sole.
s'aggrappano, sui muri graffiati
di case abbandonate,
in cerca di quell'ultimo raggio di sole.
Che notte da tregenda
amore mio ho l’affanno,
bruttissima faccenda
non riesco a prender sonno !
Il naso che mi cola,
il petto che si squassa.
È inutile…che dici
che prima o poi mi passa !
Perché, vedi tesoro
ho altro a cui pensare,
non posso restar qui
a farmi macerare.
La febbre sale un poco,
poi se ne torna giù,
e quest’altalena
m’abbacchia sempre più.
Intanto il tempo passa
e il naso si fa rosso
tra uno starnuto e l’altro,
ad ogni “etciii!”diventa ancor più grosso.
Ma io ho da fare
non posso traccheggiare,
ho il cor che mi tormenta
ed il disagio aumenta.
Quello che ho da fare
è qualcosa d’essenziale,
non posso stare a guardare
per un attacco virale !
Ho da sognare te
durante la nottata,
non me ne perderei
nemmeno una puntata.
Non posso scaricare
sul tuo bel visino
il frutto devastante
del raffreddor costante.
Poi ti devo portar
su magici paradisi
d’amor ognor voluti
…ma senza i miei starnuti !
Mi sa che questa notte
ormai non sognerò
registro la puntata
più in là la rivedrò.
amore mio ho l’affanno,
bruttissima faccenda
non riesco a prender sonno !
Il naso che mi cola,
il petto che si squassa.
È inutile…che dici
che prima o poi mi passa !
Perché, vedi tesoro
ho altro a cui pensare,
non posso restar qui
a farmi macerare.
La febbre sale un poco,
poi se ne torna giù,
e quest’altalena
m’abbacchia sempre più.
Intanto il tempo passa
e il naso si fa rosso
tra uno starnuto e l’altro,
ad ogni “etciii!”diventa ancor più grosso.
Ma io ho da fare
non posso traccheggiare,
ho il cor che mi tormenta
ed il disagio aumenta.
Quello che ho da fare
è qualcosa d’essenziale,
non posso stare a guardare
per un attacco virale !
Ho da sognare te
durante la nottata,
non me ne perderei
nemmeno una puntata.
Non posso scaricare
sul tuo bel visino
il frutto devastante
del raffreddor costante.
Poi ti devo portar
su magici paradisi
d’amor ognor voluti
…ma senza i miei starnuti !
Mi sa che questa notte
ormai non sognerò
registro la puntata
più in là la rivedrò.
È nel sé della scrittura
tracciare figure e cogliere istanti.
Ma, come nella trama di una fotografia
sono gli occhi ad astrarre quel sintomo
che è il corpo,
io lascio le forme
e mi rivolgo agli spazi.
La scaglia colta,
nell’euforia di questo percorso,
è un intimo varco di vita,
ed io la stringo tra queste dita
sulle quali scivola
l’ancorato velo.
E qui si ferma
Quel dolce e frammentato
sfaldarsi
del Mio suolo.
Forse è un deplorare il banale,
implorando il velo.
Un non fermarsi alle soglie
ma ricercare il rimando
che dà vita all’uomo
e al mondo.
E, infatti, cos’è il detto
fuorché luce che non svela
ma cela,
se non traccia
che nasconde,
se non voce
che ottunde?
tracciare figure e cogliere istanti.
Ma, come nella trama di una fotografia
sono gli occhi ad astrarre quel sintomo
che è il corpo,
io lascio le forme
e mi rivolgo agli spazi.
La scaglia colta,
nell’euforia di questo percorso,
è un intimo varco di vita,
ed io la stringo tra queste dita
sulle quali scivola
l’ancorato velo.
E qui si ferma
Quel dolce e frammentato
sfaldarsi
del Mio suolo.
Forse è un deplorare il banale,
implorando il velo.
Un non fermarsi alle soglie
ma ricercare il rimando
che dà vita all’uomo
e al mondo.
E, infatti, cos’è il detto
fuorché luce che non svela
ma cela,
se non traccia
che nasconde,
se non voce
che ottunde?
in coda per scambiare un sogno
una porzione d'esistenza
il ricordo di una strada
ormai chiusa da tempo.
Sono questo e nient'altro
con quel procedere di parole
che tentano di darmi ristoro
e futuro.
Prima della prossima ansa,
prima dello sgocciolar di pioggia,
prima del brucar nei ricordi,
prima delle somme
e delle sottrazioni...
prima dell'ultima avventura.
Scappiamo da qua , non ne posso più
andiamo nello spazio per regnare lassù,
Smetti di commiserarti e cambiati il vestito
è vicino quel sogno che avevi solo lambito,
dimentica gli insuccessi , esclamami un sì
facciamo le valigie e nemmeno più un istante qui.
Abbiamo le chiavi nelle nostre mani
per mettere in moto e sparire domani ,
Getta la maschera e vesti la bellezza ,
aumenta il desiderio , distruggi la tristezza .
Azzera le sconfitte , saluta la mediocrita'
facciamo le valigie , riempiamole di felicità.
andiamo nello spazio per regnare lassù,
Smetti di commiserarti e cambiati il vestito
è vicino quel sogno che avevi solo lambito,
dimentica gli insuccessi , esclamami un sì
facciamo le valigie e nemmeno più un istante qui.
Abbiamo le chiavi nelle nostre mani
per mettere in moto e sparire domani ,
Getta la maschera e vesti la bellezza ,
aumenta il desiderio , distruggi la tristezza .
Azzera le sconfitte , saluta la mediocrita'
facciamo le valigie , riempiamole di felicità.
Su di noi
le nuvole si caricano
senza dover infilare per forza una spina
E il tempo gode
delle frasi ad effetto che pubblicano
e delle parole che in contesti più grandi
lo hanno tradito
Su di te
gli ometti di legno dell'orologio
mentono già alla prima Confessione
E uno dei miliardi di sacramenti
non prevede quello scomodo abito bianco
con cui peraltro ti sei pulita il culo
ma solo un taglio immaginario
sul polso che non hai
Il tuo passo non lo riesco a tenere
forse per pigrizia o forse per una questione illegale
Ma te ne sei andata senza neanche salutare
e a me rimane soltanto
la possibilità di ricredermi su tutto
le nuvole si caricano
senza dover infilare per forza una spina
E il tempo gode
delle frasi ad effetto che pubblicano
e delle parole che in contesti più grandi
lo hanno tradito
Su di te
gli ometti di legno dell'orologio
mentono già alla prima Confessione
E uno dei miliardi di sacramenti
non prevede quello scomodo abito bianco
con cui peraltro ti sei pulita il culo
ma solo un taglio immaginario
sul polso che non hai
Il tuo passo non lo riesco a tenere
forse per pigrizia o forse per una questione illegale
Ma te ne sei andata senza neanche salutare
e a me rimane soltanto
la possibilità di ricredermi su tutto
Bambina che nell'acque
danzavi a piedi nudi,
intatto ancora scrutavi il cuore,
come un fanciullo giocare
in mezzo al mare.
Poi, piano,
quel cuore hai nascosto
in lido sicuro, sotto chiave,
per non intascare troppo dolore.
Quel rosa dei fiori più belli
e il verde degli abiti tuoi
chiudesti in valigia,
nella poesia di erranti viaggi.
Qualcuno verniciò
con duri pennelli tinte nere,
sugli occhi e nell'anima.
Ancora inventi
d'aprir quella valigia
che da tempo in un angolo t'attende.
Nel pieno del festoso ferragosto
Mi trastullavo pigro sulla spiaggia
Per battere la noia ad ogni costo,
Sembravo quel che solo sempre viaggia
In cerca d’avventure ma non trova
Un angolo di cielo che incoraggia
La grande riuscita e si ritrova
A spingere la barca in mezzo al mare
Com’ultima speranza della prova
Di vivere il momento e di giocare
In mezzo a tanta vivida allegria
Che lascia nel futuro ben sperare.
Infatti c’era bella compagnia
Ma giovane e del tutto spensierata
Giocavano e ridevano per via
Di ogni battutina sussurrata
O qualche parolina a doppio senso
Sfuggita da una bocca strampalata.
Io solo da una parte guardo e penso
Che sono proprio vecchio ed arrivato
Che merito sul capo solo incenso
E devo andare via imbarazzato
Da tanta gioventù che vuole solo
Il pasto prontamente consumato;
Allora me ne vado e prendo il volo
Tornando alle mie tristi paranoie,
L’amico bicchierino dove scolo
Le angustie dei ricordi con le noie
Di ciò che sono stato nel mio ruolo
E avevo dall’amore tante gioie.
Mi trastullavo pigro sulla spiaggia
Per battere la noia ad ogni costo,
Sembravo quel che solo sempre viaggia
In cerca d’avventure ma non trova
Un angolo di cielo che incoraggia
La grande riuscita e si ritrova
A spingere la barca in mezzo al mare
Com’ultima speranza della prova
Di vivere il momento e di giocare
In mezzo a tanta vivida allegria
Che lascia nel futuro ben sperare.
Infatti c’era bella compagnia
Ma giovane e del tutto spensierata
Giocavano e ridevano per via
Di ogni battutina sussurrata
O qualche parolina a doppio senso
Sfuggita da una bocca strampalata.
Io solo da una parte guardo e penso
Che sono proprio vecchio ed arrivato
Che merito sul capo solo incenso
E devo andare via imbarazzato
Da tanta gioventù che vuole solo
Il pasto prontamente consumato;
Allora me ne vado e prendo il volo
Tornando alle mie tristi paranoie,
L’amico bicchierino dove scolo
Le angustie dei ricordi con le noie
Di ciò che sono stato nel mio ruolo
E avevo dall’amore tante gioie.
Fiori in caduta libera
volteggiano
come piccole dosi di silenzio,
da quei luoghi così lontani,
sotto la luce delgi angeli,
a due passi dal vuoto
della tua ipocondria,
nelle discrepanze di essenze,
come vuoti a rendere,
come frammenti di sogno.
Insonne sui gradini dell'alba,
sui bordi della mia anima
o sotto mentite spoglie,
resto ancorato
a quella salda linea dell'orizzonte
che sigilla il sogno,
che solca sulla lacrima
di una poesia stonata
fino a lambire la pelle del mondo
dove inciderò.
al riparo dei tempi,
un anonimo ritratto d'amore.
volteggiano
come piccole dosi di silenzio,
da quei luoghi così lontani,
sotto la luce delgi angeli,
a due passi dal vuoto
della tua ipocondria,
nelle discrepanze di essenze,
come vuoti a rendere,
come frammenti di sogno.
Insonne sui gradini dell'alba,
sui bordi della mia anima
o sotto mentite spoglie,
resto ancorato
a quella salda linea dell'orizzonte
che sigilla il sogno,
che solca sulla lacrima
di una poesia stonata
fino a lambire la pelle del mondo
dove inciderò.
al riparo dei tempi,
un anonimo ritratto d'amore.
Dal cielo una scintilla è caduta A
lasciando la Volta più triste e vuota B
per quella stella andata sì perduta. A
Luce creatrice, all’arte devota: B
Firenze nacque; e del Divin Poeta, C
fu la Patria in un’epoca remota. B
Pizzi di pietra liscia come seta, C
Fan da corona alla bella Firenze D
preziosa molto più d'ogni moneta. C
E’ terra di umane magnificenze: D
sul Ponte Vecchio scintille d’oro E
danzan sull’Arno e fan le riverenze, D
ed agli Uffizi le teste d'Alloro E
dei maestri pittori e dei poeti, F
son della città il più bel tesoro. E
Son poi di Cosimo i sogni segreti F
che hanno portato all’immensa magia, G
del gran Cupolone nato da esteti F
ed è da lì che dritta è la via G
che ti porta fino al Palazzo Vecchio H
ed apre allo sguardo la Signoria, G
dove Girolamo bruciò lo specchio H
durante “della vanità” il tempo, I
è lì, che fu messo lui in ginocchio. H
In Santa Croce, per l'arte un Olimpo, I
di marmo immoto sta Dante ed osserva L
la città che lo esiliò poi in un lampo; I
ma che ha amato senza alcuna riserva L
quella grande Commedia sí divina M
che nel cuor, gelosamente conserva. L
lasciando la Volta più triste e vuota B
per quella stella andata sì perduta. A
Luce creatrice, all’arte devota: B
Firenze nacque; e del Divin Poeta, C
fu la Patria in un’epoca remota. B
Pizzi di pietra liscia come seta, C
Fan da corona alla bella Firenze D
preziosa molto più d'ogni moneta. C
E’ terra di umane magnificenze: D
sul Ponte Vecchio scintille d’oro E
danzan sull’Arno e fan le riverenze, D
ed agli Uffizi le teste d'Alloro E
dei maestri pittori e dei poeti, F
son della città il più bel tesoro. E
Son poi di Cosimo i sogni segreti F
che hanno portato all’immensa magia, G
del gran Cupolone nato da esteti F
ed è da lì che dritta è la via G
che ti porta fino al Palazzo Vecchio H
ed apre allo sguardo la Signoria, G
dove Girolamo bruciò lo specchio H
durante “della vanità” il tempo, I
è lì, che fu messo lui in ginocchio. H
In Santa Croce, per l'arte un Olimpo, I
di marmo immoto sta Dante ed osserva L
la città che lo esiliò poi in un lampo; I
ma che ha amato senza alcuna riserva L
quella grande Commedia sí divina M
che nel cuor, gelosamente conserva. L











