Di cotant'anni non isperavo mai
lo veder sí perduta gente
Cosa sia non so codesto soldo
che vuoto suona e falso alla lima
Tu guardi le canute genti
e non é per te pensiero
lo guardarti ne' l'argento tuo
E giri ti rimiri e ti fai bello
non rimembrando mai l'istrada tua
Lancia in resta , convinzione in testa
lo scettro inesistente mostri a tutti
con gaudio e orgoglio senza pari
Né lo cervel de la testa tua folle
la conquista giá è fatta e consumata
Ma l'intendimenti tuoi non son pari ai miei
Acuta, pudica diva e madre
ma donna sono e bella
Con l'occhi miei d'oriente ho visto
l'ignorar l'antiche usanze e l'uso loro
Gonfiar t'ho visto come una rana al fosso
e l'istupidità che mostri
fère lo guardo mio e m'intristisce il core
Acciocché nell'alma tua riposa
lo spirto d'un infante bimbo
assieme ti sei posto all'omini d'un dí
Ahimé qual sarà mai
l'alma e il cor d'omo
che mi prenderà la mano
per il cammin di poi?
Và pover'omo triste
perché triste è l'esser tuo
confondi l'occhi tuoi
ne l'informe massa
che più t'aggrada d'un alto spirto
Cammina solo e prova
lo bene aver smarrito
e non voltar mai lo capo tuo
a le perdute piagge.
Doverosa nota:
Poesia ridanciana, da me scritta all'età di 17 anni(chiedo venia per gli errori) in occasione di un corteggiamento serrato
a mia madre, 50enne e ancora bellissima -divorziata da anni- da parte di un attempato signore di bell'aspetto che "se la
tirava", come se fosse l'unico bell'uomo sulla piazza e quasi potesse offuscare la di lei bellezza o comunque indurla a credere d'essere fortunata a ricevere le di lui attenzioni. Uomo purtroppo infantile e da me ampiamente sbeffeggiato con questa filastrocca sarcastica che con il coraggio dei miei 17 anni, gli ho declamato a viva voce. Ironia pura...
Ho pubblicato questa poesia poiché i protagonisti sono ormai andati...tranne la sottoscritta ovviamente...
lo veder sí perduta gente
Cosa sia non so codesto soldo
che vuoto suona e falso alla lima
Tu guardi le canute genti
e non é per te pensiero
lo guardarti ne' l'argento tuo
E giri ti rimiri e ti fai bello
non rimembrando mai l'istrada tua
Lancia in resta , convinzione in testa
lo scettro inesistente mostri a tutti
con gaudio e orgoglio senza pari
Né lo cervel de la testa tua folle
la conquista giá è fatta e consumata
Ma l'intendimenti tuoi non son pari ai miei
Acuta, pudica diva e madre
ma donna sono e bella
Con l'occhi miei d'oriente ho visto
l'ignorar l'antiche usanze e l'uso loro
Gonfiar t'ho visto come una rana al fosso
e l'istupidità che mostri
fère lo guardo mio e m'intristisce il core
Acciocché nell'alma tua riposa
lo spirto d'un infante bimbo
assieme ti sei posto all'omini d'un dí
Ahimé qual sarà mai
l'alma e il cor d'omo
che mi prenderà la mano
per il cammin di poi?
Và pover'omo triste
perché triste è l'esser tuo
confondi l'occhi tuoi
ne l'informe massa
che più t'aggrada d'un alto spirto
Cammina solo e prova
lo bene aver smarrito
e non voltar mai lo capo tuo
a le perdute piagge.
Doverosa nota:
Poesia ridanciana, da me scritta all'età di 17 anni(chiedo venia per gli errori) in occasione di un corteggiamento serrato
a mia madre, 50enne e ancora bellissima -divorziata da anni- da parte di un attempato signore di bell'aspetto che "se la
tirava", come se fosse l'unico bell'uomo sulla piazza e quasi potesse offuscare la di lei bellezza o comunque indurla a credere d'essere fortunata a ricevere le di lui attenzioni. Uomo purtroppo infantile e da me ampiamente sbeffeggiato con questa filastrocca sarcastica che con il coraggio dei miei 17 anni, gli ho declamato a viva voce. Ironia pura...
Ho pubblicato questa poesia poiché i protagonisti sono ormai andati...tranne la sottoscritta ovviamente...
3 commenti
I Vati so quelle persone che
ce ‘nsegneno a seguì la strada giusta,
ce guideno pe ‘ na stradina angusta
e sveleno der monno i perché.
So i Profeti, insomma, nun pensà !
Quelli che tutto sanno anzitempo.
E mentre tu te stai a crogiolà
san ciò che avviene e nun te danno scampo.
Sono poeti, so puro eccezionali,
sciolgono in versi le loro profezie
odi, poemi e puro madrigali
senza sprecà tante armonie.
Anche sur nostro sito ce l’avemo,
vengono da lontano immaginiamo,
ma loro con un gesto estremo
pubblicheno e de letture fanno er pieno.
Saranno bravi, è tutto da vedere !
Nun penso proprio se facciano aiutare
a riempì er pallottoliere
o le letture a fa mortipricare.
C’a ben guardare stessero più attenti
che li poeti nostri ce sanno proprio fà,
scrivessero da Vati o nei commenti
da brocchi li potremmo sanzionà.
ce ‘nsegneno a seguì la strada giusta,
ce guideno pe ‘ na stradina angusta
e sveleno der monno i perché.
So i Profeti, insomma, nun pensà !
Quelli che tutto sanno anzitempo.
E mentre tu te stai a crogiolà
san ciò che avviene e nun te danno scampo.
Sono poeti, so puro eccezionali,
sciolgono in versi le loro profezie
odi, poemi e puro madrigali
senza sprecà tante armonie.
Anche sur nostro sito ce l’avemo,
vengono da lontano immaginiamo,
ma loro con un gesto estremo
pubblicheno e de letture fanno er pieno.
Saranno bravi, è tutto da vedere !
Nun penso proprio se facciano aiutare
a riempì er pallottoliere
o le letture a fa mortipricare.
C’a ben guardare stessero più attenti
che li poeti nostri ce sanno proprio fà,
scrivessero da Vati o nei commenti
da brocchi li potremmo sanzionà.
Ho scavato oltre l'azzurro
solo adesso,
oltre il ticchettio del tempo
e delle ore.
Il pozzo profondo
che ha inghiottito
ricordi ed emozioni
è ancora al centro,
tra la testa e il ventre,
mai sazio di sorrisi e d'amore.
Rimane l'illusione
del volo d'un antica farfalla
che m'ha fatto innamorare.
Nell'anima
sospesa e immobile
sospesa e immobile
a ricordare un sogno.
Non ho più voglia di stare con te,
la pioggia insistendo dal cielo
scopriva il terribile velo
che tanto ha contato per me;
cosi mi dicevi quel giorno,
scrollandoti come d’impiccio
un tuo fastidioso pasticcio
facendoti il vuoto d’intorno,
quel vuoto ero io riempito
di mille colori d’amore
di baci carezze calore
ma io non avevo capito,
improvviso nel freddo gennaio
mi hai detto ma vattene via
la vita che vivo sia mia
non voglio ne buio ne guaio;
il guaio ero io da illuso
che fossi davvero il tuo uomo
invece ero come quel duomo
che fu sconsacrato e richiuso,
atroce rientro al reale
ti ho vista gattina con lui
or si che diventano bui
i giorni del viver fatale
rientro alla notte infernale
urlando da belva ferita
perchè la mia vita è finita
distrutta dal bene e dal male.
la pioggia insistendo dal cielo
scopriva il terribile velo
che tanto ha contato per me;
cosi mi dicevi quel giorno,
scrollandoti come d’impiccio
un tuo fastidioso pasticcio
facendoti il vuoto d’intorno,
quel vuoto ero io riempito
di mille colori d’amore
di baci carezze calore
ma io non avevo capito,
improvviso nel freddo gennaio
mi hai detto ma vattene via
la vita che vivo sia mia
non voglio ne buio ne guaio;
il guaio ero io da illuso
che fossi davvero il tuo uomo
invece ero come quel duomo
che fu sconsacrato e richiuso,
atroce rientro al reale
ti ho vista gattina con lui
or si che diventano bui
i giorni del viver fatale
rientro alla notte infernale
urlando da belva ferita
perchè la mia vita è finita
distrutta dal bene e dal male.
Viaggia a tua insaputa
quando il sonno ti confonde
tra le pieghe del lenzuolo sgualcito,
nelle incosce contrazioni di membra
ormai distanti da ogni centro di volontà.
Colora le tue sinapsi
di onirici colori di tramonti
sperduti negli strati e scorie accumulate
durante il tuo percorso quotidiano,
accarezza con luce primitiva
le tue buie paure di un occulto istinto.
Conosce i tuoi reconditi procesi d'amore,
gli ignoti meccanismi del dare e dell'avere
e gli attriti delle sfere celesti
con i vortici fugaci della tua mente.
Solca nel breve attimo di un'emozione
tutto il vasto dubbio dell'io,
le pause e le notti siderali della coscienza,
le galassie delle passioni primordiali,
schivando con cura cuori orbitanti
nel freddo silenzio dell'apatia cosmica.
quando il sonno ti confonde
tra le pieghe del lenzuolo sgualcito,
nelle incosce contrazioni di membra
ormai distanti da ogni centro di volontà.
Colora le tue sinapsi
di onirici colori di tramonti
sperduti negli strati e scorie accumulate
durante il tuo percorso quotidiano,
accarezza con luce primitiva
le tue buie paure di un occulto istinto.
Conosce i tuoi reconditi procesi d'amore,
gli ignoti meccanismi del dare e dell'avere
e gli attriti delle sfere celesti
con i vortici fugaci della tua mente.
Solca nel breve attimo di un'emozione
tutto il vasto dubbio dell'io,
le pause e le notti siderali della coscienza,
le galassie delle passioni primordiali,
schivando con cura cuori orbitanti
nel freddo silenzio dell'apatia cosmica.
Notte fonda
i rumori si amplificano
molta gente
si aggira nei dintorni.
Forse sarà paura
forse ansia
ma forse
è solo il pensiero di te
che mi tiene sveglia.
Avvolta da mille pensieri
mille presentimenti.
Stretta in una morsa
mi sento soffocare.
Un pavone
con le sue meravigliose ali colorate
mi stringe,
mi sento morire
è la fine addio...
Apro gli occhi
era solo il sogno
di una notte agitata.
i rumori si amplificano
molta gente
si aggira nei dintorni.
Forse sarà paura
forse ansia
ma forse
è solo il pensiero di te
che mi tiene sveglia.
Avvolta da mille pensieri
mille presentimenti.
Stretta in una morsa
mi sento soffocare.
Un pavone
con le sue meravigliose ali colorate
mi stringe,
mi sento morire
è la fine addio...
Apro gli occhi
era solo il sogno
di una notte agitata.
Impertinente sole
che stamattina insisti,
tu proprio non capisci
che il tempo non è tuo,
che l'aria è pregna d'acqua,
che terra non ti vuole,
che il cielo vuol giocare
nel vento che l'avvolge
con ciuffi bianchi d'ali.
Ti infili, t'infiltri, tu spingi
ma il tempo non è tuo
e terra non ti vuole.
A far spuntare il verde
son nuvole strizzate
che lasciano cadere
le gocce sacrosante
a far spuntare un fiore
M’imbufalisco sol quanno che occore,
so carmo de natura, lascio core.
Me piace esse sempre soridente
nun famme trascinare dalla gente.
E che potranno dire su di me,
nun ho mai fatto male ad alcunché.
Solo du scherzi pe facce na risata
quattro battute pe passà a serata.
Ma c’è parola che me fa dannare
che, dentro me, odio menzionare.
Mò ve la dico nun me frega un fico,
m’incavolo quanno me dicono “Simpatico”.
Si so le donne a dirlo vole dire
che nun so io a farmi preferire,
ma a guardare realtà dei fatti
pe me nun c’è sta proprio trippa pe gatti !
Si, ‘nvece, so li omini a dichiararlo,
me viene da sudà solo al pensarlo,
der lor giudizio costantemente temo
vor dire scemo, ma scemo scemo scemo !
Signori miei allora nun chiosate
odio aggettivo che m’addebitate,
dei miei natali qualcun mi è testimone
allora definitemi ‘n “testone”.
Che co le donne ho sempre mantenuto
un buon rapporto e sono benvoluto,
anche se malgrado è capitato
essere amato e molto bidonato.
Co l’omini so sempre forse stato
tutto d’un pezzo ma carmo e controllato.
Me so sempre fatto rispettare
Il lor sarcasmo volli anestetizzare.
Credetemi nun è più grave offesa
si te chiameno testone a distesa.
E poi sia quello che sia
me deveno da fa sta cortesia.
so carmo de natura, lascio core.
Me piace esse sempre soridente
nun famme trascinare dalla gente.
E che potranno dire su di me,
nun ho mai fatto male ad alcunché.
Solo du scherzi pe facce na risata
quattro battute pe passà a serata.
Ma c’è parola che me fa dannare
che, dentro me, odio menzionare.
Mò ve la dico nun me frega un fico,
m’incavolo quanno me dicono “Simpatico”.
Si so le donne a dirlo vole dire
che nun so io a farmi preferire,
ma a guardare realtà dei fatti
pe me nun c’è sta proprio trippa pe gatti !
Si, ‘nvece, so li omini a dichiararlo,
me viene da sudà solo al pensarlo,
der lor giudizio costantemente temo
vor dire scemo, ma scemo scemo scemo !
Signori miei allora nun chiosate
odio aggettivo che m’addebitate,
dei miei natali qualcun mi è testimone
allora definitemi ‘n “testone”.
Che co le donne ho sempre mantenuto
un buon rapporto e sono benvoluto,
anche se malgrado è capitato
essere amato e molto bidonato.
Co l’omini so sempre forse stato
tutto d’un pezzo ma carmo e controllato.
Me so sempre fatto rispettare
Il lor sarcasmo volli anestetizzare.
Credetemi nun è più grave offesa
si te chiameno testone a distesa.
E poi sia quello che sia
me deveno da fa sta cortesia.
Ho solcato le rughe del mio tempo
nei deserti delle mie stanze;
percorso sentieri controvento
nelle strade della mia esistenza.
Ho costruito castelli di speranze,
visto pioggia di illusioni venire giù,
goccia dopo goccia scavare i miei giorni.
Lacrime cadenti,
stille silenti,
assoli di dolori:
fugaci scie d'arrese.
Mi sono persa nel nulla dei pensieri,
afferrando istanti di palpiti impetuosi di cuore:
orizzonti di aurore senza passioni;
sulle rive di un mare d'inquietudine,
ho amato.
Trascinata dalle onde della solitudine,
travolta da tempeste di sgomenti
sono annegata nel vuoto.
Solitario il pensiero ha mostrato la sua eco,
l'estasi di un momento:
la sua poesia.
Tormentata, triste
ho navigato in acque di coraggio.
Ho spogliato le parole di silenzio,
le ho vestite di sogni:
occhi
con lo sguardo rivolto verso desideri
che attendono lune nuove per volare ancora
verso effimeri attimi di felicità.
Trafiggi quel maledetto pugnale nel mio petto,
che io smetta di lottar per guerre già rese in partenza,
per la mia inutil vita dominata dall’inerzia.
Trafiggi quel maledetto pugnale nel mio core,
che io pianga, non per dolore,
ma per il rancor servitomi
da questo controcorrente amore.
Trafiggi quel maledetto pugnale ne la mia anima,
che io possa placare le mie brucianti pene,
odiami, uccidimi…..
quam mors sola custodia est.
che io smetta di lottar per guerre già rese in partenza,
per la mia inutil vita dominata dall’inerzia.
Trafiggi quel maledetto pugnale nel mio core,
che io pianga, non per dolore,
ma per il rancor servitomi
da questo controcorrente amore.
Trafiggi quel maledetto pugnale ne la mia anima,
che io possa placare le mie brucianti pene,
odiami, uccidimi…..
quam mors sola custodia est.
L’amore,
se stanco,
è nelle pieghe della dimenticanza
avvinghiato a se stesso
e non riesce ad uscire.
Il fuoco coperto da cenere
non brucia e sotto la sabbia
muore l’onda e la sua spuma.
Sul filo da equilibrista!
… E se cade?...
Ho provato a portarlo su con me,
ho provato a farlo volare,
è stanco!
… C’è una rondine
nel nido di primavera,
non vola: la sua ala è spezzata
è tanto stanca.
In giardino
una primula stenta a spuntare,
dorme, ha freddo...
Ma intorno c’è ancora amore,
proverà a germogliare.
se stanco,
è nelle pieghe della dimenticanza
avvinghiato a se stesso
e non riesce ad uscire.
Il fuoco coperto da cenere
non brucia e sotto la sabbia
muore l’onda e la sua spuma.
Sul filo da equilibrista!
… E se cade?...
Ho provato a portarlo su con me,
ho provato a farlo volare,
è stanco!
… C’è una rondine
nel nido di primavera,
non vola: la sua ala è spezzata
è tanto stanca.
In giardino
una primula stenta a spuntare,
dorme, ha freddo...
Ma intorno c’è ancora amore,
proverà a germogliare.
Non so se farò in tempo, ma conoscendomi
credo di sì - ed ecco che dall'uno all'altro orecchino
ondicola il battello svogliato
con una mezza bandierina
slavata e pendente fra i due turchesi
corrispondenti, in una fila morentissima di monetine inglesi
d'argento.









