M’hai sfiorato e sei sparito,
meteora nell’universo infinito.
Ma io so dove trovarti!
Basterà seguire l’onda, tra le onde del tuo mare,
scrutare l’alba nelle sue infinite sfumature,
col naso all’insù il gioco delle stelle
e negli scorci di cielo l’azzurro tra i più azzurri.
Basterà ficcanasare tra le pieghe della luna.
Nel nero della notte
annusare il profumo
e nell’aria quella brezza che accarezza l’aquilone,
il più ricco, il più forte.
Basterà patteggiare con il sole,
chiedendogli la grazia di farmi intrufolare,
con un solo passo,
dentro tutto quel giallo.
Ma ancor più facile è sentirti, adesso.
Frugando nel mio cuore
e su quei fogli bianchi,
nei versi miei ,
smaniosi colorati e stanchi.
M’apparirai così come ti vivo
e non ti scorderò!
Né cura, né magia , né giullare
riuscirà mai a cancellare
le indelebili scie che tu m' hai disegnato.
E' proprio vero che i sognatori
danno luce a tutti i colori;
anche quando la vita si tinge di nero
grazie a chi si nutre del libero pensiero.
Perciò Voi uomini con la testa tra gli astri
i piedi in terra come solidi pilastri,
insieme uniti potete aiutare
tutta l'umanità i colori ad osservare.
Quei colori che troppo spesso son riposti
sotto strati e strati di polvere nascosti.
Soffiate forte, non dovete indugiare
il vento la polvere farà sollevare
e i colori della vita più brillanti saranno
di qualsiasi nero e sporco INGANNO.
danno luce a tutti i colori;
anche quando la vita si tinge di nero
grazie a chi si nutre del libero pensiero.
Perciò Voi uomini con la testa tra gli astri
i piedi in terra come solidi pilastri,
insieme uniti potete aiutare
tutta l'umanità i colori ad osservare.
Quei colori che troppo spesso son riposti
sotto strati e strati di polvere nascosti.
Soffiate forte, non dovete indugiare
il vento la polvere farà sollevare
e i colori della vita più brillanti saranno
di qualsiasi nero e sporco INGANNO.
Sei lì, sei lì,
tormento ed estasi,
ti vedo ancora di nascoste fusa
ed improbabili occhi,
ti sento dietro questo schermo muto
a respirare il vuoto di carezze perse,
sei lì sei lì,
ancora lì e non nascondi
il tuo piacere d’esserci
ed io sto qui a tormentarmi come
felino in cerca della primavera.
Sei lì ancora
e non mi fai dormire
per le tue labbra che già penso schiuse
sulla tua bocca che sospira al buio,
e anch’io sospiro
al dilaniato acerbo desiderio antico
che troverò nell’appagante sogno
appena tu scomparirai nel nulla.
tormento ed estasi,
ti vedo ancora di nascoste fusa
ed improbabili occhi,
ti sento dietro questo schermo muto
a respirare il vuoto di carezze perse,
sei lì sei lì,
ancora lì e non nascondi
il tuo piacere d’esserci
ed io sto qui a tormentarmi come
felino in cerca della primavera.
Sei lì ancora
e non mi fai dormire
per le tue labbra che già penso schiuse
sulla tua bocca che sospira al buio,
e anch’io sospiro
al dilaniato acerbo desiderio antico
che troverò nell’appagante sogno
appena tu scomparirai nel nulla.

Scampanio, botti, note allegre
Empion le strade, portan riso:
è la Festa de la Madonna!
Vesti nuove la gente infila...
Tra fragranze d'Inzane, grida,
bancarelle, trastulli, scherzi,
autoscontri, mendiche mani,
pesche, scivoli, tiri a segno...
occhio il bimbo spassare, spender
i quattrini, leccar gelati...
la donzella colpir di yoyo,
l'emigrante abbracciar l'amico
del bar, la mamma, lo suo paese...
rigustar il genuino vino,
lo straniero sbirciar zitelle...
questo, quello... scioglier i voti,
ringraziare, invocar la Mamma,
la Patrona dai biondi ricci,
la Celeste Maria del core,
sotto vivide luminarie.
Empion le strade, portan riso:
è la Festa de la Madonna!
Vesti nuove la gente infila...
Tra fragranze d'Inzane, grida,
bancarelle, trastulli, scherzi,
autoscontri, mendiche mani,
pesche, scivoli, tiri a segno...
occhio il bimbo spassare, spender
i quattrini, leccar gelati...
la donzella colpir di yoyo,
l'emigrante abbracciar l'amico
del bar, la mamma, lo suo paese...
rigustar il genuino vino,
lo straniero sbirciar zitelle...
questo, quello... scioglier i voti,
ringraziare, invocar la Mamma,
la Patrona dai biondi ricci,
la Celeste Maria del core,
sotto vivide luminarie.
Sempre meno di qualunque cosa
e forse l'ho già detto, ma d'altronde
sono ormai sempre le stesse righe a ruscelli grigi
che passano (si guarda un attimo se per caso piove)
poco prima del nero
in un verde temerario di cipressi adottivi.

in un verde temerario di cipressi adottivi.
La disperazione ha sempre un prezzo,
l'acquisti sul web con qualche disprezzo.
Solo due click e un po' di soldi
“compri” un esercito sfruttando i saldi.
Perciò attenti a dove navigate,
ci sono pirati assunti a giornate,
perché con due click, e qualche illusione
crei eserciti senza legione.
Non tutti però la usano male,
la rete non serve per catturare
In verità fu proprio creata
per mantenere l'umanità collegata.
Poter soddisfare un antica sete
che non si può comprare con le monete
Si chiama Sapere, e nel passato,
di bocca in bocca veniva tramandato.
Oggi è possibile più in fretta imparare
grazie alla rete da utilizzare,
tenendo a mente che senza istruzione
non è possibile la Rivoluzione.
Il web è uno strumento né più e né meno
sta a noi usarlo per portare il sereno,
per far si che nessun malfattore
possa del sapere impedire la diffusione.
l'acquisti sul web con qualche disprezzo.
Solo due click e un po' di soldi
“compri” un esercito sfruttando i saldi.
Perciò attenti a dove navigate,
ci sono pirati assunti a giornate,
perché con due click, e qualche illusione
crei eserciti senza legione.
Non tutti però la usano male,
la rete non serve per catturare
In verità fu proprio creata
per mantenere l'umanità collegata.
Poter soddisfare un antica sete
che non si può comprare con le monete
Si chiama Sapere, e nel passato,
di bocca in bocca veniva tramandato.
Oggi è possibile più in fretta imparare
grazie alla rete da utilizzare,
tenendo a mente che senza istruzione
non è possibile la Rivoluzione.
Il web è uno strumento né più e né meno
sta a noi usarlo per portare il sereno,
per far si che nessun malfattore
possa del sapere impedire la diffusione.
Piange il salice donando ombra alla terra
Le sue fronde chine a scolar lacrime dal ciel cadute
Fluttua la chioma a scrollar il dolore
Piange il salice con melodia flebile
I rami si accostano in ondeggiar di fruscii
che chiamano con insistenza a penetrar la luce
Piange il salice
flessibile si incurva … a propaggine si offre
per assister il figlio al suo fianco crescere
Radici propende come a cercar appiglio che fermo lo tenga
Piange il salice e non riesce ad imbavagliar il dolore
che gli diete il triste nome
Le sue fronde chine a scolar lacrime dal ciel cadute
Fluttua la chioma a scrollar il dolore
Piange il salice con melodia flebile
I rami si accostano in ondeggiar di fruscii
che chiamano con insistenza a penetrar la luce
Piange il salice
flessibile si incurva … a propaggine si offre
per assister il figlio al suo fianco crescere
Radici propende come a cercar appiglio che fermo lo tenga
Piange il salice e non riesce ad imbavagliar il dolore
che gli diete il triste nome
E’ finito di piovere.
Un trepido raggio di sole
si specchia nelle minuscole pozze,
trattenute a fatica
da marciapiedi deserti.
Nasce l’arco nel cielo
che d’affanno ancora si copre;
non scorgo colori,
solo sfumature di grigio, di bianco, di nero.
L’albero di Giuda, intanto,
è in attesa che le ore di luce
è in attesa che le ore di luce
allunghino il loro tempo,
a rivestir con l’abito di festa i spogli rami.
Un soffio di vento
deruba l’ultima ostinata foglia
al platano solitario.
Nel parco dimenticato da sorrisi,
lei s' adagia
sull’umida terra profumata d’inverno.
sull’umida terra profumata d’inverno.
Mi copro col mantello
tramato con fili di solitudine
che curva le spalle,
ma non copre il freddo;
il gelo
deforma le ossa
deforma le ossa
ma non è l’inverno.
Sono antiche ragnatele
a impolverare l’anima,
abilmente intessute negli anni.
Se solo parole d’amore
potessero franarle
o un abbraccio stracciarle,
quelle ragnatele,
sorrisi sboccerebbero da queste labbra,
insieme a nuova primavera.
« Non c'era nessun odore. Non c'era nessun movimento. Ogni passo che facevo produceva uno scricchiolio nella brina biancoazzurra. E ogni scricchiolio era seguito da un'eco sonora. La stagione della chiusura era compiuta. La terra era chiusa a doppia mandata. Era inverno, adesso e per sempre. »
(Ghiaccio-nove)
Quello
che
fu
amore
oggi riposa
(roccia porfirica in una pasta vetrosa)
sotto il gelicidio del cuore,
sotto il permafrost
di un petto
nevaio.
E io
già lo so
che fuggirò al caldo
e che non resterò qui
(indebolito)
a contemplare
quel fiore di ghiaccio
mentre si lascia morire:
il dolce
frangipani
che prima
viveva
(soltanto)
per farsi
scaldare
da me.
Mi dicesti - stella -
un giorno e mi baciasti.
Fu vento lieve, caldo
a rapirmi e venni con te,
fosti mio cielo,
ti vestii d’azzurro…
Mi dicesti –amore -
quel giorno e mi volesti amare,
come volevi tu.
Avrei imparato e mi bastò!...
Mi regalasti campi di tulipani,
distese di fiori,
fui tua regina,
ma sogni non facemmo insieme...
Non ci sono più parole,
non ci son sguardi,
ma le mie vecchie orchidee
stanno per fiorire di nuovo.
… Io, vesto ancora di rosa!
un giorno e mi baciasti.
Fu vento lieve, caldo
a rapirmi e venni con te,
fosti mio cielo,
ti vestii d’azzurro…
Mi dicesti –amore -
quel giorno e mi volesti amare,
come volevi tu.
Avrei imparato e mi bastò!...
Mi regalasti campi di tulipani,
distese di fiori,
fui tua regina,
ma sogni non facemmo insieme...
Non ci sono più parole,
non ci son sguardi,
ma le mie vecchie orchidee
stanno per fiorire di nuovo.
… Io, vesto ancora di rosa!
Ma io non potrò mai essere come voi
sottostare alle regole del poi
piantare una freccia sulla terra
e nutrirmi del sale come fosse menta
Io ho il mare in tempesta
e devo arginare il vento
che vuole portarmi via dall’Equinozio
Io devo saltare le trappole
che inconsciamente ho seminato
nella mia mente
devo fare somme e correggere
questo volo verso il nulla
Intanto il ramo s’incurva
e le foglie si sparpagliano sulla mia pelle
vago solitario e perdente
alla ricerca della parola
la lingua batte sul palato
come una banderuola persa nell’Oceano
sottostare alle regole del poi
piantare una freccia sulla terra
e nutrirmi del sale come fosse menta
Io ho il mare in tempesta
e devo arginare il vento
che vuole portarmi via dall’Equinozio
Io devo saltare le trappole
che inconsciamente ho seminato
nella mia mente
devo fare somme e correggere
questo volo verso il nulla
Intanto il ramo s’incurva
e le foglie si sparpagliano sulla mia pelle
vago solitario e perdente
alla ricerca della parola
la lingua batte sul palato
come una banderuola persa nell’Oceano
Un giorno un uomo che nero non era
ma che quella mattina si alzò così
di fretta prese le chiavi e alla portiera
di colpo uno strano buonumore gli salì
Quel giorno non fece la strada per il lavoro
ma andò a nascondersi per le Mura
per bramare una sorta di capolavoro:
spararsi con un dito ma senza sicura
Dicevano per ogni cosa che il caldo fa male
ed era un buon modo per non escudersi a priori
e forse c'entrava anche quella vita provinciale
che però non è quella mitizzata dagli attori
Fatto sta che quella mattina trovò un coltello
e lo puntò alla prima gola quasi innocente
Se avesse avuto un fiore avrebbe usato quello
e se avesse avuto tutto non avrebbe fatto niente
Quel giorno quell'uomo cadde in un pianto
e peccato che il bar fosse chiuso per Lotto
Quel giorno che lo spazio era ancora tanto
ma non abbastanza in un infinito farlocco
Alla fine tornò a casa col cuore scaricato
senza riuscire a realizzare il suo gesto
La gola era secca e l'occhio appiccicato
e per i respiri lunghi era ancora presto
Quell'uomo non suscitò che un ennesimo clamore
il cui effetto dura quanto una sega
e i suoi postumi forse quanto il furore
sulla faccia di un bimbo quando fa una bega
E di quell'uomo poi non si seppe più nulla
come per la maggior parte delle cose strane
come per i sogni il cui ricordo si annulla
anche se qualcosa alla rinfusa rimane
ma che quella mattina si alzò così
di fretta prese le chiavi e alla portiera
di colpo uno strano buonumore gli salì
Quel giorno non fece la strada per il lavoro
ma andò a nascondersi per le Mura
per bramare una sorta di capolavoro:
spararsi con un dito ma senza sicura
Dicevano per ogni cosa che il caldo fa male
ed era un buon modo per non escudersi a priori
e forse c'entrava anche quella vita provinciale
che però non è quella mitizzata dagli attori
Fatto sta che quella mattina trovò un coltello
e lo puntò alla prima gola quasi innocente
Se avesse avuto un fiore avrebbe usato quello
e se avesse avuto tutto non avrebbe fatto niente
Quel giorno quell'uomo cadde in un pianto
e peccato che il bar fosse chiuso per Lotto
Quel giorno che lo spazio era ancora tanto
ma non abbastanza in un infinito farlocco
Alla fine tornò a casa col cuore scaricato
senza riuscire a realizzare il suo gesto
La gola era secca e l'occhio appiccicato
e per i respiri lunghi era ancora presto
Quell'uomo non suscitò che un ennesimo clamore
il cui effetto dura quanto una sega
e i suoi postumi forse quanto il furore
sulla faccia di un bimbo quando fa una bega
E di quell'uomo poi non si seppe più nulla
come per la maggior parte delle cose strane
come per i sogni il cui ricordo si annulla
anche se qualcosa alla rinfusa rimane











