Oh quante nuvole!
D’esile forma mi sfioran la mente
solleticano altere lo sguardo vagante
Giocano ingenue col chiaro scuro
la luce sull’ombra che presto ingoia
l’intarsio di rovine sedotte all’immagine
che corrono stanche sino all’apice.
Appare a tratti templio d’eterno
pensiero che fugge sul vicino rilievo
dove maestosa giganteggia l’altera
solitudine, fino a farsi pianto d’abisso
lungo pendici confinanti d’anima
Lo spettacolo, nel pudore s’annuncia.
Il silenzio si adorna di mistico decoro
nel suo dialogo poderoso in volo
lava d’anima colata d’armonia
sulla stele pietrificata di cara poesia.
Mi sfiora la mente un’ultima volta
e a me non resta che inseguirla
nell’amore riverso di pura agonia.
Quanno s’ariva a ‘na certa età
te guardi indietro, voi solo tacità
la tu coscienza da tanti anni in qua,
che sia serena passando all’al di la.
Lassi pe scritto allora un documento
che, dall’aspetto pare un testamento
in cui ce scrivi con estremo impegno
ciò che hai tu fatto ed hai lasciato in segno.
Nun è difficile affatto sostenere
che de bontà fosti pioniere,
che de virtù tuttora sei ammantato
anche se stai a morì disgraziato.
Che dell’amor facesti granne uso
tacendone ovviamente ogni abuso.
Le tu donnine manco menzionare,
dimenticasse pure der piacere
E che dire da tua prodigalità,
a tutti tu donavi senza guardà…
solo se poi potevi riavere
er doppio de li doni a ricambià er piacere.
Ammazza er testamento….che lettura !
A me me pare proprio ‘na tortura.
E’ mejo morì senza de esso,
usà la carta come carta de cesso !
Lassamo tutte st’elucubrazioni
a chi è pratico de queste situazioni.
Viviamo fino all’urtimo respiro,
lassamo ner cassetto a penna biro.
Tanto de la ce sta er giustiziere,
quello de certo scrive cose vere,
parole sincere piene d’armonie ,
e nun son solo megalomanie !
Brezza con voce suadente a scuoter le piante,
batton le foglie come mani protese al plaudo
e più forte si agitano a sembrar acqua scrosciante.
Profumi… d’estate calante,
tra rivoli e fossi di una campagna fiorente,
che dolcemente infrange
il cuore dormiente.
batton le foglie come mani protese al plaudo
e più forte si agitano a sembrar acqua scrosciante.
Profumi… d’estate calante,
tra rivoli e fossi di una campagna fiorente,
che dolcemente infrange
il cuore dormiente.
Rincasa la sera.
La luna è
sfiorata dall’acqua di fiume
e s’infila tra i sassi.
Tra fronde
(s’infila)
di alte betulle che zitte,
si bevono il cielo.
Rincasa la sera
(senza far rumore)
tra i tetti di gesso.
Dipinge penombre,
s’appresta sull’uscio,
arrossa lanterne.
Rincasa la sera
(poi)
in camera mia.
Il faro nel buio
illumina il mare,
prosegue il suo giro
insegue la rotta,
intruppa...
e di luce,
macchia la notte,
macchia la notte,
in camera mia.
Mi porge una stella.
Ho il mare
cucito addosso
come una sottana
ho il suo profumo
come una carezza stretta
un bacio intatto
e umido il suo sentire.
Pacata , profonda, immensa
Pacata , profonda, immensa
goccia d'azzurro
battito d'ali in viaggio
alba all'orizzonte,
sete in un bicchiere.
Ho il vuoto
di una conchiglia
che aspetta quel ritornello antico
di antiche primavere.
Tornerai chiacchiericcio
di rumori
vanità del cielo
note dell'anima al tramonto.
---Azul y Blanco---
“Il peggior nemico della creatività è il buon gusto.”
(Pablo Picasso)
Avremmo dovuto
restare fedeli
a noi stessi,
alle nostre radici
e ai nostri veri amori:
così sarebbe stato più facile
lanciarsi in audaci voli acrobatici,
verso il recupero della memoria
e oltre lo spazio che separa
un corpo dall’altro.
Povero cieco,
io ti ho sempre voluta,
persino quando mi strillavi
e cercavi di sopprimere il genio
che a tuo dire mi rendeva pazzo;
prima di quei miei capricci cubisti,
prima dell’abolizione dello spazio,
prima ancora del brusco risveglio
della mia fragile aura visiva,
e di quella sua vaga
malinconia.
E intanto
che il mondo
si tingeva di grigio,
io non ho mai smesso
di diluire il mio male
con il tuo rosa
soffuso:
il solo tono
che abbia mai amato.
Se non fosse stato per lui,
sarei morto senza speranza,
avvelenato dal magnetismo
della mia propria perfidia:
come una macchia gialla
che non sa farsi sole.
“Solo io so quello che lui è... è uno strumento di morte... non è un uomo, è una malattia.“
(Dora Maar)
L'avola paziente mi raccontava favole
finché fui cosciente
che il lieto fine non avviene sempre
Dopo le fiabe
dalle serie rosa
e dalle soap opera
dell'amore
ho imparato ogni cosa
"A volte stretta
e senza foglie
è la via:
dite la vostra
vi ho detto la mia"
finché fui cosciente
che il lieto fine non avviene sempre
Dopo le fiabe
dalle serie rosa
e dalle soap opera
dell'amore
ho imparato ogni cosa
"A volte stretta
e senza foglie
è la via:
dite la vostra
vi ho detto la mia"

Pensieri sognati ti
rifugi, e con un soffio
respiro distruggi, danzi
leggero soave,
portando con te la
mia chiave, non posso
nemmeno volare, nel cielo
la devo lasciare, tu
sciogli i nodi del
cuore, trasmetti lamento
solcato, nell' ora del
sole infuocato, intrighi
la pelle setosa, mi
ondeggia nel cielo
ombrosa, sui rami
ormeggi germogli
folati, al canto della
vita approdati.
Intense emozioni
in arrivo
con leggera brezza
sui litorali esterni dell'anima,
con vigorose precipitazioni
di parole sconnesse
e idee allucinate.
Calma piatta
sul versante dei cuori,
con leggera pressione
di aneliti cosmici.
Strato di pensieri
persistente
sulle coste della mente
ai confini con il vuoto
che soffia impetuoso
sui volti di pellegrini
in cerca di un'altra ragione di vita,
Desiderio
vicino allo zero assoluto
nelle alte quote
della conoscenza globale.
Si sconsiglia
la navigazione
nei mari della noia.
in arrivo
con leggera brezza
sui litorali esterni dell'anima,
con vigorose precipitazioni
di parole sconnesse
e idee allucinate.
Calma piatta
sul versante dei cuori,
con leggera pressione
di aneliti cosmici.
Strato di pensieri
persistente
sulle coste della mente
ai confini con il vuoto
che soffia impetuoso
sui volti di pellegrini
in cerca di un'altra ragione di vita,
Desiderio
vicino allo zero assoluto
nelle alte quote
della conoscenza globale.
Si sconsiglia
la navigazione
nei mari della noia.










