Quanno s’ariva a ‘na certa età
te guardi indietro, voi solo tacità
la tu coscienza da tanti anni in qua,
che sia serena passando all’al di la.
Lassi pe scritto allora un documento
che, dall’aspetto pare un testamento
in cui ce scrivi con estremo impegno
ciò che hai tu fatto ed hai lasciato in segno.
Nun è difficile affatto sostenere
che de bontà fosti pioniere,
che de virtù tuttora sei ammantato
anche se stai a morì disgraziato.
Che dell’amor facesti granne uso
tacendone ovviamente ogni abuso.
Le tu donnine manco menzionare,
dimenticasse pure der piacere
E che dire da tua prodigalità,
a tutti tu donavi senza guardà…
solo se poi potevi riavere
er doppio de li doni a ricambià er piacere.
Ammazza er testamento….che lettura !
A me me pare proprio ‘na tortura.
E’ mejo morì senza de esso,
usà la carta come carta de cesso !
Lassamo tutte st’elucubrazioni
a chi è pratico de queste situazioni.
Viviamo fino all’urtimo respiro,
lassamo ner cassetto a penna biro.
Tanto de la ce sta er giustiziere,
quello de certo scrive cose vere,
parole sincere piene d’armonie ,
e nun son solo megalomanie !

Commenti
Con la grande maestría che ti è propria, hai toccato e sviscerato un argomento
quantomai reale. Spesso infatti capita, che inveterate canaglie, autrici di mille e più
carognate, perpetrate spesso proprio in famiglia, siano poi ricordate ed elucubrate come anime pie...
Niente invece, di più sconveniente...
Adoro questa tua poesia semiseria ma molto , molto calzante...
Tantopiú che comunque nell'aldilà ci sarà di sicuro ad attenderci un qualche castigamatti giudicatore...
Salutissimi a te Bronson...
Ciao Elisa
Ciao...