Sei la mia gioventù
ed io l’ho passata con te
gli anni miei migliori
Il mio cielo dentro la stanza
la luce dei miei occhi
Il vento che respiro.
Sei tu
la madre dei miei figli
quella che mi aspetta
quando rientro tardi la sera.
La mia donna importante
ed io ci voglio vivere con te
questa vita e anche l’altra.
Sei il mio tempo
la mia anima
il mio tormento
quando non ci sei
che si placa
solo se mi stai vicino.
Sei tu
La mia gioventù
quella che ho dentro il cuore
e che non muore…
8 commenti
Mi sarebbe tanto piaciuto identificarmi in Mario Cavaradossi. Un uomo che sapeva amare ed essere ricambiato con la stessa intensità del suo sentimento. Non ho mai avuto gioia dei successi che ognuno di noi coglie nella vita. Per carità, non che non li abbia graditi, ma l’amore per me è stato sempre un’altra cosa. Si, ritengo che raggiungere l’elevata intensità di emozioni che esso produce non è paragonabile a nulla. E, lungi da me il gusto per l’orrore, cosa vi può essere di più appagante per un uomo se non sapere che una donna lo ami tanto da buttarsi dall’alto di una rocca, sia pure Castel S. Angelo, per lui ? Ma, allora, mi domando, è a tali estremi che deve arrivare l’amore per ottenere la sua completezza ? Che dire, allora, delle nostre genitrici che, nei secoli, innamorate dei loro uomini, amarono in un silenzio quasi indifferente sopportando croci stoiche, a volte sostenute da sole. Fu una follia da disperazione della celebrata Tosca o amore rassegnato e remissivo delle nostre mamme ? Essere Cavaradossi o l’Innamorato ignoto in fondo non è importante. Ciò che conta è amare e farsi amare per come ognuno di noi sa fare e deve fare…bene.
Lui, scultura di liquido da un ictus colpito.
Lei, accanto alla sua testa su uno sgabello, carica di miseria;
Insieme bevono un sorso dal dolore improvviso,
Quando le anime addolorano anche di uno strillo che viene dalla tomba*.
Davanti a loro, Dio preoccupato si inchina con la testa in basso.
Morde le labbra, perché le lacrime c'è la più profondo del dolore;
Cerca di farsi carico della colpa, ma parola non dice,
Perché le pareti cilindriche d'orizzonte son piene di stigmate.
A Lui ininterrottamente, morfina danno come nutrizione del corpo.
I sensi hanno perso l'equilibrio con la resistenza;
A Lei spesso, le lacrime nutrono i suoi polmoni bianchi,
Non chiede molto nelle preghiere, solo l'esistenza del padre.
Dio crudele che sente e percepisce:
Se hai faccia e pietà per qualcuno;
Se non vieni d'aiuto in questo dramma,
Meglio andarsene, perché Tu non sei d'aiuto a nessuno.
Cosi, io dirò che Tu sei il colpevole!
Lei, accanto alla sua testa su uno sgabello, carica di miseria;
Insieme bevono un sorso dal dolore improvviso,
Quando le anime addolorano anche di uno strillo che viene dalla tomba*.
Davanti a loro, Dio preoccupato si inchina con la testa in basso.
Morde le labbra, perché le lacrime c'è la più profondo del dolore;
Cerca di farsi carico della colpa, ma parola non dice,
Perché le pareti cilindriche d'orizzonte son piene di stigmate.
A Lui ininterrottamente, morfina danno come nutrizione del corpo.
I sensi hanno perso l'equilibrio con la resistenza;
A Lei spesso, le lacrime nutrono i suoi polmoni bianchi,
Non chiede molto nelle preghiere, solo l'esistenza del padre.
Dio crudele che sente e percepisce:
Se hai faccia e pietà per qualcuno;
Se non vieni d'aiuto in questo dramma,
Meglio andarsene, perché Tu non sei d'aiuto a nessuno.
Cosi, io dirò che Tu sei il colpevole!
Se tu fossi Ermione
ti direi su dove piove
con lessico poetico;
uso un linguaggio dimesso
per non indurti in soggezione
Il pianto a catinelle
le foglie suonate dal vento
ll cielo con le pecorelle
non ti reciito
Né ti canto che casca
su piante rare,fiori e allori
nè sull'orto che pare risorto
Allora? Dopo che l'ombrello
m'ha preso il volo
sotto una tettoia dove di sotto
il picchiettio mi annoia
ti direi su dove piove
con lessico poetico;
uso un linguaggio dimesso
per non indurti in soggezione
Il pianto a catinelle
le foglie suonate dal vento
ll cielo con le pecorelle
non ti reciito
Né ti canto che casca
su piante rare,fiori e allori
nè sull'orto che pare risorto
Allora? Dopo che l'ombrello
m'ha preso il volo
sotto una tettoia dove di sotto
il picchiettio mi annoia
Ho cercato di chiudere gli occhi
per riprendere quel sogno
dove il mio profondo
ha una sua identità.
Ho cercato, ci ho provato a ricongiungermi
lì dove i papaveri sono mare in mezzo ai mari
dove si rimane in apnea
fino a sfiorare l'aldilà.
Ho cercato di chiudere gli occhi
per annullare la realtà
per cercare lei, la sua voce
quell'amore viscerale
che mi ha strappato gli occhi e il cuore
nel canto disperato delle cicale
che stridono nel cielo
l'azzurra verità.
Ma nel sogno è inutile cercare
quello che le mani hanno accarezzato
il sogno è una finzione
il latrato di un'anima che cerca la sua luna
il sogno poi finisce in un'alba inopportuna
dove il sole ha mille raggi
ma spegne l'illusione.
E adesso tu che sei la mia carne
tu che mi stai a guardare
e mi vedi inerme alle parole
portami con te
ormai non ho più sogni
sono sospeso sulle tue labbra
incastrato tra i tuoi denti.
Adesso che finalmente sono vivo
uccidimi senza pietà
e liquido sarò dentro di te
per il resto dei tuoi anni
Spirito per l'eternità.
per riprendere quel sogno
dove il mio profondo
ha una sua identità.
Ho cercato, ci ho provato a ricongiungermi
lì dove i papaveri sono mare in mezzo ai mari
dove si rimane in apnea
fino a sfiorare l'aldilà.
Ho cercato di chiudere gli occhi
per annullare la realtà
per cercare lei, la sua voce
quell'amore viscerale
che mi ha strappato gli occhi e il cuore
nel canto disperato delle cicale
che stridono nel cielo
l'azzurra verità.
Ma nel sogno è inutile cercare
quello che le mani hanno accarezzato
il sogno è una finzione
il latrato di un'anima che cerca la sua luna
il sogno poi finisce in un'alba inopportuna
dove il sole ha mille raggi
ma spegne l'illusione.
E adesso tu che sei la mia carne
tu che mi stai a guardare
e mi vedi inerme alle parole
portami con te
ormai non ho più sogni
sono sospeso sulle tue labbra
incastrato tra i tuoi denti.
Adesso che finalmente sono vivo
uccidimi senza pietà
e liquido sarò dentro di te
per il resto dei tuoi anni
Spirito per l'eternità.
Ahimè,
ho un bel da far
perché io non so poetar!
Posso sempre si provar, mi ci metto,
mi ci sforzo: è come andare in fondo
a un pozzo.
Cerco, scavo, qui mi giro e mi rigiro
e non trovo mai la rima
e mi sento i capogiri.
… Ma va là,
meglio che scappi
tanto, io, son già una schiappa!
Solo semplici parole, senza fronzoli
né lode, tutto quello che mi scappa.
Voi già in tanti siete bravi tutti quanti.
Chi le calza come guanti,
chi la dura e chi perdura
e chi è proprio un vero vezzo,
una perla di carezza!
Si, qualcuno ha un bel poetar
ed io aspetto che mi venga a commentar.
Tutti, qui, han stretto un patto
che a qualcuno sembra astratto.
“Si, si scrive e poi si ride chè,
con tutta sta fatica
di poeti non ce n’è mica!”…
Ma poi insieme ci si osanna
e sorrisi ci si manda
perché a noi resta, infondo,
solo il sogno di provar.
Io so dir solo col cuore di emozioni,
di un amore e di un dolore.
Poco forse ho da dir,…
forse a corto d’argomenti?
Ma per dirvi tutto quanto,
stringo i denti e vado avanti.
Piacerà questo poco mio poetar?
Forse scialbo, poco corretto,
poco adatto o già fatto.
Ma che dirvi, io ci provo!
Siate buoni!...
Poi vedrete,
in un lampo sarò un tuono.
Come dite?
Meglio che scappi,
tanto rimarrò una schiappa?
… E va bene, ho capito:
passo chiudo e vado via!... ^ - ^
ho un bel da far
perché io non so poetar!
Posso sempre si provar, mi ci metto,
mi ci sforzo: è come andare in fondo
a un pozzo.
Cerco, scavo, qui mi giro e mi rigiro
e non trovo mai la rima
e mi sento i capogiri.
… Ma va là,
meglio che scappi
tanto, io, son già una schiappa!
Solo semplici parole, senza fronzoli
né lode, tutto quello che mi scappa.
Voi già in tanti siete bravi tutti quanti.
Chi le calza come guanti,
chi la dura e chi perdura
e chi è proprio un vero vezzo,
una perla di carezza!
Si, qualcuno ha un bel poetar
ed io aspetto che mi venga a commentar.
Tutti, qui, han stretto un patto
che a qualcuno sembra astratto.
“Si, si scrive e poi si ride chè,
con tutta sta fatica
di poeti non ce n’è mica!”…
Ma poi insieme ci si osanna
e sorrisi ci si manda
perché a noi resta, infondo,
solo il sogno di provar.
Io so dir solo col cuore di emozioni,
di un amore e di un dolore.
Poco forse ho da dir,…
forse a corto d’argomenti?
Ma per dirvi tutto quanto,
stringo i denti e vado avanti.
Piacerà questo poco mio poetar?
Forse scialbo, poco corretto,
poco adatto o già fatto.
Ma che dirvi, io ci provo!
Siate buoni!...
Poi vedrete,
in un lampo sarò un tuono.
Come dite?
Meglio che scappi,
tanto rimarrò una schiappa?
… E va bene, ho capito:
passo chiudo e vado via!... ^ - ^
Una stretta che sale dalla bocca dello stomaco
fino in gola
la vista si annebbia
il respiro manca.
Vorrei sputare al cosmo
tutta la mia rabbia
e come un vecchio motivetto
dimenticato tra le pieghe dell’anima.
Sale...sale,
annaspando tra carne e anima
tra un buio di carezze ormai tramontate
è una speranza morta prima di nascere.
Un semaforo nero
cado nel buio piu totale
il buio dell’inizio
o della fine.
Una ferita
che sanguina ancora
fra paura e disperazione
il vuoto di questa notte.
Un Dio maligno
lo ha disegnato per me
con mano avida di passione
la follia è la salvezza di questo mondo.
fino in gola
la vista si annebbia
il respiro manca.
Vorrei sputare al cosmo
tutta la mia rabbia
e come un vecchio motivetto
dimenticato tra le pieghe dell’anima.
Sale...sale,
annaspando tra carne e anima
tra un buio di carezze ormai tramontate
è una speranza morta prima di nascere.
Un semaforo nero
cado nel buio piu totale
il buio dell’inizio
o della fine.
Una ferita
che sanguina ancora
fra paura e disperazione
il vuoto di questa notte.
Un Dio maligno
lo ha disegnato per me
con mano avida di passione
la follia è la salvezza di questo mondo.
C’è calma,
eppur tanto rumore
in quest’anfratto silenzioso…
sono i miei sogni che muoiono.
Echi di pianti lontani
che sanno di niente,
in grotte gelide e salmastre.
Stremati,
si cullano prima di sciogliersi
tra la schiuma del mare,
in silenzio.
Poi,
un flutto arriva, li strappa,
l’infrange tra la scogliera.
… Mille gocce di sale
sciolgono,
riempiono il cuore,
in silenzio.
Una coppa d’acqua salata,
ora,
brinda a quei sogni andati.
Un sorriso,
poi,
si riversa nel mare.
… E c’è silenzio…
eppur tanto rumore
in quest’anfratto silenzioso…
sono i miei sogni che muoiono.
Echi di pianti lontani
che sanno di niente,
in grotte gelide e salmastre.
Stremati,
si cullano prima di sciogliersi
tra la schiuma del mare,
in silenzio.
Poi,
un flutto arriva, li strappa,
l’infrange tra la scogliera.
… Mille gocce di sale
sciolgono,
riempiono il cuore,
in silenzio.
Una coppa d’acqua salata,
ora,
brinda a quei sogni andati.
Un sorriso,
poi,
si riversa nel mare.
… E c’è silenzio…
Ora che sono vecchio,
che ho il respiro corto,
e che le nostre 412 ossa
premono forte
contro 4 polmoni
ormai svuotati,
posso anch’io vedere
il triste moto di ritorno
della forbice.
Saremo presto
liberi di voltarci
e di assumere colore
in una forma indefinita:
non rossi di rabbia
o verdi d’invidia,
ma pallidi
di nuova vita.
Certo ti cercherò
e certo ti troverò,
e chissà come
e chissà
quando,
e in quale libro
e a quale capitolo.
Se succederà, comunque,
non tarderanno a nascere
tanti piccoli fiori gialli:
dal nostro amore,
e dal matrimonio
quasi casuale
dei nostri
pensieri più veri,
quelli che sanno
farsi poesia.
Ti mandarono a morire
nelle fredde trincee del Carso,
ma grande fu la gloria
e come tomba, un grande monumento .
Hai per custodi due tuoi compagni,
ma loro son vivi.
Ti dissero: “chi per la Patria muore,
vissuto è assai” ,
ma quando la palla ti colpì
capisti d’un tratto,
che ben poco avevi vissuto .
Vedesti tua madre, la sposa e il figlio,
poi, il nero della notte.
Ora dormi in questa grande casa .
Ignoto soldato, nessuna madre ti piange,
o forse tutte .
Su questo altare di una patria feroce,
si compiono sacrifici umani.
nelle fredde trincee del Carso,
ma grande fu la gloria
e come tomba, un grande monumento .
Hai per custodi due tuoi compagni,
ma loro son vivi.
Ti dissero: “chi per la Patria muore,
vissuto è assai” ,
ma quando la palla ti colpì
capisti d’un tratto,
che ben poco avevi vissuto .
Vedesti tua madre, la sposa e il figlio,
poi, il nero della notte.
Ora dormi in questa grande casa .
Ignoto soldato, nessuna madre ti piange,
o forse tutte .
Su questo altare di una patria feroce,
si compiono sacrifici umani.
Sono rosa moscata fragile e sposa,
priva di spine e morbida al tatto
che s’accoccola al sole.
Colore d’alba la corolla
e grata fragranza dono all’aria.
Rifiorisco fiera
gemme
e ancora e ancora,
piccole, candide e belle.
L’offro impavida allo sguardo
e generosa
al cielo, all’aria, all’ape
dispettosa,
nel giardino della vita.
Nel tempo che passa, però,
il profumo si dilegua,
il colore sbiadisce,
più rari i boccioli si danno alla luce.
Troppi gli sguardi
truccati e gelidi,
mille le mani avide e ingorde
che han banchettato
tra i verdi rami, privi di spine.
Uccide le ore malate leggendo un vecchio libro
E lancia a rimpiangere il tempo scivolato dalle mani.
I farmaci che prende per il tumore allo stomaco
Gli estendono i confini del dolore.
A volte ritorna nei ricordi d'infanzia e scava
Nel fango che un tempo gli aveva sporcato l'anima e i pantaloni
(Gli errori più meravigliosi della vita trovano nello ieri);
Il Domani, pensa, è solo una forma di eredità.
Con la suo destino di povero pellegrino non trova ne luogo ne pace,
Perché una seconda vita è impossibile averla.
Voi avete visto qualcuno che vive per la seconda volta? - disse tra se stesso,
Poi chiuse il libro, esplorando "quant'è incapace l'uomo."
Sulla strada per il cimitero vide che alla libertà non è rimasto null'altro da perdere
E capisce che il volto di oggi è svolto nel perverso.
E lancia a rimpiangere il tempo scivolato dalle mani.
I farmaci che prende per il tumore allo stomaco
Gli estendono i confini del dolore.
A volte ritorna nei ricordi d'infanzia e scava
Nel fango che un tempo gli aveva sporcato l'anima e i pantaloni
(Gli errori più meravigliosi della vita trovano nello ieri);
Il Domani, pensa, è solo una forma di eredità.
Con la suo destino di povero pellegrino non trova ne luogo ne pace,
Perché una seconda vita è impossibile averla.
Voi avete visto qualcuno che vive per la seconda volta? - disse tra se stesso,
Poi chiuse il libro, esplorando "quant'è incapace l'uomo."
Sulla strada per il cimitero vide che alla libertà non è rimasto null'altro da perdere
E capisce che il volto di oggi è svolto nel perverso.
Fossi Chisciotte per vanto
non di botte ai mulini a vento
ma stando dalla parte dei tapini.
Eroe dai cento onori
impugno le armi
oppure sogno amori
Per le poppe di Dulcinea
tralascio per un poco l'epopea
senza pretese di gloria
se di nascita non cortese
ne conosco il galateo
Sfido chi vuole al torneo in carosello
di re non servo, senza scudiero o castello:
nemmeno costruito in aria
non di botte ai mulini a vento
ma stando dalla parte dei tapini.
Eroe dai cento onori
impugno le armi
oppure sogno amori
Per le poppe di Dulcinea
tralascio per un poco l'epopea
senza pretese di gloria
se di nascita non cortese
ne conosco il galateo
Sfido chi vuole al torneo in carosello
di re non servo, senza scudiero o castello:
nemmeno costruito in aria
A dire il vero sono un poco strano
un tipo, a dirla tutta, alla Cyrano,
solo che mentre il Bergerac tesseva
dolci poesie per altri e ne godeva,
io avea già colto il fiore e, non a caso,
non ho sul volto il suo immenso naso.
E quindi ho continuato nell’impresa
di scioglier rime senza alcun sorpresa.
Mi presentavo sotto i balconi
e recitavo in compagnia di suoni.
Finché nella Roma capitolina
baciato da una luna clandestina,
udii gridare con molta eleganza
“E mo che voi tu, co quella panza ? “
Caro Cyrano la storia si ripete
tu col tuo naso che non ti compete
io con una panza prominente assai
altro che poesia : siamo nei guai !
Forse è meglio fare i suggeritori
non cercar di cogliere più allori,
vieni con me, andiamo a riposare
siamo d’un altro tempo, non scordare !
un tipo, a dirla tutta, alla Cyrano,
solo che mentre il Bergerac tesseva
dolci poesie per altri e ne godeva,
io avea già colto il fiore e, non a caso,
non ho sul volto il suo immenso naso.
E quindi ho continuato nell’impresa
di scioglier rime senza alcun sorpresa.
Mi presentavo sotto i balconi
e recitavo in compagnia di suoni.
Finché nella Roma capitolina
baciato da una luna clandestina,
udii gridare con molta eleganza
“E mo che voi tu, co quella panza ? “
Caro Cyrano la storia si ripete
tu col tuo naso che non ti compete
io con una panza prominente assai
altro che poesia : siamo nei guai !
Forse è meglio fare i suggeritori
non cercar di cogliere più allori,
vieni con me, andiamo a riposare
siamo d’un altro tempo, non scordare !
La bambina si rivolse alla mamma:
dai, voglio vedere il mare!
Ma le ripeteva che oltre quella montagna
c'erano altre montagne da navigare.
La bambina non credette a questa eresia
e la prese quasi come un insulto:
ma la gente era andata tutta via
e la sua voce si stropicciava in singulto.
La mamma ignorava la staccionata cadente,
il rovo in cui tintinnava la biscia:
respirava quel suo silenzio splendente
e una zanzara le mordeva la coscia.
La bimba osservava il suo vestito antico
e per giocare aveva solo dei sassi;
invidiava il bofonchio a morire sul fico
e la città che si trovava a pochi passi.
Si angosciava al calare di ombre su ombre
e la madre invocava la pace dei sensi;
ma sentiva nel cuore il baccano delle tombe
e un sussurro: adesso dimmi a che pensi.
dai, voglio vedere il mare!
Ma le ripeteva che oltre quella montagna
c'erano altre montagne da navigare.
La bambina non credette a questa eresia
e la prese quasi come un insulto:
ma la gente era andata tutta via
e la sua voce si stropicciava in singulto.
La mamma ignorava la staccionata cadente,
il rovo in cui tintinnava la biscia:
respirava quel suo silenzio splendente
e una zanzara le mordeva la coscia.
La bimba osservava il suo vestito antico
e per giocare aveva solo dei sassi;
invidiava il bofonchio a morire sul fico
e la città che si trovava a pochi passi.
Si angosciava al calare di ombre su ombre
e la madre invocava la pace dei sensi;
ma sentiva nel cuore il baccano delle tombe
e un sussurro: adesso dimmi a che pensi.








