de certo no, nun maschero n’imbroglio,
sono sicuro e certificato
a quer paese nun me c’hanno mai mannato.
Nun perché de genere fossi nato super
e manco perché me mancasse il transfer.
Me faccio i fatti miei e me ne frego
er giorno fò peccati, a notte prego.
E tu te pensi che farsi i cazzi sua
possa rendette mejo de Gargantua ?
Disse ‘n amico mio co sospetto
guardannome dall’alto : era vecchietto !
E ‘ ndove che se visto mai
che l’omo p’esse omo aspetterai,
mostri aroganza e maleducazione
e se ne vanti di tal sopraffazione ?
Essere omo e ‘nartro par di maniche
nun ha bisogno de azioni “belliche”,
pe dimostrà tutta la sua forza
basta che agisca, ma solo con fermezza.
Che dare botte alla su metà
nun è segnale de maturità.
Significa sortanto una cosa
che nun ja fa proprio co la sposa !
festosi, ricchi, grassi,
s’attaccano a pietra antica
che respira il suo passato.
Rivivono fantasmi
tra resti quasi sbriciolati dal tempo
e il caos del presente
mescola emozioni e rabbie.
Eterna…
Eterna la bellezza, i giardini
e i suoi aliti d’amore,
i baci in penombra, le parole sussurrate
in quest’aria ammaliatrice.
Eterna l’anima,
nel marmo scolpita,
che vita ha dato.
Eterni i profumi,
sciorinati al vento del Pincio
e, forse, anche le lacrime
che ingoi alla maestosità
della sacra piazza
e della sua cupola d’oro.
Radici,
solo radici vivono,
s’intersecano
e percepisco e danno linfa
a questa terra nostra…
…Eterna.
A piedi nudi m'inerpico
su antichi sentieri
dove lo spirito ha concepito
i suoi primi passi,
sui sentieri dei fruscii e dei silenzi,
per ridipingere la mia anima
con questi rossi di tramonti sconfinati,
del sangue della necessaria preda
e di una malinconia primordiale,
tra ataviche catapecchie di argilla e sudore.
E qui, spoglio
di ogni inutile ornamento e maschera,
posso dialogare con l'albero maestoso e saggio,
o con la sabbia infuocata da desideri e fame,
con il vento che accompagna
le dolci litanie di un'infanzia dimenticata
nei grigiori di periferie abbandonate.
Voglio demolire il tempo ossidato
di questa disumana quotidianità,
costruire il mio tempo
al ritmo delle danze propiziatorie,
con i versi di dorati fenicotteri
sospesi sulle alte cime frastagliate
di un'improbabile speranza,
respirare l'aria colma di acre salsedine
degli infiniti deserti
che smaterializzano il mio io
fino al punto estremo
di una gioia che divora ogni parola residua.
quando ti addormenti prima
di me.
Mi sei simpatica ed antipatica
quando al mattino mi chiedi
un caffè.
Mi sei simpatica ed antipatica,
e poi simpatica ed antipatica.
Mi sei simpatica ed antipatica
quando mi guardi e ridi di
me.
Mi sei simpatico ed antipatico
perché compri cose che piacciono
a te.
Mi sei simpatica e antipatica,
e poi simpatica e antipatica.
Siamo simpatici e antipatici,
e poi simpatici e antipatici.
Mi sei simpatica ed antipatica
perché è così che piaci
a me.
Mi sei simpatico e antipatico
perché ti arrabbi quando rido
di te.
Traspare il tuo volto da una fonte chiara ,
la sacra luce ,ove lo stesso si rifugia ,
si posa su lacrime distillate ,
ove tu un tempo hai pianto per amore .
Non temere , non invaderò il tuo cielo !
Esso è luce negli occhi miei .
Sei più bella col sole del mattino
nel nelumbo flutti , leggera sali .
Oggi mi hai dato il cuore !
La conferma , di essere , di me innamorata .
Le nostre anime si son fuse …
danno inizio alla forza dei profumi .
Sei più bella col sole del mattino !
Quando il riverbero del sole
ti coglie all’improvviso …
esso ti carezza mentre tu ti inchini ,
sulle tue rose , che tanto ami .
Spogliati dunque dalle tue inibizioni ,
un’altra sfera t’irradia il viso ,
io sono l’uomo tuo …
il lascito , di una quercia innamorata .
Presto ti vedrò nel sole del mattino ,
e piego le ginocchia all’occhio dell’immenso …
saremo ciechi sul trono universale
su campi elisi ,sull’erba dell’amore .
il loro vivere, quasi un divieto.
non torna servizio:
e neanche un vago spettro di clamore;

sgrana i ricordi
cerca perché
seduto su te stesso
disteso sul tempo
cerca dove
Zitto!
Senza possibilità
Zitto!
Senza fuga
Zitto!
Senza chiave
ancora nella densità
ancora nello stallo
tutto fermo
ancora nell’amore
ancora nel dolore
tutto immobile
Zitto!
Senza possibilità
Zitto!
Senza fuga
Zitto!
Senza chiave
Quando mi sveglio
E decido il mio sorriso
Una lacrima
Più tempestoso è il mare
Mi placo solo
quando approdo
nella tua anima.

.
l'intreccio secolare dei boschi
espande passito color
Scivolando su questa terra purgatorio, da serpi mi sento scrutar
Amor, come rami strappati a sanguinanti catene, t'offro le mie pene
Mere sembianze di saliscendi
vedo fugacemente rinverdir
Il mio amar è fioco barlume
di ripidi eventi
nell'infausto luogo m'immergo
in quel passito color
Per non sentir colpi di frusta, trascino il mio vivente corpo
come fosse lingua malata
vista spiata
Del passito color
impedimento robusto che delinea
limita senza voler
mi copro e m'addormento
col suo tenero tepor
· Nino, Nino stai bene ? Sembri imbambolato, Nino…svegliati dai !
· Scu…scusa ero sovrappensiero. Perdonami…
· …Mariangela ! Hai già dimenticato il mio nome ! Comprensibile per chi ne deve ricordare tanti, specialmente femminili, come te !
Quest’affermazione mi stizzì un po’, li per li, ma poi convenni che era vera. Conoscevo una grossa fetta di popolazione femminile universitaria. Non mi ero mai ritenuto uno sciupafemmine, ma ero tutt’altro che uno stinco di santo.
· Scusa, amica mia, dovrei conoscerti ?
· Penso di si – rispose lei – Ci ha presentato Palmira, l’altra sera “a casa tua “ e mi hai pure prestato un libro.
· Ma si, Pamela ! Ora ricordo tutto !
· Ma quale Pamela, ho detto che mi chiamo Mariangela !
La guardai e risi di gusto per la mia insipienza. Solo allora cominciai a inquadrarla bene tra i miei pensieri, a notare quel provocante sorriso ingenuo e accattivante. Ne rimasi preso. Mi accorgo di essere preso da una donna, solo quando sento montare in me l’ansia di volerla conoscere, di voler fare l’istrione per vederla sorridere e, in quel momento montò in me l’entusiasmo e una voglia matta di farlo. E poi, era una ragazzina ben fatta, non molto alta, magari, ma con tutte le sue cosine a posto.
· Scusami ancora, questa volta però mi farò perdonare. Se vuoi, ci potremmo vedere al bar dell’università e ti offrirò un caffè, questo pomeriggio.
· Mi spiace, sono impegnata in un seminario, sarà per un’altra volta…e poi io esco sempre con Palmira, mai da sola. Ma, se non sei il lupo cattivo, potremmo uscire con lei e Salvatore, il suo ragazzo. Magari andiamo al cinema…
Detto, fatto. Nessuna difficoltà per me contattare la mia più grande amica e invitarla per una serata al cinema. Sicuramente l’avrei convinta. E ne diedi, anche a Mariangela, la certezza con aria di sufficienza. Ci lasciammo con questa certezza, ma appena girato l’angolo, corsi a perdifiato verso la pensione di Palmira per renderla reale. Appena in tempo. Ero trafelato e col poco fiato che mi rimaneva di riserva, argomentai con la mia amica.
· Qual buon vento, Nino ? Cosa ti porta qui ? Ma vento o non vento, ora non ho tempo. Ho fretta, sono in ritardo, ciao.
· No, aspetta, il cinema…Mariangela…usciamo con Salvatore….
· Calma, una cosa per volta. Cosa centra Mariangela con il cinema ? E tu, con Salvatore che uscite insieme ? Che storia è questa ? Ma, principalmente, dimmi, che hai bevuto stamattina ?
Quando mi fui spiegato, mi promise, ovviamente, la sua collaborazione, tuttavia restò in surplace, guardandomi intensamente.
· Mica sarai innamorato ? Mariangela è carina e tu sei il solito birbantello !
· Innamorato io…tse ! Sai che non cedo a certe lusinghe. A me piace punire le donne.
· Ah novello Casanova, mi sa che con Mariangela fai il botto ! E, a proposito, il cinema lo paghi tu !
Me ne andai sorridendo, sapevo che non mi sarei mai innamorato di Mariangela, come, in effetti, non mi innamorai, ma ebbi con lei un rapporto indescrivibile che ci unisce ancora oggi. Andammo al cinema. Era tanto l’ansia di iniziare una storia con quella ragazza che non avevo nemmeno visto il titolo del film in proiezione. Volevo fare buona impressione e li avevo portati in una sala di prim’ordine. Palmira fece in modo che sedessimo vicini io e Mariangela ed io cominciai a sperare in un discreto impianto d’illuminazione…soffusa. Ma il peggio doveva arrivare. Il film era in bianco e nero e si trattava, ahimé, de “La corazzata Potemkin”, si, proprio quella che Paolo Villagio definisce una….lasciamo perdere. Palmira avrebbe voluto uccidermi e me lo disse con gli occhi. Mariangela inforcò gli occhiali, ma solo per darsi un tono. Dieci minuti dopo eravamo fuori ! Per farmi perdonare, offrii un gelato fuori e la nostra prima serata finì li. Pensavo che avrei corso seri rischi ad invitarla di nuovo e, invece, ci venne…ed anche da sola. Finché diventammo inseparabili, buoni amici. Non durò molto, tanto per il mio carattere. E poiché si vedeva mille miglia che ci piacevamo, una sera che ci trovavamo in una zona panoramica della città, la baciai. Sapevamo entrambe che sarebbe finita così e lei mi accettò senza ritrosie. Anzi, in un mutismo assordante ! Io parlavo e lei ascoltava, io mangiavo e lei mangiava, io volevo fare l’amore ed anche lei lo voleva. Quel silenzio era diventato un’ossessione. Mi chiedevo spesso semmai avessi sbagliato qualcosa in quello che facevamo assieme ma lei non mi manifestò mai il suo pensiero, sembrava aver deciso di vivermi così, senza parlare. La nostra separazione fu traumatica per me, per lei forse…questo non lo so ! D’improvviso sparii dalla sua vista per sempre e lei non mi cercò mai. In seguito la ritrovai tramite Facebook. Feci la faccia tosta e la chiamai. Mi accolse con frasi di cortesia temperata ed allora le spiegai i gravi motivi che mi avevano costretto a prendere quella decisione e, nella discussione, notai che parlava, parlava tanto, come non aveva mai fatto con me. Mi stupii e decisi di farle la domanda clou, quella che arrovellava il mio cervello anche a distanza di tempo. Ridacchiò al telefono e poi con voce simpatica ma risoluta volle rispondermi.
· Mi hanno insegnato che nella vita bisogna far fatti e non chiacchiere sterili. Ti amavo e condividevo tutto di te. Dal cibo alle tue passioni, dallo studio, alla voglia di fare all’amore. Ero fusa con te e facevo tutto quello che mi chiedevi perché sentivo anch’io il tuo stesso desiderio. Cose che non condivido e non ho mai condivise nel mio attuale matrimonio. Le parole ? Se vuoi le parole aggiungile tu, ora, io non le ho dette si, ma tu, le hai mai pensate ? Sai, so dire anche le parole in silenzio, parole del tipo “ti voglio bene”. Se vuoi t’insegno.
conto le macchine passanti
e le luci che tremano aldilà,
mentre aspetto un segno sincero
che divida la fantasia
da ciò che non è vero.
Ho perso il controllo su quel che amavo
e ho perso la testa tra gli incubi
mentre sognavo,
ed ora la notte rimango sveglio
per paura che il tuo viso mi tormenti
al mio tragico risveglio.
Ridammi le memorie che strette tenevo
e ridammi i pensieri che mi legano al terreno.
a gocce a gocce le parole
immerse nel frastuono delle strade
in cerca del tempo
della musica
in cerca di un respiro.
Famelica è l'anima
scruta il firmamento
divora una manciata di stelle
culla la quiete del sonno
srotola la malinconia
di una lacrima.
Da qualche parte
una voce vibra
sulle note di un violino
e senza vestirsi di luce
diventa una spiga dorata nei campi,
l'onda del mare e il fiato del vento,
la pace e la guerra,
il caldo e il riparo
dal freddo e dal sole,
la passione,
l'essenza farsi baci e miele.
Riflessa la luna
in un valzer
scivola tremula sul mare
stanotte
avrà qualcosa da ricordare!
come bagnati di vino,
solo un pò.
Penso e non penso,
mi lascio cullare da questo ritmo
senza un tempo.
Al calore delle mie passioni
ti scaldo, o cuore,
e al profumo
di un’afrodisiaca cannella,
abbraccio sensuale che
stimola desiderio e dolci pensieri.
Il suo odore m’involge,
lega la memoria, intreccia il passato
e il presente,
vado oltre il tempo.
… Sfoglio pagine di ricordi,
così,
senza un senso, senza tempo…









