Fèrreo proposito
Non più fetore!
------
Il verseggio è nato scorrendo un pensiero di Massimo D'Azeglio, politico, patriota, pittore e scrittore italiano del 1800:
"Senza forte volontà non si giunge a far nulla di buono".
Eppure ho sempre saputo che le donne vengono attratte da un uomo che le fa ridere. Credevo di poter ottenere, in virtù di questo, qualcosa che avrebbe scavalcato il mero aspetto amicale. Mi sbagliavo. Presi sempre delle ciabattate sul muso. Lo sbaglio più grosso è stato addebitare gli insuccessi alla mia struttura fisica, alla mia non bellezza che trascendeva il mio essere divertente. In effetti, ma me ne accorsi molto tempo dopo, la verità è che non avevo conosciuto bene la personalità femminile, pronto, com’ero pronto, anche se inconsapevolmente, a considerare le donne come terra di conquista e non esseri dotati di un cervello superiore, quantomeno, al mio. Quando ci riuscii, però, era ormai troppo tardi. Incontrai una donna che rispondeva alla mia simpatia, con l’indifferenza, a volte con lo sberleffo. Mi impegnai sul serio e senza ironia a mostrarle quel che ero veramente, cosa avrei potuto darle e cosa avrei voluto ricevere da lei. Per non farla lunga, la sposai. Cose che capitano ! Solo che…capitano tutte a me.
Toccare l'infinito con te
Sarebbe sublime
Abbandonare dubbi e perchè
Sarebbe possibile
Lasciando i sensi giocare
Ascoltando i venti soffiare
Trasportati dall'amore
Guidati dallo stupore
Di essere ancora quà
Sarebbe eternità
Dipende da te
Sei tu la chiave
Della felicità
il mondo è un fiammifero di stelle,
un' aforisma apostrofato di brina
tra coriandoli d' alveari notturni.
Ad un passo dai tuoi occhi
gocce d' alfabeto del mio cuore,
in un granaio spettinato d' emozione,
germinavano eco tra l' argento del vento.
Ad un passo dai tuoi occhi
il mondo è un guerriero assolato d' amore,
meraviglioso timido fazzoletto di cielo
nell' anaforica estasi poetica di gentili parole.
Ad un passo dai tuoi occhi
silenziose gocce d' abbraccio e conversazione
infuocano coscienza e fragile presente
fra sguardi inimitabili di romantiche primavere.
un soffio di vento stellare,
un accidente biologico,
una schiuma di oceano
che bacia la sabbia della conoscenza,
uno dei punti
che costituiscono la linea,
la linea dell'anima
e delle sue disavventure.
Questa vita sei tu,
che ti affacci alla finestra,
ancora addormentata
e con gli occhi di caffé
accenni quel vecchio motivetto
che sa tanto di amore stantìo.
Questa vita sono loro,
gli altri che passano veloci
su queste vie,
cercando la direzione
per una casa che non c'è,
per un calore intorpidito
sotto le coperte sgualcite
dal tempo e dalle troppe parole.
Questa vita è un saluto distratto
mentre ti accingi ad accarezzare
la sagoma di un fumo lontano
che un treno in partenza
dipinge nel tuo cielo di carta.
per te il sentimento profondo
mi spinge a toccarti nel cuore
i polmoni, l’antico sudore,
la rotula il fegato il rene
cosi mi sollevi le pene
del vivere mio quotidiano,
del dito ti tocco la mano
lo sterno e le tenui papille
che dentro la bocca son mille
unite alla lingua schioccante,
lo so che le cose son tante
e tutte riposte al suo posto
infatti non c’e di nascosto
nient’altro che l’anima tua
che sembra non dire la sua
vagante ascendente insicura
ma figlia di madre natura,
il femore voglio toccare
la tibia il perone ed andare
ai glutei rosa di fiore
che sono di cielo colore,
lo stomaco, il tenue intestino
che come se fosse il cammino
del corpo fatato che tieni
fin quando i tuoi piccoli seni
mi fermano qui non si tocca
allora ti tocco la bocca
che sogno che bacio che bramo
per farti capire che t’amo.
sfiora e scivola via
senza parole
disegna promesse
tra labirinti di ombre
cerca l'uscita
non può perdersi
attraverso respiri di vento
ascolta ed innesca pensieri
senza colori
disegna cieli blu
cerca il volo
non può cadere
è un passaggio lento
e difficile
un varco da provare
ancora
spostati di curiosità
attraente come amore
stranezza, in tanto scalpore
invadente, come superba
le braccia punte da rovi silenti
che con il loro sanguinare
rallentavano, delle gemme
l'attesa della pioggia nel cadere
C'erano fiori dalle forme d'orchidea
fiamme di cristalline sfere
come da bere
scie disegnate
quasi stelle copiate
Sotto secche foglie
il prato salvato
dal passar di elefanti
trascinar di negligenti
Lascio i rami al loro stare
tardi soppeso
questo mio calpestare
I fiori raccolti calpestando un prato
non sono la bellezza che aspettavo
un desiderio appagato
Ritorno sul sentiero con questo pensiero
la natura non fa niente per niente
non era giusto cogliere quei fiori
solo per farli vedere
ad altra gente
Anche lui, come me,
era nato in uno schema
Alla pace fatta con te dopo la litigata
con conseguente e contestuale voce arzata.
Ma mò che sono ‘n poco più tranquillo,
due o tre cosette te le volevo dì.
Durante er diverbio t’ho solo asseconnato,
anche quando dicesti d’annà a morì ammazzato.
Nun ce potevo crede che dicessi a me,
parole così aspre, in perciocché,
nun le mannai dar cervelletto ar core,
nun era un parlare da signore !
A ben pensare ce sarei puro annato,
ma nun pe quello che avevo combinato.
Le donne già se sa che so gelose,
tu eri tra quelle permalose.
T’avrei mannato ar diavolo ogni oltre dire,
pur la coscienza avevi fatto inorridire !
Io so sicuro che te vojo bene,
allora perché scontare puro ste pene !
Nun sono uscito fora dar seminato,
me sono solo un poco sollazzato,
con quarcheduna con cui avea ballato,
niente de che, nulla di speciale,
nun pensavo he te avrei fatto del male !
Anche se si strigneva un pò ,
lassavo fa, problemi nun ne ho.
Sono sicuro che avrai fatto la conta
di tante storie de cui in giro se recconta
su mie presunte irregolarità
ner campo della mia fedeltà.
Lasseli sta, io sono ‘n omo onesto
io amo te, anche se e donne proprio nun detesto,
t’amo e giammai t’avrei conosciuta
solo per rendette cornuta.
Che poi la vita gira come a rota,
mica che sono poi tanto idiota.
Si nun sarò come lei s’aspetta
io me ritrovo in testa a sua vendetta.
di questa freschezza del mattino,
un abbraccio di gelsomini e ginestre,
un po’ del loro colore
che sa di sole e di vita.
Uno spuzzo di onde,
vorrei t’arrivasse,
di questo mare, brillio argenteo
su un lenzuolo
di fine seta acquamarina,
profumato di alghe e sogni lontani.
Vorrei sentissi, sulla faccia,
il bacio della brezza e il sapore
e l’odore salmastro dell’aria
che sveglia il cuore, s’infila tra i capelli
come fresca carezza,
dita amorevoli.
Vorrei calarmi,
farmi spazio nell’animo tuo
ripulirlo dalla malinconia
portarlo su con me,
in questo cielo
d’azzurra gioia d’estate che avanza…
e tieni le sue mani strette,
che io mi distruggo nel mio letto
e fumo mille sigarette.
Disegno percorsi verso la felicità
nella mia mente distrutta,
e magari mi incontrerai a metà
e non sarà poi una vita così brutta.
Lascia lei nel suo cuore gelato
e vieni da me aprendo gli occhi
realizzando quanto ti ho amato,
sii il mio fumo tra le dita,
il vizio peggiore
e la rovina della mia vita,
lascia lei e lasciala ora,
vieni da me in lacrime
e ti terrò mio per chissà quanto ancora.
Questa è comodità. Le mie tre lampade
un risveglio morbido
apro la finestra alla
carezza del giorno
il mio sguardo
rimane sospeso sui viottoli
assenti sono le voci
mentre mi guarda la Domenica
cade un pensiero
il letto
il tepore che ho lasciato
ed io la sua voce
mancante.
Cosi amore
riprendiamoci la notte
ho da dirti che ti amo.











