Senza timidezza, con saliva odiosa fammi del'cieco.
Anche se non avrò più vista,
Tu, la gioia del tuo scopo vivrai;
Soprattutto quando la tua missione progressiva*
Il picco di estasi chimica raggiungerà.
La tua rabbia è ben accettabile da me
Se il tuo desiderio non è anacronistica arretrato,
Sotto le frizioni ridicole della mediocrità
Al di là del fango senza motivo.
Così il giorno dopo non sarò un ostacolo,
Neanche il tuo brutto pensiero che dà cattiva immagine.
La tua saliva sul mio viso nero
Scatenerà metafore umane per l'umanità,
Ma non guardare energia spontanea della materia
Che verrà dalla reazione chimica in primo luogo;
Dal veleno che guadagniamo dagli effetti di saliva
O l'omicidio della mia coscienza per sempre.
Inutile meravigliarti quando vedrai il risultato finale
Di un omicidio che non avevi premeditato.
Sale marea allo spengersi del sole.
Lentamente sommerge ogni cosa,
buchi, anfratti e tutto quel che trova.
Protegge quello che Luna gli chiede,
stende il suo manto e allunga onde piene.
Avrei voluto che onda di marea
entrasse dentro la mia mente
e, lieve, rinfrescasse dolcemente,
sentimenti, emozioni e il desio di te,
che urla dentro me costantemente.
Non v’è marea che non possa coprire
alcuna cosa prima di morire.
Spero soltanto che prima di andare,
lenisca l’anima che vuole gridare.
Vuole gridare l’amor suo per te,
donna speciale, come non ce n’è.
Vieni marea, vieni che stasera
accoglierai questa mia preghiera,
accogliendomi sotto mille goccioline
sentirò le stelle molto più vicine.
Sono una rondine felice
tra gli uliveti e le mie colline in fiore
abbraccio nostalgica le case
come biche allineate e
arrampicate al sole.
Non ascolto il vento
che palpita e mi scuote
i miei vuoti d'anima
sono papaveri odorosi di cielo
effimeri e intensi
ardono e inceneriscono la sera.
Fausta pizzico i rivoli
tra rampicanti e radici
scuoto le ali nei viali stretti e antichi
assaporo il sacro campanile
che m'imprigiona a Dio.
Mi consola, mi comprende e mi cattura.
Ogni tanto piove...
Orsù spavalda
mastico fango e paglia impastata
e alle grondaie affido le mie certezze
senza sapore e senza rumore
ma felice nel cuore.
vecchi, pochi e sbiaditi ricordi
nella mente ormai sorda,
cieca al presente.
Vaga lo sguardo,
cerca d’acchiappare
figure lontane,
danza
in larghi spazi,
in altri mondi,
chissà dove!
Più non ha profumo
la fresia a primavera,
né il cielo è più blu.
…E’ assenza!...
Stentati i sorrisi,
ad ombre del passato,
fantasmi che non colgo,
né oso immaginare.
Forse cavalieri erranti
venuti a liberare,
o forse
sogni irrealizzati
che ancora fanno compagnia
e profumano
l’ultimo tratto di vita…
Si consuma il corpo nei giorni,
accarezzato solo da bianche mani,
tenere…
AMORE
solo e tanto Amore
quando nella mente si fa il buio…
Ai Profumi e
Alle erose e selciate
grandi pietre in calce.
Agli angoli dei
Addobbato e sfarzoso
Come un bastone
ti accompagnerò
durante tutta la vecchiaia.
Come una coperta
riscalderò
le tue membra stanche
nelle notti più fredde.
Come un faro
illuminerò,
nei momenti più bui,
la tua vita.
Sarò la spalla
su cui potrai
piangere
e sarò
le gambe che
cammineranno
quando tu sarai stanco.
Sarò tante cose per te,
e tu
per me
ne sarai una:
l'AMORE.
si spalma essenza di lavanda
di Provenza e fiori d’arancio.
Profumo salmastro
dalle onde
lasciate al bacio del sole
appena appena tiepido,
dal tono rassicurante.
Si cheta l’animo
a questo sentire.
L’aria sposa euforici cinguettii
e chiacchiericci chiassosi
di gabbiani.
Profumo di solite cose
invade il giorno, ora,
nella calma e pace.
… E’ passata la tempesta…
fino all’ultima goccia
la tua notte distante
dalle mie mani,
mani di pianista
che danno vibrazione
a ogni senso,
mani di contadino
che accarezzano la zolla
dove custodivi i tuoi segreti,
mani di metalmeccanico
che sbullonano
la tua vanità e i tuoi occhi
metallici come il freddo inverno.
E tu sarai sorriso etilico
su gambe di
incerta viandante
nel sentiero
del non ritorno,
linea di contrasto
tra i colori autunnali
e l’azzurro di un mare
troppo vasto,
come un amore dimenticato.
Dove il dolore e la notte passano le ore maledette,
Metto veemenzamente
I poli freschi del mio cuore.
Nei tubi dell'ossigeno,
Dove ti danno respiro per i polmoni,
Divento il tuo siero
Dal timore di incontrarti quotidianamente con il male.
Nel bicchiere di vetro,
Dove ti idratano le labbra con l'acqua,
Ti porto un fiore
Come un angelo bianco di bontà.
Nel mio cuore chiamo,
Coraggiosamente,
La tua infermità laboriosa
Mio ticchettio filantropico.
lame di semplicità e di routine
esploro il mondo faccio rivivere insiemi
di atomi e riscopro fiumi di miele e colline
attraversate da flussi di linfa vitale,ruggine
sudore,sangue trasmutano in alberi da frutto
primizie delicate lucide di pioggia succose come
mele dell'eden
una luce e una voce rosse di inferno risucchiano la mia anima
il titolare vuole una produzione raddoppiata
tra l'universo e una contropunta,sa innalzare
e abbassare il livello di un metro quadrato
di speranza, giovane semi-dio imbastardato,schiavo
incatenato dal limbo scorge una luce di miliardi di led
sopra di lui,madre mia aiutami innalzami verso l'essenza,
troppe mani mi bloccano vogliono vedermi soffrire vogliono
che sia come loro vogliono portarmi al pascolo con loro
bestie al macello
di aranci in fiore
… si dice sia il profumo dell’amore.
Già, l’Amore!...
Fino ai cuori viaggia questa primavera,
friccica, li veste con l’abito di festa,
mille voglie, passioni.
… Dicono sia la stagione degli amori!
Già, l’Amore…
E noi siamo in stazione,
viaggiavamo sullo stesso treno,
siamo scesi su binari diversi.
Dicono passi una sola volta, quel treno.
E se ripassa?
Ascolta, canta una capinera
ha trovato l’amore.
Quest’aria profuma, cosa sarà?
pastore errante,
lungo quei sentieri notturni
segnati dalle effemeridi,
in quelle orride sillabe
che sanno
di ricordi smembrati dal tempo,
nel tuo deserto
delle dualità e del cambiamento,
ma voglio solo seguire
le mie orme, i miei tic,
le mie traiettorie
verso le terre della debolezza,
scalare ancora le vette dell'ansia
per scoprire
l'unico scintillio
di vita immacolata
oltre il nulla
annidato nella mia materia.





