«L'arte» disse il giovane «è l'universale nel particolare».
Pensiamo poesia
e dormiamo ubriachi,
perché siamo già morti
senza neppure saperlo,
secchi come un fiore
di bergamotto
e trasognati
come la triade
del Fa Maggiore.
Tutto normale,
diciamocelo:
perché è
già
autunno
per noi amanti;
perché forse
tu, che sei
prima
mia
e
poi
solo
più tardi
la poetessa
che ha sempre
così tanto freddo,
invece stai bruciando
come una piccola
goccia gialla
di mirra.
Mentre io
sento musica
nel crepitio
del fuoco,
il pianto
dell’oboe
e il lamento
di una stagione
che ha i tratti
di un letto
disfatto.
È di te
che sono
inebriato,
dell'essenza
autunnale
che esala
quel tuo
dolce
sguardo
assonnato.
3 commenti
Gocce di mare si posarono
sui risvolti dell’animo,
bagnarono di flebili sensazioni
le ingenue paure,
che si lasciarono dondolare
ai primi raggi del sole del mattino,
in attesa d’esser colte.
E un sol raggio bastò,
un timido e tiepido raggio le scosse.
Divennero perle, poi rivoli salati
si sciolsero a quel tocco,
che libere le rese dalla loro prigione.
…E fu l’inizio…
Un tepore scosse l’uscio del cuore,
assordanti rumori riempirono le vie
che percorrevano la vita.
Vento tenue scese
a consolarle rose dei pensili giardini.
Glicini in ordite forme
s’affacciarono dai balconi
e tutto il creato volse lo sguardo
al lontano scendere del crepuscolo.
Stormi di rondini
volarono sulle acque,
tornarono al nuovo nido di primavera.
Bianchi gabbiani
planavano sul mare, sovrastavano il cielo
con le possenti ali.
Sfioravano il sole e, sulle più alte rocce,
approdava il loro desiderio d’amore,
lì, il loro talamo nuziale.
Un verde arbusto, impavido,
s’aggrappò alle alte rocce.
L’inverno attendeva.
In solitario modo rivolse preghiere
d’eterno esistere,
poi in fluttuante volo
si lasciò cadere,
abbracciando l’amore delle acque.
Fonte di vita, amorevoli,
rigeneratrici, lo accolsero
e in una nenia lenta, silenziosa,
lo cullarono.
Fu goccia di mare,
pronta a nutrire un oceano.
Forza sentì e crebbe e di nuovo le braccia
sollevò alla luce, alla vita.
E diede fiori, e diede frutti.
… E il tempo passò!
Così andò il mutevole armonico delle viole.
Così si sparsero le spore
fra i campi in fiore,
così s’addormì l’ultimo
rosso papavero,
nell’oblio dei sensi
in attesa che nuova alba sorgesse,
sul sonnolente andare del mondo.
P. S. : Con la collaborazione dell'indiscussa bravura dell'autore Giancarlo Gravili.
sui risvolti dell’animo,
bagnarono di flebili sensazioni
le ingenue paure,
che si lasciarono dondolare
ai primi raggi del sole del mattino,
in attesa d’esser colte.
E un sol raggio bastò,
un timido e tiepido raggio le scosse.
Divennero perle, poi rivoli salati
si sciolsero a quel tocco,
che libere le rese dalla loro prigione.
…E fu l’inizio…
Un tepore scosse l’uscio del cuore,
assordanti rumori riempirono le vie
che percorrevano la vita.
Vento tenue scese
a consolarle rose dei pensili giardini.
Glicini in ordite forme
s’affacciarono dai balconi
e tutto il creato volse lo sguardo
al lontano scendere del crepuscolo.
Stormi di rondini
volarono sulle acque,
tornarono al nuovo nido di primavera.
Bianchi gabbiani
planavano sul mare, sovrastavano il cielo
con le possenti ali.
Sfioravano il sole e, sulle più alte rocce,
approdava il loro desiderio d’amore,
lì, il loro talamo nuziale.
Un verde arbusto, impavido,
s’aggrappò alle alte rocce.
L’inverno attendeva.
In solitario modo rivolse preghiere
d’eterno esistere,
poi in fluttuante volo
si lasciò cadere,
abbracciando l’amore delle acque.
Fonte di vita, amorevoli,
rigeneratrici, lo accolsero
e in una nenia lenta, silenziosa,
lo cullarono.
Fu goccia di mare,
pronta a nutrire un oceano.
Forza sentì e crebbe e di nuovo le braccia
sollevò alla luce, alla vita.
E diede fiori, e diede frutti.
… E il tempo passò!
Così andò il mutevole armonico delle viole.
Così si sparsero le spore
fra i campi in fiore,
così s’addormì l’ultimo
rosso papavero,
nell’oblio dei sensi
in attesa che nuova alba sorgesse,
sul sonnolente andare del mondo.
P. S. : Con la collaborazione dell'indiscussa bravura dell'autore Giancarlo Gravili.

Colta figura
Senza cartucce, abbatte.
Sfiga inattesa.
<=> <=> <=>
Il verseggio Stile metrico dell’haiku (5-7-5) è nato scorrendo l’aforisma del celebre Luc de Clapiers, Marchese de Vauvenargues, scrittore, saggista e moralista francese del 1700:
“Il più gran male che la fortuna possa fare agli uomini è di farli nascere con pochi mezzi e con grandi ambizioni”.
Senza cartucce, abbatte.
Sfiga inattesa.
<=> <=> <=>
Il verseggio Stile metrico dell’haiku (5-7-5) è nato scorrendo l’aforisma del celebre Luc de Clapiers, Marchese de Vauvenargues, scrittore, saggista e moralista francese del 1700:
“Il più gran male che la fortuna possa fare agli uomini è di farli nascere con pochi mezzi e con grandi ambizioni”.
La verità è un lusso
che non possiamo permetterci,
un'onda senza vento
nel mare della mente
che fruga raminga
tra la spazzatura di un dio
geloso e distante
mille desideri dal tuo cuore.
La verità è quella luce
che rimane quando spegni
tutti gli elettrodomestici,
il mistero che aleggia
nei black-out della ragione,
un sogno incauto
evaso dal calendario terrestre.
La verità è il passo
dopo l'agognata meta,
il frutto proibito
dal sapore molto antico,
il soffio del silenzio
dove tutto è sempre,
da sempre,
semplicemente quiete.
che non possiamo permetterci,
un'onda senza vento
nel mare della mente
che fruga raminga
tra la spazzatura di un dio
geloso e distante
mille desideri dal tuo cuore.
La verità è quella luce
che rimane quando spegni
tutti gli elettrodomestici,
il mistero che aleggia
nei black-out della ragione,
un sogno incauto
evaso dal calendario terrestre.
La verità è il passo
dopo l'agognata meta,
il frutto proibito
dal sapore molto antico,
il soffio del silenzio
dove tutto è sempre,
da sempre,
semplicemente quiete.
C'è chi mi chiede:
"Perché non c'è musicalità nelle tue poesie?"
Perché dev'esserci?
Perché?
I lamenti sono musica?
Il dolore è musica?
La tristezza è musica?
la morte è musica?
Sì.
Sono loro che non la sentono.
Le loro orecchie non hanno
spazio per quelle cose.
Ridono, sentono le risate,
le loro,
le battute,
le loro.
Perché mai volete
rime?
Perché mai volete
suoni dolci?
Perché?
"Perché non c'è musicalità nelle tue poesie?"
Perché dev'esserci?
Perché?
I lamenti sono musica?
Il dolore è musica?
La tristezza è musica?
la morte è musica?
Sì.
Sono loro che non la sentono.
Le loro orecchie non hanno
spazio per quelle cose.
Ridono, sentono le risate,
le loro,
le battute,
le loro.
Perché mai volete
rime?
Perché mai volete
suoni dolci?
Perché?
autobus affollati,
treni velocizzati.
Traffico di droghe,
sputi sulle rose.
Macchine in corsa,
lo scippo di una borsa.
Persi nella metropoli,
tra scambi di odi benevoli,
mi tieni le mani
tenendo i fantasmi lontani,
incantesimo e antitodo
del cuore mio per te frivolo.
treni velocizzati.
Traffico di droghe,
sputi sulle rose.
Macchine in corsa,
lo scippo di una borsa.
Persi nella metropoli,
tra scambi di odi benevoli,
mi tieni le mani
tenendo i fantasmi lontani,
incantesimo e antitodo
del cuore mio per te frivolo.
Ora sei lassù
tra le stelle del firmamento
sei luce che illumina
coloro che hai lasciato
I cuori straziati
gli occhi senza lacrime
per padre amorevole,
compagno fedele
Il tuo sorriso illuminava l'intorno,
i tuoi occhi dolci
avvolgevano in un abbraccio
Ricorderò i tuoi racconti
come parole fuoriuscite
da un libro di favole,
la tua voce vivrà
nel canto dell'usignolo
Amico caro, bello come il sole
buono come il pane,
voglio ricordarti
con semplici parole
come tu eri,
senza fronzoli ne altisonanti versi
Neppur poesia sembrerà codesta
ma un sentito commiato
per la tua partenza,
sventolando un fazzoletto bianco
ti saluterò alla stazione
al tuo salire sul treno
che indietro più non ritorna.
Riposa ora dopo tanto soffrire,
aspettaci,
un ad uno tutti saliremo
su quel vecchio treno ….
*****************************************************************************************************************************
Dedicata al nostro caro amico Marcello, che oggi è scivolato
nel sonno eterno, ennesima vittima della Sla
Di pioggia. Sulle soglie forse
sul lago dopo Castagnola dove ancora va
la bruma fredda,
la bruma fredda,
forse tra il sole e le altre stelle,
vani cocci dei monti sugli arazzi aguzzi.
Il mio diventa il tuo viso,
di pioggia e breva e stelle e bottiglie, con un laccio
forte, forte, messo dai tanti poeti a questo cavallo
a dondolo così inutile.

Vedevo i bambini giocare,
ridere, scherzare.
Vedevo un bambino triste,
guardare gli altri su una panchina.
Nessuno lo voleva. Nessuno.
Crebbe quel bambino.
Vedeva i ragazzi ridere, amare.
Lui non faceva altro che odiare
la sua vita, sé, gli altri.
Un giorno mi guardò e mi sorrise.
Disse che ero l'unico
a cui tenesse.
Forse mentiva, amava mentire.
Ma il suo sorriso mi diede
gioia,
provai ciò che si chiama
felicità,
non per molto. Non per l'eternità.
Scomparve e io con lui.
Che vita,
la nostra!
ridere, scherzare.
Vedevo un bambino triste,
guardare gli altri su una panchina.
Nessuno lo voleva. Nessuno.
Crebbe quel bambino.
Vedeva i ragazzi ridere, amare.
Lui non faceva altro che odiare
la sua vita, sé, gli altri.
Un giorno mi guardò e mi sorrise.
Disse che ero l'unico
a cui tenesse.
Forse mentiva, amava mentire.
Ma il suo sorriso mi diede
gioia,
provai ciò che si chiama
felicità,
non per molto. Non per l'eternità.
Scomparve e io con lui.
Che vita,
la nostra!
E mi accorgo che pioveche si rincorrono le nuvolenelle crepe grigie e nere del cieloin disordinati e taciuti
giochi di luce.
E ancora piove e
voglio silenzio.
Dai vetri il mare lisciai miei versi parlatii marosi argentati
rimpiangono il ventoed io mi penso nei lunghi silenzisenza un tuo canto.
Ogni dire
ogni mio pensieroè un palpito del cuore.
E della frescura edei lampi intrecciatim' avvolgo i capelli
i miei occhie i miei versi ordinati.
giochi di luce.
E ancora piove e
voglio silenzio.
Dai vetri il mare lisciai miei versi parlatii marosi argentati
rimpiangono il ventoed io mi penso nei lunghi silenzisenza un tuo canto.
Ogni dire
ogni mio pensieroè un palpito del cuore.
E della frescura edei lampi intrecciatim' avvolgo i capelli
i miei occhie i miei versi ordinati.
Nascono sogni
tra i colori delle vigne …
mi dai la tua essenza ,
la ragione ,
l’esistere .
Tu che mi prendi per mano
mi porti lontano …
nelle profonde ambizioni ,
alle sublimi speranze .
Smuovi le sanguigne pulsioni ,
sei eterea ,nel mio spirito …
nei mie pensieri ,
scivoli candida ;
nei miei occhi ,
sei la stella sulla terra .
Vedo il blu
girare intorno a me
sembra sfiorare la mia pelle
ed entrare nella mia mente
dall'orizzonte fino a me
tende la mano
fatta di cielo e onde
si inerpica sopra me
per farmi vedere oltre
ancora un giro di valzer
nelle sfumature e nelle sensazioni
posso quasi scivolare
verso lui
vertigo dopo vertigo
mi vesto di leggerezza
e freschezza
volo al di là delle colline
ed accarezzo ancora il suo profumo
non mi stanca mai
non mi stanco mai
ascolto il blu
sussurrarmi
sembra voce ed eco
all'unisono
dipinge suoni
fatti di promesse e sogni
sale dentro me
per parlarmi della sua profondità
ancora un giro di valzer
nelle sfumature e nelle sensazioni
posso quasi scivolare
verso lui
ancora un passo
dentro al suo spazio e alle sue opportunità
posso quasi ubriacarmi
di lui
ancora un giro di valzer
nelle sfumature e nelle sensazioni
posso quasi scivolare
verso lui
ancora un passo
dentro al suo spazio e alle sue opportunità
posso quasi ubriacarmi
di lui
non mi stanca mai
non mi stanco mai
girare intorno a me
sembra sfiorare la mia pelle
ed entrare nella mia mente
dall'orizzonte fino a me
tende la mano
fatta di cielo e onde
si inerpica sopra me
per farmi vedere oltre
ancora un giro di valzer
nelle sfumature e nelle sensazioni
posso quasi scivolare
verso lui
vertigo dopo vertigo
mi vesto di leggerezza
e freschezza
volo al di là delle colline
ed accarezzo ancora il suo profumo
non mi stanca mai
non mi stanco mai
ascolto il blu
sussurrarmi
sembra voce ed eco
all'unisono
dipinge suoni
fatti di promesse e sogni
sale dentro me
per parlarmi della sua profondità
ancora un giro di valzer
nelle sfumature e nelle sensazioni
posso quasi scivolare
verso lui
ancora un passo
dentro al suo spazio e alle sue opportunità
posso quasi ubriacarmi
di lui
ancora un giro di valzer
nelle sfumature e nelle sensazioni
posso quasi scivolare
verso lui
ancora un passo
dentro al suo spazio e alle sue opportunità
posso quasi ubriacarmi
di lui
non mi stanca mai
non mi stanco mai









