Un aranceto di stelle,
anaforica stilla sentimentale
d' un segmento d' anamnesi d' aurora,
raggomitolava un alveare di brina
scarcerando coriandoli d' aquiloni
trafitti da letteratura d' emozioni.
Brandelli d' agguato lunare,
confetti silenziosamente germinati
dall' apostasia di geografie anaffettive,
s' affastellavano in sogni d' equazioni esistenziali
aggrovigliati in zagare vestibolari d' eternità.
Notturno soleggiava scalzo
tra planisferi autunnali d' arena
acciottolati come pioggia di cristallo
in zesta d' emorragica ambrosia.
Notturno conversava spettinato
ammainando pistilli d' orizzonte
abbacinati da stami antologici d' immago
in un tempestoso vocabolario di seta.
Fieno astrale dell' universo,
costellazione d' estasi plenaria,
scarabocchio scintillante del creato,
lanterna d' un vespro solitario,
frammento d' arpa e poesia,
grano dal ricordo affaccendato,
l' apostrofo di un crepitio di marea,
lacrima parafrasale del rimorso,
un cuore d' ottobre scompaginò.
anaforica stilla sentimentale
d' un segmento d' anamnesi d' aurora,
raggomitolava un alveare di brina
scarcerando coriandoli d' aquiloni
trafitti da letteratura d' emozioni.
Brandelli d' agguato lunare,
confetti silenziosamente germinati
dall' apostasia di geografie anaffettive,
s' affastellavano in sogni d' equazioni esistenziali
aggrovigliati in zagare vestibolari d' eternità.
Notturno soleggiava scalzo
tra planisferi autunnali d' arena
acciottolati come pioggia di cristallo
in zesta d' emorragica ambrosia.
Notturno conversava spettinato
ammainando pistilli d' orizzonte
abbacinati da stami antologici d' immago
in un tempestoso vocabolario di seta.
Fieno astrale dell' universo,
costellazione d' estasi plenaria,
scarabocchio scintillante del creato,
lanterna d' un vespro solitario,
frammento d' arpa e poesia,
grano dal ricordo affaccendato,
l' apostrofo di un crepitio di marea,
lacrima parafrasale del rimorso,
un cuore d' ottobre scompaginò.
4 commenti
Mi chiesi quand’anche ne fui rapita
quale fosse il senso ultimo della vita
Quale il viaggio di verità dal mio all’esito
senza pretesa alcuna di verità
dal diverso o dal caso che pur divide
la visione di pace in volontà di fuga.
Quale la meta al fine del reale
nell’essere concepito immagine mentale
dimentico di sagoma sigillato al pensiero
autistico d’inconscio dissimulato credo
essenza nell’altrui esigenza vincolata alla natura
criptica d’intenzione maturata all’idea
Fino all’ultimo l’utilità mi parve vera
e rivendicai al reale la sua assenza di coesione
Breve incontro docile ma distante
giostra di pavone concetto allevato al compromesso
dal mio al sottomesso allontanato al nesso
Capisco solo ora quanto fosse ridicolo
lo sforzo doloroso corso in tale paradiso
e quanto io fossi grata del ritorno al sonno
fumoso tramonto nell’enigma del racconto.
E dunque sogno o realtà l’idea del vivere umano?
Qualora fosse giusto obiettare la natura di tale dono.
Cerchi dentro la tua scatola
di pastelli colorati
trovi solo grigio e nero
stanca del tuo tempo
lasci cadere gocce di inchiostro
che feriscono più
di una lama
nei tuoi occhi
irrequieta stanchezza
scivola dentro il corpo
fino a minarne il cuore
nei tuoi passi
voglia di dare un calcio al mondo
eppure non sei sola
dietro quelle finestre
che schermano sogni ed emozioni
rotolano pensieri
che si infiltrano come acqua
chiederesti a quelle ore
di tornare indietro
cancellando un cielo
che ti eri costruita
tra le luci
che non vedi
ancora scacci fantasmi
difficili da vedere
e anche da sfiorare
eppure non sei sola
credimi
non sei sola
di pastelli colorati
trovi solo grigio e nero
stanca del tuo tempo
lasci cadere gocce di inchiostro
che feriscono più
di una lama
nei tuoi occhi
irrequieta stanchezza
scivola dentro il corpo
fino a minarne il cuore
nei tuoi passi
voglia di dare un calcio al mondo
eppure non sei sola
dietro quelle finestre
che schermano sogni ed emozioni
rotolano pensieri
che si infiltrano come acqua
chiederesti a quelle ore
di tornare indietro
cancellando un cielo
che ti eri costruita
tra le luci
che non vedi
ancora scacci fantasmi
difficili da vedere
e anche da sfiorare
eppure non sei sola
credimi
non sei sola

'Na mania strugge
Uomini e… lor costumi.
Sconcio profitto!
<=> <=> <=>
Questo decanto (Stile haiku 5-7-5) è stato composto riflettendo su un pensiero del noto Jean de la Bruyère, moralista, scrittore e aforista francese del 1600:
“I vizi derivano da una depravazione del cuore, i difetti da un vizio costituzionale, il ridicolo da un difetto di intelligenza”.
M’ha scritto uno tutto trafelato
co l’aria tra stupito e l’incazzato.
“Signore mio, orsù via la smetta
di fare con rime una pastetta.
Ma lei davvero crede poetare
con l’arte del Pasquino popolare ?
Crede davvero di poter far ridere,
Trilussa e Belli riuscì a condividere ?
L’occhiali me cadono dar naso,
mejo che n’ testa m’arrivasse un vaso.
E mò che vole questo tipo qua
n’ho fatto gnente, se non da scribacchià !
Nun vidi mai la possibilità
anche a imitare quei signori là!
So mostri sacri e nun fanno testo,
scrive come loro…sogno o son desto ?
Mentre che loro sapevano fa ride,
de poesie mie se può sortanto piagne.
Na cosa sol mi piace, è na mania :
cercà d’usare sempre ironia.
Che poi pe scimmiottare questo e quello
ce sono quelli che se fanno er bello,
leggon Carducci e scrivon proprio uguale
pe poi sentisse dì che è lui che vale.
Mo je risponno a quer signore iroso :
Scrivo de mio, ad artri nun me sposo.
Scrivo sortanto co lo stile mio,
de quer che scrivo, sono io er mio Dio !
co l’aria tra stupito e l’incazzato.
“Signore mio, orsù via la smetta
di fare con rime una pastetta.
Ma lei davvero crede poetare
con l’arte del Pasquino popolare ?
Crede davvero di poter far ridere,
Trilussa e Belli riuscì a condividere ?
L’occhiali me cadono dar naso,
mejo che n’ testa m’arrivasse un vaso.
E mò che vole questo tipo qua
n’ho fatto gnente, se non da scribacchià !
Nun vidi mai la possibilità
anche a imitare quei signori là!
So mostri sacri e nun fanno testo,
scrive come loro…sogno o son desto ?
Mentre che loro sapevano fa ride,
de poesie mie se può sortanto piagne.
Na cosa sol mi piace, è na mania :
cercà d’usare sempre ironia.
Che poi pe scimmiottare questo e quello
ce sono quelli che se fanno er bello,
leggon Carducci e scrivon proprio uguale
pe poi sentisse dì che è lui che vale.
Mo je risponno a quer signore iroso :
Scrivo de mio, ad artri nun me sposo.
Scrivo sortanto co lo stile mio,
de quer che scrivo, sono io er mio Dio !
Scritta in età giovanile per una ragazza alla quale i genitori vietavano di vedere il suo ragazzo,
le vietavano l’amore..erano molto giovani….io la vedevo piangere
Orribili sbarre
ti chiudono il corpo
e ti negano vili
ai tuoi giorni più belli;
t’inchini al volere
che schiaccia i tuoi sogni,
che vuole oscurare
il tuo sole nascente…
ti tolgono il dono
d’avere un sorriso.
Non piangere fiore,
crudele è la vita
nel mondo malvagio,
impara il coraggio
che vinca il dolore,
invoca giustizia
alle schiere Beate
che sian liberate
le schiave d’amore,
che sia l’universo
un eterno splendore
e tu dentro il cuore
non abbia a soffrire
ma sii un prato verde
che torna a fiorire.
Io ti seguo ancora
in quest'angolo di giorno,
in questo sapore di deserto,
in questo spezzone di tempo
senza più ali.
Ma io non ci sto più
a questo sporco gioco,
non sarò suddito
di quest'era infame
che inghiotte i suoi figli
tra le onde che hanno generato
il seme della vita.
Quest'era
che prosciuga desideri
e coltiva batteri onnivori,
disperde scie chimiche
nei cieli della speranza
e fumi ingannevoli
negli occhi rossi di pianto.
Io non ci sto più
a chiudere le imposte
per fingere un falso sorriso,
a chiudere le traiettorie
dei nostri corpi incerti,
così cavalcherò questo inverno
con parole fredde
e nel ghiaccio dell'oblio
farò sprofondare
i figli di questo tempo minore.
Dio che incanto! L'ombra di una
lanceolata lampadina è brunetta
con gli stami di fili a matita -
mentre nell'altro riquadro il cappello
è d'oro, d'oro come il Bambin Nascente.
Ma, ma, ma, un'oretta sola manca,
i pantaloni a terra cadranno arrovesciati,
la luna rigira appesa alle Vanesse.

Pennino spuntato
calato nel calamaio
intriso d'inchiostro
e di parole,
tracciavi ghirigori
su l'intonse pagine.
Sbavature e macchie
sfregiavano il quaderno,
in soccorso giungeva
la carta assorbente,
per limitar i danni
agli occhi severi del maestro.
La carta assorbente
non c'è più,
per toglier le macchie
delle parole, divenute indelebili,
sul quaderno elettronico
della vita d'oggidì.
calato nel calamaio
intriso d'inchiostro
e di parole,
tracciavi ghirigori
su l'intonse pagine.
Sbavature e macchie
sfregiavano il quaderno,
in soccorso giungeva
la carta assorbente,
per limitar i danni
agli occhi severi del maestro.
La carta assorbente
non c'è più,
per toglier le macchie
delle parole, divenute indelebili,
sul quaderno elettronico
della vita d'oggidì.
Ora sei così…
Una donna
ed io mi chiedo spesso
se per caso ricordi
com’era bello
quando ti tenevo in braccio
e tu mi dicevi :
sei il papà migliore del mondo.
Ora sei così…
Bella
ed io ti osservo sempre
orgoglioso d’essere tuo padre.
Tu che sai ragionare col cuore
trovi sempre le parole giuste
per farmi meravigliare.
Oh sì!
Sei davvero donna.
Di tempo ne è passato,
ma tu rimani sempre la mia bambina,
quella che mi aspettava tutte le sere
dietro la porta
ed aveva paura d’addormentarsi al buio
e tutto le passava con un amorevole bacio.
Ora sei donna,
eternamente mia bambina.

Sregolatezza?
A ciel sereno, fulmine
il lieto fòlgora.
<=> <=> <=>
La poesia (Stile haiku 5-7-5) è stato forgiato meditando su un pensiero di Friedrich Wilhelm Nietzsche, filosofo, poeta, compositore e filologo tedesco del 1800:
“La madre della dissolutezza non è la gioia, bensì la mancanza di gioia”.
A ciel sereno, fulmine
il lieto fòlgora.
<=> <=> <=>
La poesia (Stile haiku 5-7-5) è stato forgiato meditando su un pensiero di Friedrich Wilhelm Nietzsche, filosofo, poeta, compositore e filologo tedesco del 1800:
“La madre della dissolutezza non è la gioia, bensì la mancanza di gioia”.
Parlerò di te per la vita
e raccoglierò sempre quella rosa ,
la donerò a una sposa ;
ad una amica ,ad una innamorata.
Ad ogni uomo che ti sfiora
e ne sente il tuo profumo ,
ad ogni petalo che ti cade tra le mani
e sul palmo lo riponi .
Al sole che ti abbaglia e brilla ;
al vento che carezza i tuoi capelli ,
al mantello che ci copre ;
io geloso che lui ti scapiglia …
Per la vita in te , sul tuo corpo
anime future giaceranno idilli ,
nei momenti in cui i fugaci attimi
mi pigli ,mi lasci e mi travagli .
Per la vita io per te vivo !
Tra le maree e le tempeste ,
tra le infinite emozioni resti ;
nei paradisi che tu sola fai arrossire .
Parlerò di te al mondo intero
e per la vita narrerò il tuo splendore :
che sei la madre dell’amore,
la stagione dell’estate ;
sei il focolare e dai calore .
Sei ovunque …
per la vita ,tu la sola.
Stava distesa fuor dall’ombrellone
abbrustolendo sotto il solleone,
la pelle ormai colore cioccolato
mannava un profumo delicato.
Me feci un giro e due e n’artro ancora
attorno a lei, pe rimirà, che la bellezza implora !
“Allora, amò, che fai, te sei ‘ncantato ?”,
me disse quella donna sull’incazzato.
“Guardavo solamente, ‘n se po’ fa ?
Guardavo solo la grande tua beltà !”
“Chi te la ordinò, er medico per caso,
con l’espressione ‘n poco sado-maso ?”
“Ma che hai capito, bella amica mia,
io sto a pregà come in casa mia,
anzi me sto proprio a ripassà
li comandamenti pe nun dimenticà.
Se poi fossi stato io lo Scrittore,
avrei pensato più a voi signore.
A scalpellino avrei ordinato,
onora a donna oppur sarai dannato.
Scorpisci a tavola, nun avè paura,
a donna la bellezza ci assicura,
e mo che ho visto te amica mia,
vojo finì co ‘n granne “…e così sia”.
abbrustolendo sotto il solleone,
la pelle ormai colore cioccolato
mannava un profumo delicato.
Me feci un giro e due e n’artro ancora
attorno a lei, pe rimirà, che la bellezza implora !
“Allora, amò, che fai, te sei ‘ncantato ?”,
me disse quella donna sull’incazzato.
“Guardavo solamente, ‘n se po’ fa ?
Guardavo solo la grande tua beltà !”
“Chi te la ordinò, er medico per caso,
con l’espressione ‘n poco sado-maso ?”
“Ma che hai capito, bella amica mia,
io sto a pregà come in casa mia,
anzi me sto proprio a ripassà
li comandamenti pe nun dimenticà.
Se poi fossi stato io lo Scrittore,
avrei pensato più a voi signore.
A scalpellino avrei ordinato,
onora a donna oppur sarai dannato.
Scorpisci a tavola, nun avè paura,
a donna la bellezza ci assicura,
e mo che ho visto te amica mia,
vojo finì co ‘n granne “…e così sia”.
Quanto sei bella Roma stasera
brilli di luce splendida su archi e tetti
al tramonto rosseggi e rifletti
sul Tevere
Quanto sei bella Roma
innamorata e romantica
ad ogni turista lasci il core tuo
mentre passeggiano tra le vie della tua città
profumi di fiori e c'è ne sono di tutti i colori
poi andiamo nelle piazze
Piazza Navona
Piazza di Spagna
il Cupolone
Piazza San Pietro ed i castelli
Tu sei bella Roma
mi fai morì
de notte si na rosa profumata
un sogno lontano
Roma sta qui nel core mio
brilli di luce splendida su archi e tetti
al tramonto rosseggi e rifletti
sul Tevere
Quanto sei bella Roma
innamorata e romantica
ad ogni turista lasci il core tuo
mentre passeggiano tra le vie della tua città
profumi di fiori e c'è ne sono di tutti i colori
poi andiamo nelle piazze
Piazza Navona
Piazza di Spagna
il Cupolone
Piazza San Pietro ed i castelli
Tu sei bella Roma
mi fai morì
de notte si na rosa profumata
un sogno lontano
Roma sta qui nel core mio
Oh quercia secolare
possente e maestosa
ti ergi,
troneggi tra i campi
disegnati
dal villico artista
con vomere e zappa;
scultorea
madre natura ti fece
con sembianze umane:
corteccia la tua pelle,
tronco il tuo corpo,
rami le tue braccia,
radici le tue gambe;
chioma la tua testa,
linfa botanica
il tuo cuore pulsante,
i colori
delle quattro stagioni
il tuo abbigliamento
per la vita.
possente e maestosa
ti ergi,
troneggi tra i campi
disegnati
dal villico artista
con vomere e zappa;
scultorea
madre natura ti fece
con sembianze umane:
corteccia la tua pelle,
tronco il tuo corpo,
rami le tue braccia,
radici le tue gambe;
chioma la tua testa,
linfa botanica
il tuo cuore pulsante,
i colori
delle quattro stagioni
il tuo abbigliamento
per la vita.









