Vivo in una trincea scavata
Non ho né numero né pari
Sulla destra c'è una casa con il numero 13
Sulla sinistra è la ventiduesima casa
Non ho ancora pareti o centrini o acqua
Ho finestre
Due
Ampi, con vista in campestre
In cantina cespugli di basilico
E fungo dell'esca bagnato
Appiccicato su un armadio
Sui rami attaccapanni
Bassi
Dalla mia sala vengono fuori
Raggi di luna che
Crollano tenero
Sugli stivali di gomma
Non ho né numero né pari
Sulla destra c'è una casa con il numero 13
Sulla sinistra è la ventiduesima casa
Non ho ancora pareti o centrini o acqua
Ho finestre
Due
Ampi, con vista in campestre
In cantina cespugli di basilico
E fungo dell'esca bagnato
Appiccicato su un armadio
Sui rami attaccapanni
Bassi
Dalla mia sala vengono fuori
Raggi di luna che
Crollano tenero
Sugli stivali di gomma

Commenti
Cogliere il senso delle cose, il bello, in quelle più semplici e scontate
e vederci tutta la vera bellezza, come i raggi di luna su un paio di stivali!
Tutto può essere poesia anche l'umiltà!
Bellissima per immagini e contenuto.
Grazie per questi versi! Ciao...
Li ho scritti sull’intonaco con l’unghia
sul fondo d’una nicchia vuota,
al buio, in solitudine,
con le forze non sorrette
né dal toro, né dal leone, né dall’aquila
che lavorarono intorno
a Luca, a Marco e a Giovanni.
Sono versi senza data,
versi di fossa,
di sete d’acqua
e di fame di cenere,
i versi di ora.
Quando l’unghia d’angelo s’è logorata
l’ho lasciata crescere
e non è più cresciuta –
o non l’ho più riconosciuta.
Era buio. Fuori, la pioggia batteva lontana.
La mia mano dolorava come artiglio
impotente a ritrarsi.
E mi sono sforzato di scrivere con le unghie della mano sinistra.
(Traduzione di Marco Cugno: Tudor Arghezi, Accordi di Parole, Einaudi, 1972.)
Ti auguro una splendida giornata!