Gli uccellini
Ma cosa si diranno gli uccellini
Quando cinguettano per ore
Forse non cantano semplicemente
Di certo disquisiscono su tante cose.
Saltellano festosi sopra i rami
E sbattono con arte le ali
Senza alcun peso sulle spalle
Schiamazzano contenti della vita.
Di certo faticano per vivere
Affrontando freddo e fame
Ma si accontentano di poco
E coraggiosi continuano a volare.
Ogni giorno attraversano il cielo
E imparano l’umore dell’aria,
Si avvisano se si avvicina la bufera
E cercano un riparo più sicuro.
Io in silenzio li guardo ammaliata
E di quella pace sono un po’ gelosa,
Non esiste niente di più prezioso
Ma l’uomo l’ha dimenticata.
Libera traduzione di questa mia poesia in lingua sarda.
Sos puzones
Ma ite s'ant a narrer sos puzones
cando 'istant a oras ciulende,
paret chi non siant solu cantende
de seguru tratan milli chistiones.
Brinchitant subra s'alvure fozida
e cun arte s’istrutinan sas alas,
chena peruna pena subra palas
isbirridan cuntentos de sa vida.
An a leare trempa pro campare
ca faghen front’a famin’e a fritu,
s’accuntentan de su pagu paghitu,
e sighin coragiosos a bolare.
Atraessende su chelu fitianos,
imparan sos umores de s’ aera,
si dan boghe s’est a culzu sa bufera
e recuin a logos pius solianos.
A sa muda los miro a s’incantada
e de cussa paghe nde so ‘elosa,
de zertu no esistit mezus cosa,
ma s’omine si l’at ismentigada.
Madrigale .
Oh vita, finestra dell’anima mia ,
t’affacci al mio sole …
col viso d’un bambino
batti i piedi sulla neve …
dai respiro a fragili pensieri ;
frantumi pareti alle mie illusioni .
Sono belle le tue parole !
Me lo dicesti guardando il mio giardino :
lo colori ,lo dipingi , gli dai aria ,
gli dai linfa nuova
col dono dell’amore .
Oh Dio quanto sei bella !
Dall’emozione mi scende una lacrima …
dallo specchio vedo
l‘impossibile rigoglio ;
spilla silenzio , s’arresta , a tanta meraviglia .
Ma io schiaccio pietre !
Schiaccio sogni invisibili , irraggiungibili ,
strascico chimere ove non potrei arrivare ;
salgo scale e disegno oblii .
Smarrito , ai quattro venti
dietro a visioni mi riparo ;
alla tenerezza tua mi abbandono .
Un palpito mi trattiene ,
vuole emergere la fiaba ,del Santo Valentino …
vuole in me la tua storia ;
darti , l’eternità del cielo .
Per noi
che siamo
due povere
foglie basali,
la delicatezza
che si sbroglia
dai bei corimbi
bianco-avorio
del sambuco,
ci ricorda
che
quando,
a tarda notte,
la brezza smuove
le sue corolle
stellate,
è
su di noi
che cadono
i tanti pezzi
di vita
che
non
hanno
saputo
reggere
all’indomita
forza del vento.
E così anche noi,
per qualche ora,
sembriamo belli,
e più fortunati;
ma poi
il sole sorge,
il vento si quieta,
e noi non si può
altro se non
ritornare
immobili
come
le
grasse
e inutili
foglie
che siamo:
quel qualcosa
di indispensabile
che nessuno mai
si sofferma più
a guardare.
la maestria della carezza al fianco
il sasso lanciato nel lago del pensiero
quando la notte si rifugia clemente nel silenzio
e si scopre diamante in fondo al cuore
per osservare i guizzi dell’amore irrorato.
che possono annullare i pensieri
ne che possono separare
e alzare muri al mio amore
amore che combatte contro il tempo
ad ogni palpitare del sangue
adulando ogni mio passo.
No...
non esiste nessuna cosa
capace di cancellare le sere
o arrestare il cuore
che soltanto per Te vive
nelle immagini senza parole
nel desio di notti stellate.
Conosco solo un fine confine
che si sposa con l'alba
quello che si ferma sul tuo sorriso
a illuminarti il viso di luce
e fa di me una foglia
oscillante nel vento amico
che mi riporta sempre tra le tue braccia.
il mio,
e la meta è lontana
ed errare era un sogno
che mi consigliarono gli astri,
guidando le mie pupille nel buio.
Ed ero bussola ferma,
prima che levassero
il messaggio
che custodivo materna
nella bottiglia del mio ventre.
E mi gettarono in mare,
e da allora navigo,
e sono un pugno di sabbia
pieno di sete.
-Al tuo forte profumo
io mi consumo.- le dicevo,
ma mancava qualcosa.
Dardeggiava il sole,
il rovo soffocava,
ti tentava.
Io non ebbi parole,
non vidi e tacqui.
altri boccioli in altre aiole trovai
e ti dimenticai.
Ne fui contento,
ma lievi sfumature di biasimo
tuttor risento.
felici, spolveramo ogni anno,
‘na festa che esalta a fantasia
ma che rinnova a nostra ipocrisia.
Se fossimo un popolo normale,
sarebbe bello anche er Carnevale,
ma a maschera che cambia identità,
me piace meno, amo a sincerità.
Me fa strano de vede a passeggià,
pe strada, le nostre autorità
nei panni di cavalieri antichi,
cercanno a nobiltà, quest’impudichi !
Oppure sora Ines, a buzzicona,
che vole mostrà a tutti quanto è bona,
che veste i panni dell’odalisca
che sol la panza pare la tradisca.
Semo ipocriti e ce piace fa la parte,
de personaggi costruiti ad arte.
De quelli tosti che sembrano di avere
un volto, un corpo e dignità sincere.
Nun è pe dì, ma è ‘na pijata ‘n giro
aspettà febbraio pe compie er raggiro,
basta gettà a maschera a inizio anno
e l’artri di sicuro gradiranno.
tanti fotogrammi,
stampe di attimi vissuti
racchiusi in geloso scrigno.
Dipinti esposti
in privata pinacoteca,
sapienti allineamenti
di frammenti vissuti.
Tappe ordinate, traguardi raggiunti,
tra lo scorrere del tempo,
per ognuno un dipinto originale,
per tecnica e contenuto.
Chiusi nella roccaforte del cuore,
celati a sicura protezione
da logoranti e dannosi
attacchi di mille tarli.
Puntualmente un caparbio
e indomito quadro
ha il potere di volare
dal cuore alla memoria.
Vaneggiando, in tutta la sua grazia,
mostra le nitide immagini
di una rosea fanciullezza,
esente da oscure paure.
Tra prati verdeggianti,
colorati da ginestra e margherite,
una seggiola al centro,
dipinta d’amore.
Ricordo di nostalgica presenza,
culla sicura, materna,
forza amorevole e saggia,
a mia gentile cura e protezione.
farei prima a spargere colori;
e non posso più scrivere di te:
qualcuno capirebbe!
Ma, se solo io,
ti potessi rivedere
nulla chiederei
tanto non potresti
e io non potrei.
Ma...domandami,
e qui mi troverai;
in cambio offrimi soltanto
il tuo immortale sguardo
che fa tremare il mio.
Cercami...
...e mi venderò
per sole due carezze.
Poi và,
perchè... noi non possiamo!
Una sola cosa:
fammi stare
per un solo istante
là, dove la nostra traccia... E'.
...Comè 'difficile scrivere di me:
è astratta la mia arte!
E non posso più scrivere di te,
qulcuno scoprirebbe
la Dea che c'è in me.
Com'è difficile...capire me:
è astratta la mia arte!













