sobillava un tramonto color amarena
ed un tappeto di cicale sfioriva
saziando una falce di luna ancora spenta.
Tra gli ulivi ciondolava un' altalena,
aeroplanino di dolce sogno di bambino,
i tetti s' incendiavano d' arcobaleni
ed un micio s' accoccolava tra i rastrelli.
Una formichina rincasava in tutta fretta
schivando foulard di resine e corteccia,
un raggio di sera tra i prati s' accucciava
ed un alveare di stelle sui sassi luccicava.
Lanterne spente son pianeti di boccioli,
calici alluvionati di luce il succo dei limoni,
una coccinella filo spinato di more sorvolava
e di un traliccio di vite nettarina s' ingioiellava.
mentre le mie mani maledette
agitano i polpastrelli per il freddo
con la disperazione nelle vene
La corsa verso la terra gelata
denudandomi dai vestiti bagnati
e le labbra ormai viola
e i tagli sulla schiena
Mi hai chiamato in quella pozza
come una sirena delle nevi
od un mostro estinto per modo di dire
E' bastata una sagoma disturbata
sul pelo di quella granita venuta male
per farmi tuffare nell'oblio
Se di te non si riempie
più lo sguardo,
nude le mani
annaspano nel vuoto,
ricadono inermi
su fianchi stanchi.
Ed ora che sei
suono del mio vento,
che impetuoso scopre
ogni tormento,
scuote il petto
il tuo lamento
e d’assenza riempi
le mie giornate,
muta la voce
al tuo rauco pianto.
Come non essere felici quando trovi un bigliettino
sul tuo cuscino?
O quando qualcuno ti regala
una scatola ti cioccolatini?
Come fare a non commuoversi davanti
un “ti voglio bene”
detto da un bambino
che ti regala un disegno
fatto con le sue manine?
Come non apprezzare una cenetta a lume di candela?
Il camino scoppiettante…
le fiamme che riscaldano l’atmosfera
e le sue calde labbra…
Come non ascoltare
il canto di un cardellino
e di un pettirosso?
E tu, anche se stonato
mi dedichi una canzone
e la fischietti sotto il mio balcone….
Come posso far finta di niente?
Come faccio a non essere attratta
da tutto ciò che si dice siano delle banalità?
Come fare a non sentirsi bene
quando qualcuno ti ricorda,
ti apprezza,
e ti poggia la propria mano leggera leggera sulla spalla
e ti dice: “So che ce la farai!” ?
Come non sentirsi donna quando indossi una scarpa col tacco
o tingi le labbra con un rossetto nuovo?
Come non sciogliersi davanti ad un po’ di galanteria
ormai in via d’estinzione?
E come non amare una serata passata a piangere
guardando un vecchio film ricolmo d’amore?
E come faccio a non essere rapita dalle emozioni
quando dopo la pioggia ritorna il sereno
e tra le nuvole uno stormo di rondoni
svolazza e saluta la mia città
annunciando
l’avvicinarsi dell’estate?
Come non essere entusiasta
di aver ritrovato un’amica che credevo ormai persa?
O come potrei rimanere indifferente
riguardando le foto della mia infanzia?
Vi confesso,
che sono attratta dalle banalità,
quelle piccole cose che cucite tutte assieme
formano il più grande “patchwork”
autografato:
VITA!
e parole,
elementari stesure.
Ma io quando lavoro
sono vestito di stracci
e mi guadagno la vita
spalando rifiuti.
Il treno passava
e non andava veloce
ma stupido
non sono salito
o non ero invitato
o non lo ricordo.
Eppure non conosco rimpianti.
Ho una vita normale
una moglie
e un figlio da crescere
e crescere ancora.
Ho imparato a lottare
tenere alta la testa
e dipingo le tele.
Senza licenza
scrivo anche poesie.
Qualcuno
pensate,
pure le ha lette.
Scritta per un tragico fatto avvenuto nel mio paese 20 anni fà.
Correre nella musica , sul denaro , sulla pazza vita ;
“Piove tanto, tanto. La mia anima è umida a forza di sentirlo. Indolentemente, lamentosamente, la pioggia batte contro la vetrata. Una mano fredda mi stringe la gola e non mi fa respirare la vita. Tutto muore in me, persino il sapere che posso sognare.”
(Cit. Fernando Pessoa)
Piccolo fiore
vestigia d’amore,
anche se sei stata tu
l'archè del mio mondo,
la pietra focaia
che ha
saputo
accendermi:
resti comunque
sempre e soltanto tu
a ristorare e nutrire
quella fiamma blu
che da tempo
mi sta
consumando.
E anche se in te
convergono i modi,
l’unità degli opposti,
e persino la legge
che sola regola
il triste ciclo
di nascita
e morte,
sarò
io
ad
uscirne
parte vincente.
Il gene più adatto:
quello egoista,
il meme,
l’embrione,
il frammento,
il piccolo bagaglio
delle nostre nozioni,
la fondamentale matrice
dell’ormai prossima
e nuova cultura
umana.
“La solitudine mi deprime; la compagnia mi opprime.”
(Cit. Fernando Pessoa)
la sgrano,
come chicchi di un rosario
e coloro di sorrisi
vaga immagine di te.
E mi stringo in questo sogno:
un abbraccio caldo ma irreale,
quasi di fata.
… Goccia di fiume,
nutrita da nettare celeste,
sarai voce, scorrerai
e finalmente sarai perla,
oro tra le mani.
… Ed io qui,
a sfiorare i tuoi contorni,
a parlare al tuo silenzio.
… A te, bolla d’amore,
estensione magica,
che accorri alle mie carezze
e mi sgusci sotto le dita.
… E un respiro, ti rubo,
quel profumo di latte e vaniglia,
mentre imprigiono
fugaci percezioni, segni vivi
della tua presenza.
… E ti accomodo qui,
nel cuore,
mentre spingo le ore
perchè consumino i giorni.
… Vieni, ti aspetto all’uscio!...
Sarà quel che sei:
coccola d’amore
per la favola più bella…
Sogno poeti
Se avessi la bacchetta magica
rifarei dalla radice il mondo
e ovunque metterei poeti
per garantire più tranquillità.
Loro sublimano l’amore
e hanno rispetto per l’umanità.
Molti li metterei al governo
da subito, Senatori a Vita,
a piene mani onorerebbero
giustizia, saggezza e onestà.
Ne nominerei altri cardinali
senza pretendere la santità,
ma con meno vizi e retti
avrebbero a ogni piè sospinto
onori e gloria dalla società.
Ahimè, sono tapino,
non ho questo potere,
ma davvero se potessi
butterei tutto per aria.
Però non perdo la speranza
di vedere all’opera i poeti
e assistere alla trasformazione
di questa indegna società
che va in frantumi qua e là.
ah quanto vorrei riavvolgerti
tra quelle calde lenzuola
non farmi fermare più
eppure ti sento fredda
distante
smarrita lontana dal mio cuore
ogni abbraccio sa di ghiaccio
ogni bacio non mi percorre
la schiena
dondola sui muri tenue
la malinconia
inq uest'alba gelida di poesia
lalallalalalalallalalalaallalala
io adesso canto
stonando canto
gridando canto
piangendo da solo
all'angolo di questa birreria
ansiosa
e tu fredda
te ne vai
finesce qui
ma sai che fai male
alla mia faccia al mio cuore
al mio domani...











