Essere in grado di vivere
col peso del sentirsi esistere
ecco l’enigma lasciato in bianco.
Laddove il vivere è ostentazione, io sogno
laddove il cuore intrappolato nel ruolo
io contemplo, espio, sento,
laddove il pensiero non si rivela che liso
interstizio ricucito d’emozione, confuso
io denudo l’istante, lo scarnifico, l’espianto
dall’immagine e sorgo forma fatale
come pianta al seme.
Essere in grado di vivere
col peso della comprensione urge nella mente
per ritrovare memorie scritte depositarie di gloria,
familiari ostaggi di storia
dove il viversi compatisce pelle
e il dolore tenuto a distanza non impara
l’oltre della vita, non si apre alla fine
liquefa l’esplorazione, non rivela l’irrisolto
insabbia la ragione avida d’ascesi
con la presunzione umana d’eterno falso
realtà a soffio di vento su cumuli di cenere
intrisi di mutamento.
Essere davvero in grado di vivere
nel senso d’amare ecco il punto solare
deforme coraggio di limiti interposti
all’intenzione del donarsi senza esporsi
al difetto alterato dell’ascolto in assolo
ambulante desiderio privo di devozione
elemosina di sé nell’esaltazione di sé medesimo
nell’urlo silente, presuntuoso del niente
illusione vissuta nella nullità dell’alterità
versione congelata dell’immagine, morta vivente.
Non è possibile!
Essere davvero in grado di vivere
o solo esserci, giunti alla morte
fin quando nell’inganno l’identità sia dispersa
disperata la viltà dilaghi nel perdono
fino a svelarsi libertà d’essere
obnubilata paura metafisica di morte.
La caducità callipigia a fatica indica la natica
l’idea viva all’ombra del pensiero morto.
La verità è che la vanità ci tiene in sfida.
Lo spirito naufraga nel mare dell’essere.
col peso del sentirsi esistere
ecco l’enigma lasciato in bianco.
Laddove il vivere è ostentazione, io sogno
laddove il cuore intrappolato nel ruolo
io contemplo, espio, sento,
laddove il pensiero non si rivela che liso
interstizio ricucito d’emozione, confuso
io denudo l’istante, lo scarnifico, l’espianto
dall’immagine e sorgo forma fatale
come pianta al seme.
Essere in grado di vivere
col peso della comprensione urge nella mente
per ritrovare memorie scritte depositarie di gloria,
familiari ostaggi di storia
dove il viversi compatisce pelle
e il dolore tenuto a distanza non impara
l’oltre della vita, non si apre alla fine
liquefa l’esplorazione, non rivela l’irrisolto
insabbia la ragione avida d’ascesi
con la presunzione umana d’eterno falso
realtà a soffio di vento su cumuli di cenere
intrisi di mutamento.
Essere davvero in grado di vivere
nel senso d’amare ecco il punto solare
deforme coraggio di limiti interposti
all’intenzione del donarsi senza esporsi
al difetto alterato dell’ascolto in assolo
ambulante desiderio privo di devozione
elemosina di sé nell’esaltazione di sé medesimo
nell’urlo silente, presuntuoso del niente
illusione vissuta nella nullità dell’alterità
versione congelata dell’immagine, morta vivente.
Non è possibile!
Essere davvero in grado di vivere
o solo esserci, giunti alla morte
fin quando nell’inganno l’identità sia dispersa
disperata la viltà dilaghi nel perdono
fino a svelarsi libertà d’essere
obnubilata paura metafisica di morte.
La caducità callipigia a fatica indica la natica
l’idea viva all’ombra del pensiero morto.
La verità è che la vanità ci tiene in sfida.
Lo spirito naufraga nel mare dell’essere.

Commenti
LIETA GIORNATA.
[...] la miseria del poeta sta nel suo desiderio insensato di unire obiettivamente l'essere e l'esistenza. [...]
È vero che la poesia, volendo l'identità tra le cose riflesse e la coscienza che le riflette, vuole l'impossibile. Ma il solo mezzo per non essere ridotti a riflesso delle cose consiste, in realtà, nel volere l'impossibile.
Georges Bataille, La letteratura e il male (Baudelaire)...