il suo dileguarsi maestoso strano e imperfetto
la fragilità commossa della caducità, lira
incantata, ninfa del tempo, attimo fuggito via.
Ho dimenticato la perdita sul fondo del pianto
coltivato malinconiche primavere di rinascita
riflessi d’arcobaleni bambini di promesse.
Ho dimenticato la bramosia nel cercar l’indicibile
scavare parole estraendo il loro senso ultimo
verificarne la veridicità nell’onesta metamorfosi
e ascoltare senza risposta le voci mie e altrui
per immergermi in un tiepido aortico caos
di misericordia benevola all’obolo paradisiaco
del cinguettio cosmico così limpido e generoso
da rinnegare l’ostilità che mi vuole giara
abisso furtivo di superficiale urgenza.
Ho dimenticato le promesse sul cuscino
uscite a respirare per inseguire il sogno
e fermarsi fiore nei campi irti e colmi di sole
antenato di folgore rinvenuto squarcio
antico gheriglio di bagliore dal riflesso
di carne impastata a terra e morte a vita.
Ho dimenticato la salvezza nell’amore
discostato lembi dal più intimo biancore
rinnegato, l’ultima gravidanza del fato
inseminato tenue appello: il mio d’io universale
varco d’un tempio surreale di splendido dolore.
Senza limiti, conosciuti al non vedere, di muscoli spostati durante la notte
tappeto giallo, figlio di polveri, famiglie immigrate di rocce corrose dal poco peso
sveglia serpe nel movimento, allerta e disteso.
ONDULAR AGLI OCCHI
In fondo al suo giacere, calore d'onde alzano il cielo deformano il celeste
non sono lacrime, ondular agli occhi, lanciando un nuovo pensiero
che cade dietro quella riga senza confine, perdendosi forestiero.
ORE ASCIUTTE
Prive di lancette, ore asciutte scandite dalle ombre che camminano con la luce
fischi di folate uniche rimaste, musiche più forti della tempesta
assorbono frequenti i movimenti, anche negli intenti.
LA FORZA INTERIORE
Raccolto fuori luogo, coro di molte voci, note acute, schiamazzi atroci
la forza interiore batte l'avversario, pronto al suo colpire, fermando le torture immaginate
ancora da venire.
TIMORE DELLA NOTTE
Fischia la notte, senza le cime, sbatte le colline di timori
cordiale comprensione, senza sosta tuona come temporale, è solo un sembrare
timore della notte, non ci sono stelle salvatrici a cui chiedere aiuto, solo fumo nelle narici
fantasmi di nemici, un pensiero agli amici.
LA GROTTA
Echi, fra segni di mari bevuti, altri passaggi, poche braci di un fuoco inerme nel suo spento
resti dal furore d'aria calda, la grotta figlia dell'assolato meriggio, il silenzio che porta calma
accresce la forza salda.
E se il crepuscolo
rimane sospeso di zucchero filato e poi si dissolve
Narcisa
come il tuo lume di luna
di bacio di miele
Le pene voglio dir di quel dannato
che si macchiò del vizio capitale
ch’all’Inferno Dante ha sprofondato
più due in Purgatorio a minor male.
Quel di lussuria vizio fu punito
nella furia di un vento inaudito.
Bocconi giù nel fango puzzolente
pagarono i golosi ed altra gente.
Scontrandosi coi prodighi, gli avari
spingon macigni su rotte circolari.
Sulla Stigia palude fra gli irosi
ci si morde e si picchia furiosi.
Della palude immerso è sotto il fango
chi dell’accidia in terra vantò rango.
Addossati l’un l’altro in uno sterro.
cuciti gli occhi con il fil di ferro,
chi si beò d’invidia al Purgatorio
è lì che ne troviamo un repertorio,
Curvo sotto il peso di gran massi
in egual luogosconta la sua pena
stanco nel volto ed a lenti passi
chi di superbia ebbe vita piena.
Leggendo tutto ciò, vi dico amici
cerchiamo di campar retti e felici.
son crisalidi di foglie,
albumi d’orizzonte confusi,
coriandoli d’acquamarina,
sassolini fioriti sulle rive.
Settembre biancheggia
come lattea piuma di cigno,
intreccia rami di luce,
feconda d’aroma le botti,
rastrella rossastri pistilli di sole.
L’aria s’imperla di dolci colori,
s’inerpica per le vie come vecchia edera,
arruffa i prati coi riccioli di castagne,
schegge d’autunno
son granita d’un roseto di rugiada.
la facevo tutti i giorni.
Per lavoro e il lavoro
io l'ho fatto con coscienza.
La ragazza alla stazione
puntualmente mi chiamava.
Sono brava e costo poco
ogni volta mi diceva.
Un pò più avanti
in bicicletta
un signore che io prima conoscevo
lo vedevo rincasare sempre solo,
sempre in mezzo nella strada.
A fatica lo scansavo col furgone.
Mi ricordo tutto questo
vite fa.
Mi dicevo dovrei fare
ma soffrivo sospettando
quello che già io sapevo.
Faccio ancora quella strada
altra gente chiede aiuto
la mia anima purtoppo
non è più quella di allora.
...come quando crolla un Impero
Ahi! amore mai nato
da buttar nel fuoco,
...è tristezza!

Basta un attimo
per vince la corsa
e a far la differenza.


un pezzo di giovinezza,
un pezzo di adolescenza.
Se ne andato un amico fraterno,
mi rimarranno i ricordi
di scherzi e giochi.
Mi resterà questa foto
con il sorriso
che ti ha sempre contraddistinto.
Non dimenticherò mai
quella giornata
per me troppo importante.
Non dimenticherò mai
la raccolta
delle arance.
Non dimenticherò mai
il soprannome che ti aveva attribuito Zorro
Gargamella...
Se n'ė andato
un pezzo importante
della mia adolescenza.
Non ti dimenticherò mai
ciao Alfonso...

Giorni fragili,
dove la mente si specchia in un pozzo,
mentre la luna sbadiglia nel cielo
e le stelle se stanno in silenzio...
Giorni...
dove la pelle si stringe in un brivido
e i pensieri si spogliano al freddo...
dove lo sguardo si sposta nel tempo,
tra sottili e dolcissimi istanti...
Giorni...
dove il passato si incarta tra le mani,
accarezzandone i delicati bordi,
prezioso come un diamante di rugiada,
come un fiore, che nasce negli abissi...
Qui...
mentre il vento mi veste di freddo...
mentre il cuore si chiude in silenzio...
mentre vivo,
in fragili giorni miei...
E' già da un po' che non scrivo
non parlo più
dei miei sogni
quelli che riempivano le notti
di giornate stanche.
E' un po' che non parlo
d'emozioni d'amore
dell’erotismo mi ero quasi dimenticato.
Mi solletica ancora l'idea
di vedere una donna
mentre gusta il sapore
di una rossa ciliegia
poi si lecca le labbra
esaltando i miei desideri.
E' un pò...
Che non scrivo più
parlando delle vere emozioni
di un dolce gusto d'amore.
Ora ci provo
sognando il profano
destando i miei sensi
da un languido sonno
di quel frutto non ancora
appassito...
ma più grato al pensiero occorre
ch’il guardo costretto sia,
e così su questo scorcio di cielo terso
che dalla finestra d’albergo m’appare,
tra edifici barocchi
e un pino scosso al vento, indugio,
e mentre uno stormir confuso
e un passero che pigola piano
mi riedono il tempo lontano,
io l’altrove mi figuro, ove il dì felice,
e sterminati orizzonti,
e l’infinita via.















