Cerasella rossa
unico frutto, perché
soffio di fata
in un giardino incantato,
dove i ciliegi sono ancora
tutti in fiore.
E rosa è la bocca,
primula di primavera,
dolce di latte
e col miele profumata.
Rosei i sorrisi,
come guance di puttini
colorate dalle gocce
di quel tiepido e
timido sole che spinge
nuova stagione.
… E sorride ai suoi angeli
mentre la vita apre le porte
ad ogni suo giorno.
… E’ dolce cerasella
d’inizio primavera,
è delicata viola rossa
colta dall’amore…
unico frutto, perché
soffio di fata
in un giardino incantato,
dove i ciliegi sono ancora
tutti in fiore.
E rosa è la bocca,
primula di primavera,
dolce di latte
e col miele profumata.
Rosei i sorrisi,
come guance di puttini
colorate dalle gocce
di quel tiepido e
timido sole che spinge
nuova stagione.
… E sorride ai suoi angeli
mentre la vita apre le porte
ad ogni suo giorno.
… E’ dolce cerasella
d’inizio primavera,
è delicata viola rossa
colta dall’amore…
11 commenti
Oh, voi, che comodi
occupate le sacre poltrone
della nobile politica.
Voi, uomini pieni d’ambizione
tanto da credervi
d’essere il carro della storia.
Voi… con il vostro falso senso del dovere
e la puntualità imminente su ogni cosa…
…se solo voi osservaste!
Sollevate solo polvere e frastuono.!
Se solo voi udiste!
L’urlo stridente della tragedia collettiva!
Ma la vostra anima è sorda
…poveri come siete ,
avete reso povero
anche il nostro amato tempo,
il nostro caro secolo
che ha prodotto solo ladri e fuoco.
Mai si era assistito ad un tale sperpero
a un tal consumo dello spirito:
voi… mercanti d’ogni giorno,
bramosi di giustizia e grandi opere,
sapete solo vendere e comprare
per il gioco del capriccio e il lusso.
Basta con le gazzette
e le rubriche della gran disonestà :
oh ,voi, grandi e sublimi … mentitori !
Opera di George Grosz, artista della corrente d'avanguardia novecentesca: nuova oggettività tedesca

Opera di George Grosz, artista della corrente d'avanguardia novecentesca: nuova oggettività tedesca

Un albero sopra una collina
i suoi rami secchi
sono braccia sferzate
dal vento
si muovono si agitano
nell'infinità del tempo
mentre l'inverno
inghiotte frammneti delle sue foglie
le radici arpionano
la fragile terra
tenendo il vecchio tronco
attaccato a ciò che ancora è vivo
aspettando un'altra luce
un'altra primavera
un'altra alba
a cui attingere
ignote speranze
per non avizzire.
i suoi rami secchi
sono braccia sferzate
dal vento
si muovono si agitano
nell'infinità del tempo
mentre l'inverno
inghiotte frammneti delle sue foglie
le radici arpionano
la fragile terra
tenendo il vecchio tronco
attaccato a ciò che ancora è vivo
aspettando un'altra luce
un'altra primavera
un'altra alba
a cui attingere
ignote speranze
per non avizzire.
Bianchi e neri istinti colmano il cammino.
L’amore tu sai bene ha malumori dismessi di scena
la bellezza mai convinta dei ritorni di farsa
i mai indietreggiati nell’evanescente rabbia
clausura puerile di fine vita giunta all’algia
come un cagnetto dagli occhi bianchi
che cerca ancora la mano del suo padrone
per significare il motivo ed il richiamo.
Bianchi e neri i falsi della mente
pigiati alla rinfusa in sintonie fallite
e il tempo che maledice mani d’interprete
disincantate, fuori tema fuori appendice.
Il prezzo del giusto senza più lingua
sale scavato sulle nuove piaghe del vivo
sfornano depositi alimentari di memorie.
Errori bianchi e neri rincorsi senza motivo
sulla tastiera muta dell’anima all’innesto
senza ratio, senza mito, senza disperso
al solo scopo di motivare il tentativo:
significare la vita o al più il suo senso tardivo.
Ricordi di lei
voleva seduta
e tu la guardavi
mentre s'accarezzava.
Ricordi quei baci
così lunghi e intensi,
no! Non puoi dimenticarli
e tutte quelle promesse
gustati da sogni erotici
mai realizzati.
Ricordi di lei
con quelle calze color carne
solleticava i tuoi desideri
dentro le mura
di una piccola stanza.
Ricordi di un giorno,
di un ora,
di un tempo.
Voleva seduta
mentre tu la guardavi
piena d'orgasmo
e di voglia infinita
quando la mano tremava
e il suo corpo fremeva
d'intensa passione
gustando l'amore...
L’aranceto fra le valli
fu trapunta d’una nevicata di luce,
punteggiatura d’una sera di febbraio,
favo invernale d’una capigliatura solare.
Le sue foglie parevan cristalli di vetro,
socchiusi coriandoli di labbra di linfa laccati,
fermagli d’alfabeti di pioggia argentati.
Oltre il fumo dei comignoli inerpicati sui tetti
giacevano dolcemente al suolo come piume,
confetture albumate di zagare accartocciate,
corteggiamento d’incanto orizzontale di scie di cometa.
Clessidre di soffici nuvole cotonavano l’orizzonte,
parevan intriganti scarpate d’un fazzoletto di cielo,
l’aranceto fra le valli fu favilla d’oceano lunare,
acquitrino d’ombre magmatiche sui muri adagiate.
fu trapunta d’una nevicata di luce,
punteggiatura d’una sera di febbraio,
favo invernale d’una capigliatura solare.
Le sue foglie parevan cristalli di vetro,
socchiusi coriandoli di labbra di linfa laccati,
fermagli d’alfabeti di pioggia argentati.
Oltre il fumo dei comignoli inerpicati sui tetti
giacevano dolcemente al suolo come piume,
confetture albumate di zagare accartocciate,
corteggiamento d’incanto orizzontale di scie di cometa.
Clessidre di soffici nuvole cotonavano l’orizzonte,
parevan intriganti scarpate d’un fazzoletto di cielo,
l’aranceto fra le valli fu favilla d’oceano lunare,
acquitrino d’ombre magmatiche sui muri adagiate.
A te che scrivi di notte,
perché di notte non dormi mai.
A te e alla tua penna
che scivola sul foglio veloce
dedicherò questa poesia.
A te che sei il poeta incompreso
dico di continuare
a scrivere
i tuoi più profondi sentimenti
e un giorno vedrai
che ti capiranno.
A te che mi somigli,
che sei sensibile oltre il normale.
Lo so, ieri ti hanno ferito,
ma io caro amico,
ti auguro oggi una splendida giornata
che tu potrai considerare
se vorrai l'inizio
di una nuova partenza!
perché di notte non dormi mai.
A te e alla tua penna
che scivola sul foglio veloce
dedicherò questa poesia.
A te che sei il poeta incompreso
dico di continuare
a scrivere
i tuoi più profondi sentimenti
e un giorno vedrai
che ti capiranno.
A te che mi somigli,
che sei sensibile oltre il normale.
Lo so, ieri ti hanno ferito,
ma io caro amico,
ti auguro oggi una splendida giornata
che tu potrai considerare
se vorrai l'inizio
di una nuova partenza!
… Se avessi ascoltato
il rombo delle mie rabbie,
se solo non le avessi scambiate
per leggeri frusci sulla mia vita..
… Se avessi avuto, prima,
più cognizione di analisi
e fossi scesa
nei miei angoli più spigolosi…
… Se avessi gridato a me,
prima a me,
che stava già grandinando,
che non era pioggia sottile
quella che veniva giù…
… E se uno specchio
avesse riflesso ciò che mi negavo,
allora tempo avrei avuto
per stendermi su un campo assolato
colorato di papaveri,
invece di restare sotto la neve…
il rombo delle mie rabbie,
se solo non le avessi scambiate
per leggeri frusci sulla mia vita..
… Se avessi avuto, prima,
più cognizione di analisi
e fossi scesa
nei miei angoli più spigolosi…
… Se avessi gridato a me,
prima a me,
che stava già grandinando,
che non era pioggia sottile
quella che veniva giù…
… E se uno specchio
avesse riflesso ciò che mi negavo,
allora tempo avrei avuto
per stendermi su un campo assolato
colorato di papaveri,
invece di restare sotto la neve…
Non ti scordar di me,
mi dicesti in quell’ultimo bacio
e quell’ode mi disse il perché.
La tua ode a me dedicata
profumata è rimasta così
come torta appena sfornata.
Ugualmente se poi mi lasciasti
conservo il tuo verso scolpito,
anello legato al mio dito
quei versi mi sono rimasti.
Dio quanto tempo è passato,
ormai quasi tutta la vita
rancore giammai t’ho serbato
e di quell’ode mi sono nutrita.
Che piacere l’averti rivisto
insperato, un incontro imprevisto,
che piacere l’averti incontrato.
mi dicesti in quell’ultimo bacio
e quell’ode mi disse il perché.
La tua ode a me dedicata
profumata è rimasta così
come torta appena sfornata.
Ugualmente se poi mi lasciasti
conservo il tuo verso scolpito,
anello legato al mio dito
quei versi mi sono rimasti.
Dio quanto tempo è passato,
ormai quasi tutta la vita
rancore giammai t’ho serbato
e di quell’ode mi sono nutrita.
Che piacere l’averti rivisto
insperato, un incontro imprevisto,
che piacere l’averti incontrato.
Er sinnaco de la mi città
una de’ tante in questa civiltà
ce sta a illustrare li provvedimenti
c’ha preso pe facce contenti.
E, mentre parla, l’opposizion ribolle,
a le parole che sembrano d’un folle !
Questo e quello ed altro se farà
quanno ce so li sordi p’accumincià.
Poi se risiede e inizia ‘a discussione,
che mai porterà a conclusione
e a chi je chiede che se deve fa,
je dice de fa presto, deve annà.
Invece inde segrete der palazzo
se ferma solo pe contare er mazzo
de li favori c’ha distribuito,
co la sua faccia fresca d’impunito.
Che voi ? me dice, s’ha pure da campà,
c’è tempo alla pensione d’arrivà.
Mica sei tu che devi da pagà,
ce stanno i pensionati da sfruttà.
Che voi che sia quarche mijoncino
messo da parte sur mio conticino.
Stamme a sentì nun ce fa nessuno caso
Nun è nemmeno tanto disgustoso.
E mentre me svelava sti misteri
entrarono due o tre carabinieri.
Lo presero per portarlo via
co forza estrema e tanta energia.
Ma lui vortandose verso de me
disse, vieni domani che ce pijamo ‘n tè.
Che pensi che sol’io sono ‘n corotto
si ce giramo te ne fo vedè ottantotto,
qui, ar governo, mortiprica pe sette
e giusto a me me mettono ‘e manette ?
E c’hai ragione sei puro ‘n disgraziato,
risposi ar sinneco tanto sfortunato,
ormai anche solo per corruzione
li preti te ce danno assoluzione.
Ma appena che sarai uscito
dar carcere, servito e riverito,
‘nsegnece quer che dovemo fa
noi che vivemo solo d’onestà !
Com ‘è mutata la luminosità del sole,
ogni cosa.
I sogni!
Forse, nella nostra testa
sono assenti i grandi uomini!
Abbiamo infranto i culti,
e le passioni sono pronte ad assopirsi;
il nuovo tarda ad arrivare
giacchè dovrebbe rovesciare
ciò che dovremmo conquistare.
Andare a fondo nelle cose,
oggi , è solo un’iniqua qualità:
è meglio la bugia!
Meglio la ricerca di una strana quiete
che diventa solitudine…
…ma a viver soli, non si parla forte,
non si scrive forte,
e sordo è l'udito
che nessuno sente o ascolta ...
…e l’anima muore!

Il passato è un ricordo nascosto
Un modo di incontrarsi
Di rivedere il nostro vissuto
Il passato attanaglia la mente
sprofonda in una nostalgia arcana
struggente
un momento inafferrabile
che scivola lentamente
sul presente
il passato è solo illusione
di un esistenza vaga e nebulosa
Un modo di incontrarsi
Di rivedere il nostro vissuto
Il passato attanaglia la mente
sprofonda in una nostalgia arcana
struggente
un momento inafferrabile
che scivola lentamente
sul presente
il passato è solo illusione
di un esistenza vaga e nebulosa
Oltre la siepe
il fruscio d’un crine di giugno
cristalli corallini di luce tesseva
zesta di grano son carezze di mano,
rubini ciliegiati quei diamanti sul ramo.
Le spiagge son batuffoli di piume argentate,
scarabocchio d’una languida falce d’arena,
e le conchiglie sembran petali annuvolati di rosa,
aranciano l’orizzonte cullando l’alcova del sole.
Oltre la siepe
il ritratto d’uno squarcio di cielo si specchia
nel cuor d’un papavero ombrato d’ambra e di sera,
le nuvole son scialle di stelle sulla mia nuda pelle
ed il tramonto è aquilone d’un vento di poesia.
il fruscio d’un crine di giugno
cristalli corallini di luce tesseva
zesta di grano son carezze di mano,
rubini ciliegiati quei diamanti sul ramo.
Le spiagge son batuffoli di piume argentate,
scarabocchio d’una languida falce d’arena,
e le conchiglie sembran petali annuvolati di rosa,
aranciano l’orizzonte cullando l’alcova del sole.
Oltre la siepe
il ritratto d’uno squarcio di cielo si specchia
nel cuor d’un papavero ombrato d’ambra e di sera,
le nuvole son scialle di stelle sulla mia nuda pelle
ed il tramonto è aquilone d’un vento di poesia.











