Era un amore
di cielo e di terra
capace di strisciare
tra le pieghe dei desideri,
costretto a baciare
le labbra delle stelle
dentro occhi liquidi di mare.
Gambe fragili lo sostenevano
nelle tenebre di lacrime
versate e mai ricordate
e ogni giorno viveva
del sole nelle mani,
raggi di luce intrecciati
nelle corde del cuore.
Era un amore
di cielo e di terra
fatto di respiri
nel tempo
nel vento
nell'onda calma del dolore.
di cielo e di terra
capace di strisciare
tra le pieghe dei desideri,
costretto a baciare
le labbra delle stelle
dentro occhi liquidi di mare.
Gambe fragili lo sostenevano
nelle tenebre di lacrime
versate e mai ricordate
e ogni giorno viveva
del sole nelle mani,
raggi di luce intrecciati
nelle corde del cuore.
Era un amore
di cielo e di terra
fatto di respiri
nel tempo
nel vento
nell'onda calma del dolore.
3 commenti
Le vedo oggi
Le sogno domani
Quelle mani...
Asciugami le lacrime
curami il dolore
Bellissima Dea
Salvami d'amore
Le sento vicine
anche se siamo lontani
Quelle mani...
Io già ti amo
indicami il sentiero
liberami dal tormento
da questo abisso nero
allungami Quelle mani
Colorami il domani
Le sogno domani
Quelle mani...
Asciugami le lacrime
curami il dolore
Bellissima Dea
Salvami d'amore
Le sento vicine
anche se siamo lontani
Quelle mani...
Io già ti amo
indicami il sentiero
liberami dal tormento
da questo abisso nero
allungami Quelle mani
Colorami il domani
Tramontane d’agosto
schiudevano un vespro di baci e parole,
brina di nuvole infuocavano,
perle di foglie d’universo squarciavano,
coralli d’ambrosia sui tetti ricamavano.
Scodelle di giorni perduti
furono briciole di virgole di giglio,
un fagotto di luce abbottonato
dal crepuscolo d’un fermaglio di grano.
Tramontane d’agosto
spremute di luglio abbozzolavano,
rigagnoli d’orizzonti brizzolavano
e l’anima fu amaca d’ostello di stagioni,
culla anaforica di dolce rima meravigliosa.
schiudevano un vespro di baci e parole,
brina di nuvole infuocavano,
perle di foglie d’universo squarciavano,
coralli d’ambrosia sui tetti ricamavano.
Scodelle di giorni perduti
furono briciole di virgole di giglio,
un fagotto di luce abbottonato
dal crepuscolo d’un fermaglio di grano.
Tramontane d’agosto
spremute di luglio abbozzolavano,
rigagnoli d’orizzonti brizzolavano
e l’anima fu amaca d’ostello di stagioni,
culla anaforica di dolce rima meravigliosa.
Ricorda l'aria della primavera
il suo odore
lo senti nel respiro dei prati
nello sguardo assolato di maggio
nell'erba che accoglie il nostro corpo
e ci culla verso un fresco torpore
da dove l'aututnno del mondo
è escluso
il verde muschio
che circonda le tombe
chiama la luna a fare da guardiano
e l'insistente melodia dell'acqua
accompagna il riposo
spargendo la fama
del poeta americano
mentre rose fioriscono
coprendo il marmo freddo
e crisantemi ondeggiano
nel riflesso ventoso della notte
ricorda i tulipani neri
regali e fieri sparsi tra i mulini
ridevano in faccia al mare
raccolti da scorbutici marinai
viandanti del mondo
come semplici doni
e dati per eternare
la devota amicizia
alle compagne di una vita
o solo di una notte
essi fanno brillare
il nostro sogno
dolce voglia
di un non ritorno
la glicine fa sgorgare
i suoi fiori viola
annaffiando il tuo corpo di petali
e noi ci abbeveriamo
alla fonte di un piacere onirico
ed impudente
sogno di una bellezza
primordiale nel suo splendore
irraggiungibile nella realtà.
il suo odore
lo senti nel respiro dei prati
nello sguardo assolato di maggio
nell'erba che accoglie il nostro corpo
e ci culla verso un fresco torpore
da dove l'aututnno del mondo
è escluso
il verde muschio
che circonda le tombe
chiama la luna a fare da guardiano
e l'insistente melodia dell'acqua
accompagna il riposo
spargendo la fama
del poeta americano
mentre rose fioriscono
coprendo il marmo freddo
e crisantemi ondeggiano
nel riflesso ventoso della notte
ricorda i tulipani neri
regali e fieri sparsi tra i mulini
ridevano in faccia al mare
raccolti da scorbutici marinai
viandanti del mondo
come semplici doni
e dati per eternare
la devota amicizia
alle compagne di una vita
o solo di una notte
essi fanno brillare
il nostro sogno
dolce voglia
di un non ritorno
la glicine fa sgorgare
i suoi fiori viola
annaffiando il tuo corpo di petali
e noi ci abbeveriamo
alla fonte di un piacere onirico
ed impudente
sogno di una bellezza
primordiale nel suo splendore
irraggiungibile nella realtà.
“Ti guardiamo noi, della razza di chi rimane a terra.”
(Eugenio Montale)
Che non vada perduta l’eco
del respiro della vita,
a questo penso:
io, che sono
indefinito
e casuale, io,
che sono dimesso
come una mente
senza pensieri.
Ma per voi,
piccoli
miei,
solo lampi
improvvisi
a turbare
la
dolce
esistenza
di chi ancora
riposa acquietato
e con l’immaginazione
si osserva: come sa fare
soltanto chi è intento
ad osservare
se stesso.
Nessun
lato oscuro,
nessun chiacchierio,
nessuna intuizione
o confessione,
solamente
il risveglio
di un sapere
già presente:
l’ultima barriera
al di sopra del relativo,
e appena sotto all’essenziale.
Così, in questo breve passaggio,
sarete voi la congiunzione
fra il nostro passato,
il vostro presente
e il loro, ahimè,
indecifrabile
futuro.
« Mente e movimento di pensiero sono inseparabili; la cessazione di uno è la cessazione di entrambi. »
Aspetta disse il vento
e passo'...
Aurora
Meriggio
Tenebre
Fu' di nuovo mattino
Aspetta urlo' il vento
e passo'....
La donna sulla collina
Seduta sulla panchina
Udi' il vento parlare
E il tempo vide passare
A rincorrere col vento
La giovinezza di un tempo
Chiusa a chiave nel suo cuore
La donna sulla collina
D'amore penso'
E di felicita' gli occhi chiuse
Senza piu' vento
Nel silenzio
Di pietra divento'
Resta!
Resta pensiero raggomitolato
nel chiaro delle lenzuola.
nel chiaro delle lenzuola.
Resta fiammella briosa
di grano e papaveri.
Fragile luce
di un'alba maggese
tra le righe e l'inquietudine
di un cuore grande
che ancora ti pensa
di un cuore grande
che ancora ti pensa
vestito di rugiada...
mentre seduto il sole sussurra.
mentre seduto il sole sussurra.
Quel casolare immerso nel verde,
ti ha visto entrare che non eri tu,
eri in confusione, lontano dalla realtà.
Ti hanno aiutato, curato,
ti hanno sventrato il cervello
e lo hanno rimesso in sesto.
Riparato come il motore
di una macchina
già una macchina umana...
Sei rinato
e come rincontrare
un'altra persona.
Le luci della città
le hai viste
sempre da lontano.
Sentivi gli uccellini
e le cicale cantare
il profumo del verde degli alberi.
Tanti anni passati la dentro
ma sono serviti
sei rinato.
Adesso puoi vedere
anche il sole
specchiarsi nel mare.
Finalmente
hai riconquistato
la tua vita.
PER UN CARO AMICO.
ti ha visto entrare che non eri tu,
eri in confusione, lontano dalla realtà.
Ti hanno aiutato, curato,
ti hanno sventrato il cervello
e lo hanno rimesso in sesto.
Riparato come il motore
di una macchina
già una macchina umana...
Sei rinato
e come rincontrare
un'altra persona.
Le luci della città
le hai viste
sempre da lontano.
Sentivi gli uccellini
e le cicale cantare
il profumo del verde degli alberi.
Tanti anni passati la dentro
ma sono serviti
sei rinato.
Adesso puoi vedere
anche il sole
specchiarsi nel mare.
Finalmente
hai riconquistato
la tua vita.
PER UN CARO AMICO.
Ostino la percezione ad invecchiare fantasmi
il s’io fossi incombente di memorie.
Rugiade, come culle dal dolce cuore, colano
corolle di pensieri abbandonati
agli alari raggi dal percorso fragile
amanti divertiti che giocano a rimpiattino
col cielo graffiato da voli, luci ed ombre.
Sul tormento sbocciano nuvole velate
piccoli cristalli di radici sotto vetro
per dettame d’incanto al di là dell’ospite
impellente schermo di santità dimessa .
Colma l’armonia la scomoda misura
l’effimero invade vivendo la stessa smania
dell’umana natura, l’identico destino
quand’ecco giungere al colmo un sordo
lontano frullio caduto dal tempo
un pensiero amante, singhiozzo riverso
lontano e timido alla richiesta di soccorso
non chiaro se per necessità o solo devozione,
ma fissante l’immensità d’oceanici confini intimi
soglie sfrontate , irruenti, ricolme d’essenza
nostalgici labirinti avvenenti d’oltre spasmo
varchi d’un cielo infinito di puro smeraldo
quali eravamo noi nei nostri incanti.
Stella, la notte dell’anima s’affranca
e il desiderio richiamato all’oblio
siede sulla soglia dell’attimo nella vittoria
allo sfinito tempo assuefatto al tuo volto,
e con il dolore nel cuore sigla l’ultimo atto.
Quieta stanza……
…complice di antiche ebbrezze,
voluttà, giochi,
desideri, abbandoni.
Silenziosa stanza!
Testimone del carnale possesso
dei nostri templi d’anima;
del più alto e raro godimento
cui si possa giungere.
Quieta … archiviata stanza!
Complice...
...di profanazione e sacrilegio,
di quel religioso, segreto,
atto……D’amore!
Non mi cercate stasera
stringerò la criniera
del fedele destriero
il mio baio Pensiero
per andar lontano:
per vie che sa lui,
per luoghi lucenti,
per spazi anche bui,
per un mare di strade.
Per strade di mare,
per monti e contrade,
metropoli rare
di un cielo d’argento,
per quel firmamento
da sempre sognato,
che ho ideato e non attuato
e adesso comprendo:
quel forte calore
che scalda e non scotta,
piaciuto e voluto
che arde perenne
se pur sia piovuto,
l’Amore Assoluto.
stringerò la criniera
del fedele destriero
il mio baio Pensiero
per andar lontano:
per vie che sa lui,
per luoghi lucenti,
per spazi anche bui,
per un mare di strade.
Per strade di mare,
per monti e contrade,
metropoli rare
di un cielo d’argento,
per quel firmamento
da sempre sognato,
che ho ideato e non attuato
e adesso comprendo:
quel forte calore
che scalda e non scotta,
piaciuto e voluto
che arde perenne
se pur sia piovuto,
l’Amore Assoluto.
Le begoniette che in un'altra poesia detestai
eccole invece qui a sbandierare
il loro fuoco già sbavato d'autunno.
Si son dette l'un l'altra "Il vento ci muove nei raggi",
oppure "Il vento stasera s'è fermato",
così come esattamente dicono
le anime dei vecchi.

le anime dei vecchi.
Senza pensare, senza chiedere, senza parlare,
ma in silenzio...
non ti guardo con gli occhi della sacralità,
non ti prego nella Fede,
non ti venero nel Cristo che portasti...
mi poso solo su di Te
e mi immergo nell'attesa del tuo Segno,
voluto nell'insoluto mistero del tuo Essere...
di quanto la tua forza sovrasta la mia umanità,
nelle pagine che sfoglio tra i minuti di un ricordo.
E non ritrovo ciò che ho perso,
né ricerco il mio Credo,
ma rimango nell'attesa...
di un volto per specchiarmi...
di una voce per capire...
di un perché non risposto...
in disattese illusioni...
nella sacra profanità di un Mistero.
E ti prenderò con quelle tasche vuote
in cui tieni le tue mani infreddolite
E non ti dirò che da un giorno ormai è estate,
meglio far tremare queste nostre vite
So che certi signori hanno la nostra dignità
e certi lavori ormai ci rubano l'onestà
Ma non temere amore queste stanche rovine,
non temere i cartelli che annunciano la fine
Guarda quel cielo che non ci costa nulla
e non il futuro che è solo un'invenzione
Senti come questa terra stanotte ci culla
e non possono toglierci neanche una canzone
E prenderò le tue mani che scaldano i fiori
Non sarà domani l'arrivo dei tempi migliori
Stringimi se provano a venderci il paradiso
perché il mio l'ho già trovato in un sorriso
E non importa se non andremo lontano
Questo mondo sta morendo di aspettative
di regole che lo uccidono pian piano
e di gente che forse arriva ma non vive
E ti prenderò con quel tuo fare insicuro
e quelle magliette che tu chiami stracci
Almeno per ora non lo abbiamo un futuro
ma se c'è un presente non siamo poveracci
in cui tieni le tue mani infreddolite
E non ti dirò che da un giorno ormai è estate,
meglio far tremare queste nostre vite
So che certi signori hanno la nostra dignità
e certi lavori ormai ci rubano l'onestà
Ma non temere amore queste stanche rovine,
non temere i cartelli che annunciano la fine
Guarda quel cielo che non ci costa nulla
e non il futuro che è solo un'invenzione
Senti come questa terra stanotte ci culla
e non possono toglierci neanche una canzone
E prenderò le tue mani che scaldano i fiori
Non sarà domani l'arrivo dei tempi migliori
Stringimi se provano a venderci il paradiso
perché il mio l'ho già trovato in un sorriso
E non importa se non andremo lontano
Questo mondo sta morendo di aspettative
di regole che lo uccidono pian piano
e di gente che forse arriva ma non vive
E ti prenderò con quel tuo fare insicuro
e quelle magliette che tu chiami stracci
Almeno per ora non lo abbiamo un futuro
ma se c'è un presente non siamo poveracci
Orchidee candide
screziate color porpora
s'aprono al mattino
in quell'angolo di luce
mentre fuori piove
sull'acre odore di fumo.
Concerto di note in festa
fiutano il cielo in tempesta.
Il sussulto dei grappoli a mezz'aria
con gli echi sordi
sui tetti impregnati
sui tetti impregnati
contese luci di contrasto
sui campi terrazzati.
Brusco poi sorprende
quello squarcio nel cielo
ricorda che lassù si rivolta
e si nasconde il sole.
Sui petali vellutati
nasce l'arcobaleno
ed è ardore
tra i pistilli e i boccioli striati.












