che ha addolcito un pò la mia esistenza.
La natura mi ha regalato immagini
di prati verdi e campi di grano.
La vita forse inizia anche cosi
con regali belli...ma anche brutti.
Mi ha regalato la passione più bella,
il mio sfogo, un modo di comunicare senza parlare.
La mia anima nascosta, il mio io interiore
ho cosi scoperto la sofferenza.
Il disagio, l'amore,
la felicità e la poesia.
La vita mi ha regalato gioie e dolori
ma mi ha rubato la persona più importante della mia vita.
La mancanza di te mamma
mi ha fatto conosciere il buio e la tristezza.
Questi sono i regali che la vita mi fa,
mi da e mi toglie a suo piacimento.
BUON COMPLEANNO MAMMA OVUNQUE TU SIA...
Sospeso tra mare e cielo
Dell'ombra amica
Incerto come la via
Dal vento tracciata
Senza arrivo
Mai sostare
Di ali vorresti pur volare
Ma la tua mente
Tale magia non puo'
E quando l'incertezza
Della vita tua
Forte si fa'
Anneghi nei rimpianti
Del sapere e sentire
Il dolore
Della vita mai comune
NEGLI OCCHI DI TANATOS
SENTI IL PROFUMO DEI CAMPI
DELLE VIOLE, DELLE ROSE
GUARDA IN TE STESSO
SEGUI IL VOLO DEI GABBIANI
VAI LUNGO I VIALI ILLUMINATI DAL SOLE
CAVALCA CON LA FANTASIA
L’ETERNA EBBREZZA DELLA FELICITA’ E
DELL’AMORE
ALLONTANA PER SEMPRE LA SPIRALE
DI QUESTA MERA ILLUSIONE.
come sciroppo di nebulosa,
fiammiferi di petali e rugiada accattonava,
silenziose matite di sole sfrangiava,
fragili pistilli d’iris dipingeva nell’aria.
Lo scirocco vezzeggiava
come sanguigno respiro di gerani,
sguardi di foglie alle finestre intrappolati,
era chicco fulmineo di marea mandorlata,
lacrima d’amarena in cortile corteggiata,
sfavillava lenzuola di luci e d’ombre petrolio.
Come ragnatela di nuvola zuccherata,
lo scirocco biancheggiava,
geometrie di capigliatura raggomitolava,
era dardo di nebbia di luna,
valigia d’un respiro di stelle e di bruma
straziando le vesti d’azzurro infuocato.
uno di quelli per strada sbandati
oppure uno di quelli nel canile
dolci e ringhiosi
diffidenti
che cercano amore
ma lo hanno visto smarrire
nei morsi e nelle chimere
nelle botte sui denti
di altri padroni
perdenti
che non sapevano amare un amico
l'amore e il dolore
Mi prenderò un cane
e con lui correrò verso il tramonto
tra la bava e la schiuma
del mare riflesso
sulla fronte
e dentro i suoi occhi neri
Mi prenderò un cane
un bastardo
per farmi leccare la mano
e non sentire sul cuore
il vuoto di un cane sbandato
che abbaia alla luna di ieri
qui sono tutti finti la Star
prima di diventarlo
la mamma e Twin Peaks
troppa euforia in quel ragazzo
e giù Ritanil
non era divertente per Kurt
Nato a Febbraio
nella città della pioggia
gli occhi celesti
lo sguardo smarrito
un incastro perfetto
La new wave
il rock patinato la religione
non era più tempo
arrivava la nuova epoca
Attaccava la chitarra
Bleach il " primo "
che suono diverso
Gli spiriti giovanili e i suoi profumi
non ha importanza
le ragazze pon pon
niente sarà più come prima
Finiva su un piedistallo
come un icona
tutti a celebrare
la generazione del disincanto
Si vestiva da donna Kurt
quando cadeva il muro
era così indicativo
giù urla e distorsioni
le chitarre spaccate
le folle in delirio a chiedere il bis
Arrivava lei
con i capelli platino
senza esitazioni
si tuffava dal palco
gli apriva il grembo
un amore
mai vissuto da nessuno ...
le candele a New York
e i maglioni sdruciti
troppa tristezza
negli occhi di Kurt
"Non c'è mistificazione
è stato troppo veloce "
"Lasciate passare il mio spirito
il sole mi aspetta "
scriveva nei suoi diari
Nato a febbraio
morto ad aprile
le camicette di flanella bruciate !
lunghissime risposte
che sono risposte solo per me
e mentre tu mi cerchi
tra la poesia della tua cecità
io mi strappo i capelli vivendo,
ammaestrando quel poco di mondo
con le mie filastrocche da bambinaia
perduta.
Ma so,dannatamente so,
che almeno la mia voce ti è stata dolce,
almeno una volta è stata antidoto
alla pista dei tuoi veloci dolori
che correvano senza freno verso lo sfacelo,
per ridursi in mille schianti
ai miei piedi stanchi,
e alla mia gobba prematura che ti faceva da veranda...
bambino mio,
ti ho amato come solo Dio sa amare
triplicando i miei versi,la grande vastità d'anima
che nemmeno avevo!
Adesso so che sono
una donna
davvero capace di amare.
su scalpelli di giglio e rododendri,
minestre di rubini d’orizzonti innevati,
salsedine porporina di giorni autunnali.
Navigli di ciclamini ed apostrofi di parole,
cristalli d’inchiostro di nuvole e girasoli,
scalinate fiorite di crisalidi ed illusioni,
gocce di pianto solare caddero
come volo di rondine dalla marea schiumato.
Capigliatura lunare d’un canto di rose,
un ramo di ginestra è guanto ricamato dalla sera,
gocce di pianto solare caddero
screziando d’immenso le solitarie terrazze del cuore.
Siamo corpi
storditi nella danza del tempo
in un continuo perdere e ricevere
in un continuo inseguire
speranze, sogni che sembrabo distanti
a volte essi ci passano vicino
illudendo i nostri pensieri
per poi andarsene
e lasciarci con la stanchezza
del presente e la sua concretezza
ci superano se ne vanno
per altri sentieri
e noi disorientati
cerchiamo di nuovo
di raggiungerli
eclissandoci in labirinti
di vita e pensando
di agguantarli di nuovo
sentendoci spinti
da un fuoco che brucia dentro
e la fretta che logora
che fa pensare a questo tempo
a questi anni come buttati
mentre sono
chicchi di grano
che a lungo seminati cresceranno
senza rendercene conto
silenziosamente
diventeranno maturi
e quegli anni passati
con fatica e lacrime
ad arare fogli di carta
germoglieranno
ed anche il tempo perduto
darà significato
al suo scorrere
ed al nostro imprecare.
Ai maestri della carta
poeti e scrittori.
quando la realtà diviene sgradevole o banale
e il vento di frontiera sbatte troppo le porte dell' anima
la tua stanza è colma di cielo
e il profumo delle tue parole
ricorda il tiglio ed il mughetto
il mare d' inverno e il bosco in autunno
nulla mi caccia o allontana
sei sempre carezzevole e amica
come un amante desiderato
lontano ma sempre presente
a volte ti sento sulla pelle
altre nel fruscio delle foglie
nella pagina inventata
sorpresa emozionante,
nel brivido che mi coglie
sei e sarai sempre nel mio cuore
tiepido nido e vertigine del volo
come destino e alcova di sogno
nel respiro dell' orizzonte del domani

Al pianto, al riso
cò zelo, el core sente,
musica dissìmile.
Dal puro… allegro accordo,
dal falso… rito mero!
*****
Poesia (Accenti ritmici 1-4-6 – stile tanka) nata dallo scorrere una pensiero della prima donna a vincere il Premio Nobel della Letteratura nel 1909 per la seguente motivazione: « Per l'elevato idealismo, la vivida immaginazione e la percezione spirituale che caratterizzano le sue opere ».
All’anagrafe venne registrata Selma Ottilia Lovisa Lagerlöf . Scrittrice svedese, autrice di numerosi romanzi e racconti basati sulla vita del passato della propria nazione:
“Chi non sente battere il cuore nel dolore o nella gioia non può di certo essere considerato un vero essere umano”.
Certo parlo per me, e
Non per tutti,
ma l’amore
per quel che mi concerne,
è soprattutto,
parlare,
provare sentimenti,
stare vicini,
manifestare il bene reciproco;
anche se adesso,
il sociale,e la collettività,
puntano solo al godimento,
allo spasso,
al divertimento,
al consumismo sfrenato;
e bisogna spettacolarizzare,
mettersi in mostra,
esibire in pubblico,
il proprio status sentimentale.
Per me,contano i sentimenti
Soprattutto.
ogni volta,
e poi solo quei teli,
quando e se restano,
l’uno accanto all’altro.
Un ammasso di speranze e sogni,
miserie e paure e tutto è lì,
ora,
ancora una volta.
Tutto sigillato in un’eco lontano
che serra nel petto il grido della libertà.
… Scappavano, si, venivano…
Ma l’abbraccio è violento, crudele,
alla soglia di quei sogni e, poi,
giù in un profondo buio.
… Il dolore macchia i cuori
e le menti son sgomente per l’orrore
ma azzurro resta il mare,
calmo ancor di più.
Perché?!... Per quanto ancora?... Chi?...
Zitti!...
Restate in silenzio.
Il Padre piange i suoi figli
e il Padre guarda a quei figli che
non vedono e non sentono
e fare non osano,
ancora.
… Restano teli,
l’uno accanto all’altro,
stretti, e si cercano per restare tutti
in un solo freddo abbraccio.
… Il silenzio!...
Andavano, venivano,
giocavano con la sorte
e un po’ speravano,
ci credevano…













