Non ci sono luoghi dove io non senta il tuo influsso
Soave si presenta alle porte del mio cuore, allora ogni cosa si rende chiara.. Nessuna irrazional paura scalfisce l'anima mia
Ti sento parte di me in ogni istante, lascio il tempo sgretolarsi come sabbia, portata via dal vento..
Istanti.. Istanti.. Vivo nell'eterno istante del tuo amore.
Soave si presenta alle porte del mio cuore, allora ogni cosa si rende chiara.. Nessuna irrazional paura scalfisce l'anima mia
Ti sento parte di me in ogni istante, lascio il tempo sgretolarsi come sabbia, portata via dal vento..
Istanti.. Istanti.. Vivo nell'eterno istante del tuo amore.
4 commenti
Ah, mare superbo,
dove mi vorrai portare ancora?
Sempre più lontana mi tieni
dai confini dell’amore;
la salvezza che io cerco,
così, giammai la troverò!
Tu, mi vuoi fedele
ai tuoi flutti, ai tuoi tumulti,
ai tuoi tormenti, al tuo mutare,
alla tua lotta, alla tua furia!
Ma or mi serve dolce tregua,
un’intervallo d’incanto, nella miseria,
così che le fitte di dolore
e il tremolio dell’inquietudine
possano cessare tutt'a un tratto.
Oh, mare superbo,
disciogli le tue braccia
come se dovessi obbedire
ad un comando misterioso…
…il mio desiderio è ora vertigine,
la mia voluttà è eroica violenza,
che vuol rompere il silenzio
che è dentro le mie vene…
…voglio risentire la sensualità di quelle mani!


All’indigenza negò di dare aiuto
chi d’opulenza fece il suo vissuto,
tenne stretto l’oro alle catene
e visse i suoi agi senza pene.
Sicuro che la vita sua terrena
di perenne e infinito fosse piena
la carità scordò, la compassione
e lusso e fasto fu la sua passione.
Quando venne l’ora del giudizio
si proclamò immune da ogni vizio
e dinanzi al corriere della morte
dalla paura non trovò manforte:
chiamò saggi, docenti, dignitari
cervelloni, sciamani, luminari,
ma l’assillo dell’ombra della fine
impregnava d’umore le sue trine.
Vide gemme e diamanti non brillare,
tutti gli ori e gli argenti liquefare,
tutt’intorno il chiaro si spegneva
e tanta la gente che gemeva.
Dove fosse lo sfarzo di sua corte
lo chiese al corriere della morte
ma non ebbe riscontro né risposta
così pagò la decima e l’imposta.
chi d’opulenza fece il suo vissuto,
tenne stretto l’oro alle catene
e visse i suoi agi senza pene.
Sicuro che la vita sua terrena
di perenne e infinito fosse piena
la carità scordò, la compassione
e lusso e fasto fu la sua passione.
Quando venne l’ora del giudizio
si proclamò immune da ogni vizio
e dinanzi al corriere della morte
dalla paura non trovò manforte:
chiamò saggi, docenti, dignitari
cervelloni, sciamani, luminari,
ma l’assillo dell’ombra della fine
impregnava d’umore le sue trine.
Vide gemme e diamanti non brillare,
tutti gli ori e gli argenti liquefare,
tutt’intorno il chiaro si spegneva
e tanta la gente che gemeva.
Dove fosse lo sfarzo di sua corte
lo chiese al corriere della morte
ma non ebbe riscontro né risposta
così pagò la decima e l’imposta.
La sublime terra secolare,
sepolta per umana incuranza
geme sconfitta, i sacri figli.
Al crocevia della Vita,
anime dubbiose,
Jin equilibrio instabile,
sospirano l'amata terra natia.
Si odono futili parole
e mentre il giudizio sovrasta superbo,
l'umanita' tormentata
dimora su aride terre.
In questo inquieto vivere,
eppur germoglia l'anima mia,
ed un barlume oltrepassa il tempo!
sepolta per umana incuranza
geme sconfitta, i sacri figli.
Al crocevia della Vita,
anime dubbiose,
Jin equilibrio instabile,
sospirano l'amata terra natia.
Si odono futili parole
e mentre il giudizio sovrasta superbo,
l'umanita' tormentata
dimora su aride terre.
In questo inquieto vivere,
eppur germoglia l'anima mia,
ed un barlume oltrepassa il tempo!
Si schiude un gomitolo d’alba,
come bozzolo di farfalla,
ed un rivolo di porpora di seta di vino
agghiaccia lo sguardo di pace e d’incanto.
Pulsazioni d’anima
son cristalli d’un arcobaleno di colori,
intriganti ricami d’alba e petali di poesia,
scogliere di rose e baci di rugiada nei campi.
L’orizzonte sfama gocce di grano
il vento di maggio è sorso di miele cobalto,
una valigia di fulgida cenere solare
screpola capigliature di tetti e viali
e la nebbia scardina finestre di cuori e città.
come bozzolo di farfalla,
ed un rivolo di porpora di seta di vino
agghiaccia lo sguardo di pace e d’incanto.
Pulsazioni d’anima
son cristalli d’un arcobaleno di colori,
intriganti ricami d’alba e petali di poesia,
scogliere di rose e baci di rugiada nei campi.
L’orizzonte sfama gocce di grano
il vento di maggio è sorso di miele cobalto,
una valigia di fulgida cenere solare
screpola capigliature di tetti e viali
e la nebbia scardina finestre di cuori e città.
Un altro colpo ancora
e trema qui il telone
il cielo si colora
mentre spara il cannone
Io me ne vado in giro
con questa faccia buffa
mentre fingo un capogiro
perché un angelo si tuffa
Rido ma vorrei piangere
sono pareti di stagno
questi miei occhi a reggere
un lago di pianto
Un uomo si butta da una finestra
ma qui è tutta finzione
altri con le braccia si prestan
ad attutire il dolore
Poi un ombrello lo salva
lo porta sempre più in alto
guardandolo la mente fantastica
se non è in questo cielo, è nell’altro
Un altro giorno è andato
sempre qui nel mio telone
dove non conto più le ore
e non riconosco più le persone
e me ne vado in giro
con la faccia più buffa
ma adesso ho il capogiro
perché la vita è una truffa
Perché se un uomo si butta da una finestra
lo riprende solo la televisione
e non ci son mani che si prestan
se non per farne condivisione
Non c’è un ombrello che salva
L’umore che è andato al collasso
C’è solo un momento di critica
Di chi scrive saltasse…
..non vede che è basso
e trema qui il telone
il cielo si colora
mentre spara il cannone
Io me ne vado in giro
con questa faccia buffa
mentre fingo un capogiro
perché un angelo si tuffa
Rido ma vorrei piangere
sono pareti di stagno
questi miei occhi a reggere
un lago di pianto
Un uomo si butta da una finestra
ma qui è tutta finzione
altri con le braccia si prestan
ad attutire il dolore
Poi un ombrello lo salva
lo porta sempre più in alto
guardandolo la mente fantastica
se non è in questo cielo, è nell’altro
Un altro giorno è andato
sempre qui nel mio telone
dove non conto più le ore
e non riconosco più le persone
e me ne vado in giro
con la faccia più buffa
ma adesso ho il capogiro
perché la vita è una truffa
Perché se un uomo si butta da una finestra
lo riprende solo la televisione
e non ci son mani che si prestan
se non per farne condivisione
Non c’è un ombrello che salva
L’umore che è andato al collasso
C’è solo un momento di critica
Di chi scrive saltasse…
..non vede che è basso
( Chiacchierando al telefono con l'amica Caterina Morabito)
E ti ritrovi
il sole di Maggio
sfaccettato di luce,
all’improvviso,
a riscaldare l’animo.
Senti vicina una voce amica,
ti giunge gradita,
ti parla di vita,
cancelli il tempo.
Le parole,
iridescenti perle,
s’intrecciano
e l’istante è poesia.
Parla di vento,
di giardini e gerani,
di figli cresciuti
di mare d’estate.
Si guarda il cielo
cambiare colore,
or forse d’azzurro vestirà.
Il nostro bel dire, chissà,
sarà giunto alle nuvole,
regalato avrà loro l’invito
a lambire altri lidi.


Petali d’amianto
son raggiere di stelle,
acquitrino di nuvole,
fumo di polline ghiacciato.
L’anima è come foglia,
luccica ardente nel fango,
corolla di sguardi e parole,
allittera il silenzio della sera
ed è matassa di spiga lunare,
riverbero d’un rosso tramonto.
son raggiere di stelle,
acquitrino di nuvole,
fumo di polline ghiacciato.
L’anima è come foglia,
luccica ardente nel fango,
corolla di sguardi e parole,
allittera il silenzio della sera
ed è matassa di spiga lunare,
riverbero d’un rosso tramonto.
Val bene un momento
prender fiato
distendere la fronte
intrecciare le braccia
appoggiando la testa
Guardare il bianco che non ha fine
il miracolo della luce calda
sulle panchine
Val bene un momento
vuotare dentro
staccare l'uomo
virare contro
Immaginare il vuoto
anche senza scopo
colmare la distanza
anche se non abbastanza
Val bene un momento segnare con l'accento
sulle secche labbra
dediche dal cuore
frasi dal forte tono
nel sono quel che sono
in tutto quel marasma
ore ostaggio di fantasma
liberate con coraggio
prender fiato
distendere la fronte
intrecciare le braccia
appoggiando la testa
Guardare il bianco che non ha fine
il miracolo della luce calda
sulle panchine
Val bene un momento
vuotare dentro
staccare l'uomo
virare contro
Immaginare il vuoto
anche senza scopo
colmare la distanza
anche se non abbastanza
Val bene un momento segnare con l'accento
sulle secche labbra
dediche dal cuore
frasi dal forte tono
nel sono quel che sono
in tutto quel marasma
ore ostaggio di fantasma
liberate con coraggio
Metti un piede nella vita
E la luce nei tuoi occhi
mentre vado negli abissi
sono pochi i miei rintocchi
ma da dove sei venuta
non lo saprà mai nessuno
che tu sia la benvenuta
mentre io do il mio saluto
che non ti stanchi mai la vita
come hanno fatto con me i giorni
che sia dolce il tuo mare
fatto di viaggi e di ritorni
e che mai nessuno dica
che non sei figlia dell’amore
che l’amore ti benedica
come i fiori ad un altare
che tu possa sollevarti
quando il sole scende presto
quando chi dovrebbe amarti
ti ha voluto come pretesto
per non essere migliore
per non renderti felice
per additarti come errore
che è un errore solo chi lo dice
metti un piede nella vita
io ti auguro ogni bene
che sia facile la salita
e sopportabili le pene
E la luce nei tuoi occhi
mentre vado negli abissi
sono pochi i miei rintocchi
ma da dove sei venuta
non lo saprà mai nessuno
che tu sia la benvenuta
mentre io do il mio saluto
che non ti stanchi mai la vita
come hanno fatto con me i giorni
che sia dolce il tuo mare
fatto di viaggi e di ritorni
e che mai nessuno dica
che non sei figlia dell’amore
che l’amore ti benedica
come i fiori ad un altare
che tu possa sollevarti
quando il sole scende presto
quando chi dovrebbe amarti
ti ha voluto come pretesto
per non essere migliore
per non renderti felice
per additarti come errore
che è un errore solo chi lo dice
metti un piede nella vita
io ti auguro ogni bene
che sia facile la salita
e sopportabili le pene
Facevo silenzio
sul fatto che tu
mancavi alle piccole cose.
Cose apparentemente
insignificanti,
ma cardini di un costrutto.
Lentamente, a malapena,
capivo che, quando mi baciavi,
baciavi solo la mia bocca
e non la mia anima, l’ansia e le paure.
Cosi io sola, mio malgrado,
abbracciavo gocce di silenzio,
in cui si consumava la mia pazienza.
Candidamente sordo, cieco,
distratto, tu…
mentre io raggiungevo il limite
senza un lamento.
Ora, siedo su quel traguardo
sono figlia della mia pazienza
e rifletto che, negli anni,
ho imparato a fare a meno di te…
sul fatto che tu
mancavi alle piccole cose.
Cose apparentemente
insignificanti,
ma cardini di un costrutto.
Lentamente, a malapena,
capivo che, quando mi baciavi,
baciavi solo la mia bocca
e non la mia anima, l’ansia e le paure.
Cosi io sola, mio malgrado,
abbracciavo gocce di silenzio,
in cui si consumava la mia pazienza.
Candidamente sordo, cieco,
distratto, tu…
mentre io raggiungevo il limite
senza un lamento.
Ora, siedo su quel traguardo
sono figlia della mia pazienza
e rifletto che, negli anni,
ho imparato a fare a meno di te…
« Solo la poesia ispira poesia »
(Ralph Emerson)
Non solo ciò che sono
ma tutto quello che sono stato,
e poi, in un solo batter di ciglia,
tutto finisce, tutto si spegne:
lo dice il poeta.
Ma se sei tu
quel pover’uomo
che diviene se stesso
e che vede la perfezione
dove regna l’imperfezione;
e se è lei
quella
musa
bella
remota e
impossibile
che ti ha fatto
cantar di bernesco,
allora coglilo quel pensiero
strano e inusuale:
che è il solo
estetico
seguito
e la sola
associazione
che può far sì
che la storia
si compia.
E se tu
sarai
stato
il seme,
il fiore sarà
l’ambivalenza
di un’idea
che non
era
tua:
perché
è la sua.













