Ostino la percezione ad invecchiare fantasmi
il s’io fossi incombente di memorie.
Rugiade, come culle dal dolce cuore, colano
corolle di pensieri abbandonati
agli alari raggi dal percorso fragile
amanti divertiti che giocano a rimpiattino
col cielo graffiato da voli, luci ed ombre.
Sul tormento sbocciano nuvole velate
piccoli cristalli di radici sotto vetro
per dettame d’incanto al di là dell’ospite
impellente schermo di santità dimessa .
Colma l’armonia la scomoda misura
l’effimero invade vivendo la stessa smania
dell’umana natura, l’identico destino
quand’ecco giungere al colmo un sordo
lontano frullio caduto dal tempo
un pensiero amante, singhiozzo riverso
lontano e timido alla richiesta di soccorso
non chiaro se per necessità o solo devozione,
ma fissante l’immensità d’oceanici confini intimi
soglie sfrontate , irruenti, ricolme d’essenza
nostalgici labirinti avvenenti d’oltre spasmo
varchi d’un cielo infinito di puro smeraldo
quali eravamo noi nei nostri incanti.
Stella, la notte dell’anima s’affranca
e il desiderio richiamato all’oblio
siede sulla soglia dell’attimo nella vittoria
allo sfinito tempo assuefatto al tuo volto,
e con il dolore nel cuore sigla l’ultimo atto.

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