Nell'ombra scalza e lenta
La sera sta morendo,
il silenzio bisbiglia i suoi segreti
mentre la luna spalanca la notte.
Tu...
scivoli suadente
nelle valli del mio tempo,
danzi come pioggia
e benefica ti posi sul mio volto
inondi il mio corpo
come sorgente zampillante e pura
e con impeto sovrano
irriverente ed impetuoso
mi trascini nell'estasi catarsica
che squarcia lo scrigno dei desideri...
Tu...
limpida ebbrezza
impetuosa e malandrina
questa notte galoppi irriverente
a colmare la mia danza d'attesa...
8 commenti
Forza vitale
Sei così giovane,
così piena di salute,
e di energia,
non ti fermi,
non ti plachi,
hai sempre fame,
mangi e bevi,
e non ti fermi un attimo,
non sei mai sazia
di piaceri
e di buone cose.
Come invidio la tua età,
io che posso solo,
starti dietro a stento,
coi miei acciacchi ei miei anni,
chissà se lo capisci,
se lo sai.
Sei così giovane,
così piena di salute,
e di energia,
non ti fermi,
non ti plachi,
hai sempre fame,
mangi e bevi,
e non ti fermi un attimo,
non sei mai sazia
di piaceri
e di buone cose.
Come invidio la tua età,
io che posso solo,
starti dietro a stento,
coi miei acciacchi ei miei anni,
chissà se lo capisci,
se lo sai.
Der buon umore ero ‘n gran profeta
prima de inizià a fa la dieta.
E principiò così la mia odissea
pe riportamme quanto meno in linea.
“Linea de che ? A linea Maginot ?
Me resta che da piagne un bel po’ !”
“Te devi da levà tutto sto grasso,
nun devi da magnà, vattene a spasso.”
“E in dove vado che nun ce la fò,
senza benzina io ne morirò !
Io si nun magno sono disperato.
N’e calorie non c’ho mai creduto”
“Nun poi magnatte a solita robaccia
che tutta la salute te minaccia…”
“ ‘An vedi questo…dove magni tu
t’e danno e fettuccine cor ragù’ ?
A mi salute se sente rinfrancata,
ne magnerei 'na cofanata.”
“Allora sei proprio ‘n impunito.”
“E’ vero me la so legata ar dito!”
Che tutti sti divieti so pesanti,
fanno da bestemmià puro li santi !
Nun poi magnà pe nun ingrassà,
nun fa l’amore che fa male al core,
nun poi durmì sinnò te rimbambisci,
a malapena a respirar riesci.
Che poi quanno che arivi ar cimitero
Che je racconti ar Giudice severo ?
Che nun fu Lui a farti trapassà
ma li divieti, come digiunà ?
prima de inizià a fa la dieta.
E principiò così la mia odissea
pe riportamme quanto meno in linea.
“Linea de che ? A linea Maginot ?
Me resta che da piagne un bel po’ !”
“Te devi da levà tutto sto grasso,
nun devi da magnà, vattene a spasso.”
“E in dove vado che nun ce la fò,
senza benzina io ne morirò !
Io si nun magno sono disperato.
N’e calorie non c’ho mai creduto”
“Nun poi magnatte a solita robaccia
che tutta la salute te minaccia…”
“ ‘An vedi questo…dove magni tu
t’e danno e fettuccine cor ragù’ ?
A mi salute se sente rinfrancata,
ne magnerei 'na cofanata.”
“Allora sei proprio ‘n impunito.”
“E’ vero me la so legata ar dito!”
Che tutti sti divieti so pesanti,
fanno da bestemmià puro li santi !
Nun poi magnà pe nun ingrassà,
nun fa l’amore che fa male al core,
nun poi durmì sinnò te rimbambisci,
a malapena a respirar riesci.
Che poi quanno che arivi ar cimitero
Che je racconti ar Giudice severo ?
Che nun fu Lui a farti trapassà
ma li divieti, come digiunà ?
Piume d’acciaio virgoleggiano
fra i ghiacci del cuore,
la notte sveste il suo silenzio,
s’ubriaca d’angoli di cielo,
mi brina gli occhi di vuote parole.
Canovacci d’arena petrolio
raggrinzano l’orlo delle mie vesti,
crepuscoli d’assenza e conchiglie
trapuntano poesie d’orizzonte,
l’eco di settembre è un battito di stelle.
fra i ghiacci del cuore,
la notte sveste il suo silenzio,
s’ubriaca d’angoli di cielo,
mi brina gli occhi di vuote parole.
Canovacci d’arena petrolio
raggrinzano l’orlo delle mie vesti,
crepuscoli d’assenza e conchiglie
trapuntano poesie d’orizzonte,
l’eco di settembre è un battito di stelle.
Noi abbiamo una rosa rossa
ci passavano i treni che tornavano dal Nord
e la notte gli amanti scalzi passeggiavano
sul prato inseguendo le stelle cadenti
Noi abbiamo una rosa rossa
ci venivano al mare gli altri come me
a gustarsi ridendo
il sole e le aquiloni leggere
e la notte tu aggrovigliata alla conchiglia
succhiavi dal rovo il succo acerbo
Noi abbiamo una rosa rossa
ed è li che voglio morire
tra le spighe giganti di grano
e il sorriso degli altri come me
ci passavano i treni che tornavano dal Nord
e la notte gli amanti scalzi passeggiavano
sul prato inseguendo le stelle cadenti
Noi abbiamo una rosa rossa
ci venivano al mare gli altri come me
a gustarsi ridendo
il sole e le aquiloni leggere
e la notte tu aggrovigliata alla conchiglia
succhiavi dal rovo il succo acerbo
Noi abbiamo una rosa rossa
ed è li che voglio morire
tra le spighe giganti di grano
e il sorriso degli altri come me
Uomo nero dalla orrenda faccia.
di viltà ogni istante ti taccia.
Ti rimprovera ad ogni occasione.
La sua parola fa più male di
un bastone.
Finge di interessarsi della tua salute.
Volto animalesco,
amante del doppiopetto.
Ti tallona passo a passo.
E' un francobollo
appeso a una busta
che non vuol partire.
Gode delle tue umiliazoni;
soffre se riporti una vittoria.
Victor non ti lascia mai:
è unalter ego.
di viltà ogni istante ti taccia.
Ti rimprovera ad ogni occasione.
La sua parola fa più male di
un bastone.
Finge di interessarsi della tua salute.
Volto animalesco,
amante del doppiopetto.
Ti tallona passo a passo.
E' un francobollo
appeso a una busta
che non vuol partire.
Gode delle tue umiliazoni;
soffre se riporti una vittoria.
Victor non ti lascia mai:
è unalter ego.
Che vento c'è in questo spicchio
di stagione, riporta dalla cucina
colpi di tosse secca e un'ingiuria al cielo.
Da un camino vuoto sembra partire
penosa la guglia stordita della tortora.
Altra storia era quell'aperto mare
con mille lire di gioventù,
e quel color Framura.

Virgulti di vita si affacciano sulla terra
canzonano preghiere, messaggi d’amore
nei passaggi segnati dai profumi del tempo
donando al vento il lor frutto migliore
Nel suo recito giornaliero scalda il sole,
rami rigogliosi assorbono i cocenti raggi
il canto di contadine accompagna il sudore
nel chiarore che prospera all’ammirar miraggi
Viale del desiderio
sfoglio nel limbo della meravigliosa natura
il mattino attende il suo verdeggiante risveglio
colmo di speranza in quel mare di sogni
nel volo felice di vigoroso ulivo in fioritura
…e come valzer allegro si prostra al mondo intero
in quel piegar tra i sassi di appagato raccolto
frutto di paziente e prezioso pegno in ascolto
nell’olimpo della luce il suo sospirar sincero
Interno casa in blu fatato
è tutto in penombra questa notte
c’è il suonatore di chitarra cieco
che pensa a te, da quando
gli hai lasciato toccare il pallore
del tuo viso, eppure anche le aurore
che hai visto dalla fine del mondo
quando sorgono sono un fioco
zampillo di luce. Le cateratte
del cielo avvolgono lente il creato.
È notte nel bistrot dei fantasmi
c’è chi parla della sua sposa
fuggita col becchino del cimitero
chi tira in ballo l’artista forestiero
che recita versi di Verlaine per strada
in cambio di qualche moneta. La coda
della cometa ha preso un altro sentiero
la vita è bruciata ma al monastero
s’intonano canti gregoriani. Teresa
è andata via tra mille spasmi.
Il venditore di palloncini colorati
segue il corso del fiume e la luna
s’è nascosta dietro una sagoma
di cartapesta. I bambini ascoltano
fiabe sotto le coperte di lana
l’orco è ammaestrato ma la campana
non ha ancora suonato. L’aeroplano
è in fase di decollo, la trama
è che arriverà una morte puttana
dal cielo e i corpi saranno straziati.
Igiene mentale sistema fascista o fascitizzante
A vederli così dall’esterno,
da fuori,
non si direbbe,
ma a ben guardare,
nel medioevo esisteva l’inquisizione,
i gesuiti di Loyola,
la tortura giudiziaria,
o i giudizi di dio,
e i processi sommari,
con cui
si perseguitavano,
i ribelli,
i dissidenti,
i personaggi scomodi,
gli eretici,
i sovversivi,
o quelli che si ribellavano al sistema,
ed erano ingombranti ed imbarazzanti;
oggi che gli anni sono passati,
usiamo metodi ,
m olto più incruenti,
più eufemistici,
puliti,
e senza spargimenti di sangue,
l’igiene mentale,
che in realtà,
è un sis tema oppressivo
e repressivo,
per tenere a bada chi si esce dal seminato,
chi si ribella,
o ha atteggiamenti pericolosi,
scomodi,
e perniciosi per la società,
chi non accetta di subire e sopportare,
in silenzio,
viene colpito dall’igiene mentale,
a furia di ricoveri e di
merdate di psicofarmaci.
Ne sanno qaulcosa,
quelli che ci sono dentro,
e la cui vita,
è segnata per sempre.
E faticano a ritrovare una vita
Libera e normale,al di fuori del
Circuito psichiatrico.
A vederli così dall’esterno,
da fuori,
non si direbbe,
ma a ben guardare,
nel medioevo esisteva l’inquisizione,
i gesuiti di Loyola,
la tortura giudiziaria,
o i giudizi di dio,
e i processi sommari,
con cui
si perseguitavano,
i ribelli,
i dissidenti,
i personaggi scomodi,
gli eretici,
i sovversivi,
o quelli che si ribellavano al sistema,
ed erano ingombranti ed imbarazzanti;
oggi che gli anni sono passati,
usiamo metodi ,
m olto più incruenti,
più eufemistici,
puliti,
e senza spargimenti di sangue,
l’igiene mentale,
che in realtà,
è un sis tema oppressivo
e repressivo,
per tenere a bada chi si esce dal seminato,
chi si ribella,
o ha atteggiamenti pericolosi,
scomodi,
e perniciosi per la società,
chi non accetta di subire e sopportare,
in silenzio,
viene colpito dall’igiene mentale,
a furia di ricoveri e di
merdate di psicofarmaci.
Ne sanno qaulcosa,
quelli che ci sono dentro,
e la cui vita,
è segnata per sempre.
E faticano a ritrovare una vita
Libera e normale,al di fuori del
Circuito psichiatrico.
A te Cavaliere
dedico oggi i miei versi,
alla tua gentilezza,
alla tua amicizia.
A te
che sei il giustiziere
il robin hood
sempre dalla parte
dei più deboli e indifesi.
A te
che mi fai sognare
con i tuoi versi.
A te
che mi fai emozionare.
A te
cavaliere d'altri tempi.
Cavaliere sincero
e profondo.
A te
cavaliere che combatti
contro i demoni.
A te
va oggi il mio pensiero,
la mia dedica speciale
per un'amico.
TANTI AUGURI BUON COMPLEANNO MAURIZIO.
M’insegui…… e io t’inseguo,
nel culto geloso ed esclusivo
di chi promette molti amori,
e sa innamorare gli occhi.
M’insegui … e son tenace,
anche stremata ,innanzi
alla tua resistenza disperata
sulla strada profonda e solitaria,
rigorosa, e a volte tenebrosa.
Ma l’anima esule,
in te si fà intensa
in te si fà intensa
di tutte le angosce e i teneri deliri.
E non sento limiti all’ardire,
divento oltre… sempre oltre,
avanti scorro, come scorre la tua acqua
nell’invisibile clessidra.
Oh, donna di piacere, tentatrice errante,
e di bellezza, Venere implacabile!
Creando, accogli l’estrema agonia
di ogni feroce indifferenza.
Come Persefone, sei signora delle ombre,
nei luoghi delle agitazioni umane,
che come giochi di vento
divengono polvere
nel cammino a breve termine.
nel cammino a breve termine.
Ammiro la potenza del tuo divenire lieve,
ti osservo, vestita della tua anima
tenera ed eroica,
tenera ed eroica,
così da poter essere uccisa,
distrutta, immolata… senza sangue!














