- Ti chiedo scusa
- Per cosa?
- Non so scusa in generale
- In generale non accetto scuse in generale
- Scusa per le volte che ti ho offeso allora
- Ma tu non mi hai mai offeso
- Delusa?
- Sì delusa sì ma non mi sembra il caso di chiedere scusa
- Io le accetterei
- Cosa?
- Le scuse... dico ... io le accetterei
- Io invece accetto le delusioni
- Ah!
- Beh di solito si colpevolizza l'altro ma la delusione è per una mia aspettativa che non viene realizzata, perché deve essere colpa di un altro?
- Cioè?
- Voglio dire...forse la mia richiesta era esagerata, se ti chiedessi per esempio di portarmi la luna potrei rimanere delusa perché tu non l'hai fatto?
- Ma io la luna te la porterei
- Ora ti devi scusare
- Perché?
- Mi hai detto una bugia
- Non è vero
- Portami la luna allora
- Ho detto te la porterei... non te la porto....te la porterei se ne avessi i mezzi...e se non causasse la fine del mondo non pensi alle maree? non pensi a quanti cambiamenti distruttivi per la terra? Poi dove la metteresti? Non siamo astrofisici ma...
- Sei uno stronzo
- Potrei disegnartela
- Non sarebbe la stessa cosa
- Allora…farei una foto della luna …quando è piena…con uno zoom potente …che si vedano bene i crateri…poi la stamperei con le attrezzature più precise che rendano la massima definizione, in un formato grande…un formato che chiamerei “LUNA” in un angolo scriverei “Per Te”.
- Perché non prendi una foto già fatta? Magari da internet…
- Non sarebbe la stessa cosa…sarebbe come se te la portasse qualcun altro in realtà…
- Ma come fai?
- Cosa?
- Ad essere l’uomo favoloso che sei
- Adesso mi devi chiedere scusa
- Perché?
- Per la bugia che hai detto…
- Hai ragione…scusa …sei più che favoloso…sei la parola che non è stata ancora inventata per definire più che meraviglioso… più che meravigliosissimo… ma non è stata ancora inventata…non la conosco
- Inventiamola noi allora…cosa ne pensi del mio nome?
- No…significherebbe che tutti quelli che hanno il tuo nome lo siano…
- Allora i tuoi occhi…
- Diciamo “i tuoi occhi” per dire che sei più che meravigliosissimo?
- No…voglio dire…quando mi guarderai con questi occhi che sembra tu mi stia mangiando, che sembrano lacrimare sorrisi, in silenzio, sarà come se pronunciassi una parola che non esiste che significa amoquestouomomeravigliosoenonpotreiamarneunaltronemmenoconunapistolacaricapuntata
-L’abbiamo inventata…bella…meno male che hai detto carica…
- Già …buonanotte amore mio
- Buonanotte mio amore
- Per cosa?
- Non so scusa in generale
- In generale non accetto scuse in generale
- Scusa per le volte che ti ho offeso allora
- Ma tu non mi hai mai offeso
- Delusa?
- Sì delusa sì ma non mi sembra il caso di chiedere scusa
- Io le accetterei
- Cosa?
- Le scuse... dico ... io le accetterei
- Io invece accetto le delusioni
- Ah!
- Beh di solito si colpevolizza l'altro ma la delusione è per una mia aspettativa che non viene realizzata, perché deve essere colpa di un altro?
- Cioè?
- Voglio dire...forse la mia richiesta era esagerata, se ti chiedessi per esempio di portarmi la luna potrei rimanere delusa perché tu non l'hai fatto?
- Ma io la luna te la porterei
- Ora ti devi scusare
- Perché?
- Mi hai detto una bugia
- Non è vero
- Portami la luna allora
- Ho detto te la porterei... non te la porto....te la porterei se ne avessi i mezzi...e se non causasse la fine del mondo non pensi alle maree? non pensi a quanti cambiamenti distruttivi per la terra? Poi dove la metteresti? Non siamo astrofisici ma...
- Sei uno stronzo
- Potrei disegnartela
- Non sarebbe la stessa cosa
- Allora…farei una foto della luna …quando è piena…con uno zoom potente …che si vedano bene i crateri…poi la stamperei con le attrezzature più precise che rendano la massima definizione, in un formato grande…un formato che chiamerei “LUNA” in un angolo scriverei “Per Te”.
- Perché non prendi una foto già fatta? Magari da internet…
- Non sarebbe la stessa cosa…sarebbe come se te la portasse qualcun altro in realtà…
- Ma come fai?
- Cosa?
- Ad essere l’uomo favoloso che sei
- Adesso mi devi chiedere scusa
- Perché?
- Per la bugia che hai detto…
- Hai ragione…scusa …sei più che favoloso…sei la parola che non è stata ancora inventata per definire più che meraviglioso… più che meravigliosissimo… ma non è stata ancora inventata…non la conosco
- Inventiamola noi allora…cosa ne pensi del mio nome?
- No…significherebbe che tutti quelli che hanno il tuo nome lo siano…
- Allora i tuoi occhi…
- Diciamo “i tuoi occhi” per dire che sei più che meravigliosissimo?
- No…voglio dire…quando mi guarderai con questi occhi che sembra tu mi stia mangiando, che sembrano lacrimare sorrisi, in silenzio, sarà come se pronunciassi una parola che non esiste che significa amoquestouomomeravigliosoenonpotreiamarneunaltronemmenoconunapistolacaricapuntata
-L’abbiamo inventata…bella…meno male che hai detto carica…
- Già …buonanotte amore mio
- Buonanotte mio amore
Vicoli di vuote parole
colorano liquirizia di cielo.
L’anima è un giardino fiorito,
gherigli di nebbia disfano il tramonto
come giovane farfalla il suo ripudiato bozzolo.
Le nuvole s’aggrinzano di tenera rugiada,
il pensiero è del cuor limpida mareggiata.
colorano liquirizia di cielo.
L’anima è un giardino fiorito,
gherigli di nebbia disfano il tramonto
come giovane farfalla il suo ripudiato bozzolo.
Le nuvole s’aggrinzano di tenera rugiada,
il pensiero è del cuor limpida mareggiata.
L’ultima estate
Fa ancora caldo anche
Se siamo in settembre,
l’estate non vuol morire,
finire è sempre più difficile che cominciare,
le giornate ancora non sono brevi,
e di foglie secche,
ce ne sono poche,
poi verranno,
e ci sarà il vento
e le piogge,
che ancora non si vedono;
tutto passa,
anche l’estate,
e un altro anno,
tutto corre,
e noi non ci pensiamo,
ma siamo in viaggio,
in cammino,
mentre il mondo cambia,
cambia.
Fa ancora caldo anche
Se siamo in settembre,
l’estate non vuol morire,
finire è sempre più difficile che cominciare,
le giornate ancora non sono brevi,
e di foglie secche,
ce ne sono poche,
poi verranno,
e ci sarà il vento
e le piogge,
che ancora non si vedono;
tutto passa,
anche l’estate,
e un altro anno,
tutto corre,
e noi non ci pensiamo,
ma siamo in viaggio,
in cammino,
mentre il mondo cambia,
cambia.
Giornata dai ramati colori
rilucente di soffusi bagliori
in percorsi indefiniti attrae il pensiero
donando vertigine
che va dagli occhi al cuore
che come caduca foglia
al soffio del vento muore.
Giornata sfolgorante
di luce ambrata e nuvole bianche
sotto un cielo terso e cristallino
eppure nido autunnale
nel silenzio degli uccelli,
nei vessilli di quiete
che abitano la campagna.
Quell'odore di terra smossa
che carezza le narici
nell'attesa dell'accoglienza
delle sementi a nuova procreazione
in accordi di sinfonia d'autunno
dona all'anima emozione.
S'appressa il giorno al suo calmo rito
d'un cammino che dirige i suoi passi
al vestibolo della nuova stagione
nella quiete e nella riflessione.
Quando non ci sarò più
cercami nella luce, nell’aria
nella dolce ombra della sera
nel volo primaverile degli uccelli,
nelle nubi e nel tramonto
In tutte le cose
che si possono dare per amore
e per amore prendono,
cercami
lungo ogni strada
che percorri.
cercami
in ogni nuvola bianca
sull'azzurro orizzonte del mare,
lungo spiagge bruciate dal sole ,
nelle mie poesie,
nei luoghi dove si intrecciano nella mente
pensieri sovrumani
cercami in ogni angolo della tua anima
lì mi troverai
cercami nella luce, nell’aria
nella dolce ombra della sera
nel volo primaverile degli uccelli,
nelle nubi e nel tramonto
In tutte le cose
che si possono dare per amore
e per amore prendono,
cercami
lungo ogni strada
che percorri.
cercami
in ogni nuvola bianca
sull'azzurro orizzonte del mare,
lungo spiagge bruciate dal sole ,
nelle mie poesie,
nei luoghi dove si intrecciano nella mente
pensieri sovrumani
cercami in ogni angolo della tua anima
lì mi troverai

E’ un anno, che ti crolla.
E’ un mese, che ti piange.
E’ una settimana, che ti spezza.
E’ un giorno, che ti logora.
E’ un’ora, che ti oscura.
E’ un minuto, d’un sembrare eterno.
E’ un secondo, d’un fluire languido.
<*>
E’ un attimo, d’un viver
che non trovi…
onesto,
devoto,
ammodo.
C’è tutto Dylan nella playlist di oggi
come sempre quando il cuore fa le bizze
e la tristezza è la mia stanca puttana.
Ora so di che colore hai i capelli
e dove raccogliere quei cervelli
svenduti al bancone delle fiera come lana
col bollino d.o.c delle vere ragazze
di vita. Ci sono alberi piangenti, ma sono faggi.
Shelter from storm, il mio rifugio dalla tempesta
è nei versi e la mia penna è intinta di fiele
Chimes of freedom, le campane della libertà
le hai sentite e sei fuggita a gambe levate
l’arte è un trucco, la matematica è delle fate
i futuristi fanno retromarcia, la verità
è nella lista degli amanti, non nel miele
di una tela di Renoir. L’amore è di cartapesta.
I shall bee released, un giorno sarò libero
uscirò di prigione e vedrò il mondo con occhi
nuovi, tutto questo sarà dimenticato.
Sei stata un altro incidente di percorso, solo
questo e nulla più. Qualcosa ho preso a nolo
un giorno forse ti ringrazierò, sono atterrato
dopo un breve volo, ora che hai girato i tacchi
ho fatto il punto, il mio sguardo è più vero.
My back pages, le mie vecchie pagine chiuse
stavano per riaprirsi, non era possibile
continuare così, un uomo non può percorrere
sempre la stessa strada, non può esistere
l’eterno ritorno, non è torbide atmosfere
che cerco, ma case appese al sole, sfere
di luce e non ombre all’interno di un fienile.
Il pericolo ha un fascino, non cerco scuse.
Se un giorno tu non mi amassi più
Non so che farei,dove andrei,
non posso neanche pensarci,
e spero di rimanere con te,
per gli anni che mi restano,
voglio condividere
la mia vita con te,
mi trovo bene,
e sono tante le cos e in comune,
spero di stare con te,
ancora a lungo,
e che non mi lascerai,
così spero,
non posso più fare a meno di te,
sei diventata,
un punto fisso,
un riferimento,
un salvagente ,
un riparo.
Non lasciarmi.
Non so che farei,dove andrei,
non posso neanche pensarci,
e spero di rimanere con te,
per gli anni che mi restano,
voglio condividere
la mia vita con te,
mi trovo bene,
e sono tante le cos e in comune,
spero di stare con te,
ancora a lungo,
e che non mi lascerai,
così spero,
non posso più fare a meno di te,
sei diventata,
un punto fisso,
un riferimento,
un salvagente ,
un riparo.
Non lasciarmi.
Un dì, ei era là alla marina volto
disteso su la sabbia diserta con l’occhi aperti e in priego raccolti,
dalla parte ove Po’ discende e nel mar s’insala molto,
con l’affluenti sui nell’acque sue disciolti.
L’alba vincea la notte e l’orizon se schiariva poco a poco
colorando l’acque de luce chiara e che l’onda fea tremolante,
finchè lo bel astro emerse de fronte a lui e dal suo preciso loco;
dall’opposta parte di dove Tevero scompare e che mirando lo mar, leva retro e non devante.
Sanza saver perché, dalla sabbia umida se levò dolcemente
mirando lo spettacol natural che venìa offerto a lo suo volto un po’ compunto,
finchè sentì ‘na voce che venia da lo suo retro che disse melanconicamente:
“Dhè! Perché t’alzi”? “Dhè! Perché te ne sei da me disgiunto”?
Ei se girò de scatto, se guardò attorno e non vide alcun corpo vivo
passeggiar per la piaggia diserta alquanto,
ma vide un uom disteso in su la sabbia, de lo lume de l’occhi privo.
Ei era immobil con le sue mani giunte come se avesse pregato tanto.
La bocca sua era chiusa e sanza spiro,
ma l’udì novellamente dir “te priego nun lassarme solo”.
Ed ei disse: “Tu chi sei che parli meco sanza alcun sospiro”?
“Perchè le membra tue nun movi e tu si quà immobil e sanza duolo”?
Ed ei rispuose: “se guardi ben la faccia mia, rimemberai che la carne che qui giace
e che tu ora vedi, era, di poco fa, anche la tua, infin a questo punto”.
“Non sun cambiate le leggi d’universo, ma ho pregato tanto che qualcun, lassù, grazia me face
e per breve tempo posso dialogar cun te, che nella vita eri a me congiunto”.
“Tu si lo spirto mio e per l’altri nun sei nemmen un’ombra,
ma tanti giusti consigli m’hai sussurrato”.
“I’ nun t’ascoltai nemmeno un giorno, ne un’ora e ne un minuto sembra,
perché or me ritrovo quivi peccator morto e in la sabbia un po’ sotterrato”.
E lo spirto rispuose: “Quando da lo tuo corpo son uscito, tutto di te ho dimenticato
e aspetto che l’ordine divin m’indichi in qual loco andrò d’ora in avante”.
“Son, però, un po’sorpreso, disorientato e frastornato,
poiché dal momento della morte tua, i’ dovrei esser già nel loco etterno e a te simigliante”.
L’uom disteso in la sabbia e senza spiro disse: “in vita mia ho peccato molto,
ma quando quivi giunsi, peccator, stanco, malato e perso,
ho gridato a Dio lo mio pentimento e mirando te vedo che, meno uno, ogne peccata m’ha resolto”.
“Or son qui a pregar te de compiacermi e de violar per una volta sola le leggi d’universo”.
“Se odi le mie parole, puoi sentir anche la voglia mia de far ammenda vera
e chiedo a te, anema mia, d’aver un’altra possibilità ne la vita su esta terra,
perch’io possa, con doglia del corpo mio, riscattar la colpa prima che se faccia novellamente sera;
perchè buntà Divina i’ nun merto e vorrei far del ben, prima ch’esta sabbia sovra me se faccia serra”.
“I’ vedo in te, ch’è Bestemmia la colpa che Dio non m’ha perdonato,
che in le labbra mie era sovente, perché Lui offender volevo”.
“Or se questa grazia me verrà concessa, giuro di non proferir più parola come se or ora fossi nato
e pregherò sol con mia mente per cancellar l’offesa ed è sol questo che voglio e devo”.
La quasi ombra se commosse, se avvicinò a lui e lo avvolse.
Poi disse: “lo tuo pentimento è si verace che lo cor me tocca e lassù qualcun, di me più avante,
me dice de far ciò che dici” e poi in lui se sciolse.
L’occhi de l’uom in la sabbia ripreser lo lor lume, s’alzò, se girò e muto andò opposto al sol levante.
disteso su la sabbia diserta con l’occhi aperti e in priego raccolti,
dalla parte ove Po’ discende e nel mar s’insala molto,
con l’affluenti sui nell’acque sue disciolti.
L’alba vincea la notte e l’orizon se schiariva poco a poco
colorando l’acque de luce chiara e che l’onda fea tremolante,
finchè lo bel astro emerse de fronte a lui e dal suo preciso loco;
dall’opposta parte di dove Tevero scompare e che mirando lo mar, leva retro e non devante.
Sanza saver perché, dalla sabbia umida se levò dolcemente
mirando lo spettacol natural che venìa offerto a lo suo volto un po’ compunto,
finchè sentì ‘na voce che venia da lo suo retro che disse melanconicamente:
“Dhè! Perché t’alzi”? “Dhè! Perché te ne sei da me disgiunto”?
Ei se girò de scatto, se guardò attorno e non vide alcun corpo vivo
passeggiar per la piaggia diserta alquanto,
ma vide un uom disteso in su la sabbia, de lo lume de l’occhi privo.
Ei era immobil con le sue mani giunte come se avesse pregato tanto.
La bocca sua era chiusa e sanza spiro,
ma l’udì novellamente dir “te priego nun lassarme solo”.
Ed ei disse: “Tu chi sei che parli meco sanza alcun sospiro”?
“Perchè le membra tue nun movi e tu si quà immobil e sanza duolo”?
Ed ei rispuose: “se guardi ben la faccia mia, rimemberai che la carne che qui giace
e che tu ora vedi, era, di poco fa, anche la tua, infin a questo punto”.
“Non sun cambiate le leggi d’universo, ma ho pregato tanto che qualcun, lassù, grazia me face
e per breve tempo posso dialogar cun te, che nella vita eri a me congiunto”.
“Tu si lo spirto mio e per l’altri nun sei nemmen un’ombra,
ma tanti giusti consigli m’hai sussurrato”.
“I’ nun t’ascoltai nemmeno un giorno, ne un’ora e ne un minuto sembra,
perché or me ritrovo quivi peccator morto e in la sabbia un po’ sotterrato”.
E lo spirto rispuose: “Quando da lo tuo corpo son uscito, tutto di te ho dimenticato
e aspetto che l’ordine divin m’indichi in qual loco andrò d’ora in avante”.
“Son, però, un po’sorpreso, disorientato e frastornato,
poiché dal momento della morte tua, i’ dovrei esser già nel loco etterno e a te simigliante”.
L’uom disteso in la sabbia e senza spiro disse: “in vita mia ho peccato molto,
ma quando quivi giunsi, peccator, stanco, malato e perso,
ho gridato a Dio lo mio pentimento e mirando te vedo che, meno uno, ogne peccata m’ha resolto”.
“Or son qui a pregar te de compiacermi e de violar per una volta sola le leggi d’universo”.
“Se odi le mie parole, puoi sentir anche la voglia mia de far ammenda vera
e chiedo a te, anema mia, d’aver un’altra possibilità ne la vita su esta terra,
perch’io possa, con doglia del corpo mio, riscattar la colpa prima che se faccia novellamente sera;
perchè buntà Divina i’ nun merto e vorrei far del ben, prima ch’esta sabbia sovra me se faccia serra”.
“I’ vedo in te, ch’è Bestemmia la colpa che Dio non m’ha perdonato,
che in le labbra mie era sovente, perché Lui offender volevo”.
“Or se questa grazia me verrà concessa, giuro di non proferir più parola come se or ora fossi nato
e pregherò sol con mia mente per cancellar l’offesa ed è sol questo che voglio e devo”.
La quasi ombra se commosse, se avvicinò a lui e lo avvolse.
Poi disse: “lo tuo pentimento è si verace che lo cor me tocca e lassù qualcun, di me più avante,
me dice de far ciò che dici” e poi in lui se sciolse.
L’occhi de l’uom in la sabbia ripreser lo lor lume, s’alzò, se girò e muto andò opposto al sol levante.
Fazzoletti di terra
si riempiono di passionali papaveri,
che come stille vermiglie
spargono desideri nei prati.
Di voluttuosa beltà
rosseggiano anche le rose.
Frenetica l'acqua;
gorgoglia nei ruscelli,
si tuffa nei fiumi
e va abbracciando i mari.
Sussurri e risvegli nei nidi
e purpurei riflessi
nelle foglie e nei cieli.
Calandomi dolcemente
in questa rinnovata immensitudine,
ascolto la natura.
Le timide parole
che avrei osato dire;
improvvisamente, rispettosamente,
tacciono...
si riempiono di passionali papaveri,
che come stille vermiglie
spargono desideri nei prati.
Di voluttuosa beltà
rosseggiano anche le rose.
Frenetica l'acqua;
gorgoglia nei ruscelli,
si tuffa nei fiumi
e va abbracciando i mari.
Sussurri e risvegli nei nidi
e purpurei riflessi
nelle foglie e nei cieli.
Calandomi dolcemente
in questa rinnovata immensitudine,
ascolto la natura.
Le timide parole
che avrei osato dire;
improvvisamente, rispettosamente,
tacciono...
Panchine, ranuncoli e parole
s’accoccolano fra rugiada di settembre.
I colli orchestrano smeraldi d’abete,
valigie e sciarpe di nude farfalle
squarciano clessidre d’aiuola di stelle.
Un raggio di luce s’abbottona di perle,
vernicia la sagoma d’un vecchio calesse,
inchiostro di foglia raggela la sera,
ruggine di nuvola impollina l’atmosfera.
s’accoccolano fra rugiada di settembre.
I colli orchestrano smeraldi d’abete,
valigie e sciarpe di nude farfalle
squarciano clessidre d’aiuola di stelle.
Un raggio di luce s’abbottona di perle,
vernicia la sagoma d’un vecchio calesse,
inchiostro di foglia raggela la sera,
ruggine di nuvola impollina l’atmosfera.
Questo spazio chiuso e invalicabile
le montagne e i sassi che la nebbia
rende incorporei, ma questo bacio
è un soffio, un evanescente sfiorare
di labbra, qui non c’è mai stato il mare.
E’ stato il volo di un angelo, uno slancio
a portarmi da te, ma c’è ancora la gabbia
sul fondo di questa valle invisibile.
Non ho le braccia per stringerti al cuore
mani da intrecciare con le tue, gambe
per rincorrerti sui prati e piedi
per ballare un tango con te. I tuoi occhi
però li posso guardare, sono stucchi
preziosi e dorati, con me non ho le fedi
sono alle falde del vulcano entrambe
perché si sciolgano alla foce del calore.
Sono sospeso, il corpo non è un fardello
non so nemmeno dove sia, se fosse vicino
a te, però, lo sentirei lieve come l’aria
e infuocato come una torcia. La tua saliva
sa di miele e liquirizia, c’è una nuova
vita nei tuoi passi, quella sola storia
che ti schiude la gola, un assolo di violino
infinito, uno spicchio di sole di cristallo.
n.b. ispirata alla tela " L'amore a distanza di Magritte"
Legami le mani ai polsi
e i legami tuoi nei miei
tagliami il viso con gli occhi
che le parole ormai
non servono più …
non rimane che reinventarsi la vita …
Appendi un muro al chiodo
trova l’angolo dietro la sorpresa
che la vita ha reinventato noi
e le parole non servono
a dare un senso alla realtà …
e rimaniamo con la terra nei piedi
e una stanza nel cielo
perché l’aria, al centro
soffre di vertigine
E l’arte non è che
una fermata prima del capolinea
e l’arte non è che
la montagna di baci
dove hai seppellito il mio passato
e inventato la vita …
Perché prima di te
avevo lo stomaco nelle farfalle
e i fianchi nelle spine











