La solitudine è la prima emozione che ricordo di aver provato,
ho imparato prima a riconoscerla e poi ricordo di aver camminato.
Nè fratelli nè sorelle con cui giocare,
chiuso in me stesso parlavo alle onde del mare.
Il fruscio delle foglie mosse dal vento
conduceva i pensieri ancor più dentro,
l'immaginazione volava al narrar della fiaba
il silenzio incombeva, la notte calava.
Un giorno mi accorsi di non esser da solo,
la vita mi accolse e nel silenzio un frastuono.
La solitudine incombe nel cuor dell'amato,
la solitudine è essenza per tutto il creato,
percepiamo ogni istante intimamente.
Chi come te vedrà quelle stelle?
Chi come te udirà quel silenzio?
Siam sempre soli, in compagnia di noi stessi in eterno.
4 commenti
E intanto il tempo sene và
E non siamo più tanto giovani,
il tempo passa e noi non ci pensiamo,
ma intanto,se ne và il nostro tempo,
e diventiamo tutti storia vissuta;
e intanto il tempo se ne và,
tra grane e preoccupazioni,
e tu stai con me,per fortuna,
ma a volte il mio dolore,
neanche tu lo capisci,
i miei anni,
e i mali,
che tu non hai di certo,
alal tua età;
il tempo se n e và,
senza requie,
ed io vorrei solo amarti in pace,
negli anni che restano,
lontano d questo mondo fetente,
da certa gente squallida,
e il tempo s e ne và,
insieme a te.
E non siamo più tanto giovani,
il tempo passa e noi non ci pensiamo,
ma intanto,se ne và il nostro tempo,
e diventiamo tutti storia vissuta;
e intanto il tempo se ne và,
tra grane e preoccupazioni,
e tu stai con me,per fortuna,
ma a volte il mio dolore,
neanche tu lo capisci,
i miei anni,
e i mali,
che tu non hai di certo,
alal tua età;
il tempo se n e và,
senza requie,
ed io vorrei solo amarti in pace,
negli anni che restano,
lontano d questo mondo fetente,
da certa gente squallida,
e il tempo s e ne và,
insieme a te.
Scrivo scrivo scrivo.
Sputo in avanti un bolide giallo limone
che ti si arresta di fronte -
una testa forte e fanciulla
un dardo che nulla più porta
di fradicio, un controverso affanno
che ha superato ogni pioggia
e arde e si infonde fra le cicalette della nuova
mia
estate.

Non è facile
restare anonimi
con due poesie
che sfuggono
all'eternità.
E confusi
in un viavai
che sconforta,
non è sublime
questa nuova,
inaspettata,
solitudine.
Non è
che
il
vecchio
inumano
desiderio
di potersi
ritrovare in
ogni luogo,
nello
stesso
momento:
mille vite fa,
ma anche dopo.
Quando tutto era,
o sarà, lo sciogliersi
di un panorama;
quando anch’io
avrò avuto
una casa
e un po’
d’amore,
per essere,
o essere stato,
così tanto felice
di esistere.
Quando nasci apri gli occhi per la prima volta
Non vedi ancora nulla e per questo vedi tutto.
Il primo respiro, … non l’avevi mai fatto…
Chissà se l’aria ha un odore particolare con il primo respiro
Come la prima volta che vai al mare e senti il suo odore.
Io credevo fosse dovuto alla pineta, alle palme, invece era il mare.
Oppure un misto.
Sbatti gli occhi una decina di volte e sei gìà all’asilo.
Impari a difenderti, impari a stare con gli altri…per chi ci riesce… io voglio stare da solo o meglio con poche persone.
Non ti do l’amicizia, quella si crea da sola non si può dare, non voglio “inseguitori” meglio se non mi trovate, vengo io da voi se voglio!
Sbatti gli occhi ancora e sei alle medie, poi alle superiori già alla maturità.
Cazzo me ne frega sono giovane ho ancora tutta la vita davanti adesso si comincia.
Sbatti gli occhi 7 volte e sei operaio, 8 ore al giorno più straordinari se necessario, sei dentro un parallelepipedo di cemento grigio e fuori il nastro del mondo gira con i suoi colori con le sue opportunità.
Sbatti gli occhi 5 volte e festeggi i 40 e poi i 50, li chiamano traguardi ma perché i 43 oppure i 37 non erano egualmente importanti? Che cazzo vuol dire dare importanza allo zero?
“Ehhhh ma poi cambia non hai più lo stesso numero davanti, …dai sbatti gli occhi”.
Sbatti gli occhi 3 volte e sei in pensione, cazzo come ho fatto a non accorgermi del tempo che passava?
Quante persone ho perso per strada? Chi mi ha abbandonato e chi invece non calpesta più questa terra?
Sono stanco.
Sei steso, gli occhi aperti, sbarrati non vuoi chiuderli non vuoi più sbattere gli occhi…ma…
SBATTI GLI OCCHI UNA VOLTA …l’ultima… non tornerai più ad aprirli a vedere il verde degli alberi in estate, la luce del sole il volo di una rondine e il bianco delle nuvole.
Butti fuori l’ultimo respiro, non lo esali, non lo espelli, lo butti fuori non puoi trattenerlo e un’azione alla quale non hai mai pensato veramente non si compirà più.
Il petto non tornerà più a gonfiarsi si è fermato.
Come se un’onda del mare restasse in alto senza infrangersi – dovete immaginarla- la spuma bianca in alto la curva appena accennata, ferma, ci si può tuffare attraverso si può fare il bagno ma….
E mentre succede tutto questo, mentre sbatti gli occhi l’ultima volta mentre espiri per l’ultima volta i pensieri girano veloci…
Non ho amato abbastanza…avrei potuto amare di più…avrei dovuto amare di più…
Non ho assaporato, annusato a sufficienza l’esistere, non ho morso, ingoiato, sputato fino al nocciolo delle cose.
Quanti baci ho perso? Cazzo ancora uno…
Quel nome…com’era? Come ci eravamo conosciuti?
Ma perché cazzo mi sono preoccupato così tante volte….errori? sbagli? Adesso mi viene da sorridere…
Addio,… a Dio o chi per lui ,…. vi lascio,… e non posso lasciarvi più niente ormai, ... non posso darvi più nulla di tutto quello che ho tenuto per me e avrei potuto mostravi. Che spreco.
Una cosa però l’avete e l’avrete
Il ricordo di me……… ffffffffssssssss.
Non vedi ancora nulla e per questo vedi tutto.
Il primo respiro, … non l’avevi mai fatto…
Chissà se l’aria ha un odore particolare con il primo respiro
Come la prima volta che vai al mare e senti il suo odore.
Io credevo fosse dovuto alla pineta, alle palme, invece era il mare.
Oppure un misto.
Sbatti gli occhi una decina di volte e sei gìà all’asilo.
Impari a difenderti, impari a stare con gli altri…per chi ci riesce… io voglio stare da solo o meglio con poche persone.
Non ti do l’amicizia, quella si crea da sola non si può dare, non voglio “inseguitori” meglio se non mi trovate, vengo io da voi se voglio!
Sbatti gli occhi ancora e sei alle medie, poi alle superiori già alla maturità.
Cazzo me ne frega sono giovane ho ancora tutta la vita davanti adesso si comincia.
Sbatti gli occhi 7 volte e sei operaio, 8 ore al giorno più straordinari se necessario, sei dentro un parallelepipedo di cemento grigio e fuori il nastro del mondo gira con i suoi colori con le sue opportunità.
Sbatti gli occhi 5 volte e festeggi i 40 e poi i 50, li chiamano traguardi ma perché i 43 oppure i 37 non erano egualmente importanti? Che cazzo vuol dire dare importanza allo zero?
“Ehhhh ma poi cambia non hai più lo stesso numero davanti, …dai sbatti gli occhi”.
Sbatti gli occhi 3 volte e sei in pensione, cazzo come ho fatto a non accorgermi del tempo che passava?
Quante persone ho perso per strada? Chi mi ha abbandonato e chi invece non calpesta più questa terra?
Sono stanco.
Sei steso, gli occhi aperti, sbarrati non vuoi chiuderli non vuoi più sbattere gli occhi…ma…
SBATTI GLI OCCHI UNA VOLTA …l’ultima… non tornerai più ad aprirli a vedere il verde degli alberi in estate, la luce del sole il volo di una rondine e il bianco delle nuvole.
Butti fuori l’ultimo respiro, non lo esali, non lo espelli, lo butti fuori non puoi trattenerlo e un’azione alla quale non hai mai pensato veramente non si compirà più.
Il petto non tornerà più a gonfiarsi si è fermato.
Come se un’onda del mare restasse in alto senza infrangersi – dovete immaginarla- la spuma bianca in alto la curva appena accennata, ferma, ci si può tuffare attraverso si può fare il bagno ma….
E mentre succede tutto questo, mentre sbatti gli occhi l’ultima volta mentre espiri per l’ultima volta i pensieri girano veloci…
Non ho amato abbastanza…avrei potuto amare di più…avrei dovuto amare di più…
Non ho assaporato, annusato a sufficienza l’esistere, non ho morso, ingoiato, sputato fino al nocciolo delle cose.
Quanti baci ho perso? Cazzo ancora uno…
Quel nome…com’era? Come ci eravamo conosciuti?
Ma perché cazzo mi sono preoccupato così tante volte….errori? sbagli? Adesso mi viene da sorridere…
Addio,… a Dio o chi per lui ,…. vi lascio,… e non posso lasciarvi più niente ormai, ... non posso darvi più nulla di tutto quello che ho tenuto per me e avrei potuto mostravi. Che spreco.
Una cosa però l’avete e l’avrete
Il ricordo di me……… ffffffffssssssss.
L’argentea Luna guarda di lassù la Terra sua sorella,
con l’occhi di chi, anche piangendo, non si consola;
vede lo scempio che l’uomo commette su quella cosa bella,
che gira intorno al suo sole, sospesa come un’aquila che vola.
La vede là che langue e tacitamente si dispera
e le coste, come carni, l’erode la marea.
È malata e stanca nella sua cerulea sfera
e ricorda i beati giorni quando credevasi una dea.
Vede l’aere che non è più quello d’una volta;
non più limpido e sereno come tanti anni fa,
ma grigio, polveroso e inquinato da mano stolta,
che non pensa al tutto e che distratta và.
Piange la Luna guardando i fiumi dal colore strano,
che i loro veleni ed il loro ciarpame portano verso il mare;
che formano grandi isole di galleggiante materiale vano,
che con le sue acque azzurre nulla hanno a che fare.
Guarda le vaste aree morte che le sue creature hanno lasciato,
perché lì non possono più nuotare ne respirare.
Guarda i coralli spenti delle barriere immense ad ogni lato
del grande globo, che nessuno può più mirare.
Anche nel mio argenteo suolo tu sei già arrivato,
a deturpare quello che nessuno ha mai osato,
da che al mondo sei arrivato tu, uomo screanzato.
Anche la tua orma impavida sul mio corpo hai lasciato.
Anche il mare piange di lacrime sottili
e par che dica all’uomo: “allora tu non m’ami”;
i tuoi gesti son feroci, cattivi e vili,
e nessuna altra specie rispetti e sinceramente ami.
La luna, allora, con lacrime sincere, sussurra all’umana specie d’usare
il fervido suo ingegno per salvare questa sua dimora bella e non doverla più insudiciare.
Dice:“linda il tuo bel cielo, i tuoi alti monti; fa che le tue pianure siano aulenti e limpido il tuo mare;
non cercar altrove un’altra stella, che più preziosa e bella di questa, giammai potrai trovare”.
con l’occhi di chi, anche piangendo, non si consola;
vede lo scempio che l’uomo commette su quella cosa bella,
che gira intorno al suo sole, sospesa come un’aquila che vola.
La vede là che langue e tacitamente si dispera
e le coste, come carni, l’erode la marea.
È malata e stanca nella sua cerulea sfera
e ricorda i beati giorni quando credevasi una dea.
Vede l’aere che non è più quello d’una volta;
non più limpido e sereno come tanti anni fa,
ma grigio, polveroso e inquinato da mano stolta,
che non pensa al tutto e che distratta và.
Piange la Luna guardando i fiumi dal colore strano,
che i loro veleni ed il loro ciarpame portano verso il mare;
che formano grandi isole di galleggiante materiale vano,
che con le sue acque azzurre nulla hanno a che fare.
Guarda le vaste aree morte che le sue creature hanno lasciato,
perché lì non possono più nuotare ne respirare.
Guarda i coralli spenti delle barriere immense ad ogni lato
del grande globo, che nessuno può più mirare.
Anche nel mio argenteo suolo tu sei già arrivato,
a deturpare quello che nessuno ha mai osato,
da che al mondo sei arrivato tu, uomo screanzato.
Anche la tua orma impavida sul mio corpo hai lasciato.
Anche il mare piange di lacrime sottili
e par che dica all’uomo: “allora tu non m’ami”;
i tuoi gesti son feroci, cattivi e vili,
e nessuna altra specie rispetti e sinceramente ami.
La luna, allora, con lacrime sincere, sussurra all’umana specie d’usare
il fervido suo ingegno per salvare questa sua dimora bella e non doverla più insudiciare.
Dice:“linda il tuo bel cielo, i tuoi alti monti; fa che le tue pianure siano aulenti e limpido il tuo mare;
non cercar altrove un’altra stella, che più preziosa e bella di questa, giammai potrai trovare”.
Legami preziosi,
importanti,
pieni di dolore.
I pensieri
sempre più
viaggiano nella fantasia.
In attesa di quel sogno
di felicità
sempre più lontano.
Emozioni profonde, un abbraccio vero
che fa dimenticare
quasi tutta la sofferenza.
Legami falsi,
errori profondi,
legami che credevo sacri.
Ma la realtà
è come il carnevale
una maschera.
Alla prima pioggia
si scioglie
come la neve al primo sole.
Legami falsi, di carta
legami distrutti per sempre
morti e sepolti.
Fondiamo l'argento
delle nostre lune
e l'oro dei filosofi
giochiamo alle sottili misture
nelle fragili fiale
degli alchimisti
Distillati di segreta essenza
elisir di lunga vita e affini
infine otterremo il metallo puro
liquido e incorrotto
come sognamo diventi
il centro dei nostri cuori
Distillati di segreta essenza
e preziosi liquori
da gocce d'anima
dentro piccole ampolle
che ci scivolano tra le dita
frantumando il mistero
della nostra esistenza
delle nostre lune
e l'oro dei filosofi
giochiamo alle sottili misture
nelle fragili fiale
degli alchimisti
Distillati di segreta essenza
elisir di lunga vita e affini
infine otterremo il metallo puro
liquido e incorrotto
come sognamo diventi
il centro dei nostri cuori
Distillati di segreta essenza
e preziosi liquori
da gocce d'anima
dentro piccole ampolle
che ci scivolano tra le dita
frantumando il mistero
della nostra esistenza
… Guardai infondo ai suoi occhi
e vidi un oceano.
Acque irruenti e impazienti
per bagnare e nutrire la vita.
Desideri distesi al sole
come frutti a maturare.
… E, un giorno, li riguardai
raccontavano di sogni teneri
profumati dai giovani anni
e riflessi di passioni di donna.
Mille e più zampilli, fontanelle d’acqua
pronte a dissetare
l’arsura prepotente dei sogni.
… Osai e spiai nel libro del futuro,
c’era magia!...
Carpii di un amore,
lessi una speranza.
Voleva che le camminasse nell’anima
e la riempisse, la saziasse,
e intreccio fosse col suo cuore.
… Ora, negli occhi
nessuno spazio è vuoto,
la sua anima è sazia.
.. Guardo al suo fianco,
quell’amore è lì…
e vidi un oceano.
Acque irruenti e impazienti
per bagnare e nutrire la vita.
Desideri distesi al sole
come frutti a maturare.
… E, un giorno, li riguardai
raccontavano di sogni teneri
profumati dai giovani anni
e riflessi di passioni di donna.
Mille e più zampilli, fontanelle d’acqua
pronte a dissetare
l’arsura prepotente dei sogni.
… Osai e spiai nel libro del futuro,
c’era magia!...
Carpii di un amore,
lessi una speranza.
Voleva che le camminasse nell’anima
e la riempisse, la saziasse,
e intreccio fosse col suo cuore.
… Ora, negli occhi
nessuno spazio è vuoto,
la sua anima è sazia.
.. Guardo al suo fianco,
quell’amore è lì…
Piccolo borghesi scarafaggi
Purtroppo ci tocca vivere
Con della gentaccia di basso livello,
tutta la vita studiamo a scuola,
m a poi,
per le strade,
è pieno di burini senza cultura,
ignoranti,
incolti,
e il livello standard italiano
è raso terra,
ci dobbiamo confrontare ogni giorno,
con piccolo borghesi e paesani
bifolchi e con poco cervello,
che odiano la libertà
e le differenze altrui,
più che non la propria schiavitù,
e il fango in cui vivono,
e invece di fare qualcosa per vivere meglio,
vogliono vedere solo anche gli altri nella bratta come loro,
e ridotti a degli zeri come loro.
La gente non è un sicuro bene,e la solitudine ,
non è un sicuro male.
Se questa è la società,
non vale la pena di viverci.
Purtroppo ci tocca vivere
Con della gentaccia di basso livello,
tutta la vita studiamo a scuola,
m a poi,
per le strade,
è pieno di burini senza cultura,
ignoranti,
incolti,
e il livello standard italiano
è raso terra,
ci dobbiamo confrontare ogni giorno,
con piccolo borghesi e paesani
bifolchi e con poco cervello,
che odiano la libertà
e le differenze altrui,
più che non la propria schiavitù,
e il fango in cui vivono,
e invece di fare qualcosa per vivere meglio,
vogliono vedere solo anche gli altri nella bratta come loro,
e ridotti a degli zeri come loro.
La gente non è un sicuro bene,e la solitudine ,
non è un sicuro male.
Se questa è la società,
non vale la pena di viverci.
ci si guarda intorno qui
ed è spavento
è ansia
la gente ferita è sorta?
ritornerà dall'aria ?
a destra o a manca
ci perdonerà la vita?
ci guarderà negli occhi come prima?
intanto ci si guarda intorno
è ansia
è spavento
qui si attende il mondo
e se non arriva
piango
come un coccodrillo in bagno
tra quattro mura aspetto
è ansia
è spavento
e intanto, mi guardo intorno.
ed è spavento
è ansia
la gente ferita è sorta?
ritornerà dall'aria ?
a destra o a manca
ci perdonerà la vita?
ci guarderà negli occhi come prima?
intanto ci si guarda intorno
è ansia
è spavento
qui si attende il mondo
e se non arriva
piango
come un coccodrillo in bagno
tra quattro mura aspetto
è ansia
è spavento
e intanto, mi guardo intorno.
Me domannavo…l’avete mai provato
er vero peperoncino…de Soverato ?
Quello rosso a mo di ciliegina
o piccolo arcuato come a ‘na spina ?
Se dice che un giovane pastore
dovenno pascolà pe molte ore,
pe pranzo se fosse portato
‘n po’ de pane coi peperon guarnito.
Diceva che sto frutto a molti inviso
te facesse vedè er paradiso,
co artri cibi bene combinato
era delizia per il su palato.
Anzi arivò perfino a dirmi
che uccideva nella panza i vermi !
Pensanno a questo alfin s’appisolò
sotto ‘nulivo e poi s’addormentò.
‘N lupo bucaniere e ‘n po’ codardo
pe via de pecore trovannosi passanno,
je frega a colazione a quer balordo
e se ne scappa in fretta sghignazzanno.
Se sveja allora er giovane pastore
E vede er lupo, ma nun je va de core,
quello lo guarda come fosse ‘n pollo
e je fa pure er segno dell’ombrello.
Magnete tutto, disse er poveretto,
quello che c’è dentro a quer sacchetto.
T’o dico con un granne orgoijo
solo che poi…a cacar te vojo !
er vero peperoncino…de Soverato ?
Quello rosso a mo di ciliegina
o piccolo arcuato come a ‘na spina ?
Se dice che un giovane pastore
dovenno pascolà pe molte ore,
pe pranzo se fosse portato
‘n po’ de pane coi peperon guarnito.
Diceva che sto frutto a molti inviso
te facesse vedè er paradiso,
co artri cibi bene combinato
era delizia per il su palato.
Anzi arivò perfino a dirmi
che uccideva nella panza i vermi !
Pensanno a questo alfin s’appisolò
sotto ‘nulivo e poi s’addormentò.
‘N lupo bucaniere e ‘n po’ codardo
pe via de pecore trovannosi passanno,
je frega a colazione a quer balordo
e se ne scappa in fretta sghignazzanno.
Se sveja allora er giovane pastore
E vede er lupo, ma nun je va de core,
quello lo guarda come fosse ‘n pollo
e je fa pure er segno dell’ombrello.
Magnete tutto, disse er poveretto,
quello che c’è dentro a quer sacchetto.
T’o dico con un granne orgoijo
solo che poi…a cacar te vojo !

Quando le forze delle maree,
del vento e della terra
non avranno più influenza.
Superato l'uscio,
il guardiano con un cenno
m'indicherà verso l'eterno.
Fui tempesta e poi tormenta,
e ancor sarò quell'onda
che imponente solca
nell'oceano dell' esistenza.
C’incontreremo a metà strada nello spazio
profondo, in un posto chiamato libertà.
I biglietti sono quasi pronti, serve solo
il visto del ministero della passione.
Ci sono dei burocrati che ci stanno
lavorando, studiano da un anno
la playlist migliore e la prima canzone
da fare ascoltare agli alieni. L’assolo
sarà curato nei dettagli, chi vivrà
vedrà, che questo, ê un nuovo inizio.
Se mi avessero dato l’indirizzo prima
della tua nascita, ti sarei venuta a cercare
subito, mi dispiace tanto che l’airone
si sia ferito prima di alzarsi in volo
ma è coraggioso, imparerà a lottare
e a sfidare la tempesta. Il cocchiere
celeste sta giocando a poker con un solo
asso, gli altri sono stati rubati dal cane
finito per errore o per scelta tra le zanzare
assetate di una vecchia palude di Crema.
Due lune si stanno scontrando
una è d’argento e l’altra rosso fuoco
dicono siano state inseparabili
per un’eternità, sia pure a distanza
di sicurezza, ma ora che ê imminente
il crush finale, rimpiangono quel ponte
mai costruito per pura indolenza.
Proveremo a edificare mura stabili
è tutto fantastico ma non è un gioco
il ghiaccio è sciolto, è tratto il dado.
profondo, in un posto chiamato libertà.
I biglietti sono quasi pronti, serve solo
il visto del ministero della passione.
Ci sono dei burocrati che ci stanno
lavorando, studiano da un anno
la playlist migliore e la prima canzone
da fare ascoltare agli alieni. L’assolo
sarà curato nei dettagli, chi vivrà
vedrà, che questo, ê un nuovo inizio.
Se mi avessero dato l’indirizzo prima
della tua nascita, ti sarei venuta a cercare
subito, mi dispiace tanto che l’airone
si sia ferito prima di alzarsi in volo
ma è coraggioso, imparerà a lottare
e a sfidare la tempesta. Il cocchiere
celeste sta giocando a poker con un solo
asso, gli altri sono stati rubati dal cane
finito per errore o per scelta tra le zanzare
assetate di una vecchia palude di Crema.
Due lune si stanno scontrando
una è d’argento e l’altra rosso fuoco
dicono siano state inseparabili
per un’eternità, sia pure a distanza
di sicurezza, ma ora che ê imminente
il crush finale, rimpiangono quel ponte
mai costruito per pura indolenza.
Proveremo a edificare mura stabili
è tutto fantastico ma non è un gioco
il ghiaccio è sciolto, è tratto il dado.
Ginocchia sbucciate,
come papaveri di cotone,
temporali di labbra
e rugiada di cartone,
le tempere dell’anima
stasera m’appartengono.
Fisso ragnatele di stelle
fra matite di sole e ciliegie,
sartoria di cielo respiro,
giare d’arena e solstizio
son coaguli di cristalli e stagioni,
muschio d’ebano riflesso,
nevischio di nuvola e foglie nel vento.
come papaveri di cotone,
temporali di labbra
e rugiada di cartone,
le tempere dell’anima
stasera m’appartengono.
Fisso ragnatele di stelle
fra matite di sole e ciliegie,
sartoria di cielo respiro,
giare d’arena e solstizio
son coaguli di cristalli e stagioni,
muschio d’ebano riflesso,
nevischio di nuvola e foglie nel vento.












